Parigi-Roubaix 2026, Tadej Pogacar, docce velodromo

Roubaix, la resa di Pogacar in una frase alla radio

16.04.2026
7 min
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«Solitamente Tadej parla poco alla radio – dice Baldato – ma a un certo punto mi ha fatto una domanda un po’ ironica: “Dimmi, come posso batterlo?”. In quelle parole ci sta tutto. Ho capito il suo spirito, mancavano ancora alcuni settori di pavé, ma nei due più difficili il vento era contrario. E’ stato a favore per tutto il giorno, ma quando serviva davvero era contro. Sembra una piccolezza, ma è un’enormità e noi lo sapevamo.

«Abbiamo attaccato nei tratti in cui era a favore o di lato, ma negli altri con Van Aert a ruota non si riusciva a fare niente. Avete visto Wout quanti rischi si è preso per coprirsi? Riusciva a stargli al fianco, cosa che nessun altro avrebbe saputo fare. In certi momenti sembrava quasi che gli entrasse nel cambio e intanto però si proteggeva…».

Giro delle Fiandre 2023, Fabio Baldato, Marco Marcato (immagine Velon)
Baldato (e qui con lui Marcato nel 2023) ha già guidato Pogacar nelle tre vittorie del Fiandre (immagine Velon)
Baldato (e qui con lui Marcato nel 2023) ha già guidato Pogacar nelle tre vittorie del Fiandre (immagine Velon)

Un altro secondo posto

Sono passati quattro giorni, ma la Roubaix è fatta di immagini lucidissime nello sguardo del direttore sportivo del UAE Team Emirates XRG. C’era tutto per vincere, ma pochi meglio di Baldato, che nel 1994 arrivò secondo, può capire le mille variabili con cui anche Pogacar ha dovuto fare i conti. Lo avevamo sentito pochi giorni prima, questa volta ci interessa il racconto di una giornata folle quasi quanto quella di Sanremo, ma conclusa nuovamente con una beffa.

«Difficile dire se una bruci più dell’altra – ammette – perché in entrambi i casi la sconfitta è dipesa da un imprevisto. Lo scorso anno fu la caduta, questa volta la foratura nel momento in cui purtroppo c’era un barrage. Il gruppo era rotto in due e con l’ammiraglia eravamo quasi un minuto indietro. C’erano due tratti di pavè, uno dietro l’altro, e arrivare da Tadej per dargli la bici non è stato semplice. Poi ha dovuto fare un grande sforzo per rientrare, fortunatamente sfruttando i compagni che erano rimasti. Ci eravamo concessi il lusso, convinti che sarebbe rientrato, di lasciare Vermeersch passivo nel gruppo davanti, perché sarebbe stato la nostra carta vincente…».

Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Pogacar ha vinto tutto, ma lo sguardo con cui osserva il trofeo di Van Aert fa capire quanto davvero ci tenga
Invece Florian è caduto…

All’uscita dalla Foresta, ha forato davanti e ha avuto una bruttissima caduta. Ha picchiato il ginocchio malamente, sta recuperando e per fortuna sembra niente di grave. Per cui ci siamo trovati con Niels Politt e l’abbiamo usato per rientrare, per fare l’ultimo sforzo e portare Tadej davanti negli ultimi 80 chilometri.

Quanto è stato grande lo sforzo di Tadej per rientrare?

Ha speso tanto. La squadra l’ha portato fino a 20 secondi all’entrata del settore di Haveluy e in quel momento davanti ha attaccato Van Der Poel. La squadra ha fatto tanto, ma Tadej ci ha messo del suo. Per fortuna prima della Foresta si sono un po’ guardati. Erano tutti a ruota di Mathieu e lui ha pensato di tirare un attimo il fiato, dando modo a Pogacar di rientrare. Lo sforzo è stato grande. Lui è rientrato, ma non tutti nella stessa situazione ci sarebbero riusciti.

Anche l’inseguimento di Van der Poel ha avuto dell’incredibile…

Sì, era sparito. Lo davano a 2’10”-2’15”, ma la Roubaix è così, anche Ganna è rientrato due volte e non ha mai mollato. Lo diciamo sempre: never give up ed è proprio così. Pensavamo di aver perso Politt perché aveva fatto gran parte del lavoro, invece con l’esperienza di chi è arrivato sul podio della Roubaix, si è messo lì, è salito sul treno di Van der Poel ed è tornato in corsa, facendo ancora una top 10 che ha valore. Arrivare nei 10 alla Roubaix, è una vittoria per chiunque. Solo finirla è una vittoria.

