Quando Riccardo Barbuto ha iniziato ad immaginare come sarebbe stato il suo terzo anno da under 23 aveva pensieri e ambizioni grandi. Alla sua porta era arrivato a bussare un team continental straniero, e dopo due stagioni alla Ciclistica Rostese il corridore lombardo era pronto per mettersi alla prova anche all’estero. Poi la pausa invernale ha portato qualche incertezza, alla quale si è aggiunta la notizia che la squadra non avrebbe proseguito il suo cammino. Barbuto si è trovato così a ripartire da zero, con quasi tutte le rose al completo e nessuna possibilità di inserirsi a lavori in corso.
E’ da lì che è nata la storia con l’Equipe Corbettese Cycling, della quale Riccardo Barbuto è l’unico corridore (in apertura foto Claudio Minardi).
«Sfumata l’occasione con la continental – ci racconta Barbuto – l’unica realtà che ha creduto in me è stata la Corbettese, formazione nella quale correvo quando ero allievo secondo anno. Mai avrei pensato di trovarmi a correre da solo al mio terzo anno da under 23».


Una scelta che comporta non poche difficoltà…
Visto che sono l’unico corridore del team alle corse non posso avere il supporto dell’ammiraglia, che può partire quando ci sono almeno quattro atleti al via. Quindi alle corse vado con i miei genitori, che mi fanno anche da supporto tecnico e mi passano i rifornimenti. Li devo ringraziare tantissimo, perché con il loro supporto mi trovo ancora ad inseguire il mio sogno.
Cosa hai provato quando ti sei ritrovato improvvisamente da solo?
Devo dire che è stato mio padre a farsi venire in mente l’idea della Corbettese, io non ero molto sicuro. Sto studiando Scienze Motorie all’Università San Raffaele a Milano. Quindi il famoso piano B ce l’ho. Quando alla San Geo gli altri ragazzi correvano e io ero da solo ad allenarmi a casa ho sofferto molto.




Tu non potevi correre?
Siccome sono l’unico corridore del team posso partecipare alle gare regionali, non a quelle nazionali e tanto meno alle internazionali. Guardavo gli altri correre e vincere, mentre io rimanevo fermo in attesa.
Poi però hai iniziato a correre ed è arrivata subito la prima vittoria…
La sfida non era nemmeno quella di vincere, ma di ritrovare il piacere di pedalare e andare in bici. Devo ammettere che questa storia mi ha permesso di assaporare nuovamente quelle emozioni che mi erano mancate. Ho ritrovato il gusto di andare in bici e mi sto divertendo molto.


Come lavori, curi tutto tu?
Bici, gel, barrette sono a carico nostro, mio e della mia famiglia. Per le corse mi organizzo io, quando ho iniziato pensavo ci fossero molte più gare regionali. Invece non sono molte. In tutto da marzo ho corso solamente tre volte, una di queste è stata la Gran Fondo Nove Colli.
Che hai vinto, due su tre, mica male…
Anche quella è stata un’avventura. Visto che sono da solo mi ero organizzato per andare in treno, solo che ho lasciato a casa la valigia. Me ne sono accorto giusto in tempo per recuperarla e riuscire a correre domenica. Tra l’altro sono riuscito a partecipare alla Nove Colli solamente perché sono stato invitato come ospite. Infatti non potevo partecipare alla classifica di categoria, ma solo a quella generale.




Cosa vuol dire partire ogni volta da solo senza ammiraglia al seguito?
Che sono in balia della fortuna e che mi devo organizzare (ride, ndr). Alla Nove Colli mi ero messo in tasca tredici gel e la speranza di non forare, altrimenti la mia corsa sarebbe finita. Dopo una cinquantina di chilometri c’era un rifornimento e ho preso l’ultima borraccia, poi ho fatto quattro ore sperando di salvarmi. Tanto che Del Toro (anche lui ha preso parte alla gran fondo come ospite, ndr) mi ha visto e mi ha bagnato con la sua borraccia.
Come vieni visto in gruppo?
Ricevo tanto supporto. Sono di Inverigo, in provincia di Como e sono molto amico di Nespoli e Novak, tanto che ero in vacanza con loro questo inverno. Quando ho vinto a marzo erano più felici di me (ride ancora, ndr).




Studi Scienze Motorie, ti prepari da solo?
No, mi affido a un preparatore di Brescia, Paolo Rossini. Mi seguiva anche quando ero junior, alla Aspiratori Otelli, e mi trovo molto bene con lui. Però da qualche anno sto lavorando come preparatore, ad ora seguo otto ragazzi. Ogni tanto mi alleno con qualcuno di loro.
Una stagione da gestirti da solo, studi, lavori, riesci a conciliare tutto?
La mattina mi sveglio ed esco in bici, poi quando torno mangio e seguo le lezioni oppure studio. Infine la sera mi metto a controllare le tabelle e i dati dei corridori che seguo. Un impegno difficile, ma si riesce a fare tutto.
Un obiettivo per il 2027?
Adesso penso a finire la stagione con la Corbettese, poi la speranza è di trovare un’occasione per l’ultimo anno da under 23.