Le azzurre dell’inseguimento a squadre arrivavano al mondiale su pista di Shanghai con il peso della maglia iridata da difendere. Sicuramente le aspettative erano alte e in un certo senso sono state rispettate, perché il quartetto (più Martina Alzini) si è giocato la medaglia d’oro nella finale contro la Gran Bretagna. La sconfitta fa parte dello sport e va accettata, di questa spedizione in Cina si deve prendere quanto di buono fatto vedere e ripartire con la convinzione di aver messo un bel mattone in ottica Olimpiadi di Los Angeles.
A tratti è sembrata una cantilena, perché la ricerca del pass per la qualificazione alle prossime olimpiadi era e sarà un pensiero fisso del gruppo azzurro. Questo racconta di quanto non sia semplice riuscire in questa impresa, così definita anche dal cittì della nazionale Diego Bragato.



Mischiare le carte
Le tre prove del quartetto femminile al mondiale: qualifica, semifinale e finale, si sono svolte nell’arco di poche ore. Un programma serrato che ha costretto Diego Bragato a utilizzare tutte e cinque le pedine al seguito, infatti dopo la semifinale conquistata con il miglior tempo Martina Alzini ha lasciato il posto a Chiara Consonni. Una mossa spiegata con la voglia di provare a inserire energie fresche in vista della finale.
«Noi lavoriamo sul gruppo – dice Bragato al margine della prova iridata – perché il mondiale è una tappa importante ma l’obiettivo è arrivare a Los Angeles. Bisogna far crescere il gruppo, motivarlo, creare affiatamento. Per questo non vedo l’ora di ritrovare anche Federica Venturelli, per noi è un’atleta importante. Inoltre credo che il segnale arrivato da questo mondiale sia positivo, abbiamo fatto vedere di essere arrivate in finale anche senza una delle nostre migliori atlete. Quindi davvero complimenti per le ragazze che hanno corso».


Ritorni importanti
La prova del quartetto ha permesso al cittì Diego Bragato di ritrovare Elisa Balsamo. Un ritorno importante nell’ottica di avere forze fresche e atlete di riferimento da alternare nelle varie prove di avvicinamento a Los Angeles.
«Affrontare un mondiale a ottobre è sempre impegnativo – racconta Balsamo – ma siamo contente del risultato ottenuto. Volevamo iniziare la qualifica olimpica in modo positivo, quindi direi che per ora va benissimo così. Era fondamentale arrivare pronte mentalmente, consapevoli di dover trovare le energie giuste per sostenere un impegno come quello di un mondiale. Prima di partire ci siamo concentrate sugli sforzi brevi e intensi, lasciando da parte l’endurance. Tornare in pista dopo una stagione intensa su strada è sempre uno shock, il fatto di essere tornata a correre già all’europeo è stato davvero utile.
«Quest’anno mi sono resa conto – prosegue – che allenarmi in pista con costanza mi dà qualcosa in più durante la stagione su strada, non solo nelle volate ma anche negli sforzi brevi. E’ stato un ritorno voluto anche perché mi mancava l’ambiente».


Obiettivo comune
Scambiare le posizioni, fare qualche aggiustamento e il cambio effettuato in finale sono tutti segnali di un gruppo capace di lavorare all’unisono. Un aspetto importante in una disciplina dove conta l’affiatamento e nella quale si deve trovare la giusta alchimia.
«Avere un gruppo unito è uno dei nostri punti di forza – ci ha detto Vittoria Guazzini – perché cerchiamo sempre di darci una mano. Alla fine tutte noi abbiamo un ottimo rapporto, anche con il cittì Bragato. Sappiamo che l’obiettivo deve essere lo stesso per tutti. Nei giorni a Montichiari è stato importante ritrovarsi tecnicamente, fare i gesti specifici che richiede la pista. Sapevamo che le inglesi fossero un gradino sopra. Era importante fare una buona qualifica e così è stato».
«Rispetto al mondiale dello scorso anno – racconta Alzini – arrivavo qui a Shanghai con le energie centellinate. La stagione su strada è stata positiva ma intensa. Conoscevo il mio ruolo (Alzini correrà anche nell’inseguimento individuale, ndr). Arrivavamo come campionesse del mondo in carica, quindi l’asticella era alta. Però siamo riuscite a fare del nostro meglio e siamo soddisfatte».


Inizio del cammino
«Già da agosto – spiega infine Martina Fidanza – avevamo cominciato a trovarci tutte insieme e lavorare due volte a settimana in pista. Ci eravamo date un impegno e lo abbiamo rispettato, avvicinandoci a questo mondiale di Shanghai nel miglior modo possibile. Personalmente arrivavo con energie sia fisiche che mentali, quindi ero fiduciosa. Mi sentivo bene nello scratch, peccato per il risultato, ma è stato uno sforzo utile anche per sbloccarmi in vista del quartetto».
«Inserendo Elisa in terza posizione – analizza Martina Fidanza – abbiamo trovato un buon equilibrio, lei si trova bene e ha la gamba per poterlo fare. Sapevamo che Shanghai fosse un primo passaggio importante, ora guarderemo le prestazioni e faremo un’analisi di cosa è andato e su quali aspetti lavorare. L’obiettivo è arrivare alle prossime Olimpiadi pronte».