L'ultimo strappo, l'ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste, e quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l'altro dice di no
L’ultimo strappo, l’ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste e, quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l’altro dice di no
L'ultimo strappo, l'ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste, e quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l'altro dice di no
L’ultimo strappo, l’ultimo assalto di Pogacar. Van Aert resiste e, quando Tadej si volta per chiedergli un cambio, l’altro dice di no
Pogacar ha provato più volte a staccare Van Aert: lo temeva in volata?

Esatto, quel messaggio alla radio era proprio per questo. Van Aert ha fatto quello che doveva, non ho avuto modo di parlare con Pogacar dopo la corsa, ma quello che è successo fa parte dei giochi, è nella tattica di corsa. E’ vero che forse è rimasto un po’ sulle ruote, ma quando Van der Poel è arrivato a 25 secondi, è stato lui a rimandarlo indietro. Avere un Van Der Poel che rientrava non piaceva neanche a Wout, ha fatto il suo. E in volata non lo scopriamo adesso.

Però l’anno scorso aveva perso quella del Brabante con Evenepoel…

La speranza era che dopo 260 chilometri, avesse le gambe stanche, che avesse speso di più o fosse al limite. Invece Van Aert è arrivato al velodromo quasi come se dovesse fare una volata di gruppo. Complimenti, non c’è niente da aggiungere. E come ha detto Tadej: c’è solo da riprovare.

Il rientro di Van der Poel sarebbe stato un rischio?

Non averlo è stato un pensiero in meno, però Van Aert si è dimostrato all’altezza e anche di più. Mi brucia la perdita di Vermeersch. Era il corridore più in condizione dopo Tadej e non lo avevamo usato per rientrare. Veramente il rammarico è stato non aver potuto giocare anche noi con un uomo in più. Come la Visma con Laporte, che è stato importante per favorire il rientro di Van Aert quando ha bucato.

Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta all'uscita dell'Arenberg
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta nell’Arenberg: sarebbe stato prezioso per Pogacar
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta all'uscita dell'Arenberg
Il rammarico più grande di Baldato è aver perso Vermeersch per la foratura e la caduta nell’Arenberg: sarebbe stato prezioso per Pogacar
E’ possibile che tutte queste forature siano state causate dalla velocità che avete imposto al gruppo?

E’ una buona osservazione, ho pensato anch’io la stessa cosa. Già nella ricognizione li ho visti andare a 50 all’ora, mentre ai miei tempi si andava a 45-46. Sicuramente le sollecitazioni sono all’estremo e il pavé, per quanto se ne dica, ogni anno non è certo migliore. Alcuni tratti vengono rifatti, ma sono strade usate tutto l’anno dai trattori per cui le pietre sono di traverso: lo avete visto bene, sapete che cosa intendo. Quindi penso anch’io che sicuramente le velocità accrescano il rischio di foratura. Per questo abbiamo aumentato così tanto le sezioni…

Non si erano mai viste gomme così grosse.

Ormai si va proprio al limite del regolamento. Per la prima volta ho visto arrivare i commissari a misurare la dimensione degli pneumatici, mancava ancora questa. Non mi meraviglierei se il prossimo anno inventassero una regola per farci correre con i tubolari più piccoli, per farci rallentare. 

Certo la gomma di Tadej passava appena nella forcella: se ci fosse stato fango avrebbe usato la stessa misura?

Vi dirò, la pensavo allo stesso modo. Invece hanno fatto un test a marzo con fango e pioggia, mentre io ero alla Parigi-Nizza, e non hanno avuto problemi. Il copertone è quasi slick, non riesce veramente a portarsi via il fango. La grossa differenza la fa non avere più i vecchi freni rim che raccoglievano lo sporco. Con i freni a disco e la forcella senza angoli e tutta lucida, il fango non trova punti in cui impigliarsi. Per fortuna non c’è stata la prova contraria, perché correre la Roubaix sul bagnato a quelle velocità è sempre più rischioso.

Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Nei tratti più difficili di pavé il vento era contrario: Van Aert è stato scaltro a nascondersi alla ruota di Pogacar
Bè, la causa della velocità in fondo siete stati voi, no?

Visto il vento e il tipo di corsa che avevamo in mente di fare, avevo detto subito che avremmo fatto più di 48 di media. Si poteva lasciar andare la fuga e andare più tranquilli sull’asfalto, ma una volta entrati sul pavé, penso si sia capito che la nostra idea fosse di fare la corsa più dura possibile. Poi purtroppo abbiamo dovuto inseguire, fino a rimetterla in carreggiata, ma a Tadej non è bastato.

