La passerella di Monaco con il re Tadej Pogacar, la sua caduta poi il gran finale a Granada celebrando il beniamino di casa Enric Mas dopo aver toccato anche Francia e Andorra. L’avevamo già visto lo scorso anno con la Salida Oficial dal nostro Piemonte come anche la Vuelta faccia sempre di più l’occhiolino ai Paesi più o meno limitrofi e cerchi di esportare il proprio marchio in ogni angolo del pianeta. Non solo in casa, dunque, dove comunque ha annoverato 16 milioni di telespettatori in media per tappa nell’edizione 2025.
La presenza dell’alieno sloveno, più di quella di altri grandi calibri come il connazionale e quattro volte vincitore della Vuelta Primoz Roglic o quella di Richard Carapaz ha scatenato il pubblico sin dalle prime frazioni e i media sudamericani hanno fatto la differenza e triplicato le richieste sia di copertura in loco da remoto. Poi, la sorprendente uscita di scena di sua maestà Pogacar e una Vuelta che ha riportato la Spagna sul gradino più alto dopo dodici anni di digiuno.


Mas e lo sterrato
Il Direttore Generale della Vuelta Javier Guillen ci ha raccontato questo turbinio di emozioni: «E’ stata una Vuelta mediatica sin dalla partenza con lo spettacolo offerto da un fuoriclasse come Pogacar. Poi, dopo la sua tremenda caduta che ci ha colpito, c’è stata l’ascesa di Mas che ha fatto impazzire i fan spagnoli, riportando un titolo che mancava dai tempi di una leggenda come Alberto Contador.
«Ha vinto attaccando e non è stato facile sia in montagna sia sullo sterrato, che per noi è stato un esperimento riuscito. Non ero un grande fan, devo ammetterlo, ma siamo contenti dell’esito che abbiamo avuto e devo dire che sono sicuramente più favorevole per gli anni a venire rispetto a quanto lo ero prima di questo debutto».


Nel 2027 prima il mondiale
Quest’inverno, verrà presentata l’edizione 2027, con la Salida Oficial dell’anno venturo già confermata dalla Galizia per festeggiare l’Anno Santo Giacobeo e il finale che dovrebbe tornare a Madrid dopo la variante Granada di quest’anno.
«Stiamo valutando diverse opzioni – spiega Guillen – ma penso che la presentazione ufficiale del percorso la faremo nel mese di gennaio, a breve lo comunicheremo. La partenza da Santiago di Compostela è qualcosa di speciale in un anno come il prossimo in cui si festeggia San Giacomo (Santiago, ndr) che è il patrono della Galizia, ma anche di tutta la Spagna. Sarà una Vuelta che nelle prime tappe ripercorrerà alcuni tratti del celeberrimo Camino de Santiago e, come sappiamo, comincerà un po’ più tardi per rispettare il Super Mondiale UCI».
Infatti, si svolgerà dal 4 al 26 settembre, mentre tra due anni ritornerà ad avere la partenza tradizionale nell’ultima settimana di agosto.


L’opzione Sardegna
E proprio per il 2028, sta prendendo corpo un’opzione suggestiva che rivedrebbe la Vuelta fare capolino sul suolo italiano, ma stavolta non sulla penisola. Con la manovra finanziaria della scorsa estate, infatti, il Consiglio Regionale della Sardegna ha stanziato 7,5 milioni di euro per portare le prime tappe così da festeggiare i 700 anni dalla nascita del Regno di Sardegna, che nel 1326 era sotto la Corona d’Aragona.
Guillen non si nasconde: «Siamo ancora nel 2026 e sappiamo che nel 2027 partiremo dalla Spagna, però conosciamo la vocazione che la Vuelta ha per l’Italia. E’ il Paese più “fraterno” che ha la Spagna, insieme a Portogallo e Francia. La Sardegna è un’opzione importante e posso confermare che ci sono stati contatti interessanti.
«Da Direttore della Vuelta posso assicurare che saremmo incantanti da questa possibilità, ma tocca alla componente politica sarda decidere se è fattibile. Comunque, sono certo che prima o poi, il matrimonio con la Sardegna si farà in futuro e sono fiducioso che possa avvenire molto presto». Dunque, più di un’investitura.


La benedizione di Aru
A rafforzare questo grande rapporto c’è anche un testimonial speciale della Vuelta come Fabio Aru. Dopo essere stato l’ospite speciale per la partenza dal Piemonte nell’agosto del 2025, l’ultimo vincitore italiano della Vuelta (2015) sarebbe l’uomo immagine perfetto per un’altra sinergia sull’asse Spagna-Italia.
Dopo aver ammirato il Grande Giro a cui è più legato nella sua regione d’adozione, vederlo calcare le strade della sua terra natale sarebbe l’apoteosi e ce l’ha confermato durante la sua permanenza monegasca di fine agosto.
«Sarebbe un sogno: sapete quanto sia orgoglioso di essere nato e cresciuto in Sardegna. Amo la mia terra – commenta il Cavaliere dei 4 Mori – e sono onorato di essere stato alla Vuelta anche quest’anno e vedere quanta passione, dedizione e lavoro c’è dietro è qualcosa di davvero unico. Ringrazio ogni giorno di poter vivere momenti così».