Campionati del mondo Montreal 2026, prova su strada under 23, Ashlin Barry

Barry iridato sulle strade di Montreal: un affare di famiglia

30.09.2026
6 min
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MONTREAL (Canada) – Due giorni prima di McNulty, un altro americano – Ashlin Barry – ha dato spettacolo vincendo il mondiale under 23 con quasi 80 chilometri di fuga: prima in un gruppetto di cinque e poi da solo. Era il giorno del suo diciannovesimo compleanno.

Gli aspetti che hanno colpito nella vittoria di Barry sono la sua storia personale e le misure fisiche. Sul circuito che doveva mettere alla prova i professionisti ed era ritenuto duro al pari di quello di Kigali, giro dopo giro il suo essere un gigante di quasi due metri in rapporto al tipo di strada è stato per tutti motivo di ammirazione. Per lui è stato invece una fatica ai limiti dell’incomprensibile.

«Non pensavo di essere abbastanza forte – ha detto, stremato – per resistere ai favoriti all’inseguimento. A un’ora dalla fine mi sono detto: “Ce la puoi fare, attieniti al tuo piano”. In cima all’ultima salita, sapevo che non avrei perso. Mi aspettavo che prima o poi qualcuno mi raggiungesse e per questo ho cercato di non esagerare. Ho continuato a gestirmi, spingere, mangiare e bere il più possibile. Sapevo che se avessi speso troppo e mi avessero ripreso, sarei crollato. Invece non sono arrivati».

Gli ultimi 500 metri sono stati interminabili: al traguardo Barry era incredulo e sfinito
Gli ultimi 500 metri sono stati interminabili: al traguardo Barry era incredulo e sfinito
Gli ultimi 500 metri sono stati interminabili: al traguardo Barry era incredulo e sfinito
Gli ultimi 500 metri sono stati interminabili: al traguardo Barry era incredulo e sfinito

Vincere a Montreal

Avevamo ancora negli occhi la vittoria negli juniores di Benjamin Noval, figlio d’arte dello spagnolo che fu gregario di Contador e prima di Armstrong. Così non è passato inosservato che anche la carriera di Michael Barry – padre di Ashlin – è stata legata a quella di Lance. Così legata che Barry fu uno dei compagni che, messi sotto torchio dall’USADA, ammise il doping del team, portando alla squalifica di Armstrong e ottenendo per sé una sospensione ridotta. Sta di fatto che l’ultima corsa da professionista di Michael Barry fu il GP Cycliste de Montreal del 9 settembre 2012.

Sullo stesso circuito canadese, suo figlio Ashlin che allora aveva 7 anni, è diventato campione del mondo della sua categoria. Difficile dire se in questo ci sia il seme di una redenzione: il nuovo Barry è nato a Girona il 25 settembre del 2007, ha cambiato nazionalità e nel 2023 da canadese è diventato americano.

«Aver vinto qui a Montreal – ha raccontato – significa un mondo. Il primo ricordo di una gara di bici in cui vidi mio padre correre fu proprio qui. Avevo 5-6 anni, non sapevo molto di ciclismo all’epoca, ma dopo aver iniziato a correre, ho sempre guardato quella gara sognando di correre sul circuito, davanti al pubblico di casa. Correre i campionati del mondo qui e vincere era più grande di ogni mio sogno».

Michael Barry, canadese classe 1975, è stato pro' dal 2002 al 2012: nei prini 5 anni ha corso con Armstrong
Michael Barry, canadese classe 1975, è stato pro’ dal 2002 al 2012: nei primi 5 anni ha corso con Armstrong
Michael Barry, canadese classe 1975, è stato pro' dal 2002 al 2012: nei prini 5 anni ha corso con Armstrong
Michael Barry, canadese classe 1975, è stato pro’ dal 2002 al 2012: nei primi 5 anni ha corso con Armstrong

Pista, crono e strada

Oltre alla storia, forse c’entra anche la pista. Il suo metro e 92 e i 77 chili sono una quota abbastanza normale per un inseguitore o un cronoman e Barry proprio in pista sta lavorando per conquistare la qualifica olimpica nel quartetto e per questo (probabilmente) dal 14 ottobre lo vedremo ai mondiali di Shanghai. Il quarto posto nella cronometro e la gestione dello sforzo durante la fuga non sono per caso e la conferma arriva da lui per primo.

« Faccio parte del quartetto americano – ha raccontato – e puntiamo alla qualificazione per le Olimpiadi di Los Angeles. I tanti allenamenti sull’aerodinamica hanno fatto la differenza anche qui. Non ho lavorato molto sulla bici da strada, ma nelle ultime settimane mi sono allenato tantissimo su quella da crono. Pensavo che sarebbe stata una grande opportunità e questo probabilmente mi ha aiutato anche nella gara in linea. Credo che tra le salite del percorso sia riuscito a mantenere un’ottima efficienza e a conservare bene le energie».

