La tanto attesa corsa degli élite ai Mondiali di Montréal 2026 è ormai alle porte. Tra poco più di 24 ore conosceremo l’erede di Tadej Pogacar, campione del mondo uscente ma assente in Canada. I nomi sono i soliti noti, quelli che in questi giorni abbiamo snocciolato tante volte: da Remco Evenepoel a Isaac Del Toro, da Wout Van Aert a Paul Seixas. Ma in quanto a squadre?
In questo articolo, anche con l’aiuto di Davide Cassani, vogliamo uscire per un attimo dalla dinamica dei soli leader e analizzare i vari team. Come le nazionali potrebbero giocare le proprie carte, indirizzare la corsa e magari anche cambiarne le sorti. Alcune formazioni, infatti, pur non avendo il super favorito, hanno organici davvero importanti. Pensiamo alla Danimarca, per esempio. Al contrario, ci sono nazionali che non hanno una squadra altrettanto profonda, ma possono contare su un super favorito: è il caso del Messico con Del Toro.


Al netto di favoriti, Davide, parliamo un po’ di squade: chi sono le più forti e perché?
Io partirei dal Belgio, perché ha due corridori come Evenepoel e Van Aert e una squadra molto forte e guerriera. E’ sicuramente la nazionale con uno o due favoriti. Quindi possono un po’ fare il bello e il cattivo tempo. Con due leader così, uno può stare a ruota e l’altro può partire da lontano, oppure comunque non aspettare l’ultimo giro. Evenepoel è imprevedibile. Anzi, mi aspetto che Remco non attenda l’ultimo giro e quindi potrebbero comunque avere una squadra per fare la corsa e, soprattutto, avere più di una strategia.
Noi vediamo una Danimarca molto forte: Honoré, Asgreen, Bjerg, Pedersen, Kragh Andersen, Kron, Valgren e Charmig.
Se fosse stato un campionato del mondo più leggero, sicuramente la Danimarca sarebbe stata molto, molto pericolosa. Bisogna capire come sta davvero Pedersen, perché non mi sembra che sia quello del Tour de France. Poi è sempre comunque un corridore talmente forte che potrebbe anche sorprenderci. Sono quelle nazionali che, dal momento che hanno certi corridori.
Potrebbero cercare di inventarsi anche loro qualcosa lontano dal traguardo?
Individualmente sono un po’ inferiori ad altri, dunque sono battuti. Vero, il loro livello è molto alto. Tra l’altro ho visto anche un Honoré che sta molto bene, però, ripeto, sarebbe stata una super nazionale su un percorso più facile. Su un percorso così difficile è comunque da tenere d’occhio.


Ma tu sei convinto che sia un percorso poi così selettivo?
Sono circa 3.600 metri di dislivello, comunque non è che te lo porti da casa. Nel 1974 era più duro, però dopo i 200 chilometri quella salita di Montreal comunque si fa sentire. Piuttosto, in tal senso, una squadra e che potrà amministrare l’economia della corsa per me è molto pericolosa è la Francia.
Se tu fossi il commissario tecnico della Danimarca, con Pedersen in squadra, cercheresti in qualche modo di addormentare la corsa e gli metteresti tutti intorno?
Sì, ma non so come stia Mads, perché se Pedersen è al top è uno di quei corridori che non ha paura di una salita di cinque minuti. Se è un Pedersen al top, corri in una certa maniera e aspetti il finale. Se Mads non è al top, potresti cercare di anticipare, perché forse non ti senti di tenere la botta nell’ultimo giro. Tutto dipende dalla sua condizione e sicuramente il suo cittì sa come sta.
Hai parlato di Francia. Cosa ci dici di loro?
Loro sono abituati a correre in una certa maniera, di solito vanno un po’ anche loro all’arrembaggio. Stavolta però hanno fatto una nazionale tutti per uno. Non ci sono Grégoire, non c’è Martínez, non c’è Vauquelin, ma è giusto così perché Seixas è un corridore che il colpo lo tiene. Sa tenere la pressione e lo ha dimostrato anche qualche giorno fa al GP di Montréal, quando ha perso da Del Toro. Se dovesse giocarsi il Mondiale nell’ultimo giro, lui potrebbe essere uno di quelli che è là davanti.
Gran Bretagna: Pidcock, Donovan, Onley, Pickering, Shaw, Thornley, Wright e Adam Yates. E’ una buona squadra…
Adam Yates non va male. Su quel percorso è sempre stato bravo. Anche se poi il capitano sarà Pidcock, immagino. Viene dal campionato del mondo vinto in MTB. E’ un corridore che comunque sta andando forte e quindi è sicuramente in forma. Però penso che sia una di quelle nazionali che sarà un po’ a guardare quello che fanno gli altri. Pidcock ha le caratteristiche per inserirsi nell’azione decisiva.


