La potremmo a buon diritto definire una piacevole tradizione. I grandi eventi su pista ormai vedono quasi sempre Mattia Predomo protagonista. E’ stato così anche a Cottbus, agli europei su pista per Under 23, l’ultima sua occasione per gareggiare fra i pari età. Una chiusura da par suo, con due scintillanti titoli portati a casa, nella velocità individuale e a squadre, anche se a conti fatti, da buon campione, guarda sempre il bicchiere pieno solo a metà.
«Piano, so bene che è stata una settimana completa in quanto a emozioni. Dove molto è andato bene. Il livello delle gare è parecchio alto, quindi guardo tutto al positivo. La settimana è partita molto bene col team sprint, ma era una specialità che sapevamo essere nelle nostre corde, anche se correre quasi da favoriti non è mai facile. Poi è proseguita ancora meglio con la velocità, dove pensavo di riuscire a fare bene e di giocarmi una finale».


La parte negativa?
Il keirin, dove è andato tutto in modo corretto e giusto fino alla finale nella quale ho sbagliato un pochino i tempi e probabilmente ho avuto una lettura di gara diversa da quella che mi ero immaginato, non inquadrando bene gli avversari. Ma sono tutte esperienze utili.
Della tua trasferta è spiccata soprattutto la vittoria nel torneo di velocità individuale. Eravamo abituati a vederti protagonista nella fase di qualificazione, ma sei stato molto autoritario, molto diverso dal solito, proprio nelle sfide uno contro l’altro.
C’è dietro un gran bell’impegno che ci ho messo sia a livello mentale che fisico. Sta emergendo tutto il lavoro fatto soprattutto con il cittì Ivan Quaranta ma anche nelle file dell’Esercito ed è una cosa che mi rende veramente fiero, ma siamo solo a metà del guado, c’è tanto da fare per affrontare i grossi calibri.


Uno però l’hai battuto in finale, il russo Nikita Kiriltsev bronzo agli europei dei grandi…
Sicuramente Nikita è almeno un gradino sotto Lavreysen, ma io sono qualche gradino più in basso… Averlo battuto vuol dire che la bontà del lavoro pian piano si sta facendo vedere. Sto imparando a giocarmi le mie carte al meglio possibile. Ho cercato di portarlo più sui miei punti di forza, prendendo l’iniziativa e a quanto pare ha ripagato.
Il keirin arriva sempre all’ultima giornata, si sente la fatica di tutta la settimana?
Sì e influisce tanto, però allo stesso tempo i tuoi avversari, più o meno tutti, hanno fatto lo stesso percorso, quindi bisogna mettere da parte la fatica sapendo che le energie sono poche per tutti. Poi a fine giornata si può riposare.


Stai diventando un po’ il capostipite di tutta la filiera di velocisti italiani, visti anche i risultati che sono stati ottenuti dagli juniores…
Questa è una cosa che mi piace tanto – ammette Predomo – Poi secondo me la cosa bellissima dell’europeo under e junior è il fatto che gente come me e Stefano (Minuta, ndr) all’ultimo anno può essere veramente d’aiuto ai giovani, dando dei consigli di gara. Penso a un Ghirelli, a un Cusumano, emersi nelle loro prime gare all’estero o ancora di più i primo anno tipo Borghi Pelizzoni, Castellani alla prima esperienza così grande. Avere un punto di riferimento fisicamente lì è utile.
Torna indietro con la mente alla tua prima esperienza da junior in un europeo, la ricordi?
Certo, era ad Apeldoorn e lì ero da solo, non avevamo neanche il team sprint. Adesso siamo in un bel numero, sia donne che uomini, e quindi secondo me si sta costruendo qualcosa d’importante, una rete vera e propria dalla quale i risultati arriveranno, basta solo avere pazienza e lavorare sodo.


Adesso che cosa ti aspetta in quest’estate?
Dopo la 6 Giorni delle Rose a Fiorenzuola abbiamo un po’ di gare sparse qua e là, il campionato italiano e parecchie altre uscite agonistiche per preparare quello che è il primo grande impegno sulla strada dei Giochi Olimpici, ossia i mondiali di ottobre e sappiamo bene che la musica sarà molto diversa. Ma vogliamo suonare anche noi…