«Inoltre ho dimostrato che in salita riesco ad andarci abbastanza bene. Sono un corridore di corporatura robusta e magari la gente dà per scontato che io non ne sia capace, ma io non l’ho mai pensato. Ugualmente, un paio di giorni fa in un’intervista ho detto che non avevo grosse aspettative per questa gara e giuro che ero sincero. Per questo, aver ottenuto un risultato del genere è semplicemente incredibile.

Nato a Girona, canadese per aprte di padre e americano per la madre, la vittoria di Barry ha suscitato grandi entusiasmi
Nato a Girona, canadese per parte di padre e americano per la madre, la vittoria di Barry ha suscitato grandi entusiasmi
Nato a Girona, canadese per aprte di padre e americano per la madre, la vittoria di Barry ha suscitato grandi entusiasmi
Nato a Girona, canadese per parte di padre e americano per la madre, la vittoria di Barry ha suscitato grandi entusiasmi

La parola alla Visma

C’è stato un meccanico della Visma-Lease a Bike, Nicolas Coppolino di Reggio Emilia, che ha passato tutto il periodo dei mondiali girando per alberghi a consegnare materiale ai corridori del team olandese. Così, quando durante la lunga fuga, vista la bici Cervelo, gli abbiamo chiesto se anche Barry fosse uno dei loro, lui ha annuito con lo sguardo orgoglioso di chi sapeva che quell’azione non fosse per caso.

«Ho un contratto per entrare nel team WorldTour con la Visma – dice il neo iridato – non so se sarà l’anno prossimo o quello dopo. Sulla carta avrei dovuto fare due anni nel team di sviluppo e questo è il primo, vedremo. Non so cosa decideranno il mio allenatore o la squadra, mi fido di loro. Penso che sarebbe fantastico correre con la maglia di campione del mondo in alcune gare under 23, ma se pensano che io sia pronto per fare il salto di qualità, allora sarebbe fantastico anche quello.

«In realtà non so dire se questa vittoria – sorride, grattandosi il capo – mi abbia dato certezze o fatto venire qualche dubbio sul tipo di corridore che potrei diventare. Mi piacciono molto le classiche, che quel tipo di corsa mi si addice: giornate lunghissime in sella e corse caotiche. Però al contempo penso di essere abbastanza completo, quindi vedrò cosa posso fare e cercherò di dar il meglio in tutto».

Prima in fuga co un gruppettom poi da solo: Ashlin Barry ha vinto il mondiale U23 con circa 80 chilometri di fuga
Prima in fuga con un gruppetto e poi da solo: Ashlin Barry ha vinto il mondiale U23 con circa 80 chilometri di fuga
Prima in fuga co un gruppettom poi da solo: Ashlin Barry ha vinto il mondiale U23 con circa 80 chilometri di fuga
Prima in fuga con un gruppetto e poi da solo: Ashlin Barry ha vinto il mondiale U23 con circa 80 chilometri di fuga

Figlio d’arte bis

E poi, l’ultimo capitolo di questo volo fra la vittoria e la storia personale riguarda il fatto che Barry abbia cambiato nazionalità e che non soltanto suo padre sia stato un corridore, ma anche sua madre, che dopo l’arrivo lo ha strapazzato come si fa con un bimbo che è stato bravo oltre ogni aspettativa.

«Sin dalla nascita, ho sempre avuto la cittadinanza americana – ha spiegato Barry – e la nazionale statunitense mi ha sempre supportato moltissimo, grazie a loro ho iniziato a gareggiare in Europa e questo ha giocato un ruolo fondamentale nella mia crescita. Detto questo, in Canada continuo a sentirmi a casa. Sul percorso c’erano molti familiari e amici, quindi l’atmosfera è stata fantastica. Come ho detto, sognavo da molto tempo di gareggiare su questo circuito e quando ho saputo che i mondiali si sarebbero tenuti a Montreal, ho voluto che diventassero un mio grande obiettivo.

«Ed è vero che anche mia madre ha corso qui, quando la gara era nella Coppa del mondo femminile e il traguardo era in cima al Mont Royal (sua madre è Deirdre Demet, medaglia d’argento a cronometro ai Giochi olimpici di Atene del 2004, ndr). In realtà credo che entrambi i miei genitori abbiano corso su questo percorso diverse volte ed entrambi mi hanno dato qualche spunto. E’ un percorso difficile, avere informazioni non aiuta molto: bisogna solo essere forti, ma è stato bello poterne parlare con loro. Di certo ricordo più i consigli che mi hanno dato prima della corsa di quello che mi hanno detto dopo. Ero così frastornato e confuso, che non ricordo davvero niente».