Parigi-Nizza 2025, terza tappa, cronosquadre, Ineos Grenadiers

Cronosquadre, il Tour rilancia e Quinziato apre i ricordi

16.03.2026
7 min
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La terza tappa della Parigi-Nizza è stata una cronosquadre, con il tempo fermato sul primo corridore al traguardo (di solito viene fermato sul quarto). La prova di Pouilly-sur-Loire misurava 23,5 chilometri ed è stata vinta dalla Ineos Grenadiers, con 2 secondi di vantaggio sulla Lidl-Trek e 11 sulla Decathlon.

La cronometro a squadre è stata a lungo uno dei pezzi forti del programma iridato e olimpico. Fino al 1994 si correva per nazioni sulla distanza di Cento Chilometri e l’Italia, vittoriosa in Olimpiadi e mondiali, è la detentrice dell’ultimo titolo iridato. Invece a partire dal 2012 e fino al 2018, l’UCI inserì nel calendario mondiale la cronometro a squadre per team, che di recente è stata sostituita dal Mixed Team Relay, che però è tutt’altra cosa.

Sul podio iridato di Richmond 2015, il tecnico Broccardo fra Oss e Quinziato (a destra): tanta Italia nel secondo iride cronosquadre della BMC…
Sul podio iridato di Richmond 2015, il tecnico Broccardo fra Oss e Quinziato (a destra): tanta Italia nel secondo iride cronosquadre della BMC…

Quando correva con la BMC, Manuel Quinziato vinse per due anni consecutivi il mondiale della specialità. Con lui c’era anche Daniel Oss e loro sono gli unici italiani ad aver vinto quel titolo, giacché nella Quick Step e nella Sunweb con cui la squadra svizzera si divise le vittorie, non furono mai selezionati corridori di casa nostra.

Nei suoi 16 anni di professionismo, Manuel vinse altre cinque cronosquadre. E dato che quest’anno il Tour de France si aprirà proprio con una prova a squadre sulle strade di Barcellona, abbiamo interpellato il bolzanino per rinfrescarci la memoria. 

Come mai la BMC divenne una delle dominatrici delle cronosquadre?

La verità è che fino al mondiale del 2014, la BMC aveva vinto soltanto una cronosquadre al Giro del Trentino ed era stata seconda ai mondiali del 2012. Il 2013 non fu un granché, ma nel 2014 arrivò Broccardo che prese in mano la situazione. A Ponferrada andammo soltanto in sei, ma vincemmo il mondiale.

Come andò?

Eravamo buoni corridori, ma vincemmo grazie alla migliore gestione dello sforzo. Da lì partì un vero volano. Nei ritiri e anche dopo, iniziammo a fare due allenamenti specifici alla settimana. Di colpo tutti volevano partecipare, perché tutti volevano provare a vincere il mondiale. E’ questo il motivo per cui iniziammo a migliorare.

La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto, ad appena 2" dalla Ineos
La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto nella cronosquadre di Pouilly-sur-Loire, ad appena 2″ dalla Ineos
La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto, ad appena 2" dalla Ineos
La Lidl Trek ha dovuto accontentarsi del secondo posto nella cronosquadre di Pouilly-sur-Loire, ad appena 2″ dalla Ineos
Hai parlato di gestione dello sforzo, che cosa intendi?

Vedo che alcune squadre fanno ancora errori sorprendenti. Broccardo portò una mentalità differente. Quando parti per una cronosquadre, almeno cinque corridori su sette pensano: “Non voglio essere io a far perdere la squadra”. Così finisce che, invece di dare il massimo, si tende a essere più prudenti e capita che arrivino in sei al traguardo, quando invece il tempo si prende sul quarto. Noi facevamo la differenza perché alla partenza sapevamo già chi non doveva arrivare al traguardo e questo dava loro grande tranquillità.

Sapevano di poter mollare?

Nessuno si aspettava che quei due corridori arrivassero al traguardo e quindi davano al massimo fino a un certo punto, permettendo agli altri di risparmiare e fare poi il finale. Questa secondo me è stata la chiave e aver iniziato a vincere ci ha fatto entusiasmare.

Quindi alla base c’è molta tattica?

Tantissima tattica, la cronosquadre ti obbliga a essere intelligente, ma anche altruista e generoso. Broccardo ci diceva che il corridore più forte deve essere quello più stanco all’arrivo, generalmente invece succede il contrario. E’ sempre il più forte quello che arriva, che generalmente è in grado di strappare nelle ultime tirate e che mette in crisi la squadra. Se invece arriva più stanco, vuol dire che sin dall’inizio ha dato più degli altri. A volte sento dire che i cambi vengono indicati dall’ammiraglia e questa è la cosa più folle. Cosa ne sanno dalla macchina come sta un corridore?