Gli toccherà tornarci? Pogacar ha vinto la Sanremo e ha detto che non ci tornerà più, la Roubaix ancora manca…

L’ha dichiarato lui, l’ha detto a tutti. Pogacar non è uno che lascia i lavori a metà e ci vuole riprovare. Never give up, soprattutto a Roubaix. Pensate a Van Aert, quanti anni ha impiegato per vincerla? Dal 2018 non si è mai arreso. Sono felicissimo anch’io per Wout, per quello che fa e quello che ha sempre fatto. E poi è un signore, non fa mai polemiche. No, veramente complimenti. Ha vinto un campione, non ha rubato niente.

Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch

Vermeersch va forte e la UAE Emirates lo blinda

08.04.2026
5 min
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Con il contratto rinnovato fino al 2028, Florian Vermeersch tira il fiato prima della Roubaix, che nel 2021 a 22 anni lo vide secondo alle spalle di Colbrelli e davanti a Van der Poel. Dopo sette anni con la Lotto e la frattura del femore a inizio 2024 da cui ha imparato che non si ci può mai fermare, lo scorso anno il corridore di Gand è stato ingaggiato dal UAE Team Emirates XRG.

Quest’anno, complice l’assenza per infortunio di Wellens, il suo ruolo accanto a Pogacar è diventato ancor più cruciale. E’ stato lui a scortarlo nei sopralluoghi sul pavé e con il settimo posto di domenica al Fiandre ha dimostrato di avere le carte in regola per fare il gregario, ma anche per dire la sua.

Parigi-Roubaix 2021, Florian Vermeersch, Sonny Colbrelli
Il 3 ottobre 2021, Florian Vermeersch arriva secondo nella Roubaix vinta da Colbrelli: ha 22 anni
Parigi-Roubaix 2021, Florian Vermeersch, Sonny Colbrelli
Il 3 ottobre 2021, Vermeersch arriva secondo nella Roubaix di Colbrelli: ha 22 anni

Le gambe di Pogacar

Campione del mondo gravel nella scorsa stagione, Vermeersch ha trovato le gambe per conquistare il terzo posto alla Omloop Nieuwsblad e anche ad Harelbeke, criticato per non aver inseguito a dovere Van der Poel, ma è consapevole che fra sé e il suo capitano ci sia un abisso.

«Ho detto spesso a Pogacar che mi piacerebbe avere le sue gambe anche solo per un giorno – ha detto di recente a Het Nieuwsblad – ma so che non ho tanto da lamentarmi: sono il campione del mondo gravel e sto lottando nelle corse fiamminghe. Non tutti i corridori possono dire lo stesso, ma il talento di Tadej è incredibile. A volte non riesco a credere a quanto sia forte. Siamo andati a fare ricognizioni insieme per cinque volte. Lungo il percorso, ho cercato di raccontargli qualche aneddoto delle edizioni passate, punti in cui il gruppo si è spezzato inaspettatamente. Alla Roubaix, è importante soprattutto ciò che accade prima dei tratti di pavé, non tanto i tratti stessi».

Pogacar, Wellens, Politt e Florian Vermeersch durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram - Benoit Bernard)
Vermeersch, Wellens, Pogacar e Politt durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)
Tim Wellens
Vermeersch, Wellens, Pogacar e Politt durante il sopralluogo sul pavè della Roubaix dello scorso dicembre (foto Instagram – Benoit Bernard)

Imparare dagli errori

Firmare per correre accanto a Pogacar significa rimettersi in tasca le ambizioni nelle corse più grandi, avendo però spazio in tutte le altre. Le esperienze che si vivono accanto al campione servono a far crescere il bagaglio e a suo dire non gli precludono la possibilità di fare risultato. Il quinto posto dello scorso anno a Roubaix, nel gruppetto di Pedersen e Van Aert subito dietro ai primi due, ne è stato a suo dire la conferma.

«Non ho assolutamente problemi – ha detto – a dare il massimo per uno come Pogacar. A Roubaix sono possibili tantissimi scenari, sono il suo gregario di lusso, ma questo non significa che non possa comunque ottenere un buon risultato per me stesso. Il secondo posto del 2021 fu una sorta di delusione. Dissero che avevo lavorato troppo in testa al gruppo e probabilmente avevano ragione: sarei dovuto stare di più a ruota. Cerco di imparare dai miei errori, ma non è facile quando si è impulsivi. Ormai lo sanno anche gli altri corridori: non sono un grande opportunista e corro sempre per quello che valgo».

