Nicola Loda, Francesco Baruzzi

Lo sguardo di Loda sul talento del giovane Baruzzi

18.04.2026
5 min
Salva

Uno dei due nuovi volti italiani all’interno del devo team della Visma Lease a Bike è quello di Francesco Baruzzi, il bresciano tanto imponente quanto buono e dal volto sorridente ha fatto il suo debutto sulle pietre della Roubaix Espoirs. Corsa che dieci anni dopo ha incoronato un altro italiano: Davide Donati

Per il classe 2007 della Visma Lease a Bike Development l’esordio non è stato tanto semplice, ma sul pavé del Nord della Francia serve sempre un primo passaggio per imparare cosa vuol dire pedalarci sopra. Le qualità e il fisico però ci sono, a questi serve aggiungere costanza e impegno, tratti che a Baruzzi sembrano non mancare. 

Francesco Baruzzi, Michele Bartoli, Nicola Loda, ciclocross, Piton
Baruzzi quando correva nel Team Piton CX insieme a Bartoli e Loda, compagni prima alla Mg Technogym e poi alla Fassa Bortolo
Francesco Baruzzi, Michele Bartoli, Nicola Loda, ciclocross, Piton
Baruzzi quando correva nel Team Piton CX insieme a Bartoli e Loda, compagni prima alla Mg Technogym e poi alla Fassa Bortolo

La bici come un gioco

Lo conferma anche Nicola Loda, ex professionista anche lui bresciano che ha preso sotto la sua ala Francesco Baruzzi da quando di anni ne aveva tredici e correva ancora nel ciclocross. 

«L’ho conosciuto al primo anno da esordiente – racconta Loda finita una delle lezioni di spinning in palestra – e correva nel Team Piton CX. Mi avevano chiesto di fare da diesse per la stagione invernale e accettai. Ho seguito Baruzzi e altri ragazzi ovviamente, poi finite le gare suo padre mi ha chiesto di continuare ad allenarlo. Gli dissi di sì, ma con la premessa che avremmo preso tutto come un gioco, d’altronde a quell’età era giusto così. Devo dire che i genitori di Francesco sono bravissimi, mai una parola o una domanda. Penso che per molti ragazzi un atteggiamento del genere sia una salvezza».

Nicola Loda, Francesco Baruzzi
Nicola Loda e Francesco Baruzzi in una sfida a braccio di ferro, i due amano giocare e stuzzicarsi a vicenda
Nicola Loda, Francesco Baruzzi
Nicola Loda e Francesco Baruzzi in una sfida a braccio di ferro, i due amano giocare e stuzzicarsi a vicenda

Sfide e divertimento

Nicola Loda non ha perso la passione per il ciclismo, anche perché quando una cosa è radicata a fondo in noi è difficile slegarsi. Al massimo cambiano le prospettive, ma mai l’amore viscerale che ci guida

«Finita la carriera da ciclista – prosegue – ho proseguito con la bici, per passione. Anche se qualche gara mi capita ancora di farla. Con la palestra in cui faccio le lezioni di spinning abbiamo creato un team amatoriale che conta 135 iscritti. Ed è anche da qui che è partito il gioco insieme a Baruzzi, che ancora piccolo veniva con noi e la sua bicicletta da cross quando andavamo a pedalare per qualche giorno a Livigno.

«La bici – ripete Loda – era un gioco, così lui andava in macchina con le ragazze del team fino a Sankt Moritz, per non fare troppe salite, e poi pedalava per una sessantina di chilometri con noi. Per questo tanti del nostro team lo conoscono e gli vogliono un gran bene».

Nicola Loda, Francesco Baruzzi, Stelvio
Loda e Baruzzi con la maglia del Comitato Regionale Lombardia in cima allo Stelvio
Nicola Loda, Francesco Baruzzi, Stelvio
Loda e Baruzzi con la maglia del Comitato Regionale Lombardia in cima allo Stelvio

I consigli dell’esperto

Il rapporto tra Francesco Baruzzi e Nicola Loda è sempre stato quello che può esserci con uno zio, o un parente più grande. Tanto divertimento, qualche sana presa in giro ma anche i giusti consigli e tasti da toccare

«Francesco mi conosceva come ex corridore anche perché ho corso con il padre nelle categorie giovanili – dice ancora Nicola Loda – ma poi ha imparato e chiesto tanto con il passare del tempo. Ricordo che nelle gare da juniores mi chiamava per dirmi quanto avesse fatto o il risultato della gara. Io lo ascoltavo e lo ascolto tanto ancora, ma nel crescere si è creato anche quel sano rapporto di presa in giro e un po’ di competizione.

