Quando si parla di corse a tappe ci si concentra sempre sui Grandi Giri, su chi è riuscito a conquistare la Tripla Corona e il fatto che fra questi ci siano due italiani (Felice Gimondi e Vincenzo Nibali) è un grande titolo di merito per il nostro ciclismo. Ma se allarghiamo il discorso, se invece di analizzare Giro, Tour e Vuelta guardiamo alla categoria immediatamente successiva, quali sono i nomi più in luce?
Ci si aspetterebbe il solito Eddy Merckx, unico a vantare nel proprio curriculum sia la Tripla Corona che il Grande Slam delle classiche, ma lui era il Cannibale che come sempre ricorda De Vlaeminck ha avuto il merito (o la colpa, dipende da come lo si guarda) di depredare un’intera generazione che era composta da grandissimi campioni penalizzati solo dalla coesistenza con un mostro, sportivamente parlando. Neanche il belga è riuscito però a realizzare la collezione completa delle grandi corse a tappe.


I sei capisaldi delle corse a tappe
Già, ma quali sono? Si tratta di sei capisaldi del calendario internazionale, quelle che sono sopravvissute a ogni ciclico cambiamento: in ordine di effettuazione, abbiamo Parigi-Nizza, Tirreno-Adriatico, Volta a Catalunya, Delfinato (che quest’anno cambia nome diventando Tour Auvergne-Rhone Alpes), Giro di Svizzera e Giro di Romandia.
Merckx è uno di quelli che ha vinto 5 di queste corse, ma gli manca la Tirreno-Adriatico. Ci provò quand’era ormai a fine carriera, quando il suo dominio non era più tale, nel 1976, e ci arrivò davvero vicino, vincendo la seconda tappa a Monte Livata, ma inchinandosi poi a chi quella corsa se la sentiva nel sangue: proprio Roger De Vlaeminck, padrone incontrastato dal 1972 fino al ’77. Alla fine 53” privarono Merckx del suo ennesimo record, rendendolo irraggiungibile.


Porte, fermatosi a un passo dalla gloria
Nessuno è riuscito a vincerle quelle 6 corse, ma con Merckx ci sono altri due corridori capaci di collezionarne cinque. Il primo è Richie Porte, proprio per questo considerato un autentico maestro nelle corse a tappe di media lunghezza. Il tasmaniano non è mai riuscito a tradurre questa capacità nell’arco delle tre settimane, anche se ha potuto almeno chiudere la carriera col ricordo di un podio al Tour de France nel 2020.
Curiosamente, anche l’australiano è rimasto all’asciutto proprio alla Tirreno-Adriatico. Ci ha provato più volte, sin dalla sfortunata edizione del 2014 quando fu costretto al ritiro da una gastroenterite quand’era quarto e in piena lotta per il successo finale. Il suo miglior risultato resta quindi il 4° posto del 2022, l’ultimo suo anno di attività, quando ormai aveva dato tutto il meglio.


Roglic è pronto al grande colpo
Se Merckx e Porte non hanno possibilità di completare la collezione, altri possono farlo e quello più vicino di tutti è Primoz Roglic. Lo sloveno (nella foto di apertura al Romandia) è un vero specialista in questo tipo di competizioni, tanto che vanta ben 9 successi distribuiti fra 5 gare, un numero inferiore solo alle 11 vittorie di Sean Kelly, l’irlandese che però ne ha concentrate ben 7 alla Parigi-Nizza, a cui aggiunge due doppiette alla Volta a Catalunya e al Giro di Svizzera. Ed è proprio la corsa elvetica quella che manca a Roglic, autore di doppiette in tutte le altre prove salvo la Tirreno-Adriatico vinta nel 2022.
Lo sloveno sa di questa ghiotta opportunità: vincendo in Svizzera coglierebbe un risultato mai raggiunto nella storia del ciclismo, dando un’ulteriore impronta alla sua importante carriera, ma non stiamo parlando di un Grande Giro o del Grande Slam che per il suo connazionale Pogacar sta diventando un’ossessione. Nei programmi stabiliti lo scorso inverno, Roglic aveva posto la partecipazione al Giro di Svizzera come una delle colonne portanti della sua stagione, ma ora la sua presenza non è più tanto sicura.


Ma il vincitutto è in agguato…
E Pogacar? Tadej come si sa è molto attento nella “collezione di successi” e punta a vincere tutto quel che conta davvero. L’iridato vanta 5 successi in 4 corse, con le due vittorie alla Tirreno-Adriatico nel 2021-22 che si uniscono alla Parigi-Nizza 2023, Catalunya 2024, Delfinato 2025. Gli mancano le due prove elvetiche e proprio su queste ha posto la sua attenzione nel cammino di avvicinamento al Tour de France.
Come ci arriverà? Difficile pensare a un Pogacar che non parta per vincere, è nella sua natura provarci sempre e comunque, qualsiasi sia il valore della corsa, esattamente come faceva Merckx. Certo, realizzare l’impresa non lenirebbe il dolore della Roubaix sfuggita proprio nel finale nel tripudio dei tifosi belgi di Van Aert, ma sarebbe un bel viatico verso la sua caccia all’ennesima maglia gialla, per poi mettere nel mirino nuovi record.


Quando l’assalto di Vingegaard?
E non dimentichiamo che come Pogacar c’è anche un certo Jonas Vingegaard che vanta un poker di successi in questa speciale graduatoria. Al danese della Visma-Lease a Bike, che quest’anno è salito prepotentemente nella classifica aggiudicandosi Parigi-Nizza e Catalunya, mancano come allo sloveno proprio le due corse elvetiche. Al Giro di Svizzera non ha mai preso parte, il Romandia lo ha corso solo nel 2019 quando, ancora giovanissimo, chiuse al 72° posto. Ma era un altro Vingegaard…
Per quest’anno, compresso fra Giro e Tour, non se ne parla, ma l’idea di completare la collezione non gli è certo indigesta. Molto dipenderà da come andranno le cose quest’anno, sia per lui nei Grandi Giri che per i rivali sloveni nelle due corse elvetiche.