Matteo Carboni, Giro U23, 2020

Biesse-Arvedi a metà fra U23 e continental

12.11.2020
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Marco Milesi ha ricominciato a sentir passare le ambulanze, anche se meno della scorsa primavera. La Lombardia è in zona rossa, la provincia di Bergamo cerca motivi per sorridere e andare avanti. La squadra per il nuovo anno è praticamente fatta, anche se per il momento programmi se ne possono fare pochi e ci sono anche aspetti da chiarire. Come ad esempio se restare continental o scendere di un gradino. Con il tecnico della Biesse-Arvedi si parte dai due talenti che hanno lasciato il team: Colleoni e Conca, che dovevano andare all’Androni e alla fine si ritrovano rispettivamente alla Mitchelton e alla Lotto Soudal.

Kevin Colleoni, Passo Spluga, Giro d'Italia U23, 2020
Kevin Colleoni, qui a Monte Spluga, è passato professionista con la Mitchelton
Kevin Colleoni, Passo Spluga, Giro d'Italia U23, 2020
Colleoni è passato con la Mitchelton
Te lo aspettavi?

Non era nell’aria, ma a un certo punto dei colleghi di squadre WorldTour hanno cominciato a farci domande, dicendo che cercavano degli scalatori. Aver firmato il contratto con Androni gli ha permesso di vivere sereni il lockdown e poi di correre senza pensieri. Ma conosco i valori dei ragazzi, so che sono atleti importanti.

Stiamo parlando tanto dello stress per arrivare al professionismo. La necessità di essere magrissimi. Credi che arrivino nel WorldTour con dei margini di miglioramento?

Kevin è magro di suo, lo so perché lo seguo di persona, al massimo mette su due chili. Conca invece tende a ingrassare e stare in linea gli costa tanto. Fa tanti sacrifici, ma se prendesse peso non potrebbe più andare forte in salita. Certi sforzi mentali ti consumano. In salita va di potenza, fa dei wattaggi bestiali, ma con 5 chili di troppo sarebbe difficile.

Belleri
Michael Belleri, altro gigante come Colleoni: 1,83 per 68 chili
Belleri
Michael Belleri: 1,83 per 68 chili
Su chi si punta dunque per il 2021?

Punto tanto su Matteo Carboni, che nell’ultimo anno ha fatto un bel salto di qualità e al Giro ha dimostrato di poter lottare. Poi abbiamo preso Riccardo Ciuccarelli dalla Sangemini e loro due saranno i fari per le internazionali più dure. Poi ci sono giovani che stanno venendo su.

Pensate di fare attività tra i professionisti?

E’ per ora il grosso punto di domanda. Il budget al momento è leggermente inferiore e soprattutto, non avendo atleti maturi e tanti ragazzini di primo anno, l’idea di andare tra i pro’ un po’ ci fa paura. E poi il calendario…

Cos’ha il calendario?

Pare che non si partirà a febbraio. E se sarà così, le gare dei pro’ cui potremmo partecipare diventerebbero contemporanee alle internazionali degli U23. E se a Laigueglia si riempie di squadre WorldTour, cosa andiamo a fare?

Bonelli
Alessio Bonelli, classe 2001: un giovane su cui puntare
Bonelli
Alessio Bonelli, classe 2001
Non si va per vincere, ma per fare esperienza, no?

Vero, ma certi fuorigiri non fanno bene a dei ragazzi che ancora vanno a scuola. Comunque la decisione sul tema continental è ancora in ballo.

Resta il gruppo pista?

Ci sono e sono un bel numero. Vanno anche forte. Ho parlato con Scartezzini, che si è preso il covid in pista, ma dopo due giorni di febbre stava già bene. Per loro c’è tutto il programma della nazionale, per cui se hanno bisogno di fare sforzi importanti, li portano su strada Amadori e Cassani.

Maglie dello stesso colore?

Sì, esatto, tutto confermato. Maglie Castelli, bici Pinarello e scarpe Dmt. E speriamo si possa cominciare normalmente. Sappiamo di dover spendere un occhio della testa per i tamponi, che almeno si possa fare attività.

Filippo Conca, Giro d'Italia Under 23, 2020

La Lotto chiama, Conca risponde

28.10.2020
3 min
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Conca è stato negli ultimi due anni l’altro gemello alto della Biesse-Arvedi. Quando alle corse c’erano Pippo e Colleoni, te ne accorgevi subito per via delle Pinarello di grossa taglia e i caschi che svettavano sulle teste del gruppo. Kevin è alto 1,80, Conca addirittura 1,90. Eppure entrambi vanno forte in salita ed entrambi hanno corso un bel Giro d’Italia. Colleoni, come già raccontato, chiudendolo al terzo posto. Conca, come stiamo per dirvi, piazzandosi al quinto come già l’anno scorso.