E3 Saxo Classic 2026, Per Strand Hagenes, Mathieu Van der Poel, Florian Vermeersch
Terzo dietro Van der Poel e Hagenes: dopo Harelbeke, Vermeersch è stato criticato per non aver inseguito abbastanza Mathieu
E3 Saxo Classic 2026, Per Strand Hagenes, Mathieu Van der Poel, Florian Vermeersch
Terzo dietro Van der Poel e Hagenes: dopo Harelbeke, Vermeersch è stato criticato per non aver inseguito abbastanza Mathieu

Fra sport e politica

Vermeersch è un ragazzo di 27 anni, uno in meno di Pogacar, che oltre a fare il corridore, mette il suo impegno anche in politica. E’ prossimo alla seconda laurea e da qualche tempo è impegnato anche in politica, come consigliere comunale e consigliere di polizia nel comune di Lochristi. Partecipa alle decisioni in tema di bilanci e questioni operative, tutte questioni molto concrete.

«So di essere privilegiato – ha raccontato – molti giovani sognano di diventare professionisti e non ci riescono, anche se magari si impegnano tanto quanto me, se non di più. Al liceo sono stato abbastanza fortunato da cavarmela solo grazie al talento, ma quest’anno ho messo in pausa per un po’ gli studi. Sono vicino alla seconda laurea, ma per ora la combinazione con le gare è un po’ troppo impegnativa.

«Anche questa è stata una lezione: a volte va bene fallire, perché il fallimento è a suo modo una grande sfida. Vorrei ancora conseguire la laurea magistrale, ma probabilmente lo farò dopo la fine della carriera. La lezione che ho imparato è che bisogna prendere il toro per le corna. Se le cose non vanno come previsto, come quando ho avuto il mio infortunio, bisogna staccare la spina e ripartire da zero».

Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch, Tadej Pogacar
Per Vermeersch al Fiandre 2026, il settimo posto dopo aver lavorato per Pogacar
Giro delle Fiandre 2026, Florian Vermeersch, Tadej Pogacar
Per Vermeersch al Fiandre 2026, il settimo posto dopo aver lavorato per Pogacar

Il gusto della libertà

Con ventuno giorni di gara nelle gambe, il programma di Vermeersch dopo la Roubaix prevede quasi un mese di stacco fino al Tro Bro Leon, mentre per ora sembrano escluse dal programma la partecipazione alla Freccia del Brabante e alla Liegi, disputate lo scorso anno senza concluderle. Il suo rapporto con l’allenamento è una via di mezzo fra l’obbligo di precisione e la sua esigenza di sfuggirle.

«Sono uno di quei corridori – ha detto – che amano avere delle linee guida generali da parte della squadra, pur mantenendo un ampio margine di interpretazione. Il mio allenamento si basa su basi scientifiche, ma i miei programmi non sono il risultato di soli dati scientifici.

«Se devo fare un lavoro basato sulle ripetute, può capitare che lo trasformi nella ricognizione sul percorso di una classica fiamminga, scegliendo alcune salite su cui fare i miei lavori. Le ripetute non saranno mai esattamente di due minuti e i recuperi non saranno tutti uguali. Decido cosa fare in base a come mi sento: ho questa libertà perché sono abbastanza disciplinato da non fare sciocchezze e da non starmene con le mani in mano».

Domenica mattina, al via da Compiegne, Vermeersch prenderà il via nella sua quarta Roubaix. Molto probabilmente dovrà sgobbare per Pogacar, lanciato verso la conquista dell’unica Monumento che ancora gli manca. Eppure, sebbene il talento dello sloveno sia così abbagliante da rendere apparentemente semplice anche l’impossibile, non tutti sono disposti a credere che archivierà facilmente anche la prossima pratica.

Omloop 2026, Van der Poel

E’ già solo. VdP domina l’Omloop, apre il Nord e aspetta Pogacar

28.02.2026
6 min
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Tutto facile, tutto quasi secondo pronostico. O forse no. Alla fine una vittoria di Mathieu Van der Poel si poteva anche prevedere, ma certo non con questa superiorità, visto che c’era gente con già più di dieci giorni di gara nelle gambe. L’Omloop Nieuwsblad ha aperto la stagione delle classiche del Nord con il suo copione tradizionale: temperatura bassa, pioggia intermittente, pubblico assiepato e muri in rapida successione. E un campione: VdP.

L’attesa era alta e non ha deluso. Il Nord è iniziato e lo ha fatto alla grande con uno dei suoi protagonisti assoluti. Certo, mancava “quell’altro”, Pogacar, e tutto è sembrato più semplice del previsto. Ma le corse vanno fatte e concluse prima di poterle vincere. E questo, specie qui, non è mai scontato.

