Ancora un secondo posto. Meno di mezza ruota. Forse un decimo… Alessandro Romele deve rimandare ancora l’appuntamento con il primo successo in questa Vuelta e, soprattutto, con la prima vittoria da professionista. Ma una cosa è certa. Nei 3.200 chilometri della corsa spagnola ha trovato tante, tante risposte. E’ entrato in un modo e ne è uscito in un altro.
L’altro eroe di giornata è Enric Mas. Finalmente consacrato tra i grandi. Diciamolo, questo successo fa piacere un po’ a tutti. Mas è un corridore sempre moderato, disponibile e anche di una certa classe. Appartiene alla prima metà degli anni Novanta e ritrovarsi a metà strada tra il vecchio, si fa per dire, e il nuovo ciclismo, con i giovani terribili che avanzano, non deve essere stato facile per lui.


Bravo Mas
Ieri sui social girava una vignetta che lo vedeva finalmente sedersi al tavolo dei grandi. Indurain, Valverde, Pogacar, ma anche Vingegaard, Pantani… gli facevano spazio con la sedia.
La Movistar per l’occasione ha sfoggiato una divisa con il rosso al posto del blu, in onore della maglia roja. Sono rimasti compatti attorno al loro leader. Tra l’altro, un po’ come in alcune tappe del Tour, i migliori della generale si sono sfilati tutti per evitare rischi. Tanto più che le tappe finali dei Grandi Giri si stanno ormai trasformando sempre più in una classica. Il Tour de France ha fatto scuola con Montmartre e i colleghi spagnoli, sempre di ASO, hanno inserito a Granada lo strappo dell’Alhambra.
Mas ha vissuto col sorriso questa intera Vuelta. Sapeva, per sua stessa ammissione, che dopo il Giro d’Italia le cose sono migliorate per lui. In pratica quello che ci aveva detto Sciandri. Ma c’è una cosa che a nostro avviso va sottolineata. Mas: «In questa Vuelta mi sono divertito». Quando un atleta arriva a dire questo vuol dire che sta in pace con sé stesso. Che è in equilibrio. E anche le difficoltà le affronta con un altro piglio.
Ha mostrato una leadership e una padronanza nel correre da leader, appunto, che in pochi si aspettavano, ma non chi lo conosceva per davvero. E gli applausi di Granada sono del tutto meritati.
«L’ho sognato e ho lavorato per questo – ha detto un sinceramente felice Mas –. Questo successo rappresenta il coronamento di anni di lavoro e di un sogno che avevo sin da quando sono diventato professionista, nove anni fa. Tra l’altro è anche un successo importantissimo per la Movistar», che ha problemi di sponsor. Magari ora le cose gireranno al meglio.
«Ho vissuto questa Vuelta in modo diverso. In passato ho avuto spesso problemi. Io l’ho affrontata giorno per giorno. Il momento chiave? La vittoria sull’Alto de Aitana».


Romele, un soffio
Oggi tra i protagonisti tutti si attendevano Wout Van Aert. Lui è stato lì, ma poi la Visma-Lease a Bike ha lanciato quasi a sorpresa Brennan. Forse i gialloneri non avevano le gambe per controllare la corsa. Di fatto, con un tanto di lui, l’intero plotone gli sarebbe stato contro.
E così, in questo mischiarsi continuo, dopo un avvio lungamente sornione si sono scatenati tutti. Vanno via una dozzina e tra questi c’è l’attivissimo Alessandro Romele. Il corridore della XDS-Astana controlla, soffre nei vari passaggi sulla collina dell’Alhambra. Ci sono scalatori come Bilbao, Johannessen, Buitrago. E gente di una potenza straripante come Laurence.
Ma servono gambe e serve testa e Romele le ha tutte. «Che dire – spiega con persino un filo di delusione Mario Manzoni, direttore sportivo della XDS – Alessandro è stato bravissimo. Anche tatticamente, cosa puoi dirgli? Ha giocato le sue carte da manuale. E’ entrato nel rettilineo finale in seconda posizione. E’ stato guardingo in tutti gli scatti. Ha chiuso sui vari attacchi. Tra l’altro, con Brennan nella fuga, se avesse controllato solo lui, sarebbe rimasto dietro».
Dicevamo che Romele ha iniziato questa Vuelta in un modo e ne è uscito in un altro. Il suo primo Grande Giro è stato anche una consacrazione per lui. Anche in gruppo, come avevamo detto la volta scorsa, il suo peso sta cambiando e se si muove… lo inseguono.
«In questo momento – ha detto Romele a fine tappa – sono soprattutto molto stanco. Penso di aver dato tutto. Ho fatto davvero del mio meglio, ma non avrei potuto fare di meglio. Pertanto non ho rimpianti. L’ultimo chilometro è stato intenso e snervante. Nel finale ho dovuto anticipare, pregare, ma anche seguire le ruote giuste per risparmiare energie. Ho cercato di decimare il gruppo di testa, ma pensavo che mi avrebbero comunque raggiunto. Non è successo, quindi mi trovavo nella posizione perfetta e ho fatto tutto il possibile. Purtroppo, si vede che non era destino».


Una Vuelta che cambia tutto
Nelle tre settimane spagnole Romele ha ottenuto ben sette piazzamenti nei primi dieci. Che diventano otto se ci mettiamo il terzo posto nella classifica della maglia verde. Peccato davvero per questo sprint di Granada, ma oggettivamente non era facile. Nonostante dopo la piazza d’onore all’italiano ci avesse detto di voler essere più sprinter e far vedere queste sue caratteristiche.
«Assolutamente non era facile – va avanti Manzoni – tra l’altro la strada tirava e aveva di fronte gente più esperta di Grandi Giri come Tobias Johannessen. Magari Alessandro era un po’ più stanco dopo tre settimane e una Vuelta corsa sempre in modo molto attivo…
«Riguardo al suo essere più sprinter, io direi che Romele è un corridore forte prima di tutto. E poi è anche veloce. Sapevamo che stesse bene. Lo si era visto già in Polonia, dove tra l’altro era in supporto del team. Peccato, perché se avesse vinto sarebbe stato il coronamento di una tappa eccezionale e di una Vuelta eccezionale. Però, ripeto: nulla da dire, ha avuto occhio, non gli si può recriminare nulla».
Romele, intanto, si gode il riposo. Al rientro al bus è accolto con pacche sulle spalle e qualche abbraccio. Forse non è questa la sera giusta per essere contento di un secondo posto. E tutto sommato questa cosa ci piace anche, vuol dire che si è vincenti. Ma magari domani tirerà le somme e allora si godrà il meritato riposo col sorriso.