Il Fiandre della Breganze Millenium. Casarotto ha fatto centro

Il Fiandre della Breganze Millenium. Casarotto ha fatto centro

04.06.2026
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Per fortuna che ci sono le società… In una stagione nella quale le trasferte azzurre per la Nations Cup juniores si sono drasticamente ridotte, soprattutto al femminile, tocca ai club far fare alle ragazze le esperienze fondamentali per la loro crescita. Un concetto che la Breganze Millenium ha fatto suo da tempo, sotto la spinta di Davide Casarotto che ha portato le ragazze a correre “la gara”: il Giro delle Fiandre.

Non potrebbe essere altrimenti per uno che, a cavallo del secolo ha vissuto per 8 anni nel mondo dei professionisti, lavorando per gli altri ma prendendosi anche le sue belle soddisfazioni personali e che da anni trasmette la sua esperienza alle nuove generazioni.

Da sinistra Noemi Tosin, Linda Rapporti, Clarissa Laghi e Giorgia Nervo. Con loro c'erano Azzurra Ballan e Ilaria Sbrissa
Le ragazze della Breganze: Noemi Tosin, Linda Rapporti, Clarissa Laghi e Giorgia Nervo. Mancano Azzurra Ballan e Ilaria Sbrissa
Da sinistra Noemi Tosin, Linda Rapporti, Clarissa Laghi e Giorgia Nervo. Con loro c'erano Azzurra Ballan e Ilaria Sbrissa
Le ragazze della Breganze: Noemi Tosin, Linda Rapporti, Clarissa Laghi e Giorgia Nervo. Mancano Azzurra Ballan e Ilaria Sbrissa

«Già quando ho smesso, nel 2004, mi sono avvicinato alla società e ho lavorato con i ragazzi di una squadra della mia zona che tra l’altro aveva anche degli ottimi corridori, gente come Canola e Pasqualon che poi ha corso per anni da pro’. Poi per un caso del destino, senza che io avessi alcun tipo di esperienza nel ciclismo femminile, mi hanno proposto nel 2008 di occuparmene per una squadra della zona di Treviso e dopo un paio d’anni sono passato al Breganze, che già allora era una delle squadre più titolate».

Come si lavora con un gruppo piuttosto ristretto come il vostro?

Non sono proprio pochissime, quest’anno abbiamo 10 ragazze, l’anno scorso erano 13. Siamo quindi nella media italiana, tenendo sempre conto che i costi per l’attività sono tremendi ed è difficile trovare budget sufficienti per mantenere un numero superiore di ragazze.

Il gruppo a tavola. La trasferta belga è una delle tante che la Breganze Millenium programma per far fare esperienza
Il gruppo a tavola. La trasferta belga è una delle tante che la Breganze Millenium programma per far fare esperienza
Il gruppo a tavola. La trasferta belga è una delle tante che la Breganze Millenium programma per far fare esperienza
Il gruppo a tavola. La trasferta belga è una delle tante che la Breganze Millenium programma per far fare esperienza
Oltre al discorso economico, però, quanto influisce anche il fatto di poterle seguire con maggiore attenzione?

Questo è sicuramente vero, considerando anche che chi lo fa è spinto dalla passione, certamente non è questo il lavoro con cui campano le nostre famiglie e parlo anche per la maggior parte dei miei colleghi del settore. E quindi non è che abbiamo tutto il tempo disponibile per seguire tante ragazze. Diciamo che tra le 8 e le 10 è la cifra giusta. Vorrei però sottolineare che non è tutta farina del mio sacco: insieme a me c’è uno staff rodato, a cominciare dal presidente del Breganze Federico Zattera che permette le nostre trasferte estere per continuare con Gino Lunardon, Andrea Dissegna e Gianni Gresele.

Come sono le ragazze, com’è lavorare con loro?