Dal piede a terra alla fuga

La corsa segue il canovaccio classico: fuga iniziale che non impensierisce troppo il gruppo. A circa 60 chilometri dall’arrivo, quando iniziano i muri in sequenza, si muove Kasper Asgreen. Da lì il ritmo si alza e, nel momento chiave, fa capolino Van der Poel.

E l’episodio decisivo arriva all’imbocco del Molenberg. Florian Vermeersch attacca. Rick Pluimers prova a seguirlo ma cade. VdP è incollato alla sua ruota. Anche lui è già in piega. Sterza all’interno, lo schiva. Sgancia il pedale e poggia il piede sull’asfalto. Vermeersch prosegue l’azione, ma nell’inquadratura successiva è già braccato dal capitano della Alpecin-Premier Tech, che risale feroce.

E infatti a fine gara l’olandese racconta: «Non so nemmeno io come abbia fatto a non cadere. Il corridore del Tudor Pro Cycling Team è caduto davanti a me e non sono riuscito a evitarlo. L’ho quasi investito. Ho perso il piede dal pedale, ma sono riuscito a riagganciarlo velocemente. Non ho visto cosa stava succedendo dietro, ma dev’essere stato il caos. In cima avevamo già un grande vantaggio. Quello è stato il momento decisivo».

La corsa, di fatto, finisce lì. Si apre immediatamente un gap consistente, costruito con un paio di trenate da oltre due minuti di potenza proprio di Van der Poel, nettamente il più generoso del drappello di testa.

Poi il pensiero per l’avversario: «Spero che le sue ferite (quelle di Pluimers, ndr) non siano troppo gravi». Il bollettino parla di due denti rotti.

Omloop 2026, Van der Poel
Molenberg, momento clou. Dietro la curva la caduta di Pluimers. Davanti Vermeersch scappa. Alle spalle spunta già VdP che poco prima aveva messo piede a terra
Omloop 2026, Van der Poel
Molenberg, momento clou. Dietro la curva la caduta di Pluimers. Davanti Vermeersch scappa. Alle spalle spunta già VdP che poco prima aveva messo piede a terra

Grammont umiliato?

I chilometri passano e tutto il Belgio, ma forse sarebbe meglio dire il popolo del ciclismo attende “il Muur” per eccellenza, il Grammont. Ma non c’è bisogno nemmeno del suo mitico tratto al 19 per cento. Già nella parte bassa Van der Poel scatta. Sembrava di rivedere Pogacar sul muro d’Huy alla Freccia Vallone dello scorso anno. Stavolta almeno sembra che il rivale della UAE Emirates, ed ex compagno, abbia avuto un problema al cambio. Mentre Tadej fece il vuoto senza intoppi altrui.

Sul Muur la pedalata di Van der Poel è quella di sempre, leggera ma potente, stabile sulla bici, come se per lui sotto le ruote non ci fosse il pavè, e tanti tanti watt che finiscono sulla catena della Canyon.
E’ stato disarmante vederlo salire sul Grammont, quasi umiliante per il Muur stesso. Ma questo è: prima gara dell’anno e prima vittoria per Mathieu Van Der Poel.

Le sue sensazioni erano buone già dal mattino: «Da qualche anno è sempre più difficile riprendere dopo il ciclocross. Ma avevo in mente la Omloop e per questa abbiamo lavorato. Oggi mi sentivo pronto e fresco».

Dalla Spagna a Van Avermaet

Fresco, parola affatto banale. Come ormai accade per i grandi campioni, il lavoro in altura o dal training camp precede direttamente l’esordio in gara. Lo abbiamo scritto giusto pochi giorni fa quando Almeida ha parlato del presunto vantaggio di Ayuso, appena sceso dall’altura.

Anche Van der Poel era in Spagna fino a 72 ore fa, forse qualcosa in più. Mentre due giorni fa è salito in Belgio e ha fatto la ricognizione del percorso. Tra l’altro in compagnia del campione olimpico di Rio 2016, Greg van Avermaet, ancora in ottima forma.

Ha provato tutti i muri, Grammont compreso. Il feeling era evidente, anche se le condizioni meteo erano ben diverse. Sole quel giorno, pioggia e pavè bagnato oggi. Colpisce, ancora una volta, la sua capacità di adattamento: guida fluida, affondo deciso anche sul bagnato. Tecnica pura.