«Quando mi chiamava per dirmi delle vittorie gli dicevo che quelle gare io le avevo vinte per distacco, mica in volata. Oppure se iniziava a spiegarmi del perché e del come la corsa fosse andata male gli dicevo che chi vince festeggia, chi perde spiega. Tutto sempre con un sorriso, ma è giusto anche non nascondersi troppo. Certe cose che mi hanno insegnato i miei vecchi diesse le ho riportate anche a Francesco. Che di contro mi risponde che sono un “Pannolato”, non proprio un complimento sulla mia età (ride, ndr)». 

Francesco Baruzzi, Wout Van Aert, Visma Lease a Bike
Una foto che per Loda vale un pezzo di cuore: il suo pupillo insieme all’idolo Wout Van Aert
Francesco Baruzzi, Wout Van Aert, Visma Lease a Bike
Una foto che per Loda vale un pezzo di cuore: il suo pupillo insieme all’idolo Wout Van Aert

Diventare corridore

Nicola Loda racconta degli aneddoti insieme a Francesco Baruzzi con l’energia e il piglio di chi ha trovato qualcuno in cui si rispecchia. Prima ancora che dei risultati si guarda alla passione per questo sport.

«Qualche consiglio che mi sono portato dietro dalla mia esperienza da professionista – ci confida Loda – gliel’ho dato, i tre punti principali sono: andare a letto presto, allenarsi tanto e mangiare il giusto. Baruzzi ha un grande potenziale, ma non è questo che mi ha portato a prenderlo con me e lavorarci insieme. In lui ho rivisto la mia passione per la bici e il ciclismo. Quando faceva ciclocross veniva con me a pulire e sistemare le biciclette. E’ un ragazzo con tanta passione e voglia. Questo lo rende speciale. Poi va forte, vero, ma gli ho sempre detto che deve allenarsi sui punti deboli per migliorare davvero.

«So che ora alla Visma – conclude – lavora nella maniera migliore, ma gli dico sempre di parlare con loro, confrontarsi e dire quello che pensa, con il rispetto e l’educazione che non gli mancano. Poi è un ragazzo molto timido, vi racconto questo aneddoto. Il mio idolo è van Aert, Francesco al primo ritiro mi manda una foto con Vingegaard. Era troppo timido per chiedere a Wout, così l’ho spronato e finalmente mi è arrivata. Quella foto mi sa che la conserverò per molto tempo».

a dx: Fabio Segatta e accanto Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)

Baruzzi e Segatta: 2 nuovi italiani nel mondo Visma

17.02.2026
7 min
Salva

I due nuovi volti italiani della Visma Lease a Bike Development sono quello di Francesco Baruzzi e di Fabio Segatta (in apertura rispettivamente in primo e secondo piano). Il primo arriva dal Team Aspiratori Otelli, che quest’anno ha chiuso il team juniores, mentre il secondo dall’U.S Montecorona. Entrambi diciottenni, si sono affacciati con curiosità al mondo degli under 23 e lo stanno facendo attraverso uno dei devo team più importanti.Entrare in una realtà del genere deve essere motivo di orgoglio, ma allo stesso tempo uno sprono a proseguire il cammino. Segata e Baruzzi sono solamente all’inizio e lo sanno, vivono il tutto con entusiasmo e voglia di imparare. 

In questi giorni sono in Spagna, nel terzo ritiro stagionale, il secondo in bici. Il mondo della Visma ha iniziato a prendere forma e ne riconoscono i meccanismi. L’inglese è da perfezionare ma questo non ostacola la loro voglia di imparare e mettersi in gioco. 

L’impatto

Il salto da una squadra juniores a un devo team è sempre grande, qualsiasi sia il team di provenienza. Si parla di salto di categoria, ma quello che stanno vivendo Francesco Baruzzi e Fabio Segatta vale quasi doppio. 

BARUZZI: «Cambiano tanto i lavori in bici, si fa moltissima qualità e non si guarda ai chilometri fatti. Contano le ore e il tipo di allenamento che si ha in programma. Ovviamente l’impatto con una squadra come la Visma Lease a Bike è enorme, però c’è una disponibilità incredibile da parte di tutti: staff, direttori e compagni».