Non semplice, ma certe volte esaltante. Il mio primo impegno è quello di dare le possibilità a tutte quante di poter crescere, poi quelle più forti emergeranno da sole, se hanno un po’ di talento, molta personalità e abbastanza testa per proseguire. Perché questi sono gli ingredienti fondamentali…

Clarissa Laghi a guidare il gruppo nelle fasi preliminari della corsa belga (foto Cyclismactu)
Clarissa Laghi (Breganze) a guidare il gruppo nelle fasi preliminari della corsa belga (foto Cyclismactu)
Clarissa Laghi a guidare il gruppo nelle fasi preliminari della corsa belga (foto Cyclismactu)
Clarissa Laghi (Breganze) a guidare il gruppo nelle fasi preliminari della corsa belga (foto Cyclismactu)
Come si è decisa la vostra trasferta al Fiandre?

Nasce un po’ dalla mia esperienza, perché nei miei anni da professionista prediligevo tutte le gare al Nord. Ero un mediocre corridore, ma qualche “risultatino” l’ho fatto lassù e, quando ho corso il Fiandre, me ne sono innamorato. Poi l’ho seguito un paio d’anni dalla macchina, ospite di una squadra élite che poi sarebbe diventata l’Astana e sono veramente rimasto impressionato dal pubblico. Quando correvo non l’avevo neanche notato, ma quando sei in ammiraglia capisci che c’è veramente un sacco di gente. Io credo che sia la gara più iconica al mondo e volevo appena possibile portarci una squadra mia, sono grato alla Breganze Millennium di avermelo fatto fare.

L’occasione com’è nata?

E’ successo l’anno scorso perché avevamo una squadra veramente forte, con la campionessa italiana in carica che era Giada Silo e quindi abbiamo fatto richiesta e ci hanno accettato. Giada fece una gara incredibile perché veniva anche da un incidente grave, ma restò con due fuoriclasse che poi avrebbero vinto i mondiali su strada e a cronometro (Ostiz e Arens, ndr). Solo che per inesperienza si staccò a 5 chilometri dall’arrivo, in discesa. Con lei c’erano 4 ragazze del primo anno che fecero un’esperienza un po’ brutale perché non raggiunsero metà gara, per ragioni varie. Volevo che ci tornassero per vedere i progressi che avevano fatto e la storia mi ha dato ragione.

Volata vittoriosa per la Revol su Bieberle e Poirier. Rapporti quarta a 43" (foto Cyclimsactu)
Volata vittoriosa per la Revol su Bieberle e Poirier. Rapporti quarta a 43″ (foto Cyclimsactu)
Volata vittoriosa per la Revol su Bieberle e Poirier. Rapporti quarta a 43" (foto Cyclimsactu)
Volata vittoriosa per la Revol su Bieberle e Poirier. Rapporti quarta a 43″ (foto Cyclimsactu)
La loro prestazione come la giudichi, in particolare di Rapporti quarta e Ballan settima?

E’ curioso che anche la Ballan sia arrivata reduce da due cadute consecutive, nella stessa gara della Silo nel 2025. Sono stato incerto fino al mercoledì se portarla o no, perché non riusciva neanche a tenere il manubrio. Ma lei è una tenace, come suo padre (l’ex iridato Alessandro, ndr). Per lei aveva un valore importante, la gara che suo padre ha vinto e quindi ha voluto a tutti i costi venirci. Alla Rapporti l’avevo già detto l’anno scorso, quando aveva fatto una prestazione veramente deludente, che aveva le possibilità per emergere in questa gara, doveva solo imparare a gestirla e crescere di condizione e di testa.

Com’era la gara?

Sono partite tutte le squadre più forti del mondo, con 4 nazionali. All’ultimo giro, il più duro, c’erano 27 ragazze davanti e noi della Breganze ne avevamo 3. Sono sempre rimaste davanti ma poi non ce l’hanno fatta a seguire le due francesi e la tedesca (la Revol vincitrice, la Poirier inframmezzate dalla Bieberle, ndr). Nel finale però Linda è riuscita ad andare via subito dopo lo strappo e arrivare quarta e Azzurra ha fatto terza della volata degli inseguitori.

