Visita Mathieu Van der Poel, Angelo Furlan, sede idmatch (foto pocispix)

Van der Poel è veneto, parola di Angelo Furlan

17.05.2026
7 min
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Era il 20 aprile, 8 giorni dopo la Roubaix di Van Aert, quando Mathieu Van der Poel si è presentato nella sede di Selle Italia, accolto dalla dirigenza del brand e in modo (per noi) inatteso da Angelo Furlan. Poi ci si sono messe le Ardenne e il viaggio in Belgio, a seguire è arrivato il Giro d’Italia e si rischiava che l’incontro si perdesse nel tempo. Eppure, affascinati dalla figura di Van der Poel e convinti che se c’è di mezzo Furlan ci fosse qualcosa da raccontare, approfittando di un orario improbabile del mattino, abbiamo riportato l’attenzione del vicentino su quell’incontro di tre settimane fa.

«La mia presenza – spiega Furlan, che prima di accettare l’intervista ha dovuto chiedere l’autorizzazione al marketing di Selle Italia – è dovuta alla mia collaborazione con idmatch, la loro piattaforma di bike fitting. Mathieu doveva venire in Selle Italia per vedere l’azienda e conoscere dove nasce la sella su cui passa diverse ore ogni giorno, e così è nata l’idea di fargli conoscere anche il sistema di biomeccanica.

«In aggiunta, gli abbiamo mostrato Pressure Map, che permette di capire in maniera ancora più precisa come posizionare la sella e soprattutto come svilupparla migliorando i punti di appoggio. Si valutano le pressioni delle tuberosità ischiatiche e la rotazione del bacino, ma soprattutto si analizzano tutti i dati dell’atleta mentre pedala. Van der Poel è un tipo sanguigno, puro istinto che tanto piace alla gente, ma il suo modo di essere poggia su tecnologie cui è molto interessato».

Furlan spiega a Van der Poel la Pressure Map per la personalizzazione della sella (foto pocispix)
Furlan spiega a Van der Poel la Pressure Map per la personalizzazione della sella (foto pocispix)
Furlan spiega a Van der Poel la Pressure Map per la personalizzazione della sella (foto pocispix)
Furlan spiega a Van der Poel la Pressure Map per la personalizzazione della sella (foto pocispix)
La biomeccanica di Van der Poel nasce da idmatch?

Ovviamente lui ha il suo biomeccanico, che però si avvale di questo sistema. Infatti per replicare le sue misure, sono entrato nella scheda e non ho fatto altro che inserire il codice ottenendo tutte le informazioni sul suo assetto in bicicletta. Utilizzano idmatch, ma sono dei biomeccanici professionisti e alla fine c’è sempre la trasposizione finale data dall’esperienza. A maggior ragione nel loro caso, visto che Mathieu fa ciclocross e tutte le gare del Belgio: con lui si deve intervenire sulla sella, ma anche sul manubrio. Certe regolazioni si fanno in esterno, perché il 50 per cento dipende dai principi di bike fitting e il resto dal feeling di guida. C’è da trovare l’equilibrio.

Van der Poel ti è parso interessato oppure era lì perché ce l’hanno portato?

Era in Italia per un giro degli sponsor, nei giorni successivi ad esempio è andato da Pirelli, quindi alla base del viaggio c’erano anche operazioni di marketing. In realtà però, Mathieu è molto istintivo e semplice. Siamo andati anche a pranzo assieme e mi sono reso conto che ama il nostro cibo, il vino e il resto.

Che cosa avete mangiato?

La stessa cosa che mi hanno chiesto quando siamo tornati in Selle Italia. E io ho risposto che ha mangiato come una persona normale, si è fatto anche due giri di primo, al bicchiere di vino non ha detto di no, quindi mi è parso molto genuino. Se non avessi saputo di avere davanti Mathieu Van der Poel, avrei avuto la sensazione di essere davanti a un ragazzo giovane che si sta godendo la vita.

Campionati del mondo ciclocross 2026, Hulst, Mathieu Van der Poel
Il fatto che Van der Poel pratichi strada, cross e MTB fa sì che la sua posizione in sella vada studiata con attenzione superiore
Campionati del mondo ciclocross 2026, Hulst, Mathieu Van der Poel
Il fatto che Van der Poel pratichi strada, cross e MTB fa sì che la sua posizione in sella vada studiata con attenzione superiore
E sul fronte della tecnica?

Mi ha stupito la sua meticolosità. Si dice sempre che fra i due rivali, Van Aert sia il più metodico e Van der Poel il più estroso ed istintivo. In realtà non è proprio così, vi posso assicurare che non è stato lì solo per protocollo.

Ha parlato con qualcuno in particolare?

Ha voluto conoscere tutti gli aspetti dell’azienda, com’è costruita la sua sella. Ha parlato con tutti gli addetti alla lavorazione, ha voluto vedere com’è montata la sella, ha guardato e si vedeva chiaramente che non fosse lì solo per le foto di rito. Ha voluto capire il sistema di montaggio e di produzione, è stato con noi per tre ore. Ha voluto parlare con chi monta praticamente la sua sella, ha parlato con tutti i dipendenti. Si vede se uno arriva solo perché deve farlo o se è davvero interessato. E alla fine l’ho anche ringraziato…

Per cosa?

