Kevin Vauquelin, Abruzzo

Vauquelin, dall’Abruzzo al futuro. Un corridore in maturazione

22.09.2026
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CONTROGUERRA (Teramo) – L’orecchino che ciondola sembra contento quanto il suo proprietario. Kevin Vauquelin ha appena vinto l’ultima tappa del Giro d’Abruzzo. Lo ha fatto alla sua maniera. Di forza, di potenza e, se vogliamo, anche con classe. Nell’arrivo a tre con Nicola Conci e il connazionale Mathys Rondel è stato il più veloce, il più freddo.

Risultato: tappa, maglia e corsa e, soprattutto, un lungo periodo difficile che probabilmente si chiude. Evidentemente l’Italia gli porta bene… Ricorderete il suo successo nella tappa del Tour de France 2024 a Bologna. «Questa vittoria – dice Vauquelin – è una liberazione, sono molto felice di vincere. Speravo di avere buone sensazioni questa settimana. Volevo migliorare giorno dopo giorno. E’ ciò che sta succedendo e sono molto felice».

Kevin Vauquelin, Abruzzo
Il massaggiatore indica a Vauquelin la strada per il bus. Il francese veste la maglia di leader: missione compiuta, l’Abruzzo è suo
Kevin Vauquelin, Abruzzo
Il massaggiatore indica a Vauquelin la strada per il bus. Il francese veste la maglia di leader: missione compiuta, l’Abruzzo è suo

Finalmente la vittoria

Vauquelin veniva da una serie di eventi poco fortunati. Prima, l’incredibile incidente domestico, appena dopo il Tour della scorsa estate, quando era ancora in maglia Arkea. Si ruppe il perone cadendo dalle scale mentre portava una valigia. A causa di complicazioni successive, qualche settimana dopo fu operato a Lione per una lesione alla membrana interossea tibio-fibulare. Morale Vauquelin finì in anticipo la sua stagione.

E ancora, storia di questa estate: ha contratto un virus, sempre dopo il Tour. Altro stop, seppur più breve.

«Venivo da sensazioni non belle. I primi mesi dell’anno sono stati difficili per me, avevo ripreso presto ad allenarmi. Volevo tornare in gara, vincere, stare bene e… felice. Ma le cose poi non sono andate come volevo».

Il francese ora appare sicuro. Sereno e questa è una certezza. Parla con cognizione. Ha voglia di raccontare. Se un atleta finisce alla Ineos Grenadiers un motivo ci sarà… E parla anche della sua vittoria.

«Ho gestito il mio sprint bene – spiega Vauquelin – non ho lasciato troppo spazio e sono riuscito a chiudere forte. Nell’ultimo chilometro abbiamo perso molto tempo, ma sapevo che sarebbe stato così. Preferivo vincere la tappa piuttosto che la generale. Pensavo: se arriva anche quella, tanto meglio, ma non è la priorità. E poi era più avanti Rondel di me in classifica. E questo ha giocato a mio favore. Lui doveva pensare a due cose, io pensavo solo alla tappa. Ma è il bello della competizione, non sai mai fino all’ultimo cosa succederà».

Kevin Vauquelin, Abruzzo
Nel finale Vauquelin è stato lucido oltre che potente. Temeva Conci e ha lasciato la corsa sulle spalle di Rondel
Kevin Vauquelin, Abruzzo
Nel finale Vauquelin è stato lucido oltre che potente. Temeva Conci e ha lasciato la corsa sulle spalle di Rondel

Messaggio a Voeckler?

In Canada si stanno svolgendo i Mondiali e Vauquelin non fa parte della spedizione francese, guidata dal commissario tecnico Thomas Voeckler. La squadra è stata costruita tutta intorno a Paul Seixas. Non ci sono neanche Romain Grégoire e Lenny Martinez. Magari un attaccante, un finisseur avrebbe fatto comodo alla nazionale francese.

«No, non è un messaggio al cittì – ride Vauquelin, che smorza subito ogni possibile polemica – ci siamo scambiati alcuni messaggi prima. Sono stati momenti molto complicati per me, avevo molti dubbi e mi sono concentrato soprattutto sul mio recupero. Ma Thomas ha creduto in me e mi ha detto che poteva andare bene anche se non fossi andato in Canada. Voglio ringraziare tutte le persone che credono in me e che mi aiutano a mettere la testa fuori dall’acqua quando non va bene.