L'esperienza sul pavé per la Breganze Millenium è stata importantissima, lasciando un'impronta sulle ragazze (foto Instagram)
L’esperienza sul pavé per la Breganze Millenium è stata importantissima, lasciando un’impronta sulle ragazze (foto Instagram)
L'esperienza sul pavé per la Breganze Millenium è stata importantissima, lasciando un'impronta sulle ragazze (foto Instagram)
L’esperienza sul pavé per la Breganze Millenium è stata importantissima, lasciando un’impronta sulle ragazze (foto Instagram)
La Ballan in che cosa ti ricorda il papà?

Io ho fatto tempo a vederlo agli inizi, smettevo quando lui iniziava, anche se non abbiamo fatto molti anni insieme. Lei è la fotocopia del papà, fisico longilineo, determinata, io dico nata per fare questo mestiere. Deve solo imparare e crescere man mano che crescerà la sua età. E’ venuta in condizioni non ottimali e ottenere un settimo posto per com’era messa penso sia un gran risultato per lei.

E della Rapporti cosa puoi dire?

Linda è il prototipo del ciclista moderno, una ragazza strutturata fisicamente, molto muscolare ma molto forte a cronometro e che tiene molto bene in salita. Qualunque cosa le dici di fare lei la fa. Anche lei ha solo bisogno di fare esperienza nel tenere le posizioni, nel gestire il proprio sforzo, nell’essere al punto giusto al momento giusto, a crederci qualche volta un po’ di più. In generale però la cosa che mi ha dato più soddisfazione, al di là del risultato è il miglioramento nella stessa corsa a distanza di un anno, perché significa che si è lavorato bene.

Pajur 2022

Romet Pajur, dall’Estonia arriva un vero ammazzasette…

23.05.2022
5 min
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Se si dovesse giudicare solo dalla foto di apertura, si sarebbe portati a pensare a un ragazzino mite e di bell’aspetto, un biondino studioso come ce ne sono tanti in giro per le scuole europee. Ma quel viso è destinato a rimanere impresso nei siti ciclistici, perché si tratta di Romet Pajur, estone di 17 anni del quale si fa un gran parlare come di un talento del futuro. Un talento sul quale ha già messo le mani la Bora Hansgrohe, piazzandolo in quella che è l’Auto Eder, la sua affiliata per gli Under 19.

Pajur Eder 2022
Al Fiandre ha corso da ciclista consumato, battendo in volata Huising (NED) e Isidore (FRA)
Pajur Eder 2022
Al Fiandre ha corso da ciclista consumato, battendo in volata Huising (NED) e Isidore (FRA)

Un Fiandre da padrone

Quel viso non deve trarre in inganno perché parliamo di un autentico demonio in sella. Al Giro delle Fiandre di categoria di poche ore fa non si è per nulla intimorito della fuga iniziale di 10 corridori arrivata a quasi tre minuti, ha spremuto i suoi due compagni di squadra per ricucire e poi, trovatosi solo, ha rincorso tutti. Pensavano di averlo sfiancato, invece in volata ha chiuso i conti. Da vero padrone.

Prima di raccontare chi è Pajur, è necessario soffermarsi un attimo sul suo team: la formazione tedesca fino al 2020 aveva nelle sue file solamente corridori nazionali e attraverso il suo serbatoio la squadra maggiore ha attinto a piene mani, con gente come Schwarzmann, Zimmermann, Brenner, protagonisti in pianta stabile nel WorldTour. Dal 2020 però la politica del team è cambiata e i suoi dirigenti sono andati a cercare i migliori talenti in giro per l’Europa. Ora l’Auto Eder è una formazione con 8 atleti in prima squadra di 6 Paesi diversi e non è un caso se i suoi corridori stanno quasi dominando la stagione junior.

Campione, ma prima studente

Pajur è uno di questi, uno dei più in vista. Forse il corridore che meglio sta mostrando le sue caratteristiche per un futuro nel WorldTour, il suo obiettivo per nulla nascosto: «Io voglio correre in un grande team. All’inizio della mia avventura tedesca, volevo che andasse tutto bene, magari con qualche vittoria, ma le cose sono andate anche oltre le mie aspettative. Io voglio seguire la stessa strada di Rein Taaramae e Tanel Kangert e se possibile fare anche qualcosa in più di loro».

