La seconda stagione nella categoria juniores per Azzurra Ballan (in apertura foto Instagram) è partita con dei buoni risultati e un po’ di fiducia in più nei propri mezzi. Al quarto posto del Trofeo Città di Nonantola è seguito un tredicesimo al Piccolo Trofeo Binda, in una corsa difficile anche per le condizioni meteo che l’hanno caratterizzata. A diciott’anni ancora da compiere, l’11 agosto prossimo, il 2026 diventa un anno importante per la sua crescita e anche per il prosieguo della sua carriera.
Dalla prima stagione con il Team Breganze Millenium racconta di aver portato via diversi insegnamenti. «Ho cercato di imparare il più possibile dalle mie compagne – dice Azzurra Ballan – ma anche dalle avversarie. In particolare ho capito come si corre in gruppo, perché da allieva tutto funzionava in maniera differente».


Adattarsi
Il passaggio dalla categoria allieve a juniores è stato doppio, questo perché spesso ci si trova a correre contro avversarie ben più grandi visto che le gare sono aperte anche alle elite.
«Della prima gara fatta lo scorso anno – racconta ancora la figlia d’arte – ricordo di essere andata a tutta dal primo all’ultimo chilometro. Il cambio di passo è arrivato a metà stagione, tra le juniores le velocità sono molto più alte. Inoltre con il fatto di avere i rapporti liberi cambia il modo di approcciare alla corsa. Anche i percorsi cambiano molto, da junior il dislivello e la lunghezza delle salite sono raddoppiate».
«In tutto questo sono state fondamentali le mie compagne, ad esempio Giada Silo mi ha insegnato molto. Così come il nostro allenatore Davide Casarotto, e ovviamente anche mio padre (Alessandro Ballan, ndr)».


Che rapporto hai con tuo padre, parlate di ciclismo?
Abbiamo un bellissimo rapporto, ora fa più fatica a venire alle corse perché sono lontane da casa, ma quando può c’è sempre. Poi usciamo spesso ad allenarci insieme, anche solo per divertirci e fare qualche volata al cartello. Che ovviamente vinco io (dice ridendo, ndr).
Ti ha insegnato qualche trucchetto?
Quando si parla delle gare gli dico sempre che in strada ci sono io, non lui. Poi i tempi sono cambiati, ma comunque spesso dice cose che sono vere, alla fine molte volte la gara va come dice lui. Magari mi dice di stare davanti o alla ruota della più forte, ma non è sempre facile quando poi ti trovi in mezzo al gruppo.


C’è qualcosa che poi ti è effettivamente magari anche tornata utile?
Mi ricorderò sempre una gara da esordiente, in cui lui mi ha detto di prendere la volata nelle prime tre posizioni. In corsa non ci avevo dato troppo peso, ma una volta nel finale mi sono messa in terza posizione e ho anticipato la volata arrivando seconda. Quando sono arrivata da lui gli ho detto: «Allora di ciclismo ne sai!».
Come ti sei avvicinata al ciclismo, è stato lui a passarti questa passione?
Ho iniziato a correre da G4, prima non sapevo praticamente andare in bici, in realtà mio padre non voleva nemmeno che iniziassi a correre. Sa quanto sacrificio e impegno c’è dietro a questo sport, i rischi e tanti altri aspetti, quindi non era molto d’accordo. Poi piano piano ho convinto mia mamma, che era già un po’ dalla mia parte, e alla fine anche lui si è deciso a farmi provare.




Quindi prima hai fatto altri sport?
Tantissimi, ho provato pattinaggio, equitazione, ginnastica artistica, ma vedevo che non erano per me. Volevo andare in bici, e finalmente dopo diversi anni ho convinto papà ed eccomi qui (ride, ndr).
Crescendo hai capito quale può essere la direzione prendere?
In questi anni me la cavavo abbastanza bene su tutti i percorsi. Sento di avere uno spunto veloce abbastanza buono, così come a cronometro riesco ad andare forte. Sulle salite lunghe ci sarà da migliorare ma sto crescendo anche lì. Poi lo scorso anno la squadra ci ha portate al Fiandre Juniores.


Gara che in famiglia conoscete bene…
E’ stata un’esperienza bellissima, peccato sia finita prestissimo perché dopo tre chilometri il gruppo si è frazionato a causa di una caduta. Non siamo più riuscite a rientrare e mi sono fermata. Quest’anno torneremo e spero possa andare meglio.
Il secondo anno da junior ha una grande importanza, pensi al futuro?
Mi piacerebbe molto passare nel WorldTour, magari in un devo team, perché rimanere in Italia da open vorrebbe dire correre contro le juniores e non penso sia una cosa che aiuti a crescere. Invece entrare in una squadra internazionale sarebbe un modo per fare ulteriori esperienze e migliorare. Vediamo come andrà quest’anno, al momento non ci sono stati contatti, quindi tocca rimboccarsi le maniche.