«Ma non ne sono soddisfatto – ammette – perché ero partito per vincere. Speravo di più da questa stagione. Ci conosciamo bene, abbiamo i nostri parametri e sappiamo quanto possiamo andare forte. E posso dire che sono stato al di sotto dei miei standard, come quest’anno è successo a molti, anche tra i pro’. La verità però è che se anche fossi stato al 100 per cento, contro Pidcock sarebbe stato impossibile. Perché è un fenomeno. Ma almeno avrei avuto la coscienza di aver reso al massimo».

Filippo Conca, Giro del Belvedere, 2020
Filippo Conca in azione nel Giro del Belvedere del 2020 (foto Scanferla)
Filippo Conca, Giro del Belvedere, 2020
Conca al Belvedere 2020 (foto Scanferla)

Conca ha 22 anni e arriva da Lecco. Approfittando della vicinanza del Giro d’Italia alle sue zone, la sera prima della crono è andato all’hotel della Lotto Soudal ed ha ritirato la bicicletta con cui, a partire da gennaio, inizierà la sua avventura nel WorldTour. E sarà che l’appetito vien mangiando, dopo aver assistito ai portenti dei giovani del Giro dei grandi, l’idea di chiedergli che cosa manchi a lui per essere come loro c’è balenata nella testa.

Che cosa manca?

Faccio prima a dire che io sono un buon atleta, ma gli altri sono fenomeni. Evenepoel. Pidcock. Pogacar. In Italia purtroppo non ce ne sono. Il miglior talento da noi è Bagioli, ma non credo che siamo a quel livello. La riflessione da fare è che forse, essendo venuti fuori così presto, magari altrettanto presto caleranno. Io spero in una carriera che duri a lungo, ma dove potrò arrivare non so proprio dirlo.

Avevi il contratto con l’Androni, eppure passerai con la Lotto Soudal.

Ero tranquillo. La Androni è una buona squadra, ma dopo il Covid ci siamo trovati con meno certezze. Corridori e squadre. E quando è capitata l’occasione di una squadra WorldTour, non ho potuto dire di no. Al quarto anno da U23, era un treno da prendere.

Il tuo procuratore è Manuel Quinziato?

Me lo ha presentato Rabbaglio (team manager della Biesse-Arvedi, ndr) a inizio anno. Mi ha seguito durante il Covid e mi ha detto che la Lotto cercava in italiano che andasse forte in salita. Mi sono fidato di lui al 100 per cento, ma non ho potuto chiedere troppe informazioni, perché la cosa doveva rimanere riservata.

Avresti potuto chiedere a Oldani, che corre lì da quest’anno?

Ci conosciamo da quando avevamo sei anni e ho pensato che se si trova bene lui, allora è un bel posto.

Quanto tempo servirà per capire la tua dimensione?

Ne servirà un po’. Un conto è andare bene in una gara di 10 tappe, altro vedere cosa accade in tre settimane. Magari avendo resistenza e recupero, vengo fuori meglio.

E se ti diranno di tirare?

Sono pronto, non è un problema. Il ciclismo è la mia passione e non mi vergogno di pensare che potrei diventare un gregario. So benissimo che non potrò mai diventare un capitano, come so che la maturazione potrebbe cambiare qualcosa.

Hai già preso la bici…

Ho preferito portarmi avanti perché non si sa cosa accadrà nelle prossime settimane. Così sono andati da loro in hotel e me l’hanno data. Passo da Pinarello a Ridley. Hanno riportato le stesse misure, ma mi trovo incredibilmente più lungo.

Stesse misure, posizione diversa?

Sono più disteso e forse sarà un bene per la schiena, visto che sono sempre stato molto raccolto. In ogni caso andrò dal mio biomeccanico per mettermi a posto.

A casa sono contenti del contratto?

Soprattutto mio padre, che sotto sotto è felicissimo, ma non fa trapelare nulla.

Cosa ti porti dietro degli insegnamenti del tuo diesse Milesi?

Il fatto di vivere il ciclismo in modo tranquillo. La squadra non ci ha mai messo pressioni. Semmai ero io che me la mettevo da solo, perché non mi bastava mai…