Dopo il terribile incidente al Tour de Pologne dello scorso anno, la stagione di Filippo Baroncini è soprattutto un percorso di ricostruzione. Il corridore della UAE Emirates è tornato a una dimensione agonistica più continua, mettendo nelle gambe volume, gare e soprattutto fiducia. Non tutto è filato liscio: una nuova caduta al Tro Bro Leon a maggio lo ha costretto a fermarsi ancora per la clavicola, ma quello che sembrava un altro ostacolo si è trasformato, a posteriori, anche in un passaggio utile per consolidare una frattura che non si era ancora completamente saldata.
Ora Baroncini è al Tour de Luxembourg, la sua sesta corsa a tappe della stagione. Il periodo estivo non è stato brillantissimo, ma qualche giorno di riposo gli ha permesso di ritrovare sensazioni migliori. E davanti ci sono ancora le classiche italiane di ottobre. Lo abbiamo raggiunto per fare il punto sulla stagione, sul recupero fisico e, se vogliamo, anche psicologico.


In generale, come stai Filippo in questo momento?
Ora mi sento bene. Ho avuto un buon periodo, ma non super durante l’estate. Non so, magari un po’ il caldo, un po’ gli allenamenti… fatto sta che non ero brillantissimo. Però, dopo aver riposato qualche giorno, che alla fine tante volte basta anche solo rifiatare quei quattro giorni, mi sento non nuovo, ma sicuramente meglio.
Però le corse non mancano: con il Lussemburgo sfiorerai i 40 giorni di gara in questa stagione…
Sì, quelle non sono mancate. Vengo da diverse gare qui in Italia che sicuramente mi servono per tanti motivi e, effettivamente, mi sento in crescita. Chissà…
Sono state gare di ricostruzione? Gare fatte con il sale in zucca più che per la ricerca della prestazione?
In verità, sono sincero, si spera sempre di andare alle corse e di stare bene, però onestamente sì. Mi sentivo in crescita, ma non mi sentivo pronto per ottenere un risultato. Infatti è stato così: l’ho preso un po’ come filosofia di crescita e speriamo che dia i suoi frutti.


Invece, dal punto di vista prettamente fisico, parliamo chiaramente dei postumi dell’incidente, come ti senti? A quale percentuale di recupero siamo arrivati?
Su quel punto di vista fisico, a livello di volumi e tutto, mi sento più o meno uguale. C’è qualche mio compagno che dice che mi vede un po’ più magro nella parte alta, e potrebbe anche essere. Generalmente mi sento uguale. L’unica cosa è che non ci voleva la caduta che ho fatto al Tro Bro Leon, dove ho dovuto fermarmi ancora per la clavicola. Quell’avvenimento mi ha un po’ spiazzato, però alla fine, guardando un po’ com’era stata fissata questa clavicola, è stata una fortuna, perché ora è bella salda, mentre prima non lo era per niente.
Psicologicamente c’è stata un po’ di paura dopo questa caduta?
In verità no, perché essendo stato abituato a ben altro, purtroppo, non è niente in confronto a tutto quello che ho passato. Quindi cosa devo farci? Sono incidenti di percorso che si spera sempre di non avere, però, come ho detto, alla fine, guardando l’altra faccia della medaglia, è stata un po’ una fortuna, perché, da quello che si dice, sarebbe successo lo stesso alla caduta successiva, perché veramente la clavicola non era fissata bene.
Filippo, in ritiro ci avevi parlato delle ginnastiche particolari che stavi facendo, quel percorso specifico che ti avevano preparato. Le porti avanti?
Sì, sì… le sto sempre facendo. Anzi, sto insistendo sempre di più. Tutti i vari fastidi, infatti, sono andati via, per cui, visto che sento un bel beneficio, le sto sempre facendo, soprattutto l’attivazione pre-gara. Poi sì, quando a casa c’è tempo, rinforzo con della palestra.


Sei soddisfatto di come sta andando questa stagione?
Alla fine posso essere soddisfatto. Penso, per esempio, alla Vuelta Asturias. Okay, non era un gran livello, però mi sentivo veramente tornato quello di prima. Parlo delle mie sensazioni. Ora magari mi manca ancora qualcosina, non so. Appunto, l’altra operazione, l’altro stop che ho dovuto fare, magari hanno inciso. Sicuramente anche mentalmente un po’ di sicurezza in meno c’è stata, perché alla fine una caduta, un’altra caduta… Tendi un po’ a tentennare quando sei in gruppo, tante volte a frenare un pelo di più, però è una cosa che sta migliorando sempre di più e, dai, ora mi sento pronto. Appunto, tutta questa serie di volumi di gare, allenamenti eccetera, sicuramente mi fa bene.
In questo Lussemburgo hai qualche ruolo specifico? O hai anche un po’ più di spazio per te?
Da quello che mi hanno detto sembra che ci sia una bella libertà. Il bello di essere in questa squadra è che, quando hai l’opportunità di stare anche davanti puoi fare davvero la tua corsa… Nonostante una squadra grossa come la nostra. E non è cosa da poco, secondo me. Per cui sono qui con una bella motivazione, sperando sempre di farmi trovare pronto. Vediamo un po’! Io mi sento pronto per qualcosa di buono.


Fa davvero piacere sentire Baroncini così ottimista… Invece quali saranno i prossimi appuntamenti?
Dopo il Lussemburgo rimarrò a casa un paio di settimane, dopodiché farò praticamente tutte le gare in Italia, dal Giro dell’Emilia alla Bernocchi, al Gran Piemonte... Lì magari ci scappa qualcosina, per qualche motivo, se qualcuno salterà, se starò bene. Poi finirò con le due classiche in Veneto.
Un’ultima domanda, Filippo, che esula dall’argomento principale. Quest’anno alla UAE Emirates gli unici italiani siete tu e Giami. Dal prossimo anno arriverà Marco Frigo. In nazionale, da under 23, avete condiviso grossi successi. Può essere la squadra giusta per Marco?
Io sono contentissimo che venga qui da noi. In primis perché Marco è un bravissimo ragazzo e si merita di essere in una squadra come questa. Senza nulla da togliere a NSN, ovviamente. Secondo me ha fatto una bella stagione e, a parte questo, è una persona che sicuramente si saprà integrare benissimo. Ripeto, è un ragazzo d’oro, non penso avrà difficoltà a integrarsi. Io mi sono sempre trovato benissimo con lui, dalle categorie giovanili alla nazionale. Magari riuscirà a tirare fuori veramente tutto il suo potenziale.