Mathieu Van Der Poel raddrizza il suo Tour de France come si fa con un quadro appeso alla parete, a Ussel in cima a uno strappo di 800 metri, al termine di una tappa che tanto ha ricordato le strade di una classica è emerso il corridore della Alpecin-PremierTech. La volata che gli ha portato il terzo successo di tappa alla Grande Boucle è potente ed elegante, eppure di fatica per arrivare fino all’arrivo l’olandese ne ha fatta tanta.
Van Der Poel rimette nel cassetto le critiche che gli erano piovute addosso dopo un inizio di Tour de France non esattamente entusiasmante. Quando sei uno dei tre corridori più forti al mondo tutti si aspettano da te cose eccezionali, ma non sempre è facile esserlo. Ci siamo abituati alla facilità con la quale Tadej Pogacar fa tutto, tanto da dimenticarci che a volte anche ai campioni capita di essere normali.




Giornata da classiche
L’organizzazione del Tour de France ha deciso di accorciare la tappa di ieri, riducendola di una trentina di chilometri a causa del caldo elevato portato dalla canicola che asfissia la corsa. Tuttavia non sono mancati spettacoli e ritmi elevati, la Grande Boucle aveva disegnato una tappa mossa, difficile da digerire per le ruote veloci e tanto invitante per gli uomini da classiche. Non a caso i due principali protagonisti della giornata sono stati Mathieu Van Der Poel e Tom Pidcock. Il britannico aveva un diavolo per capello e sugli strappi che da Molemort hanno portato ad Ussel è stato uno dei più attivi insieme proprio a Van Der Poel.
«E’ stata una giornata davvero tosta – ha raccontato l’iridato di Glasgow – l’inizio del Tour non è stato dei migliori per la nostra squadra, ma come sempre abbiamo mantenuto la calma. Il nostro gruppo è davvero affiatato, abbiamo continuato a credere che le cose sarebbero cambiate e si sarebbero aggiustate. Magari non oggi, magari nella seconda settimana, magari nella terza. Ma è davvero bello arrivare al primo giorno di riposo con una vittoria.
«Questa è solo la mia terza vittoria di tappa al Tour de France – spiega – penso che dimostri quanto sia difficile vincere qui. Abbiamo sempre vinto nelle Classiche Monumento e spesso anche nelle tappe del Tour, ma nulla è scontato. Continuare a lavorare dando il massimo, è tutto ciò che possiamo fare».


Strappi e ciclocross
Nei 156 chilometri della tappa di ieri non c’è stato spazio per la pianura. I quattro GPM, due di terza categoria, uno di quarta e uno di seconda categoria hanno frazionato il gruppo fin da subito. Ma la vera differenza, come spesso accade, la si è fatta quando la salita finiva. Con la strada in continua ascesa e le gambe dei corridori sempre più affaticate.
E’ qui che sono emerse le qualità di Van Der Poel e Pidcock, i quali hanno dato vita a uno spettacolo fatto di rilanci, azioni sugli strappi e una volata degna di una corsa di ciclocross. Condotta dalla testa e vinta da Van Der Poel, senza possibilità di replica per nessuno degli altri tre contendenti. L’olandese sigla il terzo successo di tappa al Tour de France, mettendosi alle spalle una prima settimana che lo ha messo in difficoltà.
«Con il caldo è andata decisamente meglio – prosegue Van Der Poel – rispetto ai primi giorni. Stavo faticando tanto e avevo anche qualche difficoltà a recuperare, anche dopo le giornate più facili. Oggi finalmente avevo le gambe per dare il massimo».


VDP Festival
L’azione decisiva, che ha portato Van Der Poel, Pidcock, Johannessen e Baudin a giocarsi la tappa è arrivata quando l’azione dei fuggitivi sembrava destinata a spegnersi. Ci ha pensato l’uomo della Alpecin-Premier Tech a soffiare sulla brace e dare nuova vita alla fuga di giornata. Sono bastati i 900 metri al 4,9 per cento di Mont Bessou. Van Der Poel ha preso la salita con la forza di un muro, gonfiando le braccia possenti e spingendo con tutto il corpo sulla sua Canyon.
«Ho speso molte energie cercando di mantenere viva la fuga – ha detto ancora – c’era molta pressione da parte del gruppo. Le strade erano terribili per una fuga. Doveva durare fino in fondo. Abbiamo lottato davvero tanto e sono felice di aver portato a casa la vittoria».
Un giornalista poi gli chiede se è finalmente iniziato il Il Van Der Poel Festival: «Forse sarà il festival di un solo giorno – replica VDP – ma almeno è stato bello».




Ganna e quei 6”
Il gruppo non ha lasciato tanto spazio alle azioni dei fuggitivi, ci hanno provato in tanti fin dai primi chilometri. Alla fine la fuga che è venuta via, ed arrivata a giocarsi la vittoria a Ussel, è uscita di forza. Il vantaggio massimo è stato di un minuto e mezzo, con la Ineos che nei chilometri finali ha lavorato tanto insieme alla Lidl-Trek per chiudere e giocarsi le chance di vittoria in volata. Sono mancati solamente sei secondi per chiudere sulla fuga.
«Stiamo facendo un lavoro straordinario come squadra – ha detto dopo l’arrivo Ganna – forse le altre avrebbero potuto darci una mano, probabilmente hanno adottato un approccio più prudente. Purtroppo nel momento in cui è andata via la fuga ho avuto un problema con il sacchetto del rifornimento, stavo prendendo da bere e da mangiare e ho perso il tempo giusto. Abbiamo provato a chiudere, siamo arrivati davvero vicini ai fuggitivi. Ho vinto la volata, ma purtroppo davanti a noi c’erano altri corridori».
I segnali però sono positivi per il campione della Ineos Grenadiers, il quale avrà modo di tentare altre volte di giocarsi le sue carte da qui alla fine del Tour. La cronometro non presenta il percorso più adatto a lui, Ganna dovrà contare sulle sue qualità in una corsa in linea. Abbiamo ancora negli occhi la prestazione della Dwars Door Vlaanderen, vittoria di grande qualità che merita un seguito: quale posto migliore del Tour de France?