Un’altra nazionale tutti per uno è sicuramente l’Olanda, che punta ovviamente su Mathieu van der Poel…
Secondo me non è troppo duro per lui. Su salite fino a cinque minuti non va piano. Poi è anche vero che con Pogacar in corsa è una questione, senza Pogacar le cose cambiano, anche e soprattutto proprio per Van der Poel. E poi ha pensato a questo campionato del mondo: pesa due chili in meno rispetto alla primavera e ha fatto questa prova generale in Lussemburgo qualche giorno fa, con quella maxi fuga, per mettere fatica nelle gambe. E da quello che mi hanno detto, anche dietro non è che si siano tanto guardati, nel senso che comunque ha fatto dei valori straordinari. Io penso che anche per il fatto che si sia allenato nel mountain bike, quei cinque minuti li potrebbe avere per tenere. La squadra che ha attorno è buona e comunque è mentalizzata sul suo supporto.
Poi c’è la Spagna: loro hanno Ayuso, Romeo, García Pierna, Verona, Arrieta, Beloki, Mas e Camprubí
C’è Mas, che magari sull’onda dell’entusiasmo potrebbe fare grandi cose. Mas un Giro dell’Emilia l’ha vinto, a un Lombardia ha fatto bene. Bisogna capire se ha festeggiato tanto dopo la Vuelta. E’ naturale che sia un corridore da corse a tappe: più che un corridore da corse di un giorno, è sicuramente uno che alla Vuelta ha speso. Però attenzione. Così come ad Ayuso. Cioè, non è una brutta nazionale, è un’ottima nazionale. In più penso all’esperienza, all’esuberanza e alla capacità del loro cittì: anche quello è un aspetto importante.
Insomma, la Spagna potrebbe essere un po’ la nazionale rompiscatole…
E’ lì. Potrebbe inserire uomini molto pericolosi nelle fughe. Sì, la Spagna potrebbe rompere qualche uovo nel paniere.


Tra le altre formazioni numerose ma senza il super leader, hanno dei buoni organici anche Slovenia, Svizzera e Stati Uniti…
Attenzione agli Usa, perché gli Stati Uniti hanno due corridori che secondo me stanno pensando a questo Mondiale da parecchio tempo. Uno è Quinn Simmons e l’altro è McNulty. Hanno anche Jorgenson. Hanno tre atleti che sono buoni e nel finale della corsa potrebbero essere là, potrebbero comunque anche loro giocarsi delle carte. In più la formazione è buona: ci sono, tra gli altri, Sean Quinn, Artem Smirnov e Kevin Vermaerke.
Ti aspetti che Danimarca, Stati Uniti e Spagna provino un po’ prima? Il tutto senza dimenticare Del Toro…
Io penso di sì, ma prima ancora penso che bisogna vedere come correrà il Belgio, perché il pallino della corsa resta da loro. A loro e forse alla Francia. Quindi Danimarca, Spagna… Tra l’altro è un circuito quello di Montréal dove, alla fine, potrebbe anche avere esito positivo una fuga. Non dico da lontano, ma comunque anche a tre-quattro giri dalla fine. Del Toro farà una corsa aspettando qualche attacco importante e secondo me soprattutto quel che farà il Belgio.
E poi Davide, l’abbiamo tenuta per ultima: c’è l’Italia. Cosa ci dici dei nostri?
Non è assolutamente una brutta nazionale. Abbiamo degli uomini in forma, abbiamo un Giulio Ciccone che, tra l’altro, apprezzo. E’ andato in Canada presto, è rimasto là tantissimo giorni, dimostrando di essere veramente un professionista bravo, serio e che ha a cuore la nazionale. Quindi pensa al campionato del mondo. L’abruzzese potrebbe essere la nostra punta, quello che potrebbe darci maggiori garanzie. Abbiamo un Bettiol che potrebbe invece cercare di inserirsi in un’azione durante la corsa, eventualmente coprirci le spalle se dovesse partire una fuga a 60-80 chilometri dall’arrivo. E poi abbiamo un Giulio Pellizzari che ha dimostrato di stare bene. Lui è più corridore da corse a tappe rispetto alle corse di un giorno. Il fatto che comunque al Giro d’Italia non sia andato bene gli ha dato quella voglia di dimostrare che c’è, di riscatto. E’ riuscito a vincere delle corse e ad andare forte. Anche Piganzoli sta bene. Sono tutti corridori che potrebbero inserirsi in azioni da lontano per eventualmente avere la possibilità di giocarsi il finale con Giulio Ciccone.