SEGATTA: «Un aspetto nuovo, almeno per me, è il fatto di curare l’alimentazione. Contiamo le calorie e cosa mangiamo, credo sia giusto iniziare a farlo e prendere dimestichezza anche con questo aspetto. In generale la squadra ci spiega ogni singolo aspetto, ogni decisione. Non hanno problemi a dire le cose due o tre volte, è bello sentirsi coinvolti in questo modo».

Si impara a essere corridori?

BARUZZI: «Sappiamo tutto, dove inizieremo a correre, il programma di lavoro, quando prendere l’aereo e dove. Sembra banale, ma se abbiamo un ritiro, come adesso in Spagna, il biglietto ci arriva due mesi prima. Impariamo tanto, anche solo viaggiare da soli, muoverci tra i vari aeroporti. 

SEGATTA: «Si impara tanto. Poi viaggiare, anche da soli, è divertente ogni tanto, così come lo è scoprire nuovi posti».

Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
In Visma si presta parecchia attenzione ai lavori specifici e meno ai chilometri fatti (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
In Visma si presta parecchia attenzione ai lavori specifici e meno ai chilometri fatti (foto Visma Lease a Bike)
E’ toccato anche a voi il ritiro sugli sci?

BARUZZI: «Siamo stati in Norvegia con tutto il devo team a fare sci di fondo. I primi giorni ci sono state più cadute che chilometri fatti, però è stato divertente. A mio avviso è uno sport sottovalutato, invece allena molto il fisico e aiuta a fare fiato. Sono state due settimane molto divertenti, eravamo in questa casa con una grande zona giorno dove stavamo insieme. Giocavamo alla playstation, stavamo insieme e così ci siamo conosciuti sempre di più».

SEGATTA: «Francesco e io eravamo i più scarsi (ride, ndr) ma abbiamo imparato ed è stato divertente provare a fare qualcosa di nuovo. Anche per non pedalare sempre e fare un’attività diversa. Ci ha affiancati un istruttore e piano piano siamo migliorati. All’inizio fare un chilometro sembrava tanto, e invece verso fine ritiro siamo arrivati a fare cinque o sei chilometri».

E’ stato il primo impatto con il mondo Visma?

BARUZZI: «Eravamo già andati a un ritiro estivo, per un mini stage, a Rogla in Slovenia. All’inizio la lingua è stata l’ostacolo più grande, poi parlando spesso in inglese abbiamo preso maggior dimestichezza. Poi una volta a casa mi sono messo a studiare e fare pratica.  

SEGATTA: «Io ho avuto qualche difficoltà in più, però nello stare a contatto con i nuovi compagni ho imparato. Anche nelle due settimane in Norvegia, dove ero in stanza con Matej Pitak, mi sono impegnato a parlare e imparare nuovi termini».

Chi è stato il vostro riferimento?

BARUZZI: «Sicuramente Pietro Mattio, lui ci ha dato una grande mano fin dal ritiro di luglio, per qualsiasi cosa. Poi nel ritiro di gennaio lui non c’era, visto che stava correndo al Tour Down Under, però tutti i compagni sono super gentili e disponibili. Anche gli stranieri, anche solo per un’indicazione. Ad esempio quando siamo usciti dall’aeroporto di Amsterdam ci hanno detto dove andare e che autobus prendere.

SEGATTA: «Mattio è stato fondamentale per capire e muovere i primi passi, anche solo per tranquillizzarci. All’inizio eravamo agitati, ora invece stiamo più tranquilli. E’ bello conoscere tutti e pedalare insieme, anche solo avere addosso questa divisa è qualcosa di speciale».

Quale corridore del WorldTour vi ha colpito di più a vederlo dal vivo?

BARUZZI: «Direi Van Aert, è sempre stato il mio idolo. Vederlo, parlare con lui è qualcosa che non capita tutti i giorni. Anzi, penso sia un’emozione e un ricordo che mi rimarranno per sempre».

SEGATTA: «Essere in hotel con Van Aert, Vingegaard e tanti campioni fa riflettere. E’ bellissimo. Anche solo parlare con Piganzoli e Affini è emozionante. Sono corridori che fino a ieri guardavo in televisione e ora me li trovo in squadra insieme». 