«Non mi sono accorto del problema al cambio di Florian – ha detto VdP – cercavo di restare concentrato. Il pavé era molto scivoloso. Poi ho sentito mio padre gridare che avevo 15 secondi di vantaggio. È stato un momento chiave, perché non sapevo il distacco. Adoro correre sul Muur. Ho vinto gare fantastiche lì. Da quel punto in poi è andato tutto bene, anche grazie al vento favorevole».

Omloop 2026, Van der Poel
VdP conquista l’Omloop. Curiosità: era la sua prima partecipazione a questa gara
Omloop 2026, Van der Poel
VdP conquista l’Omloop. Curiosità: era la sua prima partecipazione a questa gara

In attesa di Pogacar

E ora? Eccoci già dentro le classiche di primavera e del Nord. E con queste ricomincia il balletto dei super big con le grandi corse. Per esempio domani lo stesso VdP non sarà alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne: lo rivedremo alla Milano-Sanremo, previa la Tirreno-Adriatico.

Tutti aspettano il ritorno di Tadej Pogacar, al momento l’unico che sembra poterlo contrastare su certi terreni. Lo sloveno sarà alla Strade Bianche, ma non alla Tirreno. Il primo vero scontro tra i due titani è fissato per la Classicissima.

Gli altri, a cominciare dalla Visma-Lease a Bike e dall’infortunato Mads Pedersen, sono avvertiti. La sensazione è che le stagioni passano, ma il copione resta lo stesso. Urge dunque inventarsi qualcosa di diverso. Ma cosa? Nell’attesa… applausi a Van der Poel.

Florian Vermeersch, vincitore mondiale gravel 2025

Una rincorsa durata due anni. Florian Vermeersch iridato gravel

12.10.2025
6 min
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MAASTRICHT (Olanda) – Probabilmente a fare la differenza è stata la motivazione e oggi Florian Vermeersch ne aveva più degli altri. Tanta più degli altri. Dopo due argenti, il belga è riuscito finalmente a conquistare l’oro iridato nel Mondiale Gravel UCI. Ma aveva anche tanta gamba. Pensate che è scattato quando mancavano quasi 130 chilometri all’arrivo.

In queste gare, così nervose e al tempo stesso veloci e tecniche, portarsi avanti resta sempre una soluzione vincente. Non bisogna credere che dietro si risparmino poi tutte queste energie, specie stando a ruota. Non vogliamo dire che c’è lo stress da Tour de France, ma avere una buona visibilità contribuisce ad avere una guida più sciolta, fluida e sicura. Senza contare che, se qualcuno si muove, risalire non è facile viste le strade strette e spesso sterrate.

Occhi su Pidcock

E a proposito di strade sterrate e veloci, stamattina ha parlato anche il responsabile del percorso, forse per togliersi qualche sassolino circa l’eccessiva scorrevolezza. Si tratta dell’ex pro Bram Tankink.

«Il percorso è anche veloce – ha detto Tankink – ma da febbraio, da quando abbiamo saputo di questo mondiale, ho cercato di studiarlo al meglio. Ci sono moltissime tipologie di terreno e questo costringe tutti a stare attenti. Io non lo sottovaluterei poi così tanto».

E infatti la corsa maschile, seppur tatticamente più ordinata rispetto a quella femminile, è stata durissima. Si è accesa presto e alla fine i corridori erano quasi tutti “incatramati” sul loro passo. Vermeersch a parte, tutti procedevano più o meno alla stessa velocità: Matej Mohoric non guadagnava sulla “mezza sorpresa” Frits Biesterbos e non perdeva sul gruppetto inseguitore di Tom Pidcock.

A proposito, Tom era il grande atteso, specialmente dopo il Giro di Lombardia concluso ieri al sesto posto (come oggi). Tutti gli hanno chiesto come potesse affrontare due eventi tanto impegnativi a distanza di poche ore.

«Fa parte del contratto – ha detto un po’ anonimo a Sporza – era stato deciso sin da inizio stagione che avrei fatto questa gara. Solo che all’epoca non era qui… (era a Nizza, ndr). Ho preso un volo privato ed eccomi. Cosa penso del percorso? La squadra mi ha fatto vedere un video che dura quattro minuti».

Nonostante tutto, Tom ci ha provato. Ma più che per una questione di gambe, è parso non cogliere l’attimo… come spesso gli accade anche su strada.

Mohoric invece si diceva fiducioso ma senza pressioni. «La stagione su strada non è stata super, cerchiamo di riscattarci qui». E in qualche modo ci ha provato. A quanto visto, dopo Vermeersch era quello con maggiore motivazione. E infatti è arrivato terzo. Matej ha dato spettacolo: ha guidato in modo incredibile, ma per lui le gambe non erano al top.

