La Groupama-FDJ, che riparte senza Madiot sulla plancia di comando (anche se il capo il suo discorso motivazionale in ritiro l’ha fatto lo stesso), fa quadrato attorno a David Gaudu: il suo atleta più rappresentativo. Il corridore di Landivisiau, comune di novemila abitanti in Bretagna, pedala ormai verso i trent’anni e le stagioni dell’oro sembrano piuttosto lontane. Il Tour de l’Avenir del 2016 sta diventando l’eccezione alla regola: non si può dire che il francese abbia combinato poco, ma certo molto meno di quanto fosse lecito aspettarsi.
La principale novità che lo ha riguardato in questo inverno è stata il cambio dell’allenatore. Il corridore si è seduto a un tavolo con i suoi dirigenti e tutti insieme hanno messo sotto analisi i continui alti e bassi. A quel punto, in un quadro di… ristrutturazione della sua carriera, al francese è stato assegnato un nuovo allenatore: l’italiano Luca Festa, che fino allo scorso anno faceva parte dello staff di Mattia Michelusi alla Cofidis e che di recente ci ha guidato nella spiegazione dei crampi di Aastrup nel cross di Namur.


Le montagne russe
Un passo significativo per Gaudu, che fin da quando è passato professionista aveva sempre lavorato con David Han: dal 2015 allenatore della Groupama-FDJ dopo un passato da dilettante. Sebbene fra lui e Gaudu ci siano appena undici anni di differenza, è stato lo stesso corridore a definirlo un secondo padre e a confermare di aver accettato il cambiamento solo quando entrambi si sono resi conto che i loro rapporti rimarranno comunque buoni.
«La squadra ha spinto in questa direzione – ha spiegato Gaudu a L’Equipe – ma sono consapevole che in diverse situazioni mi è mancata la resistenza e diverse cadute mi hanno rallentato. L’anno scorso sono stato bene solo alla Vuelta. Ero uscito forte dall’altura e sono arrivato in ottima forma alla partenza da Torino, ma è durata solo per pochi giorni. Ho vinto la terza tappa (la San Maurizio Canavese-Ceres, ndr) e il giorno dopo a Voiron ho indossato la maglia rossa. Poi è finito tutto. Non ho più avuto la resistenza per gestire le esigenze di tre settimane di gara».


Conduzione italiana
Il 2025 di Gaudu è stato definito da lui stesso un vero calvario, principalmente a causa di una serie di incidenti. A marzo, proprio alla Tirreno-Adriatico, la frattura della mano sinistra. Al Giro, nel finale della tappa di Tagliacozzo, la caduta e il profondo taglio alla mano destra: al punto da aver raccontato di aver visto il tendine. A quel punto, è arrivata la scelta di saltare il Tour per puntare sulla Vuelta. E in Spagna, a parte quei pochi giorni di grande ottimismo, si è spenta nuovamente la luce. Stagione chiusa con il ritiro alla Coppa Agostoni, vacanze anticipate e ripartenza con l’allenatore italiano cui sono stati affidati anche Lorenzo Germani e Matteo Milan.
«Abbiamo individuato aree su cui lavorare per colmare le carenze di quest’anno – ha spiegato Gaudu – e sono riuscito a cambiare mentalità e guardare avanti. L’obiettivo è tornare al mio meglio e ritrovare la costanza che cerco dal 2021. So benissimo che al mio livello sono capace di cose straordinarie e che quest’anno sarà cruciale per la squadra, con l’azzeramento dei punti UCI. L’anno scorso ero un leader e non ho fatto il mio dovere. Voglio riprendermi il mio ruolo e risollevare la squadra. Riparto grazie all’esperienza e alla saggezza. Quest’anno ho toccato il fondo, ma sento di poter ancora avere un ruolo importante. Se fossi un leader fallito non avrei mai vinto quella tappa alla Vuelta».


Dalla parte di Seixas
Un ruolo su cui si allunga l’ombra spensierata e lieve di Paul Seixas, che sta scalando le gerarchie del ciclismo francese e nella cui storia è impossibile che Gaudu non si riveda. Entrambi vincitori del Tour de l’Avenir, entrambi giovani attesissimi all’esame del Tour che sfugge ai corridori francesi dal 1985.
«Ho una visione molto più distaccata della prestazione pura – ha detto Gaudu – e dei giudizi. Ho subito attacchi incessanti. Non sono sempre stato forte, sono finito sotto accusa per la storia con Demare, ma penso di essere stato attaccato troppo duramente. In Francia, molti sono pronti a distruggerti quando tocchi il fondo, probabilmente per invidia. Per questo spero che i media lascino in pace Seixas, perché sembra un bravo ragazzo. Il ciclismo può darti grandi sicurezze, ma può anche abbatterti. Il ciclismo è davvero una scuola di vita».