Una serie di tre gare in Italia prima di volare in Belgio e iniziare con le tappe di avvicinamento alla Coppa del mondo e al campionato europeo. Così è iniziata la stagione di ciclocross di Stefano Viezzi, il friulano ha cominciato il terzo anno da under 23 con il team Alpecin Premier Tech sul fango di Tarvisio, spostandosi poi ad Osoppo e infine allo Zoncolan. Tre appuntamenti in Friuli Venezia Giulia, dai quali sono arrivati un quinto posto, una vittoria e un secondo posto (in apertura foto Emma Lunardi).
«Quest’anno sono partito in maniera più soft – racconta Viezzi – ho preso il tutto con maggiore tranquillità, però direi che ho iniziato bene. Mi sono allenato in Belgio insieme alla squadra come gli altri anni, con l’obiettivo di arrivare pronto agli appuntamenti internazionali nel Nord Europa. Queste tre gare in Italia servivano per riprendere confidenza con il ciclocross. L’esordio a Tarvisio (nella categoria elite, ndr) è andato come mi previsto, allo stesso modo a Osoppo ho avuto subito buone sensazioni e infatti ho trovato la prima vittoria stagionale. ll bilancio lo faremo però quando andrò in Belgio, lì capiremo a che punto sono rispetto ai miei rivali».


Riprendere confidenza
La stagione nel ciclocross di Stefano Viezzi riprende dopo le fatiche di un anno su strada che lo ha visto affrontare 32 giorni di gara. Il binomio tra queste due discipline deve tenere conto quindi delle fatiche scaturite dall’una e dall’altra. Ritrovare il colpo di pedale non è sempre facile o immediato, ma queste tre corse in Italia sono servite proprio a questo.
«Sono stati degli appuntamenti importanti – conferma Stefano Viezzi – perché ho avuto modo di abituarmi al cambio di ritmo e alla gara. Passare da corse di tre ore e mezza a gare di un’ora, con ritmi alti e una bici differente richiede un minimo di adattamento. Sentivo di aver bisogno di sbloccarmi, soprattutto nella parte tecnica: la bici, i percorsi, le curve, i rilanci e tutto quello che si trova nel ciclocross. Di questo me ne sono reso conto a Tarvisio, dove il percorso con tanto fango richiedeva una buona gestione della bici nell’affrontare le curve ricercando le giuste traiettorie.


Il ritiro in Belgio con la squadra è servito?
Sì, è stato molto utile proprio per ritrovare confidenza con la bicicletta e i percorsi. Ma anche per avere un migliore ritmo gara in occasione dell’esordio a Tarvisio, infatti in queste tre gare non ho avuto troppi problemi di passo. Magari è mancato qualcosa in termini di confidenza con la bici e i percorsi.
Come giudichi questa stagione appena conclusa su strada?
Ho visto un bel miglioramento nelle sensazioni in gara, questo è l’aspetto principale che mi porto a casa. Rispetto al 2025 ho visto una crescita nelle distanze e nel tempo passato in bici. Ho corso nel classiche under 23 al Nord, come fatto anche lo scorso anno. Inoltre ho aggiunto dei giorni di gara e qualche corsa a tappe.
Cosa ti aspetti dal prossimo anno?
Di fare ulteriori miglioramenti, arrivando sempre più fresco e pronto nel finale di corsa per provare a giocarmi delle chance di vittoria. Il salto di categoria tra juniores e under 23 si è fatto sentire, ma l’adattamento è stato graduale e continuo. Ho saputo fare sempre meglio e sono davvero fiducioso per il futuro.


Tra le tante gare quale ti ha sorpreso maggiormente?
Il Giro Next Gen penso sia stata la corsa con il livello più alto alla quale ho partecipato. Non ero in un periodo di forma eccezionale, ma sono comunque riuscito a difendermi e fare qualche piazzamento. Soprattutto ero felice per la top 10 nella cronometro finale: dopo sette giorni impegnativi è stato un bel segnale.
L’obiettivo è provare a vincere, al West Bohemia Tour ci sei andato vicino…
Ho capito che quella è un tipo di corsa adatta alle mie caratteristiche, con percorsi vallonati e salite non troppo dure. Sono riuscito a fare bene, è una gara dove conta iniziare bene fin da subito e farsi trovare pronti. Però non nascondo che mi piacerebbe riuscire a vincere anche nelle classiche U23 come la Parigi-Roubaix.


Si proverà a trovare una vittoria già da questa stagione di cross?
Quest’anno vorrei concentrarmi su tutte e tre le prove principali del calendario che sono europei, mondiali e coppa del mondo. Il lavoro sarà focalizzato per arrivare al mondiale di ciclocross a febbraio al massimo della condizione. Ma voglio fare bene durante tutta la stagione.
Cosa manca per vincere?
Mi sono accorto che la differenza maggiore è nel giro secco, da juniores era una caratteristica che mi permetteva di prevalere. Adesso il livello si è alzato ed è diventanto più difficile. Perché nel ciclocross se una gara non è particolarmente dura la differenza si fa negli ultimi due giri. Se per l’intero arco della corsa eri al massimo delle tue potenzialità subisci il cambio di ritmo. Altrimenti se hai modo di aumentare ulteriormente riesci ad emergere.


Sono dettagli sui quali hai lavorato?
Sì e ci lavoro sempre, una parte importante la gioca anche l’adattamento alla categoria e alle gare. Su percorsi impegnativi come il Koppenbergcross la differenza si fa da subito.
Come ti sei allenato in vista di questa stagione di cross?
Mi sono concentrato sulla parte tecnica in bici, aggiungendo come sempre palestra e corsa a piedi. Non ci sono grandi differenze di approccio ma un filone unico da seguire che porta a migliorare. Sono importanti anche i momenti insieme al team, come gli anni scorsi andremo in Spagna per due volte durante la stagione invernale per fare dei ritiri specifici legati al ciclocross.