L’altitudine dello Zoncolan non avrà ribaltato completamente le gerarchie del Giro delle Regioni, ma ha dato brio a tutte le gare, tanto che quella principale, la Open maschile è stata senza dubbio la più avvincente e incerta di tutta la challenge finora vissuta. La classica occasione nella quale i più attesi protagonisti, gli ex iridati giovanili Filippo Grigolini e Stefano Viezzi e l’ex tricolore Gioele Bertolini se le sono date di santa ragione e alla fine l’esperienza di quest’ultimo ha fatto la differenza.


Una vittoria che rappresenta un segnale
Il giorno dopo la fatica della gara è già stata smaltita, ma non la soddisfazione perché il successo nel contesto dello Zoncolan ha un certo significato per chi come Bertolini ha ancora molto da dire nel ciclocross: «Ci tenevo molto, ero rientrato in gara la settimana precedente con molti interrogativi perché ho cambiato un po’ di punti sulla preparazione. Questa domenica mi son sentito subito meglio, ho provato fin da subito a fare la differenza perché mi sembrava che i miei avversari fossero in difficoltà e mi sono ritrovato molto competitivo.
«Grigolini ha tentato di tenere subito il nostro ritmo, ma quando ho attaccato Viezzi, dopo il mio forcing iniziale, ha concesso qualche metro e siamo rimasti io e Stefano che fortunatamente per me ha forato a due giri dalla fine, ce l’ho fatta a cogliere quei 30-40 secondi che ho gestito fino all’arrivo».


Bertolini pronto a ricevere le sfide degli altri
Bertolini rappresenta la costante del ciclocross italiano a fronte di nomi sempre nuovi, di atleti che emergono da un passato giovanile fulgido e sono attesi ai massimi livelli anche da elite in quel contesto che Gioele ha frequentato (è stato anche 5° a un mondiale): «Vedo che hanno tutte le qualità per fare bene e mi rendo conto che non è facile cercare di rimanere ai vertici delle posizioni italiane in primis per me di fronte a corridori che possono scalare anche le gerarchie internazionali. Vediamo quanto forte vanno e quanto mi metteranno in difficoltà, è una delle curiosità della stagione».
Il corridore dell’Esercito (fondamentale per la sua attività sia nel ciclocross che in MTB) ha vissuto anche una certa solitudine in ambito internazionale. Adesso le cose sono un po’ cambiate? «Io lo spero, fa piacere vedere dei volti nuovi, dei ragazzi giovani che continuano a fare ciclocross ai vertici – ammette Bertolini – Sappiamo tutti che è difficile riuscire a continuare a fare ciclocross con il richiamo e le incombenze della strada e mi auguro che Viezzi e Grigolini continuino, ma anche lo stesso Mattia Agostinacchio, che al momento non abbiamo visto nel ciclocross».


Perché scegliere fra ciclocross e MTB?
Come arriva Bertolini a questa stagione di ciclocross? «Il 2026 non è stato male, è stato un anno abbastanza costante, non ho avuto grandi picchi. Per quello ho deciso di cambiare delle cose in vista dell’inizio del ciclocross, qualcosina nell’allenamento e credo che i frutti si stiano iniziando a vedere. Spero che continuino così fino agli appuntamenti importanti e poi tireremo una riga e capiremo come proseguire la stagione».
A questo punto Bertolini è però più ciclocrossista o biker? «Negli ultimi anni forse i risultati maggiori sono arrivati dal ciclocross, però se guardo indietro ho sempre primeggiato in entrambe le specialità e per questo non ho mai avuto una scelta limpida, a dire “mi butto su una specialità o solo sull’altra”. Finché i risultati mi vedranno primeggiare in entrambe cercherò di continuare così».


Bosio e un esempio per tanti
Nella categoria maschile ogni prova del Regioni, che ha passato i due terzi del suo cammino, ha regalato un vincitore diverso, fra le donne c’è un’assoluta dominatrice in Carlotta Borello, che sullo Zoncolan ha bissato la vittoria dell’anno scorso attraverso una prova libera da insidie. Correggendo quanto avevamo detto la scorsa settimana, Carlotta, entrata nella challenge a Tarvisio dopo aver saltato Corridonia, ha puntato tutto sul ciclocross rinunciando anche alle sue ambizioni nel gravel e ora punta con decisione anche alla stagione internazionale.
Ci sono gare che assumono un valore che spesso prescinde dal semplice risultato agonistico. La storia emersa dalla gara junior merita un approfondimento: nella prima parte aveva preso l’iniziativa Michael Careri, frenato però da una foratura che ha favorito Giovanni Bosio, portando il piemontese alla vittoria e alla conquista della maglia rosa. Il portacolori della DP66 non ha però esultato all’arrivo: «Non l’ho fatto per rispetto di Michael Careri e dell’amicizia che ci lega – ha affermato all’arrivo – non potevamo sapere come sarebbe finita se non avesse forato. Ci riaffronteremo più avanti, a viso aperto». Detto da un ragazzo ancora giovanissimo, rappresenta un segno di maturità che vale mille vittorie…


L’appoggio delle istituzioni
Parola finale al presidente dell’ASD Carnia Bike Fabio Forgiarini, che ha ospitato un evento divenuto ormai una classica in un contesto sempre diverso dal solito: «Siamo convinti che manifestazioni come questa, con l’ausilio degli enti pubblici che ci è stato dimostrato anche alla domenica di gara, rappresentino uno strumento importante per promuovere il nostro territorio e apprezziamo gli sforzi che ognuno, nella sua parte, fa per il successo dell’evento. Il volontariato e la passione sono indispensabili, ma manifestazioni simili hanno bisogno di risorse concrete e le istituzioni ce le hanno garantite».