LIDO DI CAMAIORE (LU) – Al pari di Pogacar l’altro giorno a Siena, Ganna è contento come succede quando hai tanto lavorato senza riferimenti e la vittoria conferma che l’hai fatto bene. Dopo Tadej e Van der Poel, un altro dei tre di Sanremo ha battuto il colpo. Sul lungomare il sole ha costretto tutti a sfilare giacche e maglioni, Pippo indossa la maglia di leader della Tirreno e dal colletto affiora quello del body tricolore. La cronometro della Versilia lo ha visto vincitore in 12’08” alla media di 56,858. Un treno, sfrecciato sul traguardo con un fruscio. Su 38 vittorie ottenute finora, 31 sono venute a cronometro.
«Sì, ne avrò vinte anche 38 – sorride Ganna, di ottimo umore – ma quanti sono i secondi posti? Sono tanti quanti le vittorie, per questo bisogna investirci e migliorare. Bisogna rimanere aggiornati perché da vittoria al secondo posto a volte è un pelo, a volte è proprio niente, a volte è un’eternità. L’anno scorso all’europeo ho visto come nei punti più adatti a me potevo difendermi anche contro Remco, però dove la strada sale, il peso fa la differenza.
«Perdo molti secondi, quindi ogni volta devo cercare di essere più veloce dove posso e limitare i danni dove non posso essere veloce. I rumors dicono che la crono della prossima Olimpiade avrà l’arrivo in salita, quindi magari mi dovrò concentrare su altre cose (ride, ndr)».
Il pubblico italiano lo ha acclamato come ogni anno, in questa crono che è diventata una classica e al mattino ha visto fra gli juniores la vittoria di Patrick Pezzo Rosola, anche lui con copriscarpe della Ineos Grenadiers che da pochi giorni ha affiancato la sua Nord est Petrucci Assali Stefen. Sua madre Paola, due ori olimpici nella mountain bike, l’abbiamo vista nell’ultimo chilometro che aspettava il passaggio degli ultimi prima di andare via.
Però intantoGanna risponde e parla, con la voglia di raccontarsi. Stamattina prima del via, Marco Villa ci ha raccontato che dopo la Volta ao Algarve, il suo pupillo è andato ad allenarsi da solo e spesso dietro moto a Gran Canaria e che quindi è arrivato qui un po’ stanco.


Come Pogacar e Van der Poel: l’allenamento solitario è la nuova chiave di Ganna per il successo?
Quest’anno ho speso tanto tempo ad allenarmi al caldo. A Gran Canaria ho avuto prima una settimana con un po’ di mal di gola e un po’ di tosse per il cambio di clima. Però non mi sono fatto demoralizzare, sapevo che comunque dovevo allenarmi per arrivare agli obiettivi che mi ero proposto durante l’inverno. Quindi sono rimasto tanto tempo concentrato. Ho avuto compagni di avventura diversi, all’inizio con Matteo (Sobrero, ndr), poi compagni di squadra nei vari ritiri. Però sì, tanti allenamenti da solo.
E come è andata?
Quando pensavo di mollare, avevo in mente l’obiettivo principale della stagione che ovviamente è la Sanremo. Però non volevo neanche strafare e l’allenatore più di una volta mi ha tirato il freno a mano. E mi ha detto: «Filippo non andiamo in condizione adesso, gli obiettivi sono più avanti». Quindi spero di essere sulla rotta giusta, con le condizioni giuste, senza aver dato né troppo né troppo poco.
Questa vittoria si può considerare una risposta a quello che hanno fatto Van der Poel all’Omloop Nieuwsblad e Pogacar alla Strade Bianche?
Diciamo che sono corse differenti, sono tipologie differenti di corsa. Ho grande stima di questi due corridori. Credo che Tadej sia rientrato dall’inverno facendo vedere che è veramente forte. E lo stesso Mathieu ha fatto grandi cose per tutto l’inverno. In ogni caso non mi posso confrontare con lo stesso metro di paragone, però credo di aver fatto tutto il meglio per fare un ottimo risultato.


