Team Aran Vejus 2026, bici Di Luca

Bici Di Luca alla Aran-Vejus, la scelta abruzzese

20.02.2026
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Era impossibile non accorgersi delle nuove biciclette della Aran Cucine-Vejus, la squadra abruzzese di Umberto Di Giuseppe che non manca mai di lanciare qualche talento interessante: da Jai Hindley a Einer Rubio. Nonostante la storia abbia emesso verdetti chiari, le emozioni scatenate da Danilo Di Luca con le sue vittorie sfrontate non si dimenticano. Così anche adesso sentirlo parlare delle sue bici e riconoscere quel guizzo nello sguardo fa pensare che alla base di ogni conquista ci sia sempre stata la passione.

Lo avevamo incontrato due anni fa alla Liegi, invitato dagli organizzatori in quanto vincitore nel 2007 e pochi giorni dopo nel suo negozio a Pescara in un passaggio col Giro d’Italia. Ci raccontò di un film che si stava girando sulla sua storia, nella cui produzione era coinvolto Michele Placido. Per lo stesso motivo, accompagnato dal giovane attore che interpreta i suoi primi anni, di recente si è recato a Caneva nella sede della squadra che lo lanciò al professionismo. Mancano gli ultimi giorni di riprese, dice, e poi il film sarà pronto.

«Vedo sui social che Umbertone va orgoglioso di queste bici – dice – anche se per ora mi limito a fornirgli undici telai. E’ la mia SLR che è top di gamma. Faccio solo top di gamma, a ben vedere, però la SLR è quella più tradizionale».

Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Oggi Danilo Di Luca, classe 1976, realizza e vende bici. Il suo negozio si trova a Pescara
Da dove vengono questi telai?

Ho il mio stampo e li fanno per me a Taiwan. Però mi arrivano grezzi e faccio tutte le verniciature in Italia da Lumar Colors. Non c’è bici che esca dal mio negozio che non sia verniciata da loro. Dando per scontato che si usa carbonio di altissima qualità, la partita ormai si gioca sull’estetica, anzi forse c’è gente che di tecnica ne capisce poco e sceglie solo in base all’aspetto delle bici.

E le tue da questo punto di vista sono avanti?

Oggi ero in bici, sono per qualche giorno in Spagna, e ho fatto 120 chilometri. E quando ci siamo fermati al bar, fra tutte le bici di altri marchi parcheggiate là fuori, la differenza si notava a occhio nudo. La verniciatura fa la differenza, non a caso i modelli di professionisti come Evenepoel e altri big le vernicia tutte Lumar Colors. Con loro faccio tutte le verniciature particolari, sono molto belle.

In tutti questi anni non ti è venuta la voglia di trovare il modo per rientrare?

No, sono uno sponsor tecnico e faccio il mio mestiere. Tra l’altro le bici sono tecnicamente valide e si vendono bene all’estero, anche se nel 2025 ci siamo mossi benino anche in Italia.

Dare le bici non è una forma di ritorno?

E’ un altro mestiere, non c’entra niente con quello che facevo prima. Prima ero un corridore ed è una cosa, fare biciclette è altro. Come se uno fa l’avvocato e un altro il notaio, di mezzo c’è sempre la legge, ma sono con due lavori completamente diversi. Sono soddisfatto perché faccio una cosa che mi è sempre piaciuta anche quando correvo. Ero sempre molto tecnico, stavo attento ai dettagli. Quindi cerco di curare le bici nel migliore dei modi. Poi un po’ me ne intendo, l’esperienza ce l’ho…

Solo due corridori sono stati radiati: Armstrong e Di Luca. Al primo sono stati tolti tutti i risultati dall’agosto 1998 al 2011, le vittorie dell’abruzzese sono ancora tutte sue. L’americano si è sposato con Anna Hansen nell’agosto 2022, mettendo al mondo due figli: Max e Olivia. Anche Di Luca ha una nuova compagna che si chiama pure Anna e hanno da poco avuto una bimba di nome Sofia.

Armstrong non ha mai abbandonato l’attenzione pubblica. Ha 2.800.000 follower su X, conduce due podcast (THEMOVE e The Forward) e ha partecipato al reality show per celebrità Stars on Mars del 2023. Danilo sta un passo indietro. Certi giorni negli occhi ha un bagliore di nostalgia, allora guarda il mare e si gode la nuova serenità.

Rubio, colombiano di Benevento: 21 tappe in mezzo ai grandi

31.05.2024
5 min
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In certi casi i piazzamenti hanno un valore particolare. Quello di Einer Rubio al Giro d’Italia, concluso in settima posizione è preziosissimo perché certifica l’ingresso del ventiseienne colombiano di Chìquiza tra i corridori che hanno un valore assodato nei grandi Giri e nel ciclismo odierno non è cosa da poco. Non lo è neanche nell’economia del suo team, la Movistar, che con lui trova una valida alternativa a Enric Mas, orientato sul Tour.

Pochi sanno però che c’è tanto d’Italia in Rubio, che da ormai sette anni vive e si allena in Campania: «Arrivai da junior – racconta – trovando uno spazio all’Aran Cucine Vejus, società di Benevento. Anche allora il ciclismo giovanile italiano era visto come un’ottima strada per fare esperienza e affermarsi. Mai avrei pensato però che il mio legame sarebbe andato oltre e che lì avrei trovato l’amore. Il presidente del team è diventato anche mio suocero, a Pago Veiano mi ci sono stabilito e mi sento davvero a casa».