Gara dura

Come spiegavamo, la gara si accende presto. I primi 40-45 chilometri scorrono senza grosse novità apparenti. Anche se poi i corridori ci hanno detto che si è andato subito forte. Al termine del primo giro iniziano le scaramucce e nel mezzo ci sono subito nomi pesanti.

Non piove e fa anche più caldo di ieri. Nel corso della gara esce un timido sole. In questi ampi spazi, quando escono dai paesi, il gruppo è allungato e ogni drappello vede quello che lo precede. Sembrano le immagini della Parigi-Roubaix.

Vermeersch, Biesterbos, Politt (compagno di Vermeersch alla UAE Emirates) e Van Tricht guadagnano una manciata di secondi. E lì restano a lungo. Solo le “trenate” di Mohoric per un po’ riaccendono la corsa. Davanti però Vermeersch va che è un piacere: se li toglie tutti di ruota.

Politt ufficialmente ha un problema meccanico, ma in realtà dirà poi di essere cotto. Gli resta a ruota solo il giovane olandese. Ma non è uno qualunque: E’ il campione nazionale olandese gravel. E’ uno specialista. E’ stato anche un biker. Corre nella continental olandese Beat Cycling e oggi si è davvero messo in mostra. Classe 2002, magari riuscirà a trovare un contratto migliore. La stampa olandese lo ha assalito per conoscerlo meglio… tanto per dire.

Bravo Florian

Vermeersch si gode il chilometro finale. Si prende tutto l’applauso di Maastricht. Inseguiva questo titolo da anni. Passa un dito sul casco ad indicare la testa, poi fa vedere la gran gamba che aveva e infine solleva la sua Colnago. Subito dopo si concede all’abbraccio dello staff e della compagna, quasi più emozionata di lui.

«E’ incredibile – dice Florian con la voce tremolante – Non ci posso ancora credere. Le emozioni che provo non arrivano solo da questa gara, ma da una rincorsa durata anni. E’ fantastico vincere finalmente di nuovo dopo due anni difficili.

«Come è andata? E’ stata una partenza frenetica e ho forato una gomma dopo soli dieci chilometri e ce ne ho messi 20 per rientrare. Poi ho visto una buona opportunità per attaccare e l’ho colta. Sinceramente cosa sia successo dietro non lo so. Io ho fatto la mia corsa: prima dietro per chiudere, e poi davanti per scappare. Però una volta che ce ne siamo andati ho capito che era un’azione buona.

«Non avevo molte informazioni, solo qualche tifoso ogni tanto ci dava i distacchi. Io, negli spazi più ampi, mi voltavo e vedevo che non c’era nessuno. La cosa importante era concentrarmi su me stesso, ed è quello che ho fatto».

Nota di “colore”. Prima di chiudere l’articolo, mentre scorriamo le varie classifiche nella categoria 40-44 anni (il mondiale era aperto anche agli amatori) scopriamo che a vincerlo è stato un certo Nicolas Roche e quinto Philippe Gilbert. Poverini gli appassionati di quella fascia d’età!

Vermeersch, il cronoman che danza nel fango

04.10.2021
5 min
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Quando venne a sedersi al tavolo della conferenza stampa dei mondiali, pochi avrebbero scommesso un euro su Florian Vermeersch. Era il 20 settembre. Terzo dietro Price-Pejtersen e Plapp nella crono under 23, aveva risposto a poche domande dei colleghi fiamminghi, poi si era avviato all’antidoping. Due settimane dopo, il corridore di Gand è arrivato secondo alla Roubaix. A 22 anni.

Ieri lo conoscevano in pochi. Per cui nel racconto, storpiandone anche il nome, s’è attinto al cestino dei luoghi comuni. Superstite fortunato della prima fuga. Belga del ciclocross, confondendolo con il Gianni che corre alla Alpecin-Fenix. Eroe di giornata… Invece a sentirlo, ti rendi conto che lui ci credeva. E che alla fine gli giravano le scatole almeno quanto a Van der Poel. Perché lui la Roubaix l’ha guidata a lungo, mentre l’olandese l’ha solo rincorsa.

«Nei prossimi giorni – dice – la delusione lascerà sicuramente il posto all’orgoglio».

