Dietro l’apoteosi di Lorenzo Finn al Tour de l’Avenir si è distinto un belga, ennesimo prodotto di quel vivaio che sforna talenti ogni anno, in grande spolvero da junior (Evenepoel docet) o più spesso da under 23. Sulla scia dei vari Uijtdebroeks, Van Eetvelt, Widar ecco spuntare Niels Driesen che rispetto a quest’ultimo ha anche la stessa squadra di provenienza, la Lotto dove il devo team funziona evidentemente piuttosto bene.
Driesen non è uno sconosciuto dalle nostre parti, all’ultimo Giro della Valle d’Aosta ha messo una firma d’autore al Forte di Bard, ma il Tour de l’Avenir gli ha dato una nuova dimensione anche se la superiorità del campione del mondo lo ha fatto sembrare il “primo degli umani”. Ma Finn ai mondiali non ci sarà (o meglio, sarà impegnato in un’altra gara) e questo apre prospettive diverse e nuove ambizioni.


Ecco perché, prima di partire alla volta del Canada, proviamo a conoscere meglio il corridore appena ventunenne di Niewerkerken, partendo dalle sue radici ciclistiche: «Ho iniziato a 8 anni perché anche mio padre andava in bicicletta, ma a livello amatoriale. Mi è piaciuto subito, ho trovato immediatamente il modo per divertirmi e impegnarmi e così non ho mai smesso».
Tutti i tuoi risultati migliori sono di quest’anno: che cosa ti ha portato a fare il salto di qualità?
Ho iniziato con un nuovo allenatore lo scorso inverno e ho fatto più ore di allenamento rispetto agli anni precedenti, penso che questo abbia fatto davvero una grande differenza. Ho anche avuto una stagione senza infortuni, il che ha aiutato molto. Rispetto allo scorso anno sento semplicemente di avere un po’ più di fiducia in me stesso e credo che la combinazione di tutti questi fattori sia la ragione di questo progresso repentino.


Ti aspettavi la vittoria alla Ronde de l’Isard e ha cambiato qualcosa nella tua evoluzione?
Sì, sapevo di poter ottenere un buon risultato in terra francese, ma non mi aspettavo di vincere e sicuramente mi ha dato fiducia per il resto della stagione, la consapevolezza di poter vincere altre gare, soprattutto di essere competitivo anche per le classifiche delle corse a tappe e mi ha aiutato a essere un po’ più calmo nei momenti cruciali, con la consapevolezza di poter vincere una gara importante. Praticamente dopo quel successo ho capito che non mi devo porre limiti.
Ti consideri un corridore da corse a tappe?
Non lo so di preciso. E’ piuttosto difficile dirlo ora, diciamo che è ancora un po’ presto per poter dire se posso affrontare le corse a tappe, soprattutto quelle molto lunghe anche se l’Avenir è stato un bel test in tal senso. Quel che è certo è che mi piacciono le corse di un giorno. Puoi semplicemente distruggerti, dare tutto completamente in un giorno e non devi pensare al futuro, se l’indomani sarà una giornata difficile. Ti giochi tutto lì, in quel momento e questo mi esalta. Nel futuro vedremo se le corse a tappe sono qualcosa che posso continuare a sviluppare o meno.


Il Tour de l’Avenir ti ha definito come il principale rivale di Lorenzo Finn: ritieni sia battibile?
Non lo so. In Francia era davvero forte e sicuramente nella cronometro in salita e il giorno dopo sapevo che sarebbe stato molto difficile stargli dietro e staccarlo era proprio fuori discussione… Non ci ho nemmeno pensato. Penso che sia ancora a un livello diverso rispetto a tutti noi e quindi credo che sia davvero difficile batterlo, ma forse in futuro sarà possibile.
Mondiali ed europei U23 sono ora un obiettivo per te?
Sì, sicuramente, prima dell’Avenir erano già un grande obiettivo per me perché si disputano entrambi su percorsi che mi si addicono molto. Andiamo però un passo alla volta, per ora penso al Canada. E’ un tracciato impegnativo, difficile, selettivo quindi sì, è un tipo di percorso che mi piace molto e penso che avremo una nazionale forte dove ognuno potrà giocare le proprie carte. Quindi non vedo l’ora che arrivino entrambi i campionati.


Perché hai scelto la Pinarello-Q36.5 per il tuo passaggio al professionismo e non una squadra già nel WorldTour?
Il fatto che non sia nel WorldTour non è un problema. Partecipano comunque a tutte le gare del massimo circuito. Ho avuto un’ottima sensazione fin dai primi colloqui con il team e questo ha reso la decisione un po’ più semplice, ma non è stata una decisione facile lasciare la Lotto dopo due anni perché mi piaceva molto l’atmosfera nel team, è qui che sono cresciuto, mi sono rivelato, ho iniziato a trovare la mia dimensione.
C’è un corridore che ti ispira?
Al momento, non direi di avere un riferimento. Ovviamente, Pogacar è colui al quale guardano tutti, il riferimento di questo sport, è incredibile quello che fa, ma penso che in passato, tipo un paio di anni fa, Alaphilippe fosse qualcuno a cui mi ispiravo abbastanza e sicuramente il suo stile di corsa è stato davvero divertente da guardare, quindi penso che sia uno dei corridori che indirettamente ha influito sulla mia evoluzione.


Qual è il momento più bello che hai vissuto in bicicletta?
Penso che la vittoria di tappa al Tour de l’Avenir sia il momento più importante, ma penso anche che vincere la Liegi l’anno scorso con Jarno (Widar, ndr) in squadra sia stato un momento davvero bello e in generale in tutta la stagione ho vissuto emozioni importanti. Avevamo un ottimo gruppo e siamo riusciti a vincere molte gare, ma penso che la tappa in Francia con tutta l’attenzione che ne è seguita sia sicuramente al primo posto.
Qual è il tuo sogno più grande?
Penso che vincere una tappa al Tour o magari una classica monumento come la Liegi sia il massimo. Io ho fatto entrambe le cose ma “in piccolo”, sarebbe meraviglioso farlo anche al massimo livello. Almeno una delle due cose. Anche se sono realistico e so che per riuscirci bisogna crescere ancora tanto, solo chi è un vero campione può farlo.