«Quando arrivi in una nuova squadra e ci sono molti cambiamenti nella tua vita, in un anno puoi sentirti molto meno bene. Possono esserci degli intoppi. Avere tutte queste persone intorno a me, tra cui appunto Thomas Voeckler, i miei genitori, i miei fratelli, i miei migliori amici, è stato un grande supporto. Ho pensato a loro e alla mia squadra in questi ultimi giorni. Perché poi quando ci sono le opportunità e si riesce a sfruttarle bisogna ringraziare anche tutte queste persone».

Kevin Vauquelin, Abruzzo
Vauquelin (classe 2001) sfreccia a Controguerra. E coglie l’11ª e 12ª vittoria in carriera (tappa e generale)
Kevin Vauquelin, Abruzzo
Vauquelin (classe 2001) sfreccia a Controguerra. E coglie l’11ª e 12ª vittoria in carriera (tappa e generale)

Nuova squadra

Già, la nuova squadra. Vauquelin è passato dalla piccola Arkea, che poi ha anche chiuso i battenti, ma lui aveva già firmato con la corazzata britannica, appunto alla Ineos. Va da sé che il salto è netto.

«Ho incontrato una nuova squadra, un nuovo metodo. Sono uscito dalla mia comfort zone… sotto ogni aspetto, anche nell’apprendere l’inglese per esempio. Ho iniziato a fare allenamenti molto più intensi, questo forse è il cambiamento maggiore, e con gente molto forte come Oscar Onley e Carlos Rodriguez. Abbiamo una squadra davvero forte, Joshua Tarling e Filippo Ganna… e sono stimoli grandi. Mi sono messo molta pressione per riuscire a essere al loro livello. Non sempre è andata come volevo. Non ho sempre avuto la fortuna, non avevo vinto e per questo qui al Giro d’Abruzzo ho voluto mostrare il mio carattere e la mia maniera di fare».

«Altri cambiamenti, ora che sono nella Ineos? Credo sia il budget più elevato che abbiamo. E non è una battuta. Questo vuol dire più persone intorno a noi per aiutarci, più strumenti, più tecnici, psicologi, fisioterapisti… Abbiamo davvero un ambiente attivo e strutturato che ci permette di aumentare il livello. Gli stessi allenatori sono più presenti. Pertanto penso che sia davvero un insieme e che alla fine possa pagare. Forse per me quest’anno non pagherà tantissimo, ancora, visto il mio stop, ma nelle prossime stagioni questo lavoro pagherà tanto, ne sono certo».

Kevin Vauquelin, Abruzzo
Il passaggio alla Ineos è stato un grande salto per il francese
Kevin Vauquelin, Abruzzo
Il passaggio alla Ineos è stato un grande salto per il francese

Classiche e… Parigi-Nizza

Quando parla Kevin appare davvero sciolto, sereno. Colui che si definirebbe in fiducia. Visto il finale in Abruzzo o ripensando all’attacco del San Luca al Tour di un paio di anni fa, Vauquelin sembra essere il profilo perfetto per le classiche. Lui in parte condivide, in parte la vede in modo un po’ differente.

«Vero – conclude Vauquelin – ho iniziato a prendere un po’ più di confidenza, di fiducia in me stesso. Per quanto riguarda le classiche, le corse molto lunghe, quelle da 250 chilometri in su erano un po’ un limite. Ma mi sono allenato per questo quest’anno. Forse, come ho detto, quest’anno non sarò al mio miglior livello in gara, ma questo lavoro, questo cambiamento di cui dicevamo mi permetterà di costruire una buona base per il futuro. Vorrei affermarmi sulle corse di un giorno, che mi piacciono molto, specie le grandi Classiche».

E allora guardando al futuro si parla anche delle corse dei sogni, delle aspirazioni. Fino a qualche tempo fa si era anche ipotizzato che Vauquelin potesse puntare alle classifiche dei Grandi Giri, ipotesi che sembra quantomai remota.

«In realtà la mia corsa del cuore è la Parigi-Nizza, gara di una settimana. C’è il sole, è il posto dove abito. Insomma, la più bella assieme al Tour de France. Ma uno dei sogni è quello d’indossare la maglia di un titolo. Campione di Francia, d’Europa… o magari del mondo. Per un anno sei un simbolo».

L’intervista sta per finire. Kevin ci concede una foto. Il massaggiatore lo aspetta con la sua Pinarello Dogma e gli spiega la via per i bus, che sono a oltre cinque chilometri dall’arrivo, dalla collina di Controguerra. Ma prima di scappare verso valle aggiunge: «Una corsa che mi piace molto è la Strade Bianche».