Arriva dal Salento, ha sempre fatto Mtb, da quest’anno corre su strada per la Polisportiva Monsummanese dove ha ottenuto risultati interessanti. Questi sono solo alcuni degli spunti offerti dalla storia di Walter Vaglio che, sotto un cielo grigio carico di pioggia e con tutte le avversità che porta un meteo simile, è in gara al Giro di Lunigiana con la maglia della rappresentativa della Puglia.
Il suo è un altro esempio bello ed obbligato di un promettente ragazzo del profondo Sud che deve risalire una parte dello Stivale per continuare a coltivare il proprio sogno. Vaglio è al primo anno nella categoria juniores ed è l’ennesima scoperta di Andrea Bardelli che lo ha voluto nella sua formazione. Abbiamo conosciuto meglio il classe 2009 che lo scorso maggio si è fatto notare anche a livello internazionale con una vittoria di tappa e la generale al Tour de l’Eure in Francia (in apertura foto Enrico Dami) dopo aver conquistato un successo in Lombardia.


Walter facciamo un piccolo ritratto di te?
Vivo a Neviano, un paese in provincia di Lecce non troppo lontano da Gallipoli. Frequento un istituto di ragioneria a Casarano e prima di passare al ciclismo, alternavo corsa a piedi e calcio. Da esordiente e allievo ho corso con la Scuola di Ciclismo Tugliese “Vincenzo Nibali”, guidata da Mario Manco, un signore di 75 anni che ha lo spirito di un ragazzino e che per me ha fatto anche qualche mezza pazzia.
Quale, raccontaci pure?
Nel 2024 ho partecipato agli europei giovanili in Svezia (ad Huskvarna, ndr) nella categoria allievi del primo anno. Per me era anche il primo viaggio in aereo. Mario non voleva mancare ed è venuto a vedermi col furgone a 9 posti con cui abbiamo fatto tutte le nostre trasferte in Italia per correre. Si è fatto più di 2.700 chilometri di strada per me. Alla fine, anche se avrei preferito un risultato migliore, ho conquistato il bronzo nella prova XCO.
A proposito, com’erano e come sono le tue trasferte?
Sono sempre lunghe, anche se ora qualcosina è cambiato. Da esordiente e allievo partivamo col pullmino al venerdì, facevamo le prove del percorso al sabato, correvamo alla domenica e rientravamo il lunedì. I viaggi erano sempre di almeno 10/11 ore. Adesso viaggio in aereo e ho ridotto i tempi, però dalla fine della scuola in poi, spesso sono restato al Nord nel ritiro della squadra con qualche compagno per preparare le gare.




Com’è nata la passione per il ciclismo?
Corro da poco più di cinque anni. Tutto è iniziato durante il lockdown del Covid e confesso che uscivo di nascosto attorno a casa assieme a mio padre, che ha sempre gareggiato in Mtb. Nelle mie zone non ci sono montagne, ma tanti sentieri vallonati e boschi e così ho iniziato col fuori strada. In inverno invece correvo nel ciclocross.
Come hai gestito la stagione con la doppia attività?
E’ stata dura perché sono molto diverse fra loro, o almeno per me che sono all’esordio su strada. L’annata ormai sta finendo e dall’anno prossimo mi concentrerò solo sulla strada.
Questo 2026 su strada sta andando in linea con le tue attese?
Non sapevo cosa aspettarmi dalla strada, non sapevo praticamente nulla, a parte quello che mi raccontavano alcuni miei amici che correvano già da tempo. Puntavo a restare in gruppo, risparmiare energie e controllare la gara. Poi sto ancora imparando tutto l’aspetto tattico. Per questo devo ringraziare i miei compagni del secondo anno che mi hanno aiutato e sempre consigliato in ogni minima cosa. Finora è andata meglio del previsto, non avrei mai pensato di raccogliere tre vittorie.


Come sei arrivato alla Monsummanese?
E’ stato un caso mentre negli anni scorsi parlavo con Brian Paris del Team Coratti che è un caro amico. Gli stavo chiedendo come era la strada, quando mi ha presentato l’allora suo diesse Andrea Bardelli. Lui dopo avermi chiesto un po’ di informazioni, mi ha detto che avrei dovuto iniziare con la strada perché avevo potenziale da esprimere. Devo ringraziarlo tantissimo perché poi mi ha portato alla Monsummanese e mi sta insegnando tantissimo. Con me è sempre presente e disponibile e mi ha consentito quest’anno di fare la doppia attività.
Su cosa senti di dover crescere maggiormente?
Direi tutto (risponde ridendo, ndr). Battute a parte, devo ancora scoprire tutte le mie caratteristiche e Andrea è la persona giusta per farlo. Sto lavorando su tutto, devo migliorare soprattutto sulle salite di media-lunghezza. Al momento sono esplosivo su salite corte e nelle volate ristrette al termine di percorsi misti ho un discreto spunto veloce. La vittoria in Francia, ad esempio, è arrivata così.


Per l’anno prossimo pensi di trasferirti stabilmente al nord per correre?
No, voglio finire la scuola a casa, con calma, poi penserò a spostarmi al nord, anche perché non sono il primo della classe (sorride, ndr). In questo senso ringrazio i miei professori perché non mi hanno fatto problemi conoscendo la mia attività sportiva. Anzi, mi hanno sostenuto e si sono sempre interessati ai miei risultati chiedendomi come erano andate le gare e le trasferte estere.
A chi si ispira Walter Vaglio?
Non ho dubbi e non potrebbe essere altrimenti. E’ uno che fa strada, ciclocross e Mtb. Il mio idolo è Mathieu Van der Poel.
Obiettivi per il finale di stagione?
Sto correndo il Giro di Lunigiana senza aspettative particolari, anche questa è una nuova gara per me. Voglio dare il massimo impegno da qui alla fine e apprendere il più possibile. Dopo di ché inizieremo a pensare al 2027.