Gli inizi di Rubio all’Aran Cucine Vejus, dove il colombiano ha davvero trovato casa
Gli inizi di Rubio all’Aran Cucine Vejus, dove il colombiano ha davvero trovato casa
E’ stato un bel salto per te che venivi da oltreoceano…

Mi sono trovato subito bene, io poi sono nato e ho vissuto in campagna e la piccola dimensione del paese di provincia è ideale per me. Oltretutto le strade qui sono poco trafficate, ideali per potersi allenare anche come altimetria, ci sono begli strappi.

Con il Giro d’Italia hai un bel legame. Lo scorso anno avevi sfiorato la Top 10 vincendo la tappa di Crans Montana, quest’anno hai centrato un piazzamento di maggior prestigio ma senza successi parziali. Che cosa è meglio?

Onestamente sono più contento quest’anno. L’11° posto della passata stagione era stato frutto soprattutto di una lunga fuga, questa volta invece sono rimasto quasi sempre nel vivo dell’azione, a contatto dei più forti (salvo uno, naturalmente…). Puntavo al piazzamento in classifica, anche perché conquistare una tappa così è più difficile: lo scorso anno era molto più facile entrare in fuga, questa volta ero “marcato stretto”…

Rubio al fianco di O’Connor. Per tutto il Giro è stato con i migliori, segno di un salto di qualità
Rubio al fianco di O’Connor. Per tutto il Giro èè stato con i migliori, segno di un salto di qualità
Tu l’anno scorso c’eri, ma non c’era Pogacar, quanto ha cambiato la sua presenza, al di là della vittoria?

Tantissimo nell’economia della corsa. C’era un padrone assoluto, lui e il suo team e non si muoveva foglia che non fosse deciso da loro. La fuga aveva senso solo se loro davano il benestare, non inseguivano. Questo ha reso la corsa più irregimentata, lo scorso anno poteva davvero capitare di tutto. Ma lo sloveno è davvero di un’altra categoria.

Prima del Giro come andavano le cose?

Abbastanza bene, ho seguito praticamente lo stesso schema dello scorso anno in modo da arrivare alla partenza già in buona forma. Le corse a tappe come Volta Valenciana (che di fatto sostituiva la trasferta sudamericana dello scorso anno), Uae Tour e Catalunya sono state ideali per affinare la preparazione, poi sono tornato in Colombia per fare il necessario periodo di altura e sono tornato giusto per la partenza di Venaria reale. Ha funzionato tutto.

Il pubblico campano lo sente ormai come un corridore di casa. Rubio risiede a Pago Vejano (BN)
Il pubblico campano lo sente ormai come un corridore di casa. Rubio risiede a Pago Vejano (BN)
Il tuo risultato dà anche un po’ di respiro al ciclismo colombiano, che ultimamente ha messo in mostra meno talenti rispetto al passato. Pensi che quanto successo a Bernal abbia avuto un contraccolpo?

Un po’ sì. I corridori forti ci sono, c’è tanta qualità. Il problema è strutturale e Bernal con i suoi successi copriva un po’ tutto. Per i giovani è difficile trovare sbocchi, perché significa dover andare via, per gareggiare bisogna pagare dalle nostre parti e la mancanza di un team di riferimento si sente. Per me è stato importante non solo venire in Italia, ma trovare poi un team come la Movistar, ideale per me, una vera famiglia dove c’è anche lo stesso mio idioma. E’ la miglior squadra che potessi desiderare.

Hai vissuto momenti difficili al Giro?

Sicuramente in occasione delle due cadute, con la pioggia e con il terreno sconnesso sulle strade bianche. Ho dovuto inseguire e avevo tanta paura di veder vanificati tutti i miei tentativi, soprattutto l’opportunità che avevi di stare con i migliori.

Insieme a Kuss alla Volta a Catalunya. Le medie corse a tappe sono state la sua preparazione
Insieme a Kuss alla Volta a Catalunya. Le medie corse a tappe sono state la sua preparazione
Dove ti rivedremo?

Le vacanze post corsa rosa stanno già finendo, mi aspetta il Giro di Svizzera dove correrò per la classifica puntando a sfruttare la condizione maturata nelle tre settimane. Poi bisognerà decidere che cosa fare per la seconda parte di stagione.

Tornerai alla Vuelta come lo scorso anno?

Il programma dovrebbe essere questo, ma io vorrei testarmi nelle classiche d’un giorno. Quando sono arrivato in Italia vedevo che il calendario era fatto quasi esclusivamente di corse di quel tipo e mi trovavo abbastanza bene, credo che in certe gare potrei dire la mia, diciamo che ci vorrei provare.

Rubio è nato a Chiquiza (COL) il 22 febbraio 1998. E’ in Italia dal 2017
Rubio è nato a Chiquiza (COL) il 22 febbraio 1998. E’ in Italia dal 2017
Ma visto il percorso di Zurigo, un pensierino al mondiale lo fai?

Più di un pensierino… Ne parlerò con il cittì, se mi vorrà allora preparerò la corsa con grande attenzione. Vestire la maglia della nazionale è un grandissimo onore e su quel percorso non andrei certo per fare la comparsa…