Brambilla, ginocchio a posto: «A Cicco e Nibali ci penso io»

18.01.2021
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«Sabato abbiamo fatto quasi sei ore – dice Brambilla – la scorsa settimana ne sono saltate fuori 26. Per fortuna ieri c’è stato riposo».

Il ritiro della Trek-Segafredo procede con l’intensità giusta, nella bolla anti-Covid che rende tutto ovattato, ma nulla può contro la fatica. Il vicentino di stanza a Monaco ha ripreso di buona lena dopo il 2020 che era ripartito bene dopo il lockdown, ma si è infranto contro l’asfalto della tappa di Vieste, nella caduta che ha compromesso il ginocchio e a Piancavallo l’ha costretto al ritiro.

Nel 2016, Brambilla vince la tappa di Arezzo al Giro e conquista la maglia rosa, che dedica a Cristina e ad Asia
Nel 2016, tappa di Arezzo al Giro, maglia rosa e dedica alle sue donne

«Ma adesso sto bene – dice – è rimasta solo una brutta cicatrice. Ho fatto la risonanza e non c’erano lesioni, solo liquido. Per cui me la sono cavata con un periodo di riposo. Peccato, perché il 2020 fino a quel punto non era stato da buttare. E’ stato una stagione stranissima. Alla Tirreno avevo una buona condizione. E quando si è visto che Nibali non stava tanto bene, ho fatto io classifica e alla fine c’è scappato un nono posto. Il ritiro dal Giro scoccia, perché sentivo che avrei potuto fare davvero qualcosa di buono per Vincenzo».

Ormai hai la dimensione del gregario oppure ci sarà spazio anche per te?

Tutte le corse, se starò bene, saranno buone. Logico che se ci sono Vincenzo e Giulio (Ciccone, ndr), io corra per loro, ma non saremo sempre insieme. Nel mio calendario “libero” ci sarebbero Murcia e Almeria, se si faranno. Altrimenti Haut Var, Drome-Ardeche, Laigueglia, Strade Bianche, Catalunya e niente Tirreno. Poi altura sul Teide, quindi Trentino e Giro insieme a loro.

Al Giro del 2019 attacca con Capecchi verso Pinerolo, ma non trova collaborazione
Al Giro 2019 poca collaborazione di Capecchi verso Pinerolo
Pensi di aver lasciato delle occasioni lungo la strada?

Non rimpiango niente. Qualche volta, soprattutto negli ultimi anni, sono andato forte, ma non sono riuscito a concretizzare. All’Emilia del 2018 ho bucato all’ultimo chilometro, quando stavo per riprendere De Marchi che ha vinto. Nella tappa di Pinerolo al Giro del 2019 si poteva arrivare, ma Capecchi ha corso per perdere. Se ci penso altri 5 minuti trovo un altro mazzetto di occasioni perdute. La fortuna sarà cieca, ma la sfortuna ci vede benissimo. Eppure la sensazione di poter andare ancora forte mi dà la motivazione per migliorare ogni anno.

Nel 2020 sei sembrato molto in palla.

E’ stato l’anno in cui mi avete visto più tirato, anche se poi al Giro è successo il patatrac. A volte mi rendo conto solo io che vado forte, perché non faccio risultato. Quest’anno compio 34 anni, il tempo passa, vado verso al maturità.

Nel 2020 corre il Giro dell’Appennino con Nibali in maglia azzurra. C’è anche Moscon
Nel 2020 corre l’Appennino con Nibali. C’è anche Moscon
Giusto ieri abbiamo pubblicato un’intervista con Rebellin, lui cosa dovrebbe dire?

Mi sono allenato qualche volta con lui a Monaco e va forte. Nel 2019 l’ho trovato subito dopo il Giro, avevo una bella gamba e preparavamo entrambi il campionato italiano che ha vinto Formolo. Abbiamo fatto la salita di Seborga e andavamo forte, tanto che in cima abbiamo fatto la volata. Non c’è stato verso di staccarlo. E’ un personaggio umile, molto serio sul lavoro e come persona. Fa ciclismo in modo totale, addirittura porta con sé barrette che prepara da sé.

Rebellin dice di aver cambiato molte cose, dalla preparazione all’alimentazione.

Essere curioso fa parte anche del mio carattere, c’è sempre da imparare. Questo mi dà voglia di fare fatica e rende accettabile la lontananza da casa durante i ritiri. Per contro devo dire che il ciclismo ormai è il mio ambiente, sarebbe difficile fare senza. Non correrò fino a 50 anni, ma mi piacerebbe fare qualcosa nell’ambiente. Già adesso provo a fare la mia parte, parlando con i più giovani, ma sanno già tutto. Alcuni ascoltano, però certe volte sembra davvero di gettare parole al vento.

Il Giro 2020 di Brambilla prende una brutta piega con la caduta di Vieste e il colpo al ginocchio
Il Giro 2020 compromesso dalla caduta di Vieste
Poco fa hai parlato di famiglia, ricordiamo la dedica dopo la tappa di Arezzo alle tue “due bambine…”.

