Francesco Gavazzi, giovani, Polti

Giovani e calendario, pensieri profondi con Gavazzi

28.10.2026
7 min
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I ragionamenti di fine stagione sono sempre più profondi. Forse perché c’è meno fretta e si riesce a riannodare meglio il filo dei discorsi. Almeno per noi. Quando Francesco Gavazzi ci risponde, infatti, è impegnato in una full immersion a Madrid con tutta la dirigenza della Polti-VisitMalta . «Stiamo programmando tutta la stagione ventura – dice Gavazzi – abbiamo in 24 atleti e, non essendo una WorldTour e non avendo ancora gli inviti definitivi, dobbiamo anche creare dei piani B. Un bel caos. In due giorni abbiamo davvero pochi buchi di tempo».

Uno di questi buchi, però, Gavazzi, che tra l’altro si riconosce in borghese nella foto di apertura, lo dedica a noi. Quando lo avevamo sentito la volta scorsa per parlare della questione dei punti, era emerso uno spunto interessante: le corse esotiche, dall’Est asiatico ai piccoli Paesi del Mediterraneo, passando per le altre Nazioni ciclisticamente in via di sviluppo, e il loro impiego nella crescita dei giovani. Stavolta ripartiamo proprio da qui.

Crescioli ha concluso il suo primo Giro con un 7° posto di tappa e tanta esperienza per il futuro
Secondo Gavazzi, Crescioli è l’esempio perfetto per la tessitura del calendario dei giovani. Alla seconda stagione in Polti ha esordito al Giro
Crescioli ha concluso il suo primo Giro con un 7° posto di tappa e tanta esperienza per il futuro
Secondo Gavazzi, Crescioli è l’esempio perfetto per la tessitura del calendario dei giovani. Alla seconda stagione in Polti ha esordito al Giro
Francesco, la volta scorsa ci parlavi dell’importanza di costruire un calendario europeo per i più giovani. Perché? Ripartiamo da qui…

Il discorso è che squadre come la nostra, come penso la Bardiani-CSF 7 Saber, come la MBH Bank, forse la Solution Tech-NIPPO-Rali, che è un po’ diversa da questo punto di vista, o altre ProTeam che non hanno un budget importante come Tudor o Pinarello-Q36.5, devono puntare almeno per la metà squadra sui giovani. Ragazzi che possono crescere e ottenere risultati. E questo nonostante tu sappia che, se faranno bene, probabilmente li perderai. A noi è successo con Crescioli, Fortunato, Albanese e Piganzoli. Però devi cercare di farli crescere, per il loro bene e anche per quello della squadra.

E già questo non è un modo consueto di ragionare per una Professional, Francesco. Vai avanti…

Ammetto anche che a noi è andata bene. Magari, se a settembre ti ritrovi nella situazione dell’Euskaltel o della Bardiani di quest’anno, è chiaro che fai un altro ragionamento. Sei in emergenza e devi fare di necessità virtù. Quindi punti tutto sui punti al netto dei giovani. Però torno al mio discorso e faccio un esempio. Noi abbiamo Giuliano, che ha 20 anni, i due Bessega, che ne hanno 21, abbiamo Benito e Crozzolo: sono tutti under 23. Se il primo anno inizi a farli correre solo ad Hainan, a Taiwan, in Algeria o a Panama, non puoi pensare che al secondo anno siano pronti per affrontare la Bernocchi, l’Agostoni, l’Emilia o addirittura il Giro d’Italia.

Dove vuoi arrivare?

Non sarebbero preparati dal punto di vista della performance, mentalmente e tecnicamente. Penso anche alla capacità di stare in gruppo, di limare, di capire quali sono i momenti giusti e quelli sbagliati per muoversi. Le corse in Europa hanno un modo di correre che rispecchia il ciclismo che vediamo tutti i giorni. E’ un ciclismo che, comunque, negli anni è cambiato molto. Prendiamo i due fratelli Bessega. Tendenzialmente, tra qualche anno potrebbero andare bene in Belgio. Ma che cosa significa, a 20, 21 o 22 anni, imparare a limare in Belgio? Già portarli in Francia significa insegnare loro a correre e aiutarli a crescere.

Francesco Gavazzi, giovani, Polti
Dario Giuliano (classe 2005) quest’anno ha inanellato 67 giorni di gara, tutti di ottimo livello. Ha preso il via solo ad una corsa in Cina
Francesco Gavazzi, giovani, Polti
Dario Giuliano (classe 2005) quest’anno ha inanellato 67 giorni di gara, tutti di ottimo livello. Ha preso il via solo ad una corsa in Cina
Perché, se vanno in Asia?

Se fai correre i giovani a Hainan, a Taiwan o al Taihu Lake, dove le strade sono larghe quattro corsie e si fanno due curve ogni dieci chilometri, capisci che mandarli in Belgio a 24 o 25 anni è come gettarli all’improvviso in un altro mondo.

Queste, Francesco, sono analisi che sembrano più da ex corridore, tra l’altro fresco ex, che da direttore sportivo. Ma i diesse più esperti ti ascoltano?

