Juan David Sierra rimane in attesa di una eventuale chiamata in vista della Parigi-Tours nella quale è inserito come riserva. In caso non dovesse arrivare, la Coppa Bernocchi resterà la corsa che avrà messo fine alla sua terza stagione nel devo team della Tudor Pro Cycling. Nel frattempo il corridore lombardo si trova a casa, avrebbe dovuto correre ai mondiali su pista a Shanghai ma l’impegno è saltato all’ultimo minuto.
Ancora pochi giorni e il velocista classe 2005 potrà dire di aver terminato una delle annate più difficili da quando corre in bicicletta. Le stagioni sfortunate capitano, è importante non farsi abbattere e rimanere il più concentrati possibile, proiettando la mente al futuro. Superare gli ostacoli è spesso una questione mentale, Juan David Sierra questo lo ha capito e imparato nel corso di quest’anno.


Un passo indietro
La stagione di Sierra si chiude nella maniera che meno avrebbe desiderato, con una rinuncia alla sua amata pista, nonostante l’intenzione di correre il mondiale elite fosse chiara.
«Ora mi trovo a casa dopo un po’ di tempo – racconta Sierra – erano tre settimane che facevo avanti e indietro tra Montichiari e le gare. La squadra me ne ha messe diverse: da inizio settembre ad ora ho messo insieme quasi la metà dei giorni di corsa totali. Mi sono trovato a fare una decina di appuntamenti tutti sparsi per l’Europa e nell’ultima settimana di ritiro con la nazionale a Montichiari sentivo di non avere la brillantezza giusta per affrontare un mondiale.
«Ne ho parlato con il cittì Dino Salvoldi – spiega ancora – e abbiamo deciso di non togliere il posto ad atleti più pronti di quanto fossi io. Mi è sembrata una scelta coerente e la migliore da fare».


Una riga sopra a una stagione partita male…
Ho avuto problemi al ginocchio nel mese di marzo e sono stato fermo per un mese abbondante, ho fatto in tempo a fare i campionati europei elite su pista e un paio di gare in Croazia su strada. Sono tornato a correre a maggio in Belgio, per poi fare due gare a tappe: Corsa della Pace e Ronde de l’Oise.
Nel mezzo poi altre settimane fermo.
Sì, sono stato due mesi senza correre tra giugno e luglio, una decisione che ha preso la squadra. In quel momento ero abbastanza libero e ho inserito qualche gara su pista per tenermi allenato, tra europei U23 e Fiorenzuola.
Hai corso poi tanto a settembre, come detto prima…
La squadra aveva bisogno, tanto che ho fatto molte gare con i professionisti tra Belgio e Francia, prima di andare alla Bernocchi lunedì scorso. Da qui poi la decisione di saltare il mondiale di Shanghai e ripartire con la prossima stagione.


Serviva una pausa?
Era importante azzerare tutto e pensare al futuro. Adesso mi allenerò per un’altra settimana e poi faccio lo stacco di fine stagione, aspetto che Etienne Grimod torni dalla Cina e andremo insieme in Thailandia. Staremo lì un paio di settimane, una volta rientrati si lavorerà per il 2027.
Qual è stata la parte più difficile di questa stagione?
Alcuni aspetti interni al team, alla fine sono al terzo anno da under 23 e ho fatto solamente 26 giorni di gara. Sentivo che qualcosa non andasse, sicuramente l’infortunio di marzo ha pesato parecchio, ma credo anche di non essere più stato al centro del progetto.


Una tua sensazione?
Sì, basata però su alcuni fatti reali.
Immaginiamo che nel 2027 non ti vedremo ancora in Tudor?
Cambierò squadra, passerò professionista in una squadra italiana. Quando ho iniziato a guardarmi intorno sono arrivate delle proposte, alcuni devo team, una continental italiana e questa professional. Sinceramente non ci ho pensato troppo, cogliendo l’occasione al volo. Anche perché fisicamente mi sento pronto al salto.
Cosa te lo fa dire?
Credo nelle mie potenzialità, mi sono trovato in un contesto difficile nel quale mi veniva complicato essere convinto fino in fondo. Ora voglio dimostrare di poter correre tra i grandi.


Lo hai capito in questi tre anni con il devo team della Tudor?
Devo tanto a questa squadra, perché ha creduto in me fin da quando ero junior e mi ha insegnato cosa vuol dire essere un corridore professionista. E’ vero che ho corso nel devo team ma il loro obiettivo è sempre stato quello di farci capire i diversi aspetti che servono per correre di là. Non solamente allenandosi e correndo, ma anche imparando a gestire i tanti aspetti che circondano la vita dell’atleta.
Era chiaro però che si fosse arrivati alla fine del rapporto?
Lo si è capito nel tempo e nel corso di questa stagione, internamente la squadra ha cambiato qualcosa e ho intuito che non ci fosse l’intenzione di andare avanti. Però voglio essere sincero, il cammino fatto con la Tudor lo rifarei.