Vuelta, Estepona, Dunbar

Estepona a Dumbar. Mas da padrone e oggi la resa dei conti

12.09.2026
6 min
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Un po’ come ieri vince un altro corridore, ma l’uomo del giorno è un altro. E quell’altro è sempre lui: Enric Mas, la maglia roja. Ieri, sulla salita di Estepona, ha trionfato Eddie Dunbar, che come due anni fa torna a vincere alla Vuelta. Il corridore della Pinarello Q36.5 è stato autore di un gran bel finale. Un finale di gamba e intelligenza tattica.

Fuga di giornata presa con altri compagni di squadra, tra l’altro. Attacco in salita e contrattacco a Buitrago quando mancava meno di un chilometro alla fine. Pensate. Dunbar è scattato in faccia al bravo atleta della Bahrain-Victorious e allo scoccare delle cinque ore di corsa, 54 secondi dopo, tagliava il traguardo in solitaria.

Vuelta, Estepona,
Nonostante i 4.000 metri di dislivello si è vinto con 42 km di media oraria
Vuelta, Estepona
Nonostante i 4.000 metri di dislivello si è vinto con 42 km di media oraria

Mas sorpresa? Anche no…

Ma poi, come dicevamo, c’è lui. Enric Mas. Trentuno anni, professionista dal 2017. Tre stagioni in Quick-Step e poi l’approdo, quasi naturale, alla Movistar. Sta dominando la Vuelta. Lo sta facendo con autorevolezza e, da ieri, anche con autorità.

Corre bene. Spalle larghe e petto in fuori. Pedalata sicura, sempre leggera, ma potente quando serve. Gli altri sono concentrati e impegnati, lui parla tranquillamente alla radio. Se si pone in coda al gruppetto dei big è per controllarli e risalire quando e come vuole. In tutto ciò, ma di questo non avevamo dubbi vista la regia del grande Eusebio Unzue, la Movistar gli si è serrata attorno.

In parecchi dicono che Mas sia caduto dal cielo. Non proprio così. Questo è un corridore vero, come si dice in gergo. Chiaro, se lo si confronta con quello delle ultime due stagioni o con quello che si è visto al Giro d’Italia a maggio, viene da strabuzzare gli occhi e restare stupiti. Ma fare un paragone a così breve termine sarebbe riduttivo.

Mas vanta già tre podi alla Vuelta. Tre secondi posti. E’ arrivato tra i primi cinque al Tour de France. E nella sua carriera spuntano diverse perle che descrivono il buon corridore qual è. E, in parte, anche l’uomo.

«Mas – dice Max Sciandri, uno dei direttori sportivi di lungo corso della Movistar – non è affatto una sorpresa. E’ sempre stato affamato. Non un cannibale. Ma un leader sicuro. Un atleta che ha sempre creduto in se stesso e, di conseguenza, la squadra ha creduto in lui. Poi però, per un motivo o per un altro, gli è sempre mancato qualcosa.

«Cos’è questo qualcosa? Difficile da dire, ma certo non la testa. Sfortune varie, malanni, atleti in super condizione… Adesso però è il suo momento. Si ritrova in maglia roja nella sua Spagna, ha la maturità giusta e direi anche una grande gamba. Da quel che vedo – io sono alle corse italiane – mi sembra stia davvero bene. Pedala in controllo».

Vuelta, Estepona, Roglic e Mas
Roglic di ha provato nel finale, ma il suo (timido) attacco non ha sortito alcun effetto
Vuelta, Estepona, Roglic e Mas
Roglic di ha provato nel finale, ma il suo (timido) attacco non ha sortito alcun effetto

Vampate di classe

In quel 2017, da neoprofessionista lo ricordiamo, si ritrova davanti sull’Angliru e svolge un lavoro mostruoso per il suo idolo, Alberto Contador. Quella è l’ultima vittoria del Pistolero. Un’azione commovente, ma anche di gambe. Tante gambe. Parliamo di un atleta che all’epoca aveva appena compiuto 22 anni. E non era ancora il ciclismo dei baby campioni. Arrivare così alla terza settimana non era cosa da poco.