Fabio Segatta, Visma Lease a Bike Develoment 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta inizierà al sua prima stagione da under 23 in Croazia, per poi fare rotta a Nord e correre le classiche italiane di primavera (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta, Visma Lease a Bike Develoment 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Fabio Segatta inizierà al sua prima stagione da under 23 in Croazia, per poi fare rotta a Nord e correre le classiche italiane di primavera (foto Visma Lease a Bike)
Quando si entra in una squadra così grande si guarda al risultato ottenuto o ci si proietta subito sul futuro?

BARUZZI: «So che questo è un punto di partenza, sono fortunato ad essere in un team come la Visma. Partire da questo livello vuol dire essere un gradino sopra, probabilmente, ma ciò non vuol dire che non ci sarà tanta fatica da fare. Sicuramente saremo messi nelle condizioni ideali per arrivare dove sogniamo, al professionismo». 

SEGATTA: «Essere qui vuol dire che la squadra ha creduto tanto in noi, e sarebbe bello avere un futuro in questo team. Ora serve imparare e crescere per riuscire a fare questo mestiere ed entrare nel WorldTour. Tanto passerà dall’imparare e poi si guarderanno anche i risultati, più avanti».

Che effetto fa tornare a casa, trovare i vecchi compagni e allenarsi con la divisa della Visma?

BARUZZI: «Quando sono tornato dopo il primo ritiro mi sono trovato per pedalare con amici e qualche amatore. Erano tutti felici di vedermi con la maglia della Visma, e poi anche solo uscire per una pedalata con una maglia così importante fa un certo effetto».

SEGATTA: «I miei compagni di squadra e gli amici sapevano di questa cosa fin da quando era nato l’interesse del team, in estate. Tra qualche giorno qualcuno di loro viene a trovarmi qui in Spagna, sarà bello rivederli e allenarci insieme».

Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi ha un calendario altrettanto interessante, con la Roubaix U23 come corsa più importante di questa prima parte di stagione (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi, Visma Lease a Bike Development, 2026 (foto Visma Lease a Bike)
Francesco Baruzzi ha un calendario altrettanto interessante, con la Roubaix U23 come corsa più importante di questa prima parte di stagione (foto Visma Lease a Bike)
Parlavate di programmi chiari, quindi avete già un’idea del vostro calendario?

BARUZZI: «Partiremo dalle gare in Croazia, poi sarò alla Parigi-Roubaix Espoirs, il 12 aprile, è la mia corsa preferita e non vedo l’ora di esserci. Dal canto mio correrò poco in Italia, magari qualcosa si farà più avanti. 

SEGATTA: «Dopo l’esordio in Croazia avrò modo di testarmi nella mia corsa preferita, la Liegi U23 e anche qualche altra gara nel Nord di categoria. Correrò anche in Italia tra Piva, Recioto e Belvedere, mentre a fine anno sarò al Lombardia U23. Sono curioso di scoprire come si corre tra gli under, sarà tutta una scoperta».

Il lungo addio della Aspiratori Otelli, tra nostalgia e speranze

12.08.2025
5 min
Salva

E’ un anno davvero particolare per la Aspiratori Otelli. L’ultimo, almeno a livello juniores. Il sodalizio, che è nell’ambiente dal secolo scorso e attraverso il quale sono passati tanti ragazzi poi approdati al professionismo, si arrende ai cambiamenti di un ciclismo sempre più dispendioso. Sono cambiati i valori e la passione non basta più. Intanto però la stagione va avanti e anche con qualche soddisfazione, considerando ad esempio i successi di Francesco Baruzzi che l’hanno portato in cima alle gerarchie della categoria e a trovare già un approdo fra i pro’.

Giambattista Bardelloni è al timone della squadra ormai da tempo immemore e ha seguito tutta l’evoluzione dell’Aspiratori Otelli e a dispetto di una difficile situazione è soddisfatto dei suoi ragazzi, non solo per i risultati ma anche per il loro approccio.

Il Team Aspiratori Otelli, con più di 30 anni alle spalle. Bardelloni è all’estrema sinistra
Il Team Aspiratori Otelli, con più di 30 anni alle spalle. Bardelloni è all’estrema sinistra

«Al di là della quantità di vittorie, siamo sempre stati presenti anche nelle gare nazionali e internazionali. E magari con un po’ di fortuna si poteva anche raggiungere qualche successo in più, vedi ad esempio Scofet (in apertura, foto Rodella) al GP Sportivi Loria. Secondo me è una stagione più che eccellente perché i ragazzi devono maturare. Non è che l’unico obiettivo deve essere solo la vittoria…».

