In questa primavera così ricca di notizie a livello juniores, mentre da una parte Patrick Pezzo Rosola accumulava successi e fama anche su strada, del suo corrispettivo nel ciclocross Filippo Grigolini si erano perse un po’ le tracce. Neanche il tempo di rifletterci e mettere in cantiere un contatto per sapere come stavano andando le cose che il corridore di Udine ha dato subito una risposta da par suo conquistando un prestigioso 2° posto alla In Flanders Fields, emanazione per juniores della classica WorldTour.


Due ambienti in simbiosi per crescere
Ecco quindi che è un Grigolini piuttosto pimpante quello che sentiamo al ritorno in Italia, in una stagione piuttosto particolare considerando che veste praticamente due maglie, quella del devo team della Decathlon fuori dai confini italiani e integrandosi con l’Autozai Contri nelle corse nostrane.
«Mi trovo bene in entrambe le realtà – ammette il friulano – faccio gare per entrambe le squadre e ho trovato due ottimi ambienti. Ora gareggerò per il team italiano, d’altro canto per me la stagione è iniziata da poco e adesso proseguirà in maniera più intensa».


E’ stata una scelta ponderata e raggiunta con le squadre dopo lo stress della stagione invernale?
Sì, ne avevo bisogno per recuperare dalle fatiche del ciclocross. Ho fatto due settimane e mezzo di sosta assoluta e poi ho iniziato molto piano perché gli obiettivi più importanti sono più avanti, era giusto così. Dovevo recuperare mentalmente, dopo un’annata sui prati che è stata sì positiva, ma non è finita nel migliore dei modi.
Nelle prime uscite non arrivavano grandissimi risultati, ma poi hai piazzato il quarto posto al Giro dell’Abruzzo e la seconda posizione in Belgio. E’ stata una crescita voluta?
Sì, assolutamente. In tutto questo mese non è previsto che io sia al mio top della condizione, ma neanche all’80 per cento. Sto ancora ingranando e comunque quel piazzamento all’Abruzzo è arrivato in una tappa con 2 chilometri in salita, quindi adatta a me. Invece le altre due tappe non sono andate bene proprio perché ancora ho pochi chilometri nelle gambe e quindi non ho tenuta. Invece mi sono riscattato con la gara nelle Fiandre, dove sono andato in fuga dopo 40 chilometri e ne ho fatti il doppio con altri tre ragazzi finendo a giocarmi la vittoria con due corridori.


Come ti sei trovato su quel percorso che era poi quello classico belga?
Con il mio nuovo allenatore sto cercando di capire che tipo di corridore sono. Avevo fatto anche un piccolo giro tappe in Francia a inizio stagione, con muri o salite sotto i 5 minuti. Mi sono trovato molto bene in questa gara, è stata molto tirata perché ci davamo cambi regolari per tenere dietro il gruppo, oltretutto in una situazione di forte vento, non è stato facile andare all’arrivo.
Eravate tutti e tre di devo team del WorldTour. Facendo parte della formazione francese, ti stai rendendo conto del cambio che si registra in quel tipo di squadre?
Beh, sì, assolutamente, c’è un cambiamento totale, c’è già un atteggiamento molto professionale da parte di tutti e noi corridori stessi dobbiamo interpretare tutta l’attività, dagli allenamenti alle gare sino ai più semplici particolari proprio come se fossimo professionisti.


Com’è l’atmosfera nel team francese, come state vivendo voi nella formazione development, la crescita esplosiva di Seixas?
Diciamo che nel team ci sono zero pressioni perché siamo ancora juniores, ma ci danno qualche dritta per continuare a crescere. Noi siamo un’entità staccata dalla prima squadra, a differenza degli under 23, ma ovviamente avere una figura così come riferimento è una grande cosa. I nostri direttori sono coinvolti anche nella prima squadra e vediamo come si respiri una grande aria di positività.
Hai una preparazione, come sottolineavi, più orientata per emergere più avanti. Ti sei posto qualche obiettivo specifico per la strada in questa stagione, qualche gara che si presta particolarmente alle tue caratteristiche?
Vorrei arrivare bene al periodo dei campionati italiani, pensando anche a quello a cronometro. Prima ci sarà il Giro del Friuli, che quest’anno è molto duro e non so se già lì arriverò al 100 per cento della forma, ma comunque ci sarò con l’Autozai per far bene sia per la squadra che anche per me.


Quest’anno sia europei che mondiali saranno su percorsi molto, tipo quelli dell’anno scorso come sottolineava il cittì Salvoldi. Ci fai un pensierino?
Non potrei fare altrimenti perché comunque sono due appuntamenti più importanti della stagione. Vediamo come arrivo alle future gare, se sono un corridore da gare così dure, ma credo proprio che adesso verranno fuori le mie caratteristiche da scalatore, come penso di essere sempre stato. Ho il vantaggio di avere l’esame di maturità il prossimo anno, quindi posso concentrarmi maggiormente sulla preparazione, è un anno ancora tranquillo per me. Ovviamente conciliare sport e scuola è complicato, ma sto riuscendo a portare avanti anche quella corsa…