Perché a parte il piacere di averlo conosciuto, gli ho detto grazie a nome di tutti gli amanti della multidisciplina, perché ha sdoganato tutte le impennate e quel suo mettere la bici di traverso. «A nome di tutta la old school – gli ho detto – Mathieu ti ringrazio perché quando lo facevo io, mi prendevano per scemo. Quando impennai sullo Zoncolan nel 2006, mi guardarono storto, adesso invece è figo. Se oggi i giovani si avvicinano e il mondo del ciclismo si sta un po’ svecchiando, lo dobbiamo a te». E alla fine di questo mio discorso, ci siamo fatti una grande risata.

Dopo la visita in Selle Italia, Van der Poel ha approfondito la sua scelta di gomme (foto Pirelli)
Dopo la visita in Selle Italia, Van der Poel ha approfondito la sua scelta di gomme (foto Pirelli)
Dopo la visita in Selle Italia, Van der Poel ha approfondito la sua scelta di gomme (foto Pirelli)
Dopo la visita in Selle Italia, Van der Poel ha approfondito la sua scelta di gomme (foto Pirelli)
Avete parlato soltanto di selle e biomeccanica?

No, abbiamo parlato anche della Roubaix, del discorso dei tubeless e della sezione degli pneumatici ed è stato molto interessante. Lui dice che hanno trovato una soluzione per tutto, ma non riescono ancora a trovarla per la Foresta di Arenberg. Perché ci entrano dentro a tuono, anche se hanno messo la chicane, e si danno ancora troppe botte sul pneumatico, ma sicuramente ne verranno a capo. Anche secondo lui, lo standard massimo di larghezza su strada è il 32, oltre quella misura le gomme non scorrono più.

Ha detto qualcosa del problema con i pedali di Philipsen?

Gliel’ho buttata lì ed ho avuto la netta sensazione che se fossimo stati solo io e lui, ci saremmo fatti tante risate. Purtroppo aveva accanto i due manager che per tutto il tempo hanno fatto da filtro e hanno tutelato la… genuinità della conversazione, diciamo così. Devo dire che Van der Poel è molto veneto, se ci fosse un incontro fra Mathieu e i veneti, ci sarebbe una grande festa. Lo capisci che è uno dei nostri, è proprio genuino.

Pressure Map è il punto di passaggio per arrivare alla vera sella su misura (foto idmatch)
Pressure Map è il punto di passaggio per arrivare alla vera sella su misura (foto idmatch)
Pressure Map è il punto di passaggio per arrivare alla vera sella su misura (foto idmatch)
Pressure Map è il punto di passaggio per arrivare alla vera sella su misura (foto idmatch)
Tornando a Pressure Map, bisogna dire che altre aziende hanno da anni una soluzione simile…

Non è una novità, c’è da tempo: immagino già i primi commenti. La novità del carico pressorio non è tanto quella del tappetino sensoriale che c’è da molti anni, ma è l’affinamento di questi concetti e soprattutto la raccolta dati per creare modelli in base ai vari scopi. Fino ad ora questi dati finivano in mano all’operatore che li interpretava e in base alle competenze di chi li vedeva, si avevano risultati diversi. Ora si possono elaborare con più precisione, al punto di capire quale sia la sella più adatta per il corridore e per me questo è davvero un punto di svolta nell’affrontare qualsiasi biomeccanica.

Non solo con modelli di Selle Italia?

Esatto, non solo. Anzi, tengono molto a sottolineare il concetto che idmatch non sia figlio di Selle Italia, ma è un’azienda che gode di tecnicità propria. Puoi lavorare con le forme di tutte le selle e di qualunque marca. Il tappetino ce l’ho da 5-6 anni, idmatch ha reso il mio lavoro molto più preciso e rapido, ma ora si è fatto un cambio di passo importante nella ricerca della sella ideale e anche del suo sviluppo.

Gruppo completo: il titolare Riccardo Bigolin con Van der Poel e a destra Furlan (foto pocispix)
Gruppo completo: il titolare Riccardo Bigolin con Van der Poel e a destra Furlan (foto pocispix)
Gruppo completo: il titolare Riccardo Bigolin con Van der Poel e a destra Furlan (foto pocispix)
Gruppo completo: il titolare Riccardo Bigolin con Van der Poel e a destra Furlan (foto pocispix)
Questo significa che si potrebbe arrivare ad avere la sella davvero su misura?

Questa potrebbe essere una prospettiva futura. Non è ancora ufficiale, ma ci sono le potenzialità perché nel futuro del sistema possa esserci anche questo. Piuttosto, ditemi voi: come sta andando al Giro d’Italia?

Bene, Vingegaard sembra in controllo, peccato che sul Blockhaus Pellizzari non sia riuscito a seguirlo…

Vado contro corrente, è bella questa roba. Sanno a quanti watt devono salire, invece mi piace che Giulio se ne sia sbattuto e ci abbia provato lo stesso, anche se la sua critical power gli diceva di stare fermo. Magari crescendo capirà di dover contare fino a dieci, ma va bene anche così, secondo me. Così almeno la gente salta dal divano e il ciclismo torna a essere ancora un po’ poetico…