Il ciclismo, ma solo… Ciclismo Ignorante!

15.02.2021
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Una pagina Instagram venuta fuori dal nulla nel 2015, il nome un programma: Ciclismo Ignorante. Te ne accorgi subito se i social ti premiano e l’ascesa di quei post e di quelle battute non poteva passare inosservata. Prima il consenso della gente comune. Poi il gradimento dei corridori e dei campioni come benzina sul fuoco. E in un attimo numeri da capogiro, ma più che i numeri la sobrietà delle posizioni e la puntualità dei post.

“In uno scritto di Marco lessi: vado a correre con la paura di vincere”
“In uno scritto di Marco lessi: vado a correre con la paura di vincere”

La curiosità è sempre stata tanta, ma stavolta abbiamo pensato di farci raccontare tutto e siamo andati alla fonte. Da Piergiorgio, studente di medicina originario di Frosinone. Ciclismo Ignorante è lui e adesso gli chiediamo perché.

Quando nasce l’idea?

Nasce alla Vuelta di Aru, nel 2015. In quella corsa succedevano cose strane. Paulinho tirato giù da un’ammiraglia, Sagan sbattuto per terra dalla moto. Aru si giocava la corsa. E mi venne in mente che poteva servire un posto in cui raccontare quella corsa. Mi ispirai ad alcuni video. Un’intervista a Raimondo Vianello che fingeva di essere un corridore e un video con Adorni che si prestava al gioco. Ne veniva fuori che il ciclismo è uno sport ignorante, verace, senza peli sulla lingua. Inoltre una scelta di questo tipo mi permetteva di avere accesso a una semantica che se mi fossi chiamato in modo più serio, non avrei potuto utilizzare.

Passo indietro, perché il ciclismo?

In Italia si arriva a questo sport per tre motivi. Le storie del nonno, le imprese di Pantani, le imprese di Nibali, a seconda degli anni. Io lo devo a un mix fra le prime due. Pantani è il primo ciclista di cui ho memoria. E poi c’è la passione di mio padre che mi portava con sé ogni volta che una corsa passava dalle parti di Frosinone.

Che cosa significa gestire Ciclismo Ignorante?

Sono sei anni che mi sveglio ogni mattina e penso a cosa fare. Sono partito da Facebook, poi sono passato a Twitter e ora su Instagram, seguendo l’evoluzione dei social. Mi sveglio, vedo quali corse ci sono e che cosa si può raccontare. E’ un fenomeno che si è autoalimentato, il perché va capito. Nei primi due anni, l’Oscar Ignorante lo animavo io, adesso arrivano anche 120 segnalazioni all’anno.

In quanti siete?

Faccio tutto da solo e prende tante energie mentali, dipende anche da quante corse ci sono in un giorno. In ogni caso, se ci sono corse, è più facile, basta raccontare in modo meno banale quello che avviene e che avverrà. La primavera invece è stata dura, perché l’appassionato vuole il ciclismo e invece era tutto fermo. Ciclismo Ignorante è la mia vita di ogni giorno da quasi sei anni. Il materiale si recupera dal web, più alcune chicche che arrivano dagli utenti, nei cui confronti faccio spesso da filtro, per evitare che escano cose poco convenienti. Ogni tanto scrive anche qualcuno secondo cui il ciclismo non è ignorante, ma alla fine è un’etichetta, un nome…

Lo stupore per il ritiro di Dumoulin
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Ogni giorno da sei anni, riesci anche a studiare?

Sono in dirittura d’arrivo, per fortuna ce la faccio.

Quali sono i gesti ignoranti che ricordi più di altri?

Bella domanda, sono davvero tanti. Quello che ha avuto più risonanza sicuramente è stato il video dei boccettini. Poi l’espisodio di Dumoulin e Pibernik al Giro del 2017. Oppure Sagan che l’anno scorso si è fatto trainare dalla macchina dei tifosi.

Riesci a restare neutrale oppure a volte ti viene voglia di prendere posizione?

E’ un tasto delicato, ma di base provo a restare neutro. Ad esempio nell’ultimo post su Trentin e la sicurezza, ho messo i virgolettati. Ci sono episodi in cui chiedo venia per lo sfogo, perché ci sono casi in cui viene voglia di dire la propria.

Come si scelgono le notizie che finiscono nella tua pagina?

Deve esserci l’effetto WOW, che scatta sia per le dichiarazioni che per le imprese sportive. Contador che attacca a 110 chilometri dall’arrivo è ignorante. Idem l’intervista di Sagan che ti spiazza. Cito spesso Peter perché va contro gli schemi, contro la normalità dei commenti e del modo di correre.

Sagan è il simbolo del ciclismo ignorante, perché non si è limitato a vincere
Sagan è il simbolo del ciclismo ignorante, perché non si è limitato a vincere
Come gestisci i commenti?

Dipende dall’argomento, se è divisio o delicato, perché subentra il ruolo del moderatore. Soprattutto nelle prime ore, almeno, poi non posso controllare se qualcuno va a commentare un post di tre anni fa. Ma confermo che a volte si può andare oltre il recinto della decenza umana.

Cosa significa avere 112 mila follower?

E’ una responsabilità. Se ti guardano in pochi, non hai un ruolo, non incidi Se ti guardano in tanti, quello che dici acquisisce valore. Ad esempio, prima di esprimermi sulla questione dei divieti, ci ho pensato tanto. Sui casi di doping si aspetta o non si dice niente. Valgono le stesse regole della stampa. Prima scrivevo di calcio su un giornale del frusinate, so come si sta alla larga dalle rogne. Conosco le dinamiche del giornalismo sportivo. Non ho mai ricevuto una richiesta di rettifica perché di solito cito le fonti, ma è un rischio che so di correre.

Grosso clamore per l’esclusione dell’Androni dal Giro 2021
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C’è stato un momento di svolta tra l’essere visto da pochi e la grande diffusione?

All’inizio facevo post oceanici e restavo male quando vedevo che ottenevo più consensi con una vignetta goliardica. In questi 5-6 anni sono cambiati i social, la goliardia è diventata meno importante e insieme Ciclismo Ignorante è cresciuto. Adesso faccio quello che mi piace e ho i numeri per farlo.

Hai mai pensato di farne un mestiere?

No, ad ora no. Si è creato un bel rapporto di collaborazione con Robert Spinazze, per avvicinare più persone al ciclismo. Un rapporto che va avanti da anni. Nel 2019 ho fatto tutto il Giro con lui ed è stato pazzesco.

Quando Sagan insegnava a Van Aert le regole del gruppo
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Che stagione ti aspetti?

Spero che ci sia una stagione. Tutti hanno imparato dall’esperienza del passato e spero che le cose vadano bene. Ho tanta curiosità sui giovani, su Remco. Sui due del cross. Sui colombiani: su Sosa da cui mi aspetto molto e su Bernal. E poi gli italiani. Ballerini e Ciccone che è tornato alla grande nonostante abbia avuto il Covid, che non era affatto scontato. Ma temo che queste difficoltà avranno ripercussioni sulle categorie giovanili. Alla lunga il movimento pagherà.

Vai alle corse?

Sono innamorato della Strade Bianche, quando posso non manco mai. Piazza del Campo piena di gente, i corridori col fango in faccia. A volte riguardo le foto di un’edizione di qualche anno fa e in quelle immagini vedi il ciclismo. Valverde con una maschera di fango. Capite perché il ciclismo è uno sport ignorante? Quelli troppo sofisticati non funzionano Lo stesso Froome è entrato nei cuori quando è diventato ignorante. E l’ha fatto al Giro d’Italia.