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Garosio ringrazia la Biesse e sogna la Eolo

26.10.2022
6 min
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Nel marasma della situazione che attanaglia le squadre continental e professional, cadute per alcuni casi in una crisi d’identità, c’è chi come Andrea Garosio ha saputo trovarci un’opportunità e ridimensionare gli obiettivi per poi rilanciarsi in un futuro prossimo che vede sullo sfondo il ritorno in professional. Non è un segreto infatti che il nome del classe ’93 lombardo sia stato accostato alla Eolo-Kometa

Dopo il mancato rinnovo con la Bardiani nel 2021, Garosio ha raccolto il contratto con la Biesse Carrera che seppur continental gli ha dato la possibilità di gareggiare e ritrovare nuove ambizioni e condizione. A febbraio per motivarci la sua scelta ci disse: «Il mio motto è stato: faccio un passo indietro per farne due avanti». E sembra che l’obiettivo finale sia proprio a un passo. Andrea raccontaci…

Andrea Garosio ha militato in questo 2022 nel team continental Biesse Carrera
Andrea Garosio ha militato in questo 2022 nel team continental Biesse Carrera
Finalmente stagione finita, hai messo la bici in garage per un po’?

Da lunedì ho staccato e non toccherò la bici per almeno due settimane. 

Riposo e ferie…

Oggi vado da un mio amico a pranzo, poi mi prenderò del tempo per rilassarmi.

Hai avuto un anno particolare, sei passato da una professional ad una continental. Con tutte le differenze del caso che bilancio fai alla tua stagione?

Direi positivo, perché il mio obiettivo era partire bene e sono riuscito perché ho raggiunto una top ten alla Per Sempre Alfredo. Poi alla Coppi e Bartali sono riuscito a mettermi in mostra con un po’ di fughe e vincendo la maglia degli scalatori. Sono state gare dove c’era tanta qualità come del resto in tante corse che ho disputato. Poi ho fatto il Giro di Sicilia, dove è mancato il risultato, ma ero sempre con i primi. Mi è dispiaciuto un po’ al Giro dell’Appennino che ero davanti con Meintjes e sono caduto in discesa, sennò anche li sarei riuscito a raccogliere qualcosa di buono. La prima parte di stagione che si è chiusa con l’italiano, dove ho concluso con i primi, tutto sommato è andata bene. 

Nella seconda hai sofferto un po’?

Non ho corso molto, ma quando ho avuto l’opportunità sono sempre riuscito ad essere presente con i primi. Anche perché essendo in una continental ci sono state maggiori difficoltà. Poi anche dal punto di vista del calendario, le gare con gli under e con gli elite non potevo farle tutte. Nel finale di stagione forse mi è mancata un po’ di brillantezza. C’è da dire che erano anche corse meno adatte a me. 

Garosio in testa al gruppo quest’anno ha trasmesso un po’ della sua esperienza ai giovani
Garosio in testa al gruppo quest’anno ha trasmesso un po’ della sua esperienza ai giovani
Hai detto che correre in una continental è più difficile, perché?

Perché stare davanti quando ti ritrovi con le WorldTour e nove o dieci professional si fa dura. Quasi impossibile, direi. Si posizionano loro in blocco e di lì non passi. Di conseguenza in salita e nei momenti decisivi, ti ritrovi sempre dietro e in rimonta, spendendo energie in più. Poi i miei compagni essendo più giovani non riuscivano a dare quell’aiuto che una squadra più strutturata sarebbe in grado di garantire. 

Oltre allo stare in gruppo hai subito anche un po’ di condizione fisica in alcuni frangenti?

Mancavano i fuorigiri della gara. Soprattutto perché ho corso poco. Il ritmo che riuscivo a trovare correndo lo perdevo dopo poco, perché tra un appuntamento e l’altro passa molto. Nonostante sia riuscito ad allenarmi bene sempre e a farmi trovare sempre pronto. Dai rilanci, alle frustate e nei momenti importanti o anche banalmente nelle discese, mi sono mancati i colpi di pedale. Sono dettagli tecnici che in allenamento non riesci a replicare. 

La scelta di “scendere” in una Continental che cosa ha rappresentato per te?

Per me è stato un anno tanto complicato. La gente forse non lo sa, ma è stato un inferno. Cominciando dall’inizio quando mi sono ritrovato a cercare da solo squadre e a non trovarle. Mi è pesato il fatto che mentre mi allenavo guardavo il telefono per vedere se qualcuno mi aveva chiamato. Finché non è arrivata la Biesse. Poi è stato difficile mantenere il fisico allenato e correre poco. In più mi sono lasciato con la mia ragazza a inizio anno e anche questo a inciso sull’aspetto mentale. 

Qui il post Instagram di Garosio dove ringrazia la squadra e i diesse
Qui il post Instagram di Garosio dove ringrazia la squadra e i diesse
A livello mentale è stata dura?

Credo che mentalmente, me lo dicono in tanti, sono stato forte nonostante tutte le sfide che ho dovuto affrontare. Sono riuscito nel mio obiettivo di trovare una sistemazione professional per il 2023 e ripartire per una stagione nel ciclismo a cui aspiro. Adesso mi sento davvero meglio rispetto a qualche anno fa. Mi è servito anche per una maturazione mentale che mi tornerà utile in futuro, sia nella mia carriera ciclistica che nella vita di tutti i giorni. 

La Biesse-Carrera che cosa ha rappresentato per te?

Non mi hanno mai fatto mancare nulla nel loro piccolo. Certo non si può confrontare con una professional. Sapevo che ci sarebbero stati dei sacrifici da fare, ma ero pronto. Ne approfitto per ringraziare la squadra, il presidente Roberto Bicelli, e i direttori Milesi e Nicoletti che mi hanno dato questa possibilità. E’ stato davvero bello dal punto di vista umano, perché andavo alle gare senza stress ed eravamo un bel gruppo tra ragazzi e staff. Devo dire che mi dispiace comunque salutare questo team. Correre con i giovani e dare consigli è stato bello

L’obiettivo per il 2023 è tornare in professional e ambire alla vittoria
L’obiettivo per il 2023 è tornare in professional e ambire alla vittoria
Sei al quinto anno di professionismo, 29 anni, cosa ti aspetti a questo punto della tua carriera?

L’obiettivo è quello di riuscire a vincere. Magari il livello delle gare sarà sempre più alto, ma so che con la crescita che ho avuto sia livello fisico che mentale posso ambire a giocarmela. 

Il tuo nome è stato accostato alla Eolo-Kometa per il 2023, senti che potrebbe essere la scelta giusta?

Sì perché ho visto questa squadra crescere in questi anni. Mi sembra una formazione ben strutturata come se fosse una World Tour ma con qualche pressione in meno. Da fuori sembra una delle migliori professional al mondo. Poi ci sono due manager come Ivan Basso e Alberto Contador. Il campione spagnolo è sempre stato il mio idolo fin da piccolo sia perché mi piaceva il suo modo di correre e anche perché è nato il mio stesso giorno

Cosa ti aspetti dalla prossima stagione?

Credo che diesse come Zanatta potrebbero farmi crescere e darmi i mezzi per i miei e loro obiettivi. Vedendo e parlando con miei amici come Fortunato e Maestri che corrono in quel team, ho capito che c’è un ambiente ideale in cui si può lavorare molto bene.