Campionato del mondo Montreal 2026, strada donne elite, Marco Velo, elisa Longo Borghini

Mondiale pazzesco: Vollering iridata, Longo guerriera

26.09.2026
8 min
Salva

MONTREAL (Canada) – Crolla per terra, mentre intorno gli olandesi e i polacchi fanno un baccano d’inferno. Demi Vollering ha appena battuto Niewiadoma in volata, diventando la nuova campionessa del mondo. Nel clan azzurro ci sono sorrisi e sguardi di grande ammirazione per Elisa Longo Borghini che sta riprendendo fiato dopo un mondiale gigantesco, fatto di inseguimento, attacco, poi ancora inseguimento e difesa del bronzo dal ritorno di Marlen Reusser.

Quando Velo la raggiunge, Elisa si è già alzata ed è pronta per avviarsi verso il podio. Ha attaccato per vincere e si è arresa soltanto sulla riga. Il cittì le mette le mani sulle spalle, Elisa gli sorride. C’è troppo baccano per capire cosa si stiano dicendo, ma lo scambio di sguardi parla di orgoglio e sodisfazione. In proporzione c’erano più musi lunghi ieri per il secondo posto di Matilde Rossignoli nel mondiale delle donne junior.

«Ancora una volta – dice Velo dopo che Elisa si è avviata verso il podio – abbiamo dimostrato tanto cuore e tante gambe, ma ci vuole anche un po’ di fortuna. Ieri sera ci eravamo detti che la medaglia in sé non ci interessava e che avremmo rischiato di perderla per provare a vincere il mondiale. Se si fossero guardate, l’attacco sarebbe potuto arrivare, ma per me è come una vittoria. Ha corso con tanto cuore e ha dimostrato ancora una volta di essere al livello delle migliori.

«Quando Vollering era da sola al comando – prosegue Velo, emozionato – dalle inquadrature non mi è sembrata super, così ho detto al mio staff di riferire questa impressione a Elisa perché ci credesse. Lei non ha mai mollato e ha dimostrato ancora una volta di essere una supertosta. Medaglia strameritata. Peccato per la caduta di stamattina, sicuramente abbiamo perso tempo con Monica (Trinca Colonel, ndr), che magari poteva magari darle una mano per qualche chilometro in più. Però alla fine quando le migliori hanno accelerato, sapevamo bene chi sarebbe rimasto in corsa. Bellissimo podio».

Commozione Vollering

Vollering ha pianto, le capita spesso di sfogare così l’emotività dopo le vittorie più belle e quest’anno è accaduto spesso. Senza guardare le vittorie minori, come si potrebbe definire l’Omloop Nieuwsblad, l’olandese ha messo in fila il Fiandre, la Liegi, il Giro, il Tour e il mondiale. Nel 2024 Pogacar fece qualcosa di simile, nell’anno della sua unica partecipazione al Giro, solo che al posto del Fiandre vinse il Lombardia. Nel commentare il terzo posto di Longo Borghini, forse bisognerà iniziare a rendersi conto della portata di questa sua avversaria.

«Una gara pazzesca – dice Vollering – adesso sento di poterci credere. Ho lavorato duramente per raggiungere questo obiettivo, che era un sogno. Ci vuole coraggio per crederci davvero con tutto il cuore e per riunire intorno a te una squadra di ragazze così forti che si sacrificano per te. Forse anche loro avrebbero avuto una possibilità, però hanno accettato di rinunciarci a mio favore. Sono davvero orgogliosa di tutte loro. Mi hanno protetto, si sono prese cura di me e io non potevo non portare a termine il lavoro.

«Ho avuto anche paura, in realtà. Quando mi sono trovata in fuga, ho pensato di essere partita troppo presto. Mi sono rimaste vicine per tutto il tempo e non osavo girarmi e guardare indietro perché pensavo che le avrei viste. Poi sono salita a 22 secondi di vantaggio e poi invece quando mi hanno ripreso, ho pensato: “Oh, merda”. Ma non era ancora finita. Non dovevo mollare, ho osato e poi ci ho riprovato. Così quando siamo arrivate allo sprint, ho pensato: «No, ora è mio». Penso sia stato un mondiale incredibile da vedere e sono molto orgogliosa di averne fatto parte».

Risicare e rosicare

Longo Borghini non è per niente arresa. E quando una giornalista americana le domanda se non abbia sbagliato ad attaccare così presto nell’ultimo giro, la risposta arriva secca come una sentenza.

«Se non rischi, non vinci le gare – risponde – quindi devi rischiare, altrimenti non si sa mai. Chi non ci prova, perde ed è meglio provare e perdere che arrivare terzi come perdenti. Non mi piace rimanere passiva, mi piace far soffrire gli altri, farli lottare, devono meritarsi la vittoria. E oggi a Vollering abbiamo reso la vita difficile. Quando era da sola, mi sono detta che sarei morta, ma sarei andata a riprenderla.

