Il mondiale su pista di Shanghai ha chiuso la stagione per Mattia Predomo, l’appuntamento iridato era un banco di prova importante in vista delle prossime Olimpiadi di Los Angeles. Con la trasferta in Cina è cominciato infatti il biennio olimpico e le varie nazionali hanno iniziato a raccogliere quanto seminato nel corso del tempo. Le specialità di endurance hanno portato medaglie e qualche certezza in più, mentre dal settore velocità l’Italia esce con un bilancio a metà tra il positivo e il negativo.
L’assenza di due atleti di riferimento come Stefano Minuta e Daniele Napolitano hanno sicuramente pesato sul bilancio di questo mondiale, in particolare nella disciplina del team sprint dove gli azzurri sono arrivati decimi, rimanendo esclusi dalla qualificazione per quasi mezzo secondo. Nonostante ciò Mattia Predomo ha fatto registrare il secondo giro secco più veloce, a testimonianza della crescita e della qualità raggiunta anche nel settore velocità.


Continuare a migliorare
Mattia Predomo ha poi corso nello sprint individuale, nella qualificazione per lui è arrivato un buon tempo: 9,6 secondi e un tredicesimo posto. L’azzurro poi è arrivato fino agli ottavi di finale, dove è stato eliminato per soli 28 millesimi dal polacco Mateusz Rudyk. In un mondiale che ha aperto le porte anche ad alcuni giovani, come lo junior Filippo Cusumano, la presenza di Mattia Predomo rappresenta una continuità del progetto.
«Il settore velocità è cresciuto parecchio in questi quattro anni – ci ha detto Predomo – ma il miglioramento esponenziale a mio avviso è arrivato nelle ultime due stagioni. Ovviamente cerchiamo continuamente di migliorare e crescere, perché non siamo arrivati al livello che abbiamo intenzione di raggiungere. Ma non c’è da dimenticare dei passi in avanti fatti di gara in gara e che ci hanno portati fino a questo punto».


Distacchi
Perdere l’accesso ai quarti di finale dello sprint individuale per un colpo di reni sicuramente non può far piacere, tuttavia i tempi e il continuo miglioramento hanno portato Mattia Predomo a giocarsela alla pari con atleti di primo livello. C’è ancora un pezzo di strada da fare per entrare nella fase finale della corsa e giocarsi l’accesso alle medaglie, ma come detto dallo stesso Predomo il cammino prevede ancora dei passi in avanti da fare.
«La crescita magari non si vede tanto – ha spiegato – perché alle gare può essere che i tempi siano sempre gli stessi, o comunque simili. Noi però guardiamo più che altro i distacchi, sia nello sprint che nelle prove individuali. Quello abbiamo visto un netto miglioramento nei confronti degli altri (lo testimonia anche il distacco minimo che ha escluso Predomo dal quarto di finale, ndr).
«Arrivavamo al mondiale di Shanghai con delle buone conferme a livello internazionale – continua – perché riuscire a vincere una coppa del mondo non è sicuramente un risultato banale. La vittoria in Malesia (con il terzetto composto da Stefano Minuta, Daniele Napolitano e Mattia Predomo, ndr) ci ha ripagati del tanto lavoro fatto. Riuscire a fare più o meno gli stessi tempi vuol dire che comunque abbiamo una base solida oltre una buona squadra».


Un primo riferimento
Le altre prove che hanno dato questa solidità di gruppo e mentale erano però lontane nel tempo, i campionati europei su pista si sono svolti a febbraio. Mentre la coppa del mondo in Malesia è stata corsa ad aprile.
«A Shanghai siamo arrivati quasi ad occhi chiusi – spiega Predomo – perché le altre prove le abbiamo fatte sei mesi fa. Quindi non avevamo riferimenti aggiornati, gli Asian Games avevano dato qualche spunto, ma anche in quel caso erano fattori esterni. Noi abbiamo sempre guardato noi stessi, mettendoci in prospettiva i tempi e le piste. Però alla base del lavoro c’è sempre tanta tranquillità. Questo è stato il mio terzo mondiale elite, ormai un po’ di esperienza ce l’ho e so quando bisogna fasciarsi la testa e quando no. Rimaniamo un gruppo giovane, coeso e questa è una grande forza».