Questo Tour è fatto su misura per Remco Evenepoel? Il tempo che si sollevasse il velo e dedicato il giusto tempo allo studio dei percorsi, in Belgio è partito il tam tam secondo cui l’edizione 2027 potrebbe essere fatta per il loro beniamino, che quest’anno lo ha chiuso al secondo posto. Certo la caduta di Vingegaard potrebbe aver giocato a suo favore, ma è un fatto che Remco abbia limato tre minuti nei confronti di Pogacar: le distanze sono ancora siderali, quest’anno tuttavia il belga ha chiuso a 6’26”, mentre nel 2024 fu terzo a 9’18”.


Un vantaggio per i cronoman
Le due cronometro per un totale di 71 chilometri sembrano la chiave di volta del prossimo Tour de France: soprattutto la prima. A parità di forze, Remco potrebbe davvero mettere sotto Pogacar e presentarsi alle Alpi con un vantaggio. Nella seconda, con le Alpi nelle gambe, il gap potrebbe ridursi o addirittura ribaltarsi.
«L’anno scorso Evenepoel ha dimostrato di poter puntare alla vittoria finale – ha detto a Parigi Thierry Gouvenou, tracciatore del Tour – e se tornerà con la stessa forma, dovrebbe essere contento di questo percorso. Le tappe di montagna hanno sempre creato grandi distacchi negli ultimi anni, ora vogliamo dare ai corridori più veloci la possibilità di guadagnare un vantaggio sugli scalatori puri».


Hinault non abbocca
In realtà la platea di ieri al Palazzo dei Congressi di Parigi era piuttosto spaccata e a fare da contraltare all’entusiasno dei media belgi è arrivata come una sentenza la considerazione di Bernard Hinault, affiancato da Pogacar a quota cinque Tour vinti e in procinto di essere superato.
«Questo Tour – ha dichiarato – è ancora troppo duro per Evenepoel. Ha fatto buoni progressi quest’anno, era più leggero e saliva molto meglio, ma in salita non riesce a gestire gli attacchi improvvisi. Evenepoel è uno scalatore da ritmo. Penso che possa vincere delle tappe l’anno prossimo, sicuramente le due cronometro. Ma non credo nella classifica generale. C’è semplicemente uno che è migliore degli altri e Pogacar in più vorrà la rivincita per la Vuelta. Ma comunque, potrei sbagliarmi. E soprattutto Evenepoel stesso deve credere di potercela fare».


Thevenet e la normalità di vincere
Non troppo lontano da Hinault è parso Bernard Thévenet, vincitore di due Tour de France: nel primo, quello del 1975, riuscì a battere Eddy Merckx, l’imbattibile di allora.
«Remco Evenepoel – ha detto – mi ha impressionato perché è migliorato in montagna, mentre Paul Seixas continuerà a crescere e sarà più vicino a Pogacar rispetto a quest’anno. Ma non so dire se tutto questo basterà per colmare la differenza. Tadej può vincere il sesto Tour e lascerebbe un segno molto profondo nella storia, anche se forse non nel cuore degli appassionati di ciclismo. Farebbe qualcosa di straordinario, che purtroppo verrà considerato ordinario perché per Pogacar vincere è diventata la normalità.
«Quando Indurain vinse cinque Tour e quando per primo lo fece Anquetil, tutti rimasero stupiti per la grandezza dell’impresa. Perché lo stesso stupore si ripeta oggi, bisognerebbe che Pogacar vincesse per un soffio. Quelle due crono che sorridono a Evenepoel potrebbero essere utili proprio a questo».


L’ottimismo di coach Dempster
Sul tema è stato tirato in ballo anche Zak Dempster, capo dei settore performance della Red Bull-Bora, cui è approdato quest’anno dopo aver dato grandi segnali al Team Ineos.
«Il percorso ci favorisce – ha detto – la prima settimana si preannuncia particolarmente intensa e sarà fondamentale evitare problemi. La lunga cronometro individuale al termine della prima settimana ci offre un’ottima opportunità per farci notare fin da subito e questo potrebbe essere di grande importanza in vista delle Alpi nella seconda settimana. La seconda cronometro è un altro punto forte di questo percorso.
«Siamo contenti del ritorno di un maggior numero di chilometri a cronometro individuale, perché aggiungono una dimensione in più alla corsa e rendono la lotta per la maglia gialla ancora più aperta ed emozionante. Nel complesso, questo è un percorso che esalta i nostri punti di forza e ci dà tutte le ragioni per puntare alla maglia gialla»,


Prudhomme e la resa dei conti
Dalla squadra tedesca non arrivano anticipazioni sulla possibile formazione per il Tour. Ralf Denk ha detto che per decidere aspetteranno di avere in mano anche il percorso del Giro e solo dopo questo inizieranno a parlarne con i corridori per decidere se schierare due leader come nel 2026. Ma intanto il perché delle due crono arriva proprio da Christian Prudhomme, patron del Tour.
«Non progettiamo mai un percorso per un corridore specifico – ha spiegato – piuttosto li facciamo per diversi tipi di corridori. Negli ultimi anni, abbiamo creato percorsi più favorevoli agli attaccanti, ma qui ci troviamo con corridori – penso in particolare al campione europeo, mondiale e olimpico a cronometro – che sono molto costanti nelle prove a cronometro e sono capaci di grandi cose anche in montagna.
«Sappiamo benissimo che Tadej Pogacar domina ovunque, che ha un talento incredibile ed è emerso su qualunque tipo di percorso gli abbiamo proposto. I più forti emergono sempre e potrebbe essere di nuovo così, potrebbe vincere lui entrambe le cronometro del prossimo Tour de France. Ma io ho sempre avuto in mente la storia di Bahamontes e Anquetil, lo scalatore alato e il re delle cronometro. Uno guadagnava tempo sul suo terreno e l’altro recuperava sul suo. Non sarebbe bello che ci fosse una resa dei conti?».