Sul podio ancora la delusione, che nei prossimi giorni diventerà orgoglio
Sul podio ancora la delusione, che nei prossimi giorni diventerà orgoglio

Il consiglio giusto

La vigilia è stata strana. Sul pullman della Lotto Soudal c’erano Gilbert e Degenkolb, due dei cinque vincitori di Roubaix ancora in attività. Un’occasione d’oro per il ragazzino passato professionista alla metà del 2020 e che quest’anno, al primo vero da professionista, aveva già sommato 66 giorni di corsa, con dentro la Parigi-Nizza, il Giro di Svizzera e la Vuelta. E che a Bruges, appunto, si era piazzato terzo nel mondiale U23 a cronometro.

«Soprattutto durante la ricognizione – racconta – ho ricevuto molti consigli. Abbiamo parlato molto delle edizioni precedenti. Mi hanno detto in quali punti dovevo stare attento, per esempio. Anche se il consiglio migliore che ho recepito è stato: “Continua a pedalare! Perché non sai mai cosa accadrà”. Avevano ragione loro».

Staccato da Moscon, Vermeersch ha avuto un momento di crisi, che ha superato bene
Staccato da Moscon, Vermeersch ha avuto un momento di crisi, che ha superato bene

Due al comando

In fuga dall’inizio. L’obiettivo era tenere davanti la squadra e capire come si sarebbe messa la corsa, cercando di… sopravvivere al forcing per prendere in testa i primi settori di pavé.

«E’ stata una battaglia per il posizionamento – annota – ho resistito bene. La prima selezione vera c’è stata nel settore di Saint Python, quando siamo rimasti in quattro. Per un po’ siamo andati avanti insieme, ma improvvisamente sono rimasto solo con Eekhoff. Con mia grande sorpresa, gli altri due erano scomparsi. Da quel momento ho ricordato i consigli della vigilia e mi sono messo a spingere senza dare mai veramente tutto».

Più crono che cross

Fango. Attraversamenti come guadi. La sua mentalità da cronoman a scandire il passare dei chilometri, dividendo il percorso in settori e i settori in porzioni più piccole. Dandosi riferimenti visivi e cercando di restare in piedi su un terreno tutt’altro che confortevole. La crono e quei pochi ricordi del cross di quattro anni fa, quando ne aveva 18 e si affacciava al grande mondo.

«Il ciclocross è stato un po’ di tempo fa – dice – ma da giovane ero abituato a queste condizioni, quando il fondo è scivoloso e la bici fa presa a malapena. Però vorrei provare anche una Roubaix asciutta. In questa corsa le motivazioni non mancano. E’ stata una motivazione anche la pioggia della notte prima».

Due scomodi clienti

A un certo punto però è parso che fosse tutto finito. L’arrivo di Moscon e il suo attacco. Da dietro Van der Poel con Colbrelli. Le gambe che facevano male e la testa sul punto di mollare.

«Ho avuto un momento davvero difficile – racconta – e sono stato staccato. Fortunatamente sono riuscito a riprendermi rapidamente e a restare agganciato quando sono arrivati Van der Poel, Colbrelli e Boivin. Le gambe si sono rimesse a girare bene. E quando abbiamo raggiunto Moscon e siamo sopravvissuti al Carrefour de l’Arbre, sapevo che stavo correndo per la vittoria. Il guaio è che quei due (Colbrelli e Van der Poel, ndr) avevano già vinto volate di gruppo, per questo ho provato per due volte ad attaccare. Infine lo sprint nel velodromo. Ho calcolato bene le distanze, ma negli ultimi cinquanta metri ho lottato con i crampi. E non ho potuto fare niente contro Colbrelli…».

Vermeersch ha raccontato che negli ultimi 50 metri sono arrivati i crampi
Vermeersch ha raccontato che negli ultimi 50 metri sono arrivati i crampi

Nessun paragone

Come dire che altrimenti avresti potuto vincere tu? Ci pensa e lo vedi che valuta fra la risposta schietta e una diplomatica, da bravo giovane al primo assalto.

«Visto il mio fisico – dice – questa è la gara che meglio mi si adatta. Avevo già detto che un giorno avrei puntato al podio, ma non avrei mai immaginato di finire secondo al debutto. Questo percorso è fatto per me, ne sono convinto. Non sarò mai uno scalatore. Fisicamente è stato un giorno molto difficile. La schiena mi fa male immensamente e ci vorranno alcune settimane per riprendersi. Non sono uno che soffre il freddo, ma non c’erano alternative. Anche la pioggia… Per correre qui serve una mentalità speciale. Se la abbracci, ti viene tutto più facile. Ma per favore, nessun confronto con Tom Boonen. Avete visto il suo palmares? Meglio che resti concentrato sul mio percorso. Cominciamo da qui, vedremo cosa mi riserverà il futuro…».