Tadej Pogacar, Tour 2026 Parigi

Pogacar re: quinto Tour e ancora tanta voglia di divertirsi

26.07.2026
5 min
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Fino alla fine. Ha lottato, corso e divertito. Tadej Pogacar non si è fermato neanche oggi sugli Champs-Elysées. E’ stata una tappa sontuosa. Una tappa che solo dieci anni fa non avremmo mai immaginato di vedere, con gli uomini di classifica a sprintare per la vittoria.

A Parigi, però, Pogacar ha vinto ugualmente. Ha conquistato il Tour de France, il quinto della sua incredibile carriera. Da oggi è definitivamente nel gotha dei grandissimi. Lui non gradisce i paragoni: è più grande di Merckx? No? Sì? Resta il fatto che lo stesso Cannibale ha detto che lo sloveno è più forte di lui. Di certo, dopo questo Tour, Pogacar si è vestito di un’aura di ciclistica santità. Passateci il termine.

Il podio finale del Tour 2026: 1° Tadej Pogacar, 2° Remco Evenepoel a 6'26"; 3° Isaac Del Toro a 9'42"
Il podio finale del Tour 2026: 1° Tadej Pogacar, 2° Remco Evenepoel a 6’26”; 3° Isaac Del Toro a 9’42”
Il podio finale del Tour 2026: 1° Tadej Pogacar, 2° Remco Evenepoel a 6'26"; 3° Isaac Del Toro a 9'42"
Il podio finale del Tour 2026: 1° Tadej Pogacar, 2° Remco Evenepoel a 6’26”; 3° Isaac Del Toro a 9’42”

Non solo tre settimane

Il viaggio di questo Tour de France non è iniziato a Barcellona per Pogacar e la sua UAE Emirates, ma molto prima. E’ cominciato già in inverno, quando la squadra aveva tracciato il programma della stagione. Il problema, che poi problema non è stato visto l’esito finale, è che lo stesso Tadej aveva posto un veto ai suoi preparatori: «Okay il Tour, ma io voglio essere pronto anche per la Sanremo e la Roubaix». E così via con lavori esplosivi, le tante sedute in palestra che lo avevano trasformato. Poi, però, arrivata la primavera, bisognava riportarlo in modalità Grandi Giri e, a detta dello staff, Tadej ha mantenuto il patto.

Con la serietà e la spontaneità che lo contraddistinguono si è rimesso sotto e si è presentato al top per questa Grande Boucle. Badate: non è affatto scontato che un atleta, soprattutto del suo calibro e con un palmares così ricco, riesca a ritrovarsi nuovamente al massimo della condizione. E con tanti stimoli. E di stimoli, come vedremo, ne ha parlato Tadej stesso.

Poi, nella storia di questo Tour, ecco le perle: la tappa lasciata a Isaac Del Toro a Barcellona, il volo sul Tourmalet, l’assolo incredibile e splendido dell’Alpe d’Huez.

«Cosa significa per me diventare co-detentore del record? Non lo so, non è neanche questa la prima cosa che mi interessa. Ogni vittoria è molto speciale per me. Ho partecipato al Tour sette volte e sono salito sul podio sette volte».

«Voglio e devo ringraziare tutta la mia squadra. E’ la migliore che si possa desiderare. Devo anche ringraziare gli avversari. Mi spiace per Vingegaard, spero recuperi presto. Ora sotto con un altro obiettivo: mi serve per tenere alti gli stimoli. Ma adesso godiamoci la festa».

Tadej Pogacar, Alpe Huez 2026
Per Pogacar oltre alla generale, anche cinque tappe. Su tutte la perla dell’Alpe d’Huez che tutto il pubblico attendeva
Tadej Pogacar, Alpe Huez 2026
Per Pogacar oltre alla generale, anche cinque tappe. Su tutte la perla dell’Alpe d’Huez che tutto il pubblico attendeva

Più forte del Tour

Probabilmente questo Tour de France non è mai stato realmente in discussione. Come ci aveva detto Miguel Indurain a Barcellona, la sera della presentazione delle squadre, il vero rivale di Pogacar era il Tour de France stesso. Tradotto: quei 3.300 chilometri andavano comunque percorsi e non doveva succedere nulla. Tadej è stato più forte perfino di questa incognita. Sempre lucido. Sempre attento. La curva che ha messo kappao Lipowitz nella crono la dice tutta.

