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Refolo, dalla roccia al tandem, sognando Parigi

20.04.2021
4 min
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Due ragazze per una maglia tricolore. A metà aprile a Marina di Massa, Alessia Refolo si è laureata campionessa italiana di ciclismo per la prima volta in tandem insieme alla sua guida Giorgia Bonetti. Regina mondiale di arrampicata, padrona europea di sci nautico, vicecampionessa italiana di atletica, la trentenne eporediese (abitante di Ivrea) ora vuole stupire anche in sella, dopo essersi regalata un cimelio che non aveva mai conquistato. «A casa ho tante medaglie, ma non mi era mai capitato di indossare una maglia di campionessa. Con un po’ di ingenuità, non sapevo nemmeno che ce la dessero – ammette candidamente Alessia, non vedente dall’infanzia in seguito a un neuroblastoma – sto già aspettando la prossima gara per indossarla nuovamente».

La sua compagna di tandem si chiama Giorgia Bonetti, a sinistra
La sua compagna di tandem si chiama Giorgia Bonetti, a sinistra

Il rumore, poi il silenzio

Poi racconta cosa vuol dire pedalare al buio. «Abbiamo fatto 62 chilometri ed eravamo tre tandem donne – dice – ma nelle prime battute ci siamo trovati insieme a tutti gli altri atleti delle altre categorie. A un certo punto gli uomini ci hanno distanziato e noi a nostra volta abbiamo distanziato le altre donne in gara. Siamo passate dal vociare avvolgente del gruppo, che sembrava di essere a un raduno tra rumori e frenate, al silenzio quasi assoluto, rotto soltanto dagli incitamenti e dai comandi di Giorgia. Si è creata una bella sintonia e direi che siamo andate anche abbastanza forte, visto che abbiamo chiuso a una media di oltre 36 dopo un’ora e 43 minuti di fatica».

Grazie a Zanardi

E dire che l’avventura su due ruote è iniziata ufficialmente da pochissimo, dopo un lungo corteggiamento del campione più conosciuto del paraciclismo.

«Devo ringraziare Alex Zanardi (i due sono insieme nella foto di apertura, ndr) che già da qualche anno mi ha coinvolto con Obiettivo 3 e mi ha proposto di provarci», rivela Alessia. «Lo scorso novembre, finalmente era pronto il tandem e così l’ho provato a Padova con Giorgia. Viste le restrizioni e non potendo incontrarci, ho fatto rulli nella mia terrazza a Ivrea fino a metà gennaio, poi Obiettivo 3 mi ha fatto un doppio regalo. Mi hanno procurato un secondo tandem da tenere qui in Piemonte, così ho iniziato a pedalare con mio papà Maurizio, cicloamatore incallito. E con altri due superuomini che vanno forte: i miei scudieri, Roberto e Serse. Sì, quest’ultimo si chiama proprio come il fratello di Fausto Coppi, per cui era destino che amasse la bici».

Giorgia ha solo 20 anni ma gareggia da 10
Giorgia ha solo 20 anni ma gareggia da 10

Controllare il respiro

Cinque mesi e una montagna di chilometri dopo, eccola di tricolore vestita, a sognare in grande. «Il ciclismo mi ha conquistata – dice – e con Giorgia c’è un grande feeling. Grazie alle mie esperienze sportive precedenti, sono abituata a seguire i comandi e sono una brava ascoltatrice, oltre a dare un buon riscontro delle mie sensazioni. Nonostante abbia soltanto vent’anni, Giorgia ha una grande esperienza perché fa gare da 10 anni e ha alle spalle tantissimi chilometri. Mi diceva lei quando bere e mangiare nei momenti giusti in gara, mentre in allenamento mi ha insegnato a controllare il respiro per non andare in affanno». 

Le due compagne di tandem hanno conquistato il titolo italiano
Le due compagne di tandem hanno conquistato il titolo italiano

Sogno olimpico

Dalla strada al tartan, in estate Alessia va a caccia di un altro tricolore, anche nell’atletica. «Lo scorso anno ho vinto due argenti nel mezzofondo, 800 e 1500 – dice – stavolta punto all’oro. Amo lo sport in generale e sogno di andare alla Paralimpiade, magari a quella di Parigi 2024. Non è semplice perché tutti la vogliono e non so in che sport ci andrò. Ma ora so che posso cullare questo sogno anche grazie a Giorgia e al ciclismo. Speriamo di poter dimostrare il nostro valore in campo internazionale appena ci sarà un’occasione in Coppa del Mondo». 

La poliedrica atleta piemontese è pronta ad un’altra scalata al vertice, ma stavolta non troppo in verticale: «E’ vero che amo l’arrampicata, ma in bici adoro la pianura. Le uniche salite che mi piacciono sono quelle corte, seguite da una bella discesa».