Le voci di una dismissione della società a fine stagione hanno influito sui ragazzi?

A me non sembra, d’altronde non è stato un fulmine a ciel sereno e molti di loro hanno già trovato casa per il 2026. Marzocchi va alla Biesse Carrera e Bartolotta va alla Salus, ad esempio. Insomma, essendo già sistemati sono tranquilli e pensano alle gare. Per i secondi anni abbiamo già contatti con le squadre U23. Vediamo di sistemare anche loro. A parte Baruzzi che lui è già a posto (andrà al devo team della Visma-Lease a Bike, ndr).

Baruzzi vincitore di tappa in Slovacchia nella prova di Nations Cup, ora lo attende la Visma (foto Rodella)
Baruzzi vincitore di tappa in Slovacchia nella prova di Nations Cup, ora lo attende la Visma (foto Rodella)
Tu che sei da tanti anni nel gruppo come stai vivendo questo lento trapasso?

Io sono qui dal ‘95. Con Giancarlo Otelli ne abbiamo passate tante, tra gioie e dolori. Sono decisioni difficili che la società ha preso e non le discuto, a me dispiace tantissimo perché smettere mi sembra davvero un peccato anche se so che come c’è un inizio, in tutte le cose c’è anche una fine.

Trent’anni in questo ambiente, quanto è cambiato il ciclismo giovanile in questi tre decenni?

Tantissimo, soprattutto negli ultimi 5-6 anni. Io credo che liberando i rapporti si sia trasformata questa categoria e tutto il ciclismo nel suo complesso. I corridori sono più sfruttati di trent’anni fa, quando c’erano 6-7 corse di alto livello in Italia. Adesso ce ne sono ogni fine settimana, è come fare un campionato italiano tutte le domeniche. Forse io sarò di vecchio stampo, però secondo me stiamo esagerando. Non siamo noi come i tedeschi o i Paesi anglosassoni dove i ragazzi maturano prima, in Italia serve tempo. Si finisce che abbiamo dei bei ragazzini negli allievi che poi si perdono subito.

Federico Saccani si divide fra strada e pista. Su di lui Bardelloni è pronto a scommettere (foto Facebook)
Federico Saccani si divide fra strada e pista. Su di lui Bardelloni è pronto a scommettere (foto Facebook)
Secondo te perché?

Perché il salto da allievi a juniores è eccessivo, è la categoria precedente che andrebbe riadattata. Si passa da gare di 60 chilometri a 120 col rapporto libero. E’ un contraccolpo enorme, così perdiamo tanti ragazzi che potrebbero crescere e invece mollano. Da juniores a U23 cambia poco, 20-30 chilometri che vuoi che siano? Da allievi vedi tanti supervincenti che poi passano e si perdono nel mucchio, si scoraggiano, non crescono più.

Baruzzi a parte, chi sono gli elementi che ti sembrano già abbastanza pronti per il salto di qualità, per salire di categoria con un certo peso?

Innanzitutto penso a Federico Saccani, perché è stato molto sfortunato in questi due anni. Ha avuto dei problemi seri al ginocchio sia l’anno scorso che parzialmente anche quest’anno. Di risultati di spicco non ne ha, ma sta dimostrando di avere stoffa, poi è una pedina per la nazionale ai mondiali in pista. Un ragazzino molto serio, sicuramente psicologicamente molto preparato per la categoria dilettanti. Poi abbiamo Scofet, che l’anno scorso correva in mountain bike ed è tutto da scoprire, sta ottenendo molti piazzamenti. Va molto bene in salita, è molto determinato, secondo me se ha la fortuna di trovare una squadra che l’aspetta un anno o due farà davvero bene. Per gli altri serve tempo, ragazzi che passando di categoria avranno bisogno di essere attesi con pazienza perché hanno ancora molto da imparare ma anche molto da dare.

Tra gli elementi messisi in luce c’è anche Sebastiano Tavelli, 9° ai tricolori (foto Rodella)
Tra gli elementi messisi in luce c’è anche Sebastiano Tavelli, 9° ai tricolori (foto Rodella)
Prossimi impegni e quelli a cui tenete di più?

Lunigiana e poi il Trofeo Buffoni che per noi ha un significato speciale. Visto che è il mio ultimo anno, vorrei riuscire a portare a casa qualcosa d’importante perché abbiamo ragazzi che possono fare bene su quel percorso, a cominciare proprio da Baruzzi e Scofet, ma anche Tavelli che ha fatto nono al campionato italiano. Poi si sa che nel ciclismo tra vincere e perdere a volte basta una sciocchezza che fa la differenza, ma dobbiamo provarci.