In Polti abbiamo tutti, bene o male, la stessa idea: cercare di far crescere i giovani in questo modo. E non si tratta soltanto di imparare a limare. Prendiamo il caso di Ludovico Crescioli. L’anno scorso non ha fatto la Tirreno-Adriatico e nemmeno il Giro d’Italia, ma ha affrontato corse importanti nel finale di stagione, come il Giro dell’Emilia, la Coppa Agostoni e il Gran Piemonte. E’ lì che inizi a capire davvero quanto valgono i corridori. Cominci anche a capire come si muovono e come si corre a certi livelli. Confrontarsi in gare dove ci sono 18 squadre WorldTour è diverso dal farlo quando le formazioni di quella categoria sono soltanto due, magari nemmeno al completo. In certi casi, anche prendere una salita davanti…

Può diventare quasi un’impresa…

Esatto. L’anno scorso Crescioli, pian piano, ha iniziato a capire come si muovono i grandi. Infatti, quest’anno ha fatto la Tirreno-Adriatico ed è andato abbastanza bene. Poi ha corso il Giro d’Italia e, secondo me, è andato fortissimo. E infatti è arrivata la Groupama-FDJ. Tra l’altro, aveva già corso in Francia, dove si era comportato bene, e lo avevano notato.

Francesco Gavazzi, giovani, Polti
Gavazzi ha dato importanza alle corse in Francia, secondo lui sono un buon viatico tecnico e tattico per i giovani, specie in vista del Belgio
Francesco Gavazzi, giovani, Polti
Gavazzi ha dato importanza alle corse in Francia, secondo lui sono un buon viatico tecnico e tattico per i giovani, specie in vista del Belgio
Il discorso della programmazione con i giovani ti sta particolarmente a cuore, Francesco. Dall’altra parte, però, c’è anche l’esigenza di fare punti per la squadra. Come si coniugano le due cose?

La coperta è corta! A volte devi sacrificare qualche punto. Devi metterlo in conto. Riprendo il caso di Crescioli. Quest’anno non ha fatto il Tour of the Alps, ma soltanto il Giro dell’Appennino. Prima, però, aveva trascorso tre settimane in altura in vista del Giro d’Italia. Non doveva vincere il Giro, ma per fargli capire che cosa significa affrontarlo devi anche insegnargli come si prepara. Con questa scelta è ovvio che ad aprile, praticamente, Crescioli non ce l’hai. Magari uno come lui, alla Settimana Internazionale Coppi e Bartali, avrebbe potuto fare punti. Quindi ripeto: la coperta è corta e devi cercare di usarla bene. A volte devi puntare sui punti, altre volte stringere i denti e trovare qualcun altro che, in quel momento, possa conquistarli al posto suo.

Che poi è quello che avete fatto quest’anno. Chi ha corso il Giro ad aprile e luglio non si è (quasi) visto, Francesco…

Il discorso è che, per trovare altri giovani come Crescioli, devi lavorare. E, una volta che li hai individuati, devi continuare a lavorare su di loro, capendone le caratteristiche. Ci sono corridori che, per crescere ed entrare in forma, hanno bisogno di correre di più. Altri, invece, hanno bisogno di meno gare. Il problema è proprio la programmazione, che è centrale e deve considerare ogni aspetto. E’ un gioco di equilibri tra la necessità di far crescere i ragazzi e quella di andare a caccia di punti.

Ragionando al contrario, Francesco, queste corse che abbiamo nominato, in Thailandia, Malesia o Panama, possono anche essere viste come un’introduzione graduale per i ragazzi? Possono servire ad abituarli ai lunghi viaggi e ai fusi orari?

Certo, non sto dicendo che non vadano fatte. Non denigro certe corse, anche perché ci andiamo pure noi e vogliamo fare bene. Però, in un calendario equilibrato, devi inserire anche gare di livello medio-alto, alto e altissimo. Devi far capire ai giovani che, se vogliono arrivare a certi livelli, la progressione di esperienza e il bagaglio tecnico e tattico che devono acquisire passano sia dalla Cina sia dalla Francia.

Gabriele Bessega, Gavazzi
Gabriele Bessega ha vinto in Cina la sua prima corsa da professionista. Sarà interessante vedere quale calendario prepareranno per lui nel 2027
Gabriele Bessega, Gavazzi
Gabriele Bessega ha vinto in Cina la sua prima corsa da professionista. Sarà interessante vedere quale calendario prepareranno per lui nel 2027
Hai nominato spesso la Francia, Francesco. Perché?

Perché, secondo me, per difficoltà e livello tattico, la Francia si avvicina spesso al Belgio. C’è tanta bagarre, ci sono stradine strette e strappi duri. Sono gare tecniche, ideali per i giovani. Senza contare che alla Coppa di Francia danno moltissima importanza e corrono col coltello tra i denti con ritmi importanti e un livello sempre buono. Spesso sono corse poco conosciute, nelle quali fai fatica a conquistare tanti punti, ma che servono parecchio ai giovani. Impari a limare, a impostare la gara e a essere aggressivo. A parte gli ultimi anni, quando correvo io magari facevamo 150 chilometri tranquilli e poi la corsa si accendeva negli ultimi 30 o 40.

Adesso ci sono gare in cui la fuga non riesce mai ad andare via…

Prendiamo la Strade Bianche: dopo appena 15 chilometri c’è già lo sterrato. Se la fuga non parte subito, poi può diventare impossibile andare via, a meno che non sia quella decisiva. E’ normale, comunque, che i giovani abbiano bisogno anche delle corse esotiche. Devono riuscire a essere vincenti, provare a fare la propria corsa e acquisire fiducia. Questa attitudine non va persa. Sta a noi direttori sportivi proporre loro un calendario adeguato, che non sia orientato soltanto alla ricerca dei punti. Altrimenti, prima o poi, arriveranno a un livello in cui si troveranno in difficoltà perché sarà mancato loro un passaggio fondamentale nella crescita.