Asia ha ormai 4 anni e mezzo e sono felicissimo. Il post allenamento è più impegnativo dell’allenamento, perché rientri e hai da giocare per altre due ore. La fatica inizia lì, ma non me la perderei per nulla al mondo. Con lei c’è sempre Cristina, la mia ragazza, ma quando ci sono cerco di essere un padre presente. Per fortuna il lockdown l’abbiamo passato in Italia, altrimenti in appartamento saremmo impazziti.

A proposito di lockdown, nonostante tu abbia 33 anni, sei fra i pochi usciti bene da quel periodo…

Ho fatto il giusto, non troppo. Sui rulli al massimo un’ora al mattino e una il pomeriggio. Non avevamo neppure un obiettivo, non serviva fare di più. Non è stato un bel periodo. Ne ho approfittato per togliere una ciste che mi ha fatto perdere 10 giorni prima di andare al primo ritiro a San Pellegrino. Ho ripreso a correre un po’ indietro, ma dalla Tirreno ero a posto. Non so come abbiano fatto gli altri ad avere la testa per stare tutto quel tempo sui rulli…

Brambilla, l’esperienza al servizio dei giovani

03.11.2020
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Gianluca Brambilla ha rinnovato il contratto con la Trek-Segafredo. Il corridore lombardo continuerà la sua avventura alla corte di Luca Guercilena per altri due anni. Una notizia che ad occhi attenti non può passare inosservata. Brambilla è un corridore molto importante. Potrà mettere la sua esperienza al servizio dei giovani e di Vincenzo Nibali.

Già pronto a ripartire

Forte del contratto e di un’annata non troppo fortunata, visto anche il ritiro per caduta al Giro, il “Brambi” già pensa alla ripresa.

«La ferita del ginocchio – racconta Gianluca – richiede ancora un po’ di tempo per guarire totalmente, mentre il dolore è quasi passato del tutto. Oggi ho preso la Mtb per fare il giro del quartiere come si suol dire e non ho avuto problemi. Con il team non ci saranno ritiri prima di Natale, però Jusu (Larrazabal, ndr) il preparatore generale del team per via telematica ci ha già dato le dritte. Dobbiamo scaricare totalmente per tre settimane. Io riprenderò a metà mese: camminate, parecchia palestra, Mtb. Mentre per la bici ci sarà più tempo. Alla fine senza trasferte fuori Continente le corse dovrebbero partire un po’ più tardi».

Brambilla ha dovuto lasciare il Giro per un problema al ginocchio
Brambilla ha lasciato il Giro per un problema al ginocchio

L’accordo è arrivato durante il Giro. Brambilla ha parlato direttamente con il manager Guercilena. 

«Il mio rinnovo è una scelta separata dal discorso di Vincenzo, anche se chiaramente gli darò una mano. Io ero alla Trek già da tre anni, mentre lui è arrivato questa stagione. Sto bene qui. La squadra vede in me anche una figura di esperienza da affiancare ai giovani. E’ un gruppo serio, affidabile. Pensate che in una stagione in cui molti stipendi sono stati ridotti, da noi tutto è filato liscio e non solo. La squadra ha confermato per un altro anno coloro che erano in scadenza proprio per evitare di lasciarli a piedi».

Esperienza per tutti

Certo che Brambilla sarà al supporto dello Squalo, ma potrà avere anche le sue possibilità.

«Alla Tirreno ero la spalla di Nibali. Poi lui era un po’ indietro e la squadra mi ha dato spazio. Al Giro dovevo essere io l’ultimo uomo con Giulio Ciccone fuori forma. C’è dispiacere perché se tutti fossimo stati al top saremmo stati una bella corazzata. Forse con tutti quei ritiri anche Vince di testa ha pagato un po’».

Però, come detto, il ruolo di Brambilla sarà quello dell’uomo esperto. Il gruppo degli italiani in Trek-Segafredo cresce sempre di più. In arrivo c’è Antonio Tiberi, già stagista (mentre Alessandro Fancellu rimarrà per un ano ancora assieme a Ivan Basso). Gianluca probabilmente lo prenderà sotto la sua ala, come ha fece con Giulio Ciccone e più recentemente con Nicola Conci.

«Antonio è davvero forte. L’anno scorso da juniores è venuto al ritiro in Sicilia e faceva la distanza con noi. Lo guardavo e mi chiedevo come potesse reggere. Per me alla sua età sarebbe stato impossibile. Invece non solo stava con noi, ma ci ha anche riportato “a casa”!

«Cicco, neanche lo considero più un giovane. Lui è il futuro. A volte gli dico di stare più tranquillo. E’ esuberante, ma è fatto così…

«Conci – conclude Brambilla – ha un gran motore, ma anche qualcosa da mettere a posto, per questo lo bacchetto di più. Per certe cose sembra un professionista da 10 anni e per altre neanche uno junior».

Insomma, Gianluca ne avrà di lavoro per i prossimi anni!