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Il senso di Rachele per la bici

20.02.2021
4 min
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A Montichiari la settimana scorsa, il 15 febbraio, era di lunedì e Rachele Barbieri faceva quel che ha sempre fatto negli ultimi anni. Girare e lavorare sodo per i suoi obiettivi che sono lo scratch e la madison, ma ugualmente seguendo la moto negli allenamento del quartetto. In pista tutte fanno tutto, ma come per un’illuminazione era saltato agli occhi che la modenese il giorno prima aveva fatto una gara di cross all’aeroporto di Lugo, festeggiando così un insolito giorno di San Valentino. Se ne era già parlato qualche settimana fa, ma il passaggio dal fango al parquet ha suscitato qualche curiosità. Possibile che non ci siano fastidi, traumi e/o risentimenti muscolari che rendano in qualche modo incompatibili le due discipline, soprattutto a così breve distanza di tempo?

Il giorno di San Valentino, un cross a Lugo di Romagna con la nuova maglia
Il giorno di San Valentino, un cross a Lugo di Romagna con la nuova maglia

Rachele, che nel frattempo ha portato anche a lavare la macchina, corre per le Fiamme Oro, ha il suo team per l’attività ordinaria e si divide fra la bici e il volontariato nell’Avap (associazione volontari assistenza pubblica). Il cross, come ci raccontò già ai campionati italiani di Lecce, è una passione che durante l’ultimo inverno le ha permesso di mantenere la condizione senza sottoporsi a lavori troppo pesanti.

Il fatto di correre per divertimento riduce gli stress?

Sicuramente non ho corso alla morte, soprattutto domenica scorsa. Devo dire che quest’anno il cross si è dimostrato molto produttivo. Una gara dura 40 minuti che poi è la durata di una madison in pista. Quindi gli sforzi sono simili, il cuore si alza allo stesso modo. In una gara di cross, soprattutto se c’è fango, si raggiungono wattaggi molto elevati, che aiutano a sostenere meglio i lavori di forza/resistenza in pista.

Cambia di molto però la frequenza di pedalata, no?

Ed è il motivo per cui le due specialità possono davvero essere complementari. Nel cross si usa una cadenza molto più bassa, in pista è l’esatto contrario. Come se nel cross facessi lavori di forza e in pista velocizzassi.

Da gennaio, le ragazze di Salvoldi hanno ripreso ad allenarsi in pista per due giorni a settimana
Da gennaio, in pista per due giorni a settimana
Domenica cross e lunedì pista: si può fare?

Questo è molto soggettivo. Se in pista ci fosse una gara molto importante, allora eviterei di fare cross il giorno prima. Ma tornando allo scorso fine settimana, ero più affaticata per il freddo che per la corsa a piedi, ad esempio.

La corsa a piedi non provoca dei microtraumi che poi in pista ad esempio induriscono le gambe?

La corsa va allenata, dovresti farla due volte a settimana in modo che in gara non sia una fase completamente sconosciuta e io quest’anno non l’ho fatto. In assoluto non dà grandi problemi rispetto alla pista, ma è chiaro che devi saperla inserire nei giorni giusti. Sono altri i traumi del cross…

Ad esempio?

E’ facile cadere, anche se non ti fai male. Il giorno dopo una gara di cross ho sempre le gambe piene di lividi, perché prendi un sacco di colpi, anche semplicemente salendo e scendendo dalla bici. Quel che resta dopo una gara è un affaticamento buono, che viene perché ad esempio per uscire dal fango devi fare degli sforzi intensi.

Rachele Barbieri, Martina Alzini
Rachele Barbieri e Martina Alzini, defaticamento sui rulli in pista
Rachele Barbieri
Rachele durante il defaticamento sui rulli in pista
Dopo un cross si fa defaticamento sui rulli?

Sui rulli o su strada, se c’è un tratto pianeggiante e senza traffico nei dintorni. Il defaticamento si fa sempre. E’ lo stesso tipo di lavoro che facciamo normalmente in pista dopo una seduta di lavoro specifico. Un quarto d’ora tranquilla, facendo girare le gambe.

Salvoldi è favorevole a questo doppio impegno?

Mi ha detto che ho fatto bene a dedicarmi al cross lo scorso inverno. Perché agli europei in pista avevo raggiunto una buona condizione (a Plovdiv, Rachele ha centrato l’argento nell’eliminazione, ndr) e sarebbe stato un peccato rimanere ferma a vederla andar via.