«E’ stato brutale, a dire il vero, se solo le mie gambe potessero parlare… Penso anche che fosse convinta di andare da sola sino al finale e sia rimasta un po’ sorpresa quando siamo tornate. Oggi io e Kasia siamo state davvero forti ed eravamo determinate a recuperare e così abbiamo fatto. Credo che sia stata una bella gara da vedere perché ha dato la bellezza dell’incertezza. Da atleta penso che sia anche un nostro dovere dare spettacolo e oggi c’è stato. Demi è stata la più forte e ha vinto ugualmente la gara, quindi ho molto rispetto per quello che ha fatto. Ha dimostrato di meritare questo titolo e che indosserà la maglia iridata a buon diritto».

Il consiglio di Jacopo

Elisa ha avuto i crampi. E siccome non l’abbiamo mai sentita accampare scuse, pensiamo anche che si senta in imbarazzo a parlarne. L’unica cosa di cui ci siamo accorti è che durante il suo attacco, in salita non abbia mai spinto sul rapporto come quando è in grande condizione: più di una volta ha preferito l’agilità e forse c’era un motivo.

«Non avevo altro in mente che vincere il mondiale e la maglia iridata – dice – e quando ho attaccato, ci credevo. Poi per la prima volta nella mia vita ho scoperto cosa voglia dire sentire che ti sta arrivando un crampo  e mi sono ricordata delle parole di mio marito, che mi ha detto: “Ricordati quando ti vengono i crampi, devi rallentare un attimo, perché altrimenti ti pianti in mezzo alla strada”. Devo dire che è stato un consiglio saggio che mi è tornato in mente, per fortuna, altrimenti a quest’ora saremmo a fare l’intervista sulla salita.

«La causa è la tendinite al ginocchio destro che mi è venuta al Tour. Avevo anche un taping, ma nel vivo della corsa l’ho tolto perché mi dava fastidio. A casa ho fatto tutte le mie terapie e le ho fatte anche qui. Ma dopo che ho attaccato, ho dovuto mollare un po’, altrimenti sarei rimasta lì urlando dal dolore. Quando Demi e Kasia mi hanno superato, non sono riuscito a mettermi alla loro ruota. Da lì in poi è stato un inseguimento. Credevo di recuperare, ma ho realizzato che cinque secondi sono davvero tanti. E poi ho dovuto anche difendere la mia posizione perché Reusser stava recuperando. E non avrei permesso a nessuno di prendersi il mio bronzo».

Lo stesso podio del Tour e nello stesso ordine: nelle gare dure, le più forti sono Vollering, Niewiadoma e Longo Borghini. Quarta, oggi come al Tour, Reusser
Al mondiale lo stesso podio del Tour: Vollering, Niewiadoma e Longo Borghini. Quarta, oggi come al Tour, Reusser
Lo stesso podio del Tour e nello stesso ordine: nelle gare dure, le più forti sono Vollering, Niewiadoma e Longo Borghini. Quarta, oggi come al Tour, Reusser
Al mondiale lo stesso podio del Tour: Vollering, Niewiadoma e Longo Borghini. Quarta, oggi come al Tour, Reusser

L’Elisa dei vent’anni

Si può essere soddisfatti di un terzo posto quando l’obiettivo dichiarato era vincere il mondiale? Si può e questo Elisa lo sottolinea con convinzione. Ed è quello che si è sentita dire quando ha chiamato casa: oggi aveva con sé il telefono, nel giorno delle scaramanzie, sarà stato questo a portarle sfortuna? Si riesce anche a riderne, vuol dire che la soddisfazione per aver dato tutto è profonda e sincera.

«E’ sempre emozionante chiamare casa – ride – perché li sento sempre entusiasti delle mie corse. Ho chiamato Jacopo, ma c’erano tutti i iei nipoti, il fan club al completo. Non capisco mai niente di quello che mi dicono, però sento l’entusiasmo che arriva dal telefono e questo mi rende una zia orgogliosa. Orgogliosa anche di aver lasciato tutto, veramente tutto sulla strada per vincere questo mondiale. Non ho cercato un podio, ho rischiato di perdere tutto per vincere tutto.

«Mi era già successo al mondiale di Zurigo e per l’ennesima volta sono venuti a prendermi, però non ho rimpianti e ci riproverò finché ci riuscirò o finché non smetterò di correre. Nel 2012, la prima volta che salii sul podio del mondiale, ero una bambina di vent’anni. Non dico che non sapessi che cosa stesse succedendo, ma ero presa dall’emozione del momento. Adesso a 34 anni corro in maniera più consapevole, magari anche più sfrontata. Ma oggi quell’Elisa è tornata con la stessa sfrontatezza e la voglia di divertirsi. E lo dico davvero: mi sono divertita un casino».