Francesco Baruzzi: l’esplosione del pupillo di Loda

10.05.2025
6 min
Salva

Il Giro d’Abruzzo juniores ha incoronato Francesco Baruzzi e a ben guardare non è neanche una grande sorpresa perché di segnali ce n’erano stati nel corso della stagione, con 3 vittorie e il podio in classiche come la Piccola Liegi e il Liberazione. Il portacolori dell’Aspiratori Otelli è sicuramente fra quei 3-4 junior che si sono messi maggiormente in luce quest’anno, ma molti si sono chiesti da dove salti fuori, considerando che è un secondo anno e che non era mai assurto a questi livelli.

Podio di lusso al Giro d’Abruzzo, con Baruzzi primo davanti a Magagnotti e Turconi (foto Fci)
Podio di lusso al Giro d’Abruzzo, con Baruzzi primo davanti a Magagnotti e Turconi (foto Fci)

A garantire sulle sue qualità c’è però un padrino piuttosto rinomato nell’ambiente ciclistico, sia per i suoi trascorsi da pro’ che per il suo seguito come tecnico e uomo rimasto nell’ambiente: Nicola Loda. La loro amicizia è profonda e Nicola è quasi un secondo padre per il lombardo, che anche grazie ai suoi consigli è arrivato a fare il salto di qualità.

Per capire che cosa è successo, in senso positivo, solo Francesco poteva dare la risposta: «Partivo da una base molto bassa perché il 2024 è stato davvero terribile, fra mononucleosi e la rottura del piede destro sono stato fermo 4 mesi. Ho perso praticamente tutta la stagione, sono riuscito appena a riassaggiare l’agonismo nel finale dopo aver ripreso la bici a settembre, con un paio di giorni buoni che si alternavano a due giorni assolutamente pessimi. Chiusa la stagione ho pensato solo a riprendermi, mentalmente prima di tutto, ho lavorato tanto d’inverno perché volevo riscattarmi subito».

In 9 corse disputate quest’anno, Barussi ha mancato la top 10 solo due volte. Nel 2024 solo 6 gare all’attivo
In 9 corse disputate quest’anno, Barussi ha mancato la top 10 solo due volte. Nel 2024 solo 6 gare all’attivo
Come sei arrivato al ciclismo?

Nella mia zona, la Valle Sabbia, la bici è quasi un culto, io ad esempio abito vicino a Sonny Colbrelli. Mio padre è un grande appassionato e seguendolo mi sono subito gettato in questo mondo iniziando a gareggiare da G2. Già da esordiente poi ho trovato casa al Gs Aspiratori Otelli.

E con Loda com’è nato il vostro rapporto?

E’ stato abbastanza casuale. Continuando nella mia attività, avevo bisogno di qualcuno competente che mi seguisse. Mio padre che aveva corso da giovane conosceva Nicola e sapendo che continua la sua attività fra amatori e giovani gli ha chiesto se poteva iniziare a guidarmi. Il rapporto si è costruito pian piano andando anche al di là di quello allenatore-corridore. Ci sentiamo tutti i giorni e parliamo di tutto, anche al di fuori del ciclismo.

Il bresciano insieme a Nicola Loda, diventato per lui un autentico riferimento nel ciclismo e non solo
Il bresciano insieme a Nicola Loda, diventato per lui un autentico riferimento nel ciclismo e non solo
Hai avuto modo di vedere quel che Nicola ha fatto da corridore?

Lo so, mi ha raccontato tantissimi episodi dei suoi 14 anni di carriera, attraverso le sue parole ho rivissuto quei momenti e mi sono fatto un’idea di che cos’è il mondo professionistico. Spero un giorno di poter fare almeno qualcosa di quel che ha fatto lui e rivivere quelle emozioni direttamente sulla mia pelle.

Cerchiamo di capire che corridore sei…

Credo abbastanza completo, perché vado bene in salita ma mi difendo nelle volate, anche in quelle lunghe. La grande incognita sono le cronometro: da poco mi è arrivata la bici specifica e ho cominciato a lavorarci, voglio fare bene anche lì per completarmi, credo che sarà un passo importante nella mia maturazione.