Nessun momento di difficoltà, dunque? Vista da fuori no. Almeno non sul piano personale. Semmai c’è stata qualche complicazione nella terza settimana quando McNulty, Wellens e Yates sono stati male.

«Credo che quando si partecipi a un Tour de France si debba soffrire e ci siano dei momenti di difficoltà – ha detto Pogacar – Bisogna affrontare un lungo percorso per arrivarci e poi ci si trova di fronte ai propri più grandi rivali, tutti al massimo della forma. Qui tutti danno il massimo, quindi è inevitabile: bisogna sempre soffrire».

Pogacar non ha spiegato in quale occasione abbia sofferto davvero. Forse mentre spingeva sull’Alpe d’Huez o, più probabilmente, proprio poche ore fa nella folle fuga insieme a Mathieu Van der Poel.

Forse un momento difficile è stato un accadimento parallelo alla corsa. Va ricordato infatti che, durante questo Tour de France, soprattutto nelle tappe del Centro e del Sud della Francia, Pogacar ha ricevuto dei fischi.

«Il 95 per cento dei tifosi di ciclismo – ha detto Matxin – tifa Pogacar. Non si può pretendere che lo facciano tutti. Pertanto bisogna andare avanti così. Evidentemente questo spettacolo piace». Sul podio di Parigi, Pogacar, forse anche con un pizzico di furbizia, ha ringraziato tutti i tifosi e tutta la Francia. Anche questo è il gesto di un campione.

Pogacar ha esaltato e ringraziato la squadra. Per tutti i corridori UAE capelli biondi... come fece la Mercatone Uno di Marco Pantani nel 1998
Pogacar ha esaltato e ringraziato la squadra. Per tutti i corridori UAE capelli biondi… come fece la Mercatone Uno di Marco Pantani nel 1998
Pogacar ha esaltato e ringraziato la squadra. Per tutti i corridori UAE capelli biondi... come fece la Mercatone Uno di Marco Pantani nel 1998
Pogacar ha esaltato e ringraziato la squadra. Per tutti i corridori UAE capelli biondi… come fece la Mercatone Uno di Marco Pantani nel 1998

Pokerissimo di squadra

E poi c’è la squadra. Pogacar l’ha ringraziata in ogni intervista e in ogni conferenza stampa post tappa. Ha voluto che Brandon McNulty, ritiratosi nei giorni scorsi, fosse comunque presente a Parigi. Si è messo perfino a fare il gregario.

Per fare un esempio, la sera del Col de Sarenne, appena ventiquattr’ore prima dell’arrivo finale, in conferenza stampa era sorridente, spigliato, divertente e rilassato. E quando si è congedato ha ripreso il microfono e, come fosse un coro da stadio, ha intonato: «Toro, Toro…», inneggiando al compagno Isaac Del Toro che, anche grazie al suo aiuto, aveva conquistato la maglia bianca.

Un Tadej così brillante e felice lo avevamo visto soltanto dopo la vittoria della Milano-Sanremo. «La cosa più importante – ha detto Pogacar – è godersi ciò che si fa. Amare il proprio lavoro e circondarsi di persone di cui ci si fida. Persone che ti aiutano e ti sono vicine nei momenti più difficili. E’ così che costruisci te stesso e puoi inseguire i tuoi sogni. E’ così che puoi trovare ambizioni sempre nuove».

Ora tutti lo aspettano al varco per sapere se sarà alla Vuelta oppure no. I dubbi saranno sciolti a breve. In questi giorni al Tour di voci ne abbiamo sentite. Secondo alcuni, dopo la visita del suo padrone di casa, il Principe Ranieri (la Vuelta partirà dal Principato di Monaco dve vive Pogacar), Tadej ci sarà. Secondo la stampa slovena invece no, perché è particolarmente attirato dal campionato europeo in casa. Si vedrà e la soluzione del rebus la conosceremo tra pochi giorni. Intanto inizia la festa… dei biondi della UAE, del suo staff e dei loro familiari all’ombra della Tour Eiffel.