MONTICHIARI (Brescia) – Il sorriso sulle labbra di Jonathan Milan racconta tanto della felicità di ritornare su pista insieme ai compagni di tante avventure e vittorie. Su un divanetto rosso, di pelle, il gigante di Buja si siede accanto a noi e inizia a parlare. Alle sue spalle il parquet di Montichiari lo attende per un’ultima sessione di allenamento. La divisa azzurra della nazionale è allacciata e con grande serenità Jonathan Milan ci racconta l’avvicinamento al mondiale di Shanghai e il ritorno alla pista.
Aveva in mente un programma differente, ma la caduta al Renewi Tour lo ha costretto a trovare una via alternativa per questo mondiale su pista a Shanghai. Era però vietato mancare al ritrovo dei campioni olimpici di Tokyo, a caccia adesso di un’altra partecipazione alla corsa a cinque cerchi. Il cammino inizia in Cina, con un mondiale che lancia il biennio olimpico.




Acciacchi alle spalle
Jonathan Milan ha la spensieratezza di chi è tornato a casa sua, in un luogo amico dove sai trovare quel che cerchi al primo colpo. E’ stato lo stesso con i primi giri di pista sul parquet dove la nazionale italiana ha costruito i più grandi successi.
«L’ultima fatica che ho fatto su strada – racconta Milan – è stata in Belgio al Renewi Tour, quindi un po’ di tempo fa. La caduta mi ha procurato qualche fatica in più del previsto per recuperare, sinceramente non me lo sarei aspettato. Solitamente non ho tutta questa difficoltà, però sono contento di come mi sono allenato in pista nelle ultime settimane. Siamo riusciti a fare un bel volume di lavoro e fisicamente mi sento bene».


Qual è stata la cosa più difficile da recuperare di questa caduta?
A livello muscolare, sentivo sempre male a schiena, gambe, bacino e la parte più dolorante è stato il polso a causa della botta presa. Ho dovuto fare particolare attenzione, perché in alcuni gesti sentivo ancora dolore, come ad esempio sollevare la bici.
In pista però nessun problema?
Qualcosa in partenza a causa dello sforzo, poi però una volta messo in posizione non ho dolori o problemi.
Cosa provi nel tornare in pista dopo tutto questo tempo?
Non vedevo l’ora, sono super gasato di correre. Negli ultimi due anni mi era mancata parecchio la pista, è stata sicuramente una scelta studiata. Ho deciso di concentrarmi maggiormente sulla strada e così ho fatto. Adesso però in avvicinamento alle prossime Olimpiadi di Los Angeles era giusto tornare.


Avete un nuovo componente del quartetto, è entrato Alessio Magagnotti, lo conoscevi già?
Sapevamo quanto potesse andare forte e quanto sia pronto per fare questo lavoro. I risultati raccolti su strada parlano da soli, ma anche in pista ha fatto vedere grandi cose. Siamo felici che sia entrato nel quartetto, gira bene. Voglio aggiungere che si sono tanti altri ragazzi giovani e forti: Favero, Grimod e tanti altri.
Entriamo nel tecnico, Magagnotti ha detto che farà il secondo nel quartetto, che ruolo è?
Difficile, perché deve partire bene e riuscire a prendere subito la ruota di Lamon. Inoltre ha due tirate da fare e sarà importante tenere alta la velocità per portarci in tabella e prendere il ritmo gara. Soprattutto nel momento del cambio si troverà a reggere le tirate mie e di Ganna, dovrà essere bravo a rimettersi in coda.


Domanda delicata forse, qual è la cosa che gli esce meglio e la cosa in cui lo avete più redarguito, se si può dire così…
Partiamo con quello che gli riesce bene, ovvero tirare forte. Mantiene la velocità alla quale viene lanciato ed è importante. Non soffre la partenza più di tanto, quindi il ruolo di secondo mi sembra perfetto. Io sono subito dietro di lui e ho avuto modo di vederlo bene, quello che gli ho detto è di tenere la linea in curva. Ma sono dettagli minimi.
Sono i dettagli che costruiscono poi il quartetto…
Nessuno è perfetto, quindi bisogna conoscersi e provare tanto. Perché qui è un conto ma in gara le cose cambiano e quando si va a tutta e l’ossigeno inizia a mancare non è semplice.
Negli ultimi giorni a Montichiari avete lavorato su questi aspetti?
Maggiori sono le prove e meglio è, tutti gli aspetti diventano più meccanici e si acquisisce sicurezza. Il mondiale di Shanghai sarà importante, ma apre un biennio lungo nel quale avremo modo di lavorare ancora tanto tutti insieme.


Quanto sei felice di tornare a un mondiale su pista?
La felicità è grande perché mi mancava la competizione in pista, mettermi a confronto anche con un’altra disciplina o un segmento individuale e confrontarmi con me stesso. Perché su pista in primis corro contro di me, mi mancava tutto ciò. Sono proprio contento di essere qui, di godermi le settimane di allenamento e il buon umore.
La difficoltà più grande per te nel tornare a girare?
Devo dire la verità: ho fatto un po’ di fatica magari nelle partenze, soprattutto nel ritrovare la coordinazione nel partire da fermo. Per il resto ho fatto fatica nei lavori specifici, quelli di intensità. Era da tanto tempo che non venivo a Montichiari e non ero abituato. Nella prima settimana di ritiro ho fatto tre giorni di allenamento ed ero distrutto (ride, ndr). Con il tempo mi sono focalizzato su determinati aspetti, grazie al supporto di Salvoldi, piano piano mi sono calibrato ritrovando le giuste sensazioni.