Il lombardo sta emergendo come corridore completo, che tiene in salita ma ha anche una bella volata
Il lombardo sta emergendo come corridore completo, che tiene in salita ma ha anche una bella volata
Anche perché le cronometro sono un passaggio importante per completare la tua figura di corridore per gare a tappe…

Esatto. Il Giro d’Abruzzo era la mia prima esperienza in assoluto in questo tipo di corse e a dir la verità è stato entusiasmante al di là del risultato. Avevo visto in allenamento di avere non solo una certa tenuta, ma anche buone doti di recupero, andando sempre meglio assommando giornate in sequenza di allenamenti pesanti. Ma si sa che in gara è diverso e per questo tenevo a scoprire le mie reazioni in corsa.

Hai vinto la classifica senza aggiudicarti tappe. Da che cosa nasce questa costanza di rendimento?

All’inizio non pensavo a curare la classifica, ma dopo la prima tappa chiusa al secondo posto alle spalle di Manion mi sono ritrovato con 2” di vantaggio sugli altri e con la squadra abbiamo pensato che potevamo capitalizzarli. Abbiamo quindi cambiato la nostra strategia di corsa puntando alla difesa di quel piccolo gruzzolo. Il secondo giorno avrei anche potuto puntare alla vittoria, ma a 700 metri dall’arrivo ho rotto 4 raggi della ruota e per fortuna sono riuscito a finire davanti, 6° ma senza la possibilità di fare una vera volata. Abbiamo cercato nelle altre due tappe di tenere la corsa chiusa, controllando la situazione. Mi sono difeso attaccando, seguendo i consigli del mio allenatore Giambattista Bardelloni.

L’australiano Manion si aggiudica la prima tappa, ma dietro Baruzzi allunga. Quei 2″ di vantaggio saranno decisivi (foto Fci)
L’australiano Manion si aggiudica la prima tappa, ma dietro Baruzzi allunga. Quei 2″ di vantaggio saranno decisivi (foto Fci)
Pensi di essere adatto alle corse a tappe, dopo questa tua fortunata esperienza?

Io credo di sì, chiaramente non posso sapere quali, di quale durata, ma intanto per quelle medio-brevi sono a mio agio perché gestisco le situazioni con sangue freddo. L’importante è saper leggere la corsa in ogni suo sviluppo. Poi molto dipenderà dalla mia crescita, tra qualche anno si vedrà se posso anche sperare di far bene in un grande giro.

Questo cambia le tue prospettive a breve termine?

Per certi versi sì. Ora mi prendo un breve periodo di riposo e recupero per poi puntare alla seconda parte di stagione, dove proverò a ripetermi al Giro del Friuli e al Baron, ma per me come per il team l’obiettivo vero sono le gare titolate, quelle per i titoli regionali e quelle nazionali, sia in linea che a cronometro.

La vittoria di Baruzzi al GP Fioritura, con una volata imperiosa su Dentelli e Ferrari (foto Rodella)
La vittoria di Baruzzi al GP Fioritura, con una volata imperiosa su Dentelli e Ferrari (foto Rodella)
Hai difficoltà a conciliare la tua attività con la scuola?

Domanda delicata… Fino allo scorso anno no, andavo anche bene, quest’anno faccio molta fatica anche perché non ho agevolazioni da parte della scuola (frequento l’Itis d’informatica a Vobarno), le gare mi costringono a saltare giorni di lezione e i professori non sono contenti, men che meno la mamma che vuole giustamente che la scuola sia al primo posto e che solo ora si sta abituando all’idea di un figlio ciclista, avrebbe preferito uno sport meno pericoloso. L’anno prossimo avrò la maturità, ma devo capire come arrivarci. Il discorso scolastico e quello ciclistico sono strettamente collegati.

Nel senso che influirà anche sulla tua scelta di fine stagione? Ti aspetta il cambio di categoria e dopo questi risultati, ci sarà la fila di squadre alla tua porta…

Ce n’erano già prima ma so che sono aumentate. Mi segue Mazzanti come procuratore, ma la scelta che dovrò fare entro giugno verte anche su come concludere il mio cammino scolastico. Anche perché ho possibilità sia di rimanere in Italia che di andare all’estero. A me non dispiacerebbe quest’ultima opportunità, ma dobbiamo valutare bene insieme alla mia famiglia. Nel caso stiamo pensando anche di fare l’ultimo anno online con un tutor che mi segua. Quel che è certo è che non voglio farmi sfuggire l’occasione di poter fare il grande salto.