Altre fiammate non sono mancate, anche in tempi più recenti. Ricordate il 2022? In quell’autunno prima si tolse la soddisfazione di battere nientemeno che Tadej Pogacar al Giro dell’Emilia e, qualche giorno dopo, se non fosse stato anche per colpa di un piccolo intoppo meccanico, sempre allo sloveno forse avrebbe soffiato anche il Giro di Lombardia. E ancora con Pogacar, in questa Vuelta, quel sorpasso in cima alla salita sterrata è stato il click definitivo per farlo risorgere. Vampate di classe, di forza… che non possono appartenere ad un corridore banale. men che meno ad una sopresa.

«Pensate che in quei giorni dell’Emilia e del Lombardia – ricorda Max – lo dirigevo io. Tra l’altro le sue due ultime vittorie prima di questa Vuelta le aveva colte con me. Lo dico perché mi fa piacere, non per prendermi dei meriti, proprio perché è un bravissimo ragazzo. Quel giorno all’Emilia, appena partì, si vide che prese subito un bel gap. Io avevo paura della discesa. Ma mi dissi e gli dissi: se non chiudono subito, non ti prendono più. Perché si vedeva che ne aveva. E lo stesso qualche giorno dopo al Lombardia. Mas aveva il vizio di girarsi sempre dopo che scattava. Gli dissi: Enric, fammi il favore, se fai un’azione non voltarti. Spingi e vai. Fece così e scappò via con Pogacar. Sono piccole cose, ma che raccontano della sua classe e anche della sua predisposizione nell’ascoltare».

Vuelta, Estepona, Mas
Enric Mas (classe 1995) è in maglia roja a due frazioni e un solo tappone dal termine della Vuelta. Roglic è secondo a 1’37”
Vuelta, Estepona, Mas
Enric Mas (classe 1995) è in maglia roja a due frazioni e un solo tappone dal termine della Vuelta. Roglic è secondo a 1’37”

Lo zampino del Giro (e di Sciandri)

Mas quest’anno doveva essere leader al Giro d’Italia. Era chiamato a ben altre ambizioni rispetto al 32° posto che abbiamo visto. Ma ha avuto problemi in fase di preparazione in seguito a un’operazione alle vene varicose a causa della tromboflebite alla gamba sinistra subita nel corso del Tour de France dell’anno precedente.

«Ecco – riprende Sciandri – per dire della sua mentalità vincente o quantomeno del suo puntare in alto sempre. Quest’anno al Giro si è presentato ai media dicendo di voler fare classifica, pur avendo avuto un periodo di stop lungo e un avvicinamento difficile».

Per carità, siamo consapevoli che non stiamo parlando di un campione assoluto, ma neanche di una sorpresa come si potrebbe erroneamente pensare. Ma metti che, per sua stessa dichiarazione, si ritrova nella condizione della vita. Metti che il favorito numero uno è costretto al ritiro… Ecco che, come diceva anche ieri Malori, gli si presenta l’occasione della carriera.

Bisogna capire se in Movistar se lo aspettavano o no un Mas così. Se in qualche modo è una sorpresa anche per loro questa condizione fisica del maiorchino. Proprio Sciandri ammette tra le righe che qualcosa da parte di Mas se lo sarebbe aspettato in questa Vuelta.

«Vi dico – spiega Sciandri – io era da una vita che gli dicevo: vieni al Giro. Perché il Giro è il Giro, nessuna tappa è mai banale. Anzi, spesso la meno difficile è la più insidiosa e possono succedere tante cose. Quest’anno mi ha dato retta, peccato che non avesse la condizione giusta. Ma comunque lo ha fatto. Lui è un diesel, ma col turbo. Così ha finito il Giro, poi è andato allo Svizzera. Si è riposato e con la squadra è poi stato sempre in altura tra la fine dello svizzero e la Vuelta. Io credo che questo cambio di programma rispetto alle sue solite doppiette Tour-Vuelta qualcosa di buono deve avergli fatto. Sapevo dunque che stava bene e che avrebbe potuto fare bene. L’opera non è conclusa, ma, come ripeto, sta pedalando bene».

E queste risposte le avremmo in serata. Ieri Mas stesso ha detto: «Domani (oggi, ndr) potrebbe essere la giornata più importante della mia carriera».