La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
Qual era il segreto di Broccardo?

Dario ha portato un approccio intelligente e un gran lavoro a livello psicologico. Faceva la differenza anche solo nella comunicazione. L’anno dopo la prima vittoria, tutti ci guardavano e avevamo come riserva Peter Velits, che aveva vinto tre mondiali consecutivi. Quando arrivammo all’ultimo allenamento del giovedì, dopo dieci minuti, io saltai per aria, vedevo i mostri. Così in albergo dissi a Dario che forse sarebbe stato meglio far correre Peter.

E lui?

E lui arrivò in camera e mi disse: «Che botta di fortuna! Ogni volta che ho la squadra più forte e sono sicuro che vinciamo, c’è sempre uno che per qualche motivo va meno di come dovrebbe andare e io lo scopro solo in gara. Invece sappiamo già adesso che sarai tu, quindi abbiamo tre giorni per metterla a posto». Vi giuro che io la domenica feci la migliore gara della mia vita. Dario fa in modo che ogni sua parola abbia un grande impatto psicologico. E poi è un grande tecnico, come a Ponferrada…

Che cosa fece?

Non avevamo una riserva, correvamo in sei e come settimo era stato iscritto Atapuma, che però era uno scalatore. I primi 10 chilometri erano abbastanza veloci e poi venivano altri 8 tutti a sciacquoni impegnativi. E Dario ci disse: «Voglio che andiate regolari nei primi 10 chilometri. E poi dal decimo chilometro al diciottesimo, voglio che andiate al ritmo del sesto. Perché se andate al ritmo del sesto, quando saremo ai meno 30 dall’arrivo e se il sesto starà bene, ne avrò tre che volano. Infatti eravamo in ritardo dalla Quick Step, ma vincemmo per 15 secondi.

Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e PIganzoli ha chiuso al quarto posto
Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e Piganzoli ha chiuso al quarto posto
Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e Piganzoli ha chiuso al quarto posto
Nella cronosquadre della Parigi-Nizza, la Visma con Affini e Piganzoli ha chiuso al quarto posto
Anche una prova di rispetto…

Nella cronosquadre si devono rispettare tutti i compagni di squadra: zero ego. Ecco, forse la definizione giusta è quella di una performance in cui bisogna eliminare completamente l’ego. Nel ciclismo è molto difficile. Anche quando giri in doppia fila in allenamento, chi è più forte vuol farlo vedere, no? Invece eliminando l’ego, chi è più forte pensa agli altri e chi è meno forte tira meno perché sa che sennò non arriva in fondo.

Nel quartetto su pista ci sono corridori con caratteristiche diverse e ruoli diversi: è così anche in una cronometro a squadre?

Si ragiona anche lì del cambio di ritmo e del picco di potenza, però chi è cronomen puro è anche tra i più forti. Per cui magari conviene che dia le prime tirate come gli altri e poi, quando la gara entra in un chilometraggio superiore, può iniziare a tirare un po’ più lungo. Alla fine il trucco è mantenere la velocità, nessuno la deve far calare, non importa per quanto tempo tiri.

Capitava di scegliere i corridori in base al disegno del percorso?

Sì, è capitato. Si vedevano corridori che andavano molto bene a cronometro, senza essere esattamente dei cronoman. Penso a Boonen, che ha vinto un paio di mondiali. Io avrei dovuto chiudere la carriera a Bergen, sarebbe stata l’ultima gara della vita. Quando però ho visto che il percorso era molto impegnativo, ho fatto un figurone dicendo che avrebbero dovuto fa correre un altro. Mi dicevano tutti che ero stato onesto e corretto. In realtà fu il modo di risparmiarmi una figuraccia.

La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l'anno dopo a Richmond, negli USA
La BMC vinse due mondiali cronosquadre, nel 2014 a Ponferrada e l’anno dopo a Richmond, negli USA
E’ una prova democratica da inserire in un Grande Giro?

E’ una bella disciplina e secondo me sarebbe un peccato che si perdesse. Non ho una posizione netta sul fatto di farla come la Parigi-Nizza o come si fa tradizionalmente. Forse la formula di prendere il tempo sul primo dà ancora più la possibilità a una squadra forte di fare la differenza, ad esempio con un Pogacar. Meglio il modo classico, però magari non la farei troppo lunga. Starei sui 25 chilometri, in modo che i distacchi siano di poche decine di secondi.

Che cosa la rendeva una prova così bella?

Secondo me la cronosquadre è una disciplina molto più bella e con un livello agonistico più alto rispetto al Mixed Team Relay. Era anche bello per i club e per le marche di bici, si investiva sui materiali e sulla preparazione. Era una prova che si vinceva sui centesimi o comunque per pochi secondi, era bella da vedere. Secondo me aveva più senso. Quindi è un peccato che non ci sia più.