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Vandenabeele, due podi al Giro U23: il WorldTour lo aspetta

18.06.2021
4 min
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Volto disteso, sguardo da adolescente che vuole conquistare il mondo e una grande maturità nel parlare. E’ questo il rapido quadro che descrive Henri Vandenabeele, il ragazzino belga che per il secondo anno di fila è sul podio del Giro U23. Dopo il secondo posto dell’anno scorso, ecco il terzo di quest’anno.

Sulla sua strada ha incontrato due veri fuoriclasse: Tom Pidcock e Juan Ayuso. Sono davvero pochi i ragazzi che vantano due podi nel “Giro baby”. Tra queste “perle rare” figura anche un certo Marco Pantani, il quale ha il record: terzo, secondo e primo tra il 1990 e il 1992.

Vandenabeele nella crono di Guastalla ha chiuso al 31° posto. Deve lavorare molto su questa specialità (da Instagram)
Vandenabeele nella crono di Guastalla ha chiuso al 31° posto. Deve lavorare molto su questa specialità (da Instagram)

Crono difficile

«Sono contento di come sia finito e di come sia andato il mio Giro – ci ha detto Vandenabeele – Io penso che la tappa di Campo Moro sia stata la più importante per me. E’ lì che si è deciso il podio. Quando Johannessen (Tobias, ndr) ha attaccato ho capito che lui ed io eravamo ad un certo livello e Ayuso ad un altro».

Quando arrivò, quel giorno, Henri era affaticato ma al tempo stesso disteso in volto come chi sa di aver dato tutto, ma non poteva proprio fare di più. Come a dire: “ragazzi, io il mio l’ho fatto”. E infatti dopo aver vinto la volata per il terzo posto fu il primo a complimentarsi con i compagni di scalata, a partire dall’inglese Gloag.

«Non credo di aver avuto mai una vera brutta giornata in questo Giro – riprende il belga – semmai la tappa più dura è stata la cronometro. Ho avuto qualche difficoltà contro il tempo perché non sono abituato a correrle, specie così lunghe. E’ stata la mia prima cronometro nella categoria U23 quest’anno. La squadra però mi è sempre rimasta vicino e questo ha agevolato molto la mia corsa. Anche l’ultimo arrivo in salita è stato molto duro, ma i miei compagni hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno e hanno cercato di lanciarmi al meglio nel finale. Li ringrazio per come hanno corso questo Giro U23».

Henri (a destra) con Gloag pochi istanti dopo l’arrivo di Campo Moro: il belga si complimentò subito con l’inglese
Henri (a destra) con Gloag pochi istanti dopo l’arrivo di Campo Moro: il belga si complimentò con l’inglese

Verso il WorldTour

E di questo grande lavoro ne sa qualcosa Gianmarco Garofoli, che ha tirato moltissimo e si è sempre messo al servizio del Development Team Dsm. Che Henri fosse il capitano lo si sapeva. La Dsm ha puntato su di lui sfilandolo alla Lotto Soudal durante l’inverno. E lo ha fatto anche correre già tra i grandi con la prima squadra. Un qualcosa che è già successo alla Coppi e Bartali, ma anche alla Freccia del Brabante, al Tour of the Alps…

«E’ stupendo correre con i pro’ – riprende Vandenabeele – Sono state belle esperienze. Mi sono messo al servizio della squadra, come ho fatto al Tour of the Alps dove ho lavorato per Bardet e Hindley cercando di osservarli bene. Ma ho anche avuto un po’ di spazio per me, come nell’ultima tappa in cui sono arrivato undicesimo. Anche alla Coppi e Bartali ho avuto un po’ di spazio nell’ultima tappa. Ma quando spingono forte ti rendi conto che sono ad un altro livello.

«Qual è il mio terreno preferito? Sono uno scalatore, senza dubbio, magari non puro ma il mio terreno è la salita e ho visto che quelle lunghe mi piacciono. Adesso correrò i campionati nazionali (nel week-end, ndr) e poi farò un piccolo periodo di riposo perché poi tornerò in Italia per il Val d’Aosta e poi andrò in Francia per il Tour de l’Avenir. E dal prossimo anno passerò con il team WorldTour».

Vandenabeele in testa a tirare per la Dsm al Tour of the Alps
Vandenabeele in testa a tirare per la Dsm al Tour of the Alps

Testa bassa e pedalare

Vandenabeele è un cavallo di razza. Il fiammingo appartiene alla categoria dei “bimbi fenomeni”, magari non è un “super bimbo” alla Ayuso, ma fa parte degli osservati speciali. Il suo percorso di crescita è più graduale, senza grandi exploit, ma ha mostrato una buona costanza di rendimento. E anche il passaggio alla Dsm ha segnato un bel cambiamento. Nel nuovo team è seguito in modo diverso rispetto alla Lotto, con una presenza più marcata della squadra anche nel quotidiano.

Henri segue un corso a distanza di management dello sport, ma la strada maestra è quella del ciclismo. E Vandenabeele è consapevole che ne deve fare tanta, di strada appunto, specie a crono. La posizione vista verso Guastalla non è male ma si deve migliorare, soprattutto per chi come lui punta a fare classifica.