Pajur ha avuto concrete possibilità di venire a correre dalle nostre parti: «Avevo avuto offerte da Italia e Francia, ma a ben guardare non valeva la pena lasciare il mio club estone visto quel che mi proponevano. Quando invece sono arrivati i capi dell’Auto Eder, la loro proposta mi è piaciuta subito». L’estone, anche se ha gareggiato molto in questa prima parte di stagione, non ha mai messo da parte gli studi: è all’11° anno all’Audentes Sports Gymnasium di Otepaa: «La mia fortuna è avere insegnanti molto comprensivi che aiutano chi per eventi sportivi deve accumulare giorni di assenza. Ma allo studio tengo molto».

Pajur scuola 2022
Romet è nato il 26 settembre 2004. E’ all’Auto Eder da quest’anno
Pajur scuola 2022
Romet è nato il 26 settembre 2004. E’ all’Auto Eder da quest’anno

Protagonista anche per gli altri

La particolarità di Pajur, al di là delle vittorie, è il suo modo di correre. Sembra quasi un professionista navigato nel corpo di un ragazzino, che sa come interpretare strategicamente ogni tipo di corsa e che sa anche mettersi al servizio dei suoi compagni. Al GP Boemia dell’Ovest, ad esempio, il diesse aveva stabilito che Romet sarebbe stato il capitano insieme al tedesco Emil Herzog (altro grande talento, vincitore della Corsa della Pace). La corsa si era messa in modo da favorire quest’ultimo, ma quando è andato in fuga, Pajur ha gestito la situazione dietro da vero regista, bloccando ogni risposta insieme a due compagni di squadra, per poi andarsi a prendere il secondo posto quando Herzog era arrivato a ben 3’40”.

Precedentemente, Pajur aveva corso anche la Parigi-Roubaix e quei terribili lastroni di pavé non lo avevano minimamente intimorito: «Tutti cercavano di essere davanti per i primi tratti di pavé, io ero tranquillo, la mia dose di emozioni, di scoperta l’avevo già vissuta nella ricognizione. Ho capito che la Roubaix richiede innanzitutto nervi saldi e non prendere decisioni stupide, oltre naturalmente ad evitare cadute. Dopo i primi tratti, il gruppo si è calmato e allora ho attaccato, nessuno aveva più le forze per venirmi dietro. Ho lavorato bene nel vento e credevo di aver vinto, ma non mi ero accorto di Michotte (lussemburghese dell’AG2R Citroen U19, che ha vinto con 27” di vantaggio sull’estone, ndr)».

Pajur Montes 2022
Un selfie sul podio della Coppa Montes, vicino al compagno di colori Viot e a Matteo Scalco (Borgo Molino)
Pajur Montes 2022
Un selfie sul podio della Coppa Montes, vicino al compagno di colori Viot e a Matteo Scalco (Borgo Molino)

La Bora già lo aspetta…

Romet lo abbiamo visto correre anche in Italia, finendo secondo alla Coppa Montes. Perché un’altra delle sue caratteristiche è proprio questa: ogni volta che corre vuole concretizzare la sua partecipazione con qualcosa di produttivo, se non la vittoria un piazzamento. Nel 2021 ha gareggiato 13 giorni con 7 Top 10 e una vittoria, quest’anno in 7 giorni di gare al massimo livello vanta tutti piazzamenti fra i primi 10 e, oltre a quello freschissimo del Fiandre, un altro successo, fra l’altro sempre nella Corsa della Pace, come lo scorso anno. Dove, pur correndo nella nazionale estone, non ha mancato di dare una mano ancora a Herzog e questo i dirigenti del team tedesco lo hanno molto apprezzato e segnalato ai quartieri alti…

Certo, parliamo di un diciassettenne atteso a questo punto da una prestazione importante nelle prove titolate di categoria. Ma il suo esempio insegna anche che un talento si giudica sì dai freddi numeri, ma anche da come interpreta la corsa, da come vive questo mestiere. Si può stare tranquilli che quelli della Bora non se lo faranno rubare da sotto il naso…