Hai detto che sulla crono c’è da investire e migliorare: quanto sono cambiate le bici negli ultimi dieci anni?
Alla fine credo che già con i freni a disco la situazione sia molto cambiata. Oggi abbiamo visto anche Van Aert partire con una doppia lenticolare. C’è tanta tecnologia che progredisce, tante cose comunque belle e interessanti, perché se rimanessimo ancora con i freni a bacchetta sarebbe una strana situazione. Tutto il mondo continuerebbe a evolversi e noi rimarremmo fermi. L’unica cosa che non è cambiata negli anni è attaccare ancora il numero con le spille. Quello ricorda il ciclismo di una volta e fa un po’ ridere. Tutti controllano l’aerodinamica, poi si attacca il numero con le spille cercando di farlo il più aderente possibile.
Hai detto di non esserti sentito al 100 per cento, eppure hai vinto: pensi che sia un bel segnale?
Magari non ho ancora l’elasticità muscolare che potevo avere fino a qualche anno fa, forse l’età comincia a farsi sentire. Dite che sono ancora giovane, però comincio ad essere uno dei vecchi del gruppo. Speriamo che la condizione possa arrivare nei prossimi giorni e darmi quello che mi serve per arrivare senza pensieri dove conta. Di sicuro sono consapevole di aver lavorato bene. Forse non ho ottenuto ancora la condizione che volevo, però ho imparato che anche quando la gamba non è della migliore, la testa può fare la differenza.
Hai raccontato di aver parlato tanto della Sanremo con Piero Baffi, quasi a voler cercare riscontri fuori dalla cerchia dei tecnici. Preferisci avere un confronto meno schematico?
Al contrario di tanti, non ho nessun mental coach, preferisco confrontarmi con gli amici che magari sanno meno di ciclismo, perché mi piace avere il punto di vista di qualcuno che non è esperto. L’esperto ha chiaramente una sua opinione e riesce subito a dare un punto negativo o positivo alla performance. Mi piace confrontarmi con amici e parenti perché di sicuro non hanno in testa i watt, l’alimentazione e tutte queste cose qua e sono un po’ più all’acqua di rose. Mi piace più avere un confronto di questo tipo che avere un confronto minuzioso.






Si può dire che a Ganna non piaccia il ciclismo troppo scientifico?
Quest’anno ho provato a seguire minuziosamente l’alimentazione e dopo una settimana sono saltato. Quindi ho continuato a fare quello che facevo prima e forse riuscirò a tornare ai livelli dell’anno scorso, che mi sono sembrati più che dignitosi. Però ho notato che in certi momenti mangiavo meno di quello che avrei dovuto. Forse per mia ignoranza, scambiavo il fatto di mangiare poco come il modo per dimagrire, invece mangiando di più ho meno deficit e mi aiuta a perdere peso più velocemente. Quindi mi piace il ciclismo metodico, mi piace la ricerca, ma non sono esasperato come tanti.
Come chi, ad esempio?
Ogni tanto sui social vedo i reel che mi passano, dove ragazzi di categorie molto giovani seguono già diete o grammature. La cosa che mi fa sorridere è pensare che il mio primo mondiale l’ho vinto mangiando Nutella, uova strapazzate e bacon. La nutrizione è importante, essere metodici è importante, ma credo che la leggerezza di testa sia molto più importante.
A proposito di leggerezza, trovare sull’ammiraglia Viviani e Geraint Thomas è un valore aggiunto?
Qui doveva esserci Cioni, ma è malato e lo saluto: «Ciao Dario, torna presto qui!» (ride, ndr). Mi ha seguito Leo Basso e mi ha spinto bene. Elia l’ho sempre visto come un direttore sportivo anche quando era un mio compagno, perché tanti consigli glieli ho sempre chiesti e ho voluto sempre confrontarmi con lui. Credo che avere accanto lui e Thomas mi dia la tranquillità che potrà portarmi dove voglio senza essere troppo pesante di testa o senza troppe pressioni.


Cercherai di difendere la maglia?
Sincero, fino ad oggi non avevo pensato che domani c’è lo sterrato e può essere una tappa di classifica. Ero rimasto solo alla cronometro, non ho pensato a domani. Di sicuro stasera, quando arriverò in hotel, ci saranno i vari meeting con direttori e allenatori e penseremo anche a domani. Cercheremo di vedere il finale e capire come affrontarlo, come arrivare nelle migliori condizioni per riuscire anche ad agevolare i nostri compagni di squadra. Proverò a difendermi senza strafare e se poi nei prossimi giorni ci scappasse un giorno di gloria personale, sarei altrettanto felice.
L’obiettivo è un altro, insomma…
Sono qui per trovare il miglior feeling possibile per affrontare le prossime settimane e non vedo l’ora che venga quella fra la Tirreno e la Sanremo per potermi riposare un po’. Il giorno in cui avrò messo il mio ping, se arriverà il risultato, sarò molto felice. Se invece non dovesse, vuol dire che qualcuno è stato più forte di me.