La Jayco-AlUla sta affrontando il solito periodo di fine stagione tra meeting e visite mediche, al termine di questi giorni i corridori potranno davvero riposare e tirare il fiato. Da Torino il team australiano ha spostato la sede di questo ritiro di fine stagione in provincia di Varese. Luogo diverso ma stessa routine, all’interno della quale è entrato anche Alessandro Covi. Il corridore di Taino, paesino non tanto distante da dove si trova ora la Jayco AlUla, ha chiuso il suo primo anno con la squadra australiana. L’acuto di maggior rilievo è arrivato sul gong, visto che Alessandro Covi ha trovato la prima vittoria stagionale al Giro del Veneto.
Da quel successo sono passati solamente una decina di giorni, il ricordo e l’emozione sono ancora vivi e da queste sensazioni Alessandro Covi vuole costruire il suo 2027.
«Siamo in ritiro a Gavirate – racconta – ci siamo stati per quattro giorni, un insieme di visite e meeting, abbiamo anche fatto un bilancio sulla stagione. Diciamo un lavoro senza bici, così nel ritiro di dicembre saremo pronti e arriveremo per pedalare. Finito qui però andrò in vacanza, quest’anno ho scelto il Madagascar».


Grandi cambiamenti
Alessandro Covi ci aveva già raccontato nei primi mesi dell’anno le sensazioni e le curiosità riguardo al cambio di squadra. Passare dal UAE Team Emirates alla Jayco AlUla ha portato diverse novità, quando si entra in una formazione nuova si deve imparare a prendere le misure. Nuove facce, persone, metodi di allenamento e tanto altro, Covi ha detto che l’adattamento è andato migliorando con il passare del tempo.
«Una delle novità del prossimo anno – prosegue – è che cambierò preparatore, perché Marco Pinotti lascerà il team e lavorerò con Fabio Baronti. In questi incontri abbiamo parlato anche di come ripartire e lavorare in vista del prossimo anno.
«Ritornando alla stagione appena conclusa – dice Covi – il più grande cambiamento è avvenuto nel calendario. Ho fatto praticamente tutte corse WorldTour, perché seguendo la filosofia in UAE ero finito a correre nelle gare di secondo piano. Sono anche tornato a fare un Grande Giro, infatti ho corso la Vuelta a settembre».


Un ritorno graduale ad alti livelli?
UAE e Jayco sono realtà diverse, prima avere un capitano come Pogacar portava a fare un certo tipo di lavoro e di gara. Tiravi per tanti chilometri e poi toccava a lui. Adesso è diverso e in maniera graduale sono tornato a prendermi delle responsabilità.
E’ stato difficile?
La squadra mi ha dato una mano e tanta fiducia, all’inizio avevo un ruolo di aiutante e ho lavorato per i capitani di turno, come Vendrame. Nella seconda parte di stagione ho corso per provare e rimettermi in gioco. Rivedere la testa del gruppo in corse come la Vuelta è stato bello e mi ha dato fiducia.


Quanto ha inciso questo periodo sulla vittoria di fine stagione al Giro del Veneto?
Molto, per come sono andato e le risposte che ho avuto vincere è stato importante. Tornare a fare determinate gare, o provarne di nuove come accaduto per le Ardenne (che Covi non aveva mai corso in carriera, ndr) è uno stimolo importante. Mentalmente ti senti bene, perché sai di essere nelle corse di riferimento per il nostro sport.
Ritornare dopo tanto tempo a correre un Grande Giro è stato difficile?
Il programma di inizio stagione prevedeva il Tour de France, poi però ho preso due virus durante l’estate e abbiamo deciso di correre la Vuelta. Solo che la condizione non era delle migliori, però è stato importante. Tornare a fare 21 giorni di cosa, rivivere certi momenti. La Vuelta è stata una corsa importante anche in prospettiva futura.


Hai sentito sensazioni diverse?
Da giovane mi avevano detto che un Grande Giro ti cambia il motore, ed è stato così anche quest’anno. Accumulare stanchezza e chilometri nelle gambe mi ha fatto arrivare nel finale di stagione davvero provato, ma allo stesso tempo sentivo di avere qualcosa in più.
Sei tornato a vincere in una corsa di alto livello…
Vincere è sempre importante, lo è stato anche nel 2025 quando è accaduto. Però in quel caso erano gare minori, invece al Giro del Veneto ho battuto Charming, Cosnefroy e McNulty, in generale il parco partenti aveva dei bei nomi.
Difficile pensare di andare in vacanza quando si trova la prima vittoria a fine stagione?
Quando ho vinto sapevo di essermi tolto questa soddisfazione tardi per potermela godere in vista di impegni successivi. Questo mi permette di affrontare l’inverno con una mentalità diversa, con voglia di ripartire. Lo stacco ci vuole, comunque sono arrivato a fine anno stanco, quindi riposare mi farà sicuramente bene.


Hai parlato di Vendrame prima, partivi per dargli una mano e invece nel finale di stagione è stato lui a dartela…
Lui ha fatto un’annata davvero ottima nonostante l’infortunio, a inizio stagione abbiamo corso tanto insieme e sono felice di avergli dato il mio supporto. Poi al Giro del Veneto è stato lui a darmi una mano, mi ha consigliato il modo giusto per affrontare la volata.
Pensi già alla prossima stagione?
Sapevo che questa sarebbe stata difficile, per via dei cambiamenti e delle novità che derivano dal cambio di team. Non sapevo come avrei potuto reagire, ma sono contento di com’è andata. Per l’anno prossimo spero di continuare così, migliorare e perché no magari tornare al Giro. Mi piacerebbe molto.