campionati del mondo Montreal 2026, strada donne junior, Alejandra Neira, Matilde Rossignoli

Rossignoli, storia di un oro trasformato di colpo in argento

26.09.2026
7 min
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MONTREAL (Canada) – Si può dire mannaggia? Si può dire anche altro. Inizia con questo scambio di battute il confronto con Matilde Rossignoli dopo il mondiale sfumato negli ultimi 50 metri, a causa di una volata frettolosa. Fino a quel momento la corsa della piccola veneta e delle azzurre ottimamente guidate da Velo era stata un capolavoro di tempismo, cocciutaggine e freddezza. Aveva tutto sotto controllo, anche quando l’olandese e la polacca erano rientrate sul trio di testa. Dopo una serie di scatti in salita, Matilde si era rifiutata di dare cambi in pianura, attaccandosi sul volto un’espressione impenetrabile. Invece nella volata sul suo scudo s’è aperta una crepa.

L’olandese Mons s’è spostata sulla destra. A Rossignoli è parsa l’azione giusta e l’ha seguita. E quando poi si è mossa nuovamente verso il centro e si è accorta di aver preso velocità, si è fidata delle sue gambe, passando in testa troppo presto. Lo stesso errore che giovedì, nella gara degli juniores, è costato il bronzo al tedesco Kings, passato in rimonta dallo svedese Wandel. Solo che qui c’era in ballo la vittoria. E quando ha visto che l’azzurra le stava tirando la volata, la spagnola Neira s’è messa a ruota, ha preso velocità e l’ha saltata. Mancavano meno di 50 metri all’arrivo. L’argento è un grandissimo risultato, la consapevolezza che sarebbe potuto essere oro lascia l’amaro in bocca.

«Sapevo di dover stare a ruota – ammette Rossignoli – e sicuramente se fossimo arrivate in tre sarebbe stato più semplice. Ci sarebbero state meno persone da controllare, invece con l’arrivo delle altre due c’è stato un cambio di scena. La volata è partita subito, con la ragazza l’olandese e poi anche Maria (la polacca Okrucinska, ndr). E io, insomma… mi sono fatta prendere dall’agitazione. Le ho viste partire e sono andata anche, ma troppo presto. All’inizio avevo visto davanti solo Maria e io dietro di lei. Quando sono arrivata davanti, non ho visto più nessuno, quindi in realtà ero molto sicura. Vedevo l’arrivo, invece in 50 metri è cambiato nuovamente tutto. E’ stata dura…».

Subito dopo l'arrivo, Matilde Rossignoli si è poggiata alla transenna e ha sfogato tutta la sua delusione
Subito dopo l’arrivo, Matilde Rossignoli si è poggiata alla transenna e ha sfogato tutta la sua delusione
Subito dopo l'arrivo, Matilde Rossignoli si è poggiata alla transenna e ha sfogato tutta la sua delusione
Subito dopo l’arrivo, Matilde Rossignoli si è poggiata alla transenna e ha sfogato tutta la sua delusione

Come Chantal Pegolo

Quando è arrivata nell’abbraccio del clan azzurro, Matilde Rossignoli si è appoggiata alla transenna sulla destra e ha pianto. Ha capito subito di aver lasciato andare una vittoria che sembrava fatta. Perciò si è sfogata, ha ripreso fiato, ha iniziato a muoversi senza sapere dove andare. Si è rifugiata nell’abbraccio di Marco Villa. Poi si è lasciata guidare verso il podio, dove ha ritrovato il sorriso.

Dietro di lei, una dopo l’altra, Giorgia Pellizotti e Azzurra Ballan hanno raggiunto il traguardo, mentre Maria Acuti il finale l’ha visto con noi in televisione a causa di una caduta che l’ha costretta a fermarsi. Torna alla memoria il secondo posto di Chantal Pegolo, anche lei battuta nel 2025 a Kigali da una spagnola tosta come Paula Ostiz, con il podio completato dalla stessa Anja Grossmann di oggi. Certe coincidenze lasciano di sasso, come il fatto che dal prossimo anno Rossignoli e Pegolo divideranno i colori della stessa squadra.

Podio che ricorda quello dello scorso anno quando a Kigali Ortiz pabbé Pegolo e Grossmann: prima Spagna, seconda Italia, terza Svizzera.
Podio che ricorda quello dello scorso anno quando a Kigali Ostiz batté Pegolo e Grossmann: prima Neira, seconda Rossignoli, terza ancora Grossmann
Podio che ricorda quello dello scorso anno quando a Kigali Ortiz pabbé Pegolo e Grossmann: prima Spagna, seconda Italia, terza Svizzera.
Podio che ricorda quello dello scorso anno quando a Kigali Ostiz batté Pegolo e Grossmann: prima Neira, seconda Rossignoli, terza ancora Grossmann
Il secondo posto brucia?

Avrei potuto prendere la volata più corta, ma ha vinto sicuramente una ragazza forte. Ci siamo controllate troppo perché sapevamo di essere allo stesso livello. Ho provato ad attaccare ogni volta in salita, ma non ho mai potuto fare davvero la differenza.

Si correva per te?

Siamo partite in quattro, andavamo tutte forte e con Marco Velo avevamo concordato che nel finale avremmo dovuto aiutare chi stava meglio. Nel penultimo giro, Azzurra Ballan ha provato a scattare. Poi Giorgia è venuta a chiedermi se avessi bisogno di aiuto. Purtroppo Maria è caduta al primo giro e mi dispiace per lei che non ha potuto vivere questa esperienza. Siamo state un gruppo fantastico e nel finale l’ordine era di aiutare me.

