Due settimane lontano da casa, per correre e allenarsi, come fanno i grandi: Pietro Solavaggione in questi giorni è nel Nord, sulle pietre e i muri della Ronde Van Vlaanderen Juniores. Ci starà il tempo di correre domenica, allenarsi e poi partire per la Spagna dove sabato e domenica prossimi correrà ancora, ma su strade ben più congeniale alle sue caratteristiche. Il Belgio per un ciclista è sempre qualcosa di magico, anche se Pietro Solavaggione guarda all’atto pratico (in apertura il suo debutto alla Cronoversilia Juniores, immagine xpix.it).
«Il percorso di domenica è duro, ma non durissimo – ci racconta dal Nord – abbiamo tre muri da affrontare cinque volte in un circuito finale e un tratto in pavé abbastanza impegnativo. Ero già venuto in Belgio, la scorsa stagione quando ero alla prima gara con il Cannibal Team Victorious (squadra in cui corre da quest’anno, ndr). Avevamo corso alla Philippe Gilbert Juniors ma era un percorso ben diverso».


Lontano da casa
Belgio e poi Spagna, in un insieme di giorni che Pietro Solavaggione vuole godersi per imparare ma anche per mettere nel mirino i primi risultati internazionali. Se sulle pietre si dovrà difendere è sulle strade basche della Gipuzkoa Klasika che cercherà di mettersi in mostra. Lo ha già fatto con la maglia della nazionale alla Corsa della Pace e alla Volta a Castellò, sempre in Spagna.
«Quella di domenica – dice – non è la corsa adatta alle mie caratteristiche, ma sono venuto qui per fare esperienza e per prepararmi in vista della Spagna. E’ la prima volta che passo così tanto tempo lontano da casa (due settimane per l’appunto, ndr). Non mi pesa molto l’idea di stare via, ma più il fatto di trovare la mia routine per riuscire ad allenarmi al meglio. Qui in Belgio mancano le salite lunghe, inoltre non conoscendo le strade non è facile adattarsi».


Non hai ancora corso molto con il Cannibal Team, scelta condivisa?
Sì, è vero. Questa è la terza gara che faccio con loro ma qui si lavora e si ragiona in maniera diversa. Corriamo meno ma con periodi definiti, un aspetto per me nuovo ma con il quale mi sto trovando bene. Ci alleniamo anche tanto a casa, con intensità elevate, ben più di quando correvo con una squadra italiana.
Raccontaci, cosa cambia?
Trovandomi a correre meno in allenamento posso spingere a fondo, spesso durante l’inverno mi è capitato di tornare a casa stanco. Però il tutto è calibrato con i giusti tempi di recupero, credo che così facendo si abbia più tempo per assorbire i lavori. Infatti sento di essere cresciuto molto rispetto allo scorso anno.
Aspetto anche fisiologico dovuto all’età?
Sicuramente sono cresciuto anche fisicamente, ma in gara sento dei grandi benefici. Non soffro il ritmo elevato che trovo nelle corse internazionali, come invece succedeva lo scorso anno. Inoltre correre di meno mi rende sereno, arrivo alle gare sapendo di aver fatto il lavoro giusto e con tanta voglia. Riconosco che in certi momenti magari possa sentire maggiormente la pressione, visto che le occasioni sono meno. D’altra parte sento meno stress.


Tanti allenamenti a casa e poche corse, un approccio praticamente da professionista…
Penso di aver fatto una scelta complicata ma corretta in termini futuri. Venire al Cannibal Team mi ha messo davanti a tante difficoltà, non lo nego, tuttavia è una cosa che ho voluto fare guardando al domani. Soffrire, imparare e mettermi alla prova da junior mi permetterà di arrivare alla categoria under 23 con un bagaglio maggiore e pronto.
Sei in una squadra con una mentalità ben definita.
E’ un team internazionale, che mi ha fatto crescere tanto già da subito. Ad esempio il fatto di parlare in inglese, gestire certe cose da solo o comunque di non avere un appoggio vicino rende tutto più complicato all’inizio. Ma in questo modo cresco e imparo.
Ti trovi bene con i compagni?
Sì, alcuni li ho conosciuti già lo scorso anno nella mia prima gara con il Cannibal Team. Mentre il resto del gruppo, siamo una ventina, ho avuto modo di conoscerli nel ritiro a Calpe di gennaio. Non è semplice ricreare certe dinamiche in una squadra dove si parla inglese, ma si impara.


Cosa pensi possa darti in più questo percorso?
Una crescita in campo internazionale, lo scorso anno in certe gare facevo tanta fatica ad emergere. Mentre adesso sento di potermi giocare dei risultati, sono già entrato più volte in top 10. Ho rinunciato alla possibilità di vincere tante gare nazionali per potermi mettere alla prova in contesti più elevati.
Scuola e amici li riesci a mantenerli?
Gli amici li vedo, magari meno spesso di prima ma riesco a godermeli. Questo inverno è capitato che facessero una grigliata e sono andato senza problemi. La scuola, invece, sono passato a farla da privatista. Riesco a gestire meglio le assenze e lo studio.


Un percorso netto…
Credo che si vuole una cosa ci si deve puntare tutto, e in questa scelta credo molto.
Hai un obiettivo per quest’anno?
Ottenere una vittoria in una gara internazionale, ad ora sono a quattro top 10, so che è difficile ma con la fortuna e cogliendo il momento giusto può arrivare. Vorrei anche essere competitivo al Giro della Lunigiana, le corse a tappe mi piacciono molto. Inoltre sarebbe davvero fantastico conquistare una convocazione per i mondiali o gli europei.