Prima di congedarci lo “provochiamo” e gli chiediamo se sia il nuovo Remco Evenepoel. Lui sorride e taglia corto: «Io il nuovo Remco? Non scherziamo, al Giro di “Remco” ce n’era uno e quello era Auyso!». 

Il sorso amaro degli “sconfitti”, nel giorno del tris di Ayuso

09.06.2021
4 min
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A Campo Moro vince ancora Juan Ayuso. Lo spagnolo della Colpack-Ballan fa tripletta ma i suoi avversari non si può dire che non ci abbiano provato. Già dal mattino avevano le idee chiare. Chi doveva fare la tappa era visibilmente più concentrato di chi invece partiva per arrivare nel tempo massimo o non aveva particolari velleità di gara. Healy e il suo compagno Gloag, erano tra coloro che avevano qualcosa da giocarsi e infatti erano sfingi. Qualche ora dopo però faranno parte, di nuovo, degli “sconfitti” di giornata.

Anche se ci vuole coraggio a chiamare sconfitti questi ragazzi che si trovano a lottare con una maglia rosa in tali condizioni e hanno corso una tappa da veri protagonisti.

Ayuso sigla il tris a Campo Moro (foto Isola Press)
Ayuso sigla il tris a Campo Moro (foto Isola Press)

Dsm tenace, Healy distrutto

La Dsm Development in particolare ha sempre tenuto sotto controllo la fuga. Non gli ha mai lasciato troppo spazio, un po’ come abbiamo visto fare alla BikeExchange nel Giro dei grandi quando cercava la vittoria con Simon Yates. I tedeschi volevano portare Henri Vandenabeele (a sinistra nella foto di apertura) davanti ai piedi della lunga salita finale.

«Abbiamo messo due uomini a tirare – spiega Garofoli mentre chiede dell’acqua dopo l’arrivo – per controllare la fuga e ridurre poi il distacco. Abbiamo sempre fatto il ritmo. Io poi ho fatto l’ultimo uomo in salita. Mi sono spostato quando mancavano 7 chilometri alla fine più o meno, per lanciare Henri. Ma contro un Ayuso così è dura. A proposito quanto ha preso Henri?».

Spieghiamo al laziale che il compagno ha fatto terzo a circa un minuto. Lui allarga le braccia e infila la maglia lunga.

Intanto alle sue spalle sfila Thomas Gloag (quarto di giornata), della Trinity Racing, forse il più stremato ai 2.000 e passa metri di questa strada all’ombra del Bernina. Va detto però che l’irlandese è stato anche il primo a complimentarsi con Vandenabeele per la buona scalata condotta insieme, seppur una scalata fatta ad inseguire.

Dsm in testa a fare il ritmo (foto Isola Press)
Dsm in testa a fare il ritmo (foto Isola Press)

Il sorriso di Vandenabeele

E il fiammingo, al via da Cesenatico considerato tra i favoriti, ci ha provato. Ha forzato, ha cercato di resistere all’affondo di Ayuso, ma poi si è dovuto “arrendere”. Dopo l’arrivo era però sorridente.

«Penso che il mio team oggi abbia fatto un lavoro incredibile per me – spiega il belga – E’ stata una tappa molto dura. Ho provato a resistere dopo l’accelerazione del ragazzo colombiano (Jesus Pena Jimenez, ndr) e di Auyso, ma poi loro avevano un passo troppo forte per me.

«Mi vedete sorridere? E cosa dovrei fare? In questo momento è così: Ayuso è più forte. Io posso solo promettere che continuerò a provarci. Veniamo da tappe difficili e altre difficili ne restano. Posso lottare per il podio e questo deve diventare il mio obiettivo».

Alla fine la sua analisi benché fatta a caldissimo è forse la più corretta: per ora è così. Si può solo continuare a dare il massimo.

I gemelli norvegesi, Tobias (in primo piano) e Anders Johannessen
I gemelli norvegesi, Tobias (in primo piano) e Anders Johannessen

Vichingo coraggioso

Mentre i corridori continuano a sfilare sotto l’arrivo di Campo Moro che molto ricorda quello di Ceresole Reale al Giro 2019, tra gallerie, rocce, nevai, dighe e stambecchi… anche il norvegese Tobias Johannessen si concede al massaggiatore. Lui fa parte degli “sconfitti” illustri. Come i suoi colleghi già citati era qui per vincere il Giro U23. Maglia aperta, il vichingo sembra non sentire freddo. Chiede una lattina di aranciata e resta lì, dietro all’arrivo, più di altri. Rispetto a Vandenabeele però lui ride meno, molto meno.

«Fin qui è stato per me un Giro molto duro e oggi c’era da fare una salita lunghissima – racconta Tobias con gli occhi semichiusi – Ho finito un po’ dietro, ma di più proprio non potevo fare».

Tobias è senza dubbio colui che sta cercando di attaccare di più l’asso spagnolo. Anche ieri aveva provato a scappare nella discesa del Selvino approfittando della pioggia e strappando qualche secondo alla maglia rosa a San Pellegrino Terme in volata. Oggi però li ha ripresi e, con gli interessi, pur arrivando quinto.

«E’ molto difficile, se non impossibile battere Auyso adesso – conclude il norvegese – Juan dovrebbe avere delle giornate no. Il podio è certamente il mio obiettivo, ma voglio vincere, almeno una tappa, ci proverò sempre e vediamo cosa succederà».