Tuo padre Francesco è stato un professionista, come per Azzurra e Giorgia. Ieri negli juniores ha vinto Noval e oggi fra gli U23 è toccato a Barry, entrambi figli di ex corridori. Quanto conta questo nello sviluppo di un corridore?

Con un padre corridore, parlo per me almeno, sicuramente in casa respiri un’aria diversa. Però alla fine, se un figlio è appassionato, si appassiona tutta la famiglia. Per me è una fortuna, perché mio papà è ancora nel mondo del ciclismo (assieme al fratello Paolo, Francesco Rossignoli è titolare del maglificio Pieffesport, ndr), quindi conosce tante persone e può darmi tanti consigli utili e una grande mano.

Come mai hai deciso di fare la ciclista?

E’ sempre stato un sogno. Quando sei piccolo, sogni di arrivare nelle categorie maggiori. Man mano che gli anni passavano, sono riuscita a portare a casa dei risultati e già l’anno scorso, dopo aver vinto la mia prima Nations Cup (la Bizkaikoloreak, ndr), tantissime squadre si sono fatte avanti. A inizio stagione ho fatto alcuni test e dopo la vittoria di Cittiglio ho avuto tante proposte e la mia scelta è stata di andare al devo team della Lidl-Trek. Sono sicura che sarà un bellissimo percorso e soprattutto una bellissima squadra

E’ un nuovo progetto?

Esatto, nascerà l’anno prossimo e con me ci sarà qualche altra italiana, ma altro non posso dire. Non saremo tante, quindi magari capiterà di correre anche con la prima squadra e sono certo che ragazze più esperte come Elisa Balsamo ci daranno i loro consigli. Sono contenta anche di trovare Chantal Pegolo. Ci conosciamo bene da quando eravamo esordienti. Abbiamo fatto insieme molti ritiri della pista, poi anche europei e mondiali insieme.

Dove nasce la passione per la pista?

Nella squadra di Bovolone, in cui sono stata nelle giovanili. Era una squadra prettamente maschile, ma c’era anche un bel gruppo di ragazze e il mercoledì andavamo sempre in pista a fare gare e divertirci. La passione è nata lì. Quando si è trattato di passare juniores, ho scelto la BFT Burzoni, pur sapendo che ci sarebbero state delle compagne forti come Agata Campana, Giulia Costa-Starrico e Martina Orsi. Questo non mi spaventava.

Con Villa e Bragato, tecnici della pista, Rossignoli ha vinto europei e mondiali: l'abbraccio dopo l'arrivo non è casuale
Con Villa e Bragato, tecnici della pista, Rossignoli ha vinto europei e mondiali. Ieri Villa ha collaborato con il ct Velo
Con Villa e Bragato, tecnici della pista, Rossignoli ha vinto europei e mondiali: l'abbraccio dopo l'arrivo non è casuale
Con Villa e Bragato, tecnici della pista, Rossignoli ha vinto europei e mondiali. Ieri Villa ha collaborato con il citti Velo
Nessuna gelosia?

No, al contrario, ci siamo sempre trovate benissimo, non abbiamo mai litigato e ci supportiamo sempre. E’ una delle migliori squadre giovanili, che ha sfornato talenti come Francesca Barale, non ci fa mancare nulla, siamo spesso in ritiro e l’anno scorso ci ha permesso di fare esperienza all’estero.

Sei una pistard, ma il percorso di Montreal non è proprio così veloce…

Però mi si addiceva molto, perché ha strappi abbastanza brevi e si può recuperare poco. La pista è parallela e complementare alla strada. Con Agata Campana quest’anno abbiamo vinto il mondiale della madison, con Lisa Bianchi, Maria Acuti, Azzurra Ballan e Linda Rapporti abbiamo vinto l’europeo del quartetto. E’ un mondo che mi piace, ma soprattutto mi diverte. Bello anche l’ambiente con i tecnici Diego Bragato e Marco Villa. La pista è uno stimolo per la strada, mi permette di fare dei lavori specifici che tornano davvero utili.

Al punto di pensare a Los Angeles oppure è troppo presto?

Forse è un po’ presto (Rossignoli sorride, ndr). Ci sono davanti due anni in cui fare risultati, ma anche delle ragazze fortissime e più esperte di me che le preparano già da anni.

Il tempo trascorso con i media ha permesso a Matilde Rossignoli di distrarsi dalla volata che le è costata il successo
Il tempo trascorso con i media ha permesso a Matilde Rossignoli di distrarsi dalla volata che le è costata il successo
Il tempo trascorso con i media ha permesso a Matilde Rossignoli di distrarsi dalla volata che le è costata il successo
Il tempo trascorso con i media ha permesso a Matilde Rossignoli di distrarsi dalla volata che le è costata il successo
Nella tua squadra c’è anche Anna Longo Borghini…

La nipote di Elisa. In questi giorni ho avuto modo di conoscerla bene, visto che abbiamo viaggiato insieme per la cronometro. E conoscendola ho avuto la conferma che sia un punto di riferimento non solo per me, ma per tutto il movimento femminile italiano.

Rimarrebbe a parlare. Racconta di essere iscritta al Liceo Linguistico e che quest’anno avrà la maturità, ma di non aver ancora cominciato a frequentare. Andrà a scuola martedì, mercoledì e giovedì della prossima settimana e poi ripartirà per gli europei. Quando c’è una passione così forte, si riesce a stare dietro a tutti gli impegni e la scuola è palesemente qualcosa cui Matilde Rossignoli tiene parecchio. La rabbia per la volata sfumata sembra essersi diradata, ma siamo abbastanza sicuri che quando più tardi si ritroverà da sola, quel senso di fastidio tornerà a farle compagnia. Si può dire mannaggia? Forse ha ragione lei: si potrebbe dire ben altro…