Solitamente, nell’indicare la stagione di un corridore, mettiamo in evidenza vittorie, top 10, giorni di gara. Nel caso di Brandon Fedrizzi (in apertura, foto Xpix.it) bisogna fare un ragionamento diverso per far comprendere chi è: 33 giorni di gara, fra classiche d’un giorno e prove a tappe e in questi, solamente dieci non lo hanno visto nella classifica dei migliori 10. Se a questo si aggiungono ben 11 vittorie, è chiaro che il diciottenne altoatesino non è un corridore comune.
D’altronde era stato annunciato già da allievo come un possibile campione e nella sua prima stagione da junior, alla Petrucci Assali Stefen aveva colto cinque vittorie. Ma è quest’anno, alla Borgo Molino che ha compiuto un importante salto di qualità e anche la nazionale se ne è giovata, con tante selezioni per la Nations Cup e vittorie anche all’estero. Neanche fondamentali per trovargli una squadra per il passaggio di categoria, visto che la Lotto lo aveva già messo sotto contratto, addirittura con un quadriennale, evidentemente avevano capito già guardando quel ragazzino con chi avevano a che fare…


Di Fedrizzi, reduce dall’ennesimo successo al Trofeo Paganessi dando scacco matto al meglio della categoria internazionale, parla Luciano Rui, da oltre trent’anni nel giro come diesse ma raramente alle prese con un talento simile: «Lui è un predestinato. Tante volte ne parlo come fosse un bambino, ne ha l’aria, ma poi parlandoci ti rendi conto della sua determinazione feroce, matura. Ha una costanza in tutte le gare che è stata sopra qualsiasi e più logica aspettativa, perché oltre alle vittorie e ai piazzamenti, fa tutte le gare per far risultato. Mi piace la sua mentalità, fa tutto per emergere, sempre».
Fino allo scorso anno si parlava di Brandon come di un velocista, ma adesso come lo si può interpretare?
Io ho fatto in tempo a correre l’era di Argentin, è vero che bisogna andarci sempre piano coi paragoni, ma a me ricorda tanto Argentin, Bettini, corridori che sui percorsi misti emergevano, facendosi vedere bene anche sulle salite dure. Sicuramente è un corridore da classiche del Nord.


Perché ti viene in mente Argentin?
Moreno era uguale: era lì dietro, lo portavi sulla rampa finale e colpiva. Era un cecchino, com’era Bettini. Pochi notano che Fedrizzi vince anche le brevi corse a tappe proprio come faceva Moreno, quelle di 4-5 giorni, non di più. Poi parliamo sempre di un diciottenne, alle prese con un mondo difficile, ma la strada della maturazione è quella giusta.
Quando l’hai conosciuto Fedrizzi, che cosa ti ha colpito di lui?
L’ho conosciuto bene quest’anno. Anche ieri sono andato a prenderlo a Bolzano per venire a correre a Peccioli, ho fatto tutto il viaggio con lui. Mi piace la sua semplicità, lui è un bambino terra terra, gli piace vivere ancora il ciclismo come una volta, non ha tanti fronzoli. Credo che questa sia una sua grande forza. Certo, c’è il mondo mediatico, dei social, ma questo non lo distrae né lo “monta”…


Quanto influisce il fatto che ha già un contratto quadriennale con la Lotto?
E’ un fattore importante. Lavora parecchio col preparatore belga perché c’è stato un accordo in tal senso. Io l’ho sentito un paio di volte, loro hanno un sistema di lavoro che mi piace. Pensavo che a un certo punto della stagione, dopo tanti successi, Brandon mollasse, anche di testa, invece è sempre motivato. Anche ieri si parlava del Lunigiana, del mondiale, delle altre gare con la Borgo Molino. Vuole onorare il suo contratto fino all’ultimo giorno.
Come si trova lui con i compagni?
È un’età in cui tutti i ragazzi hanno tante aspettative, quindi ognuno vorrebbe fare del suo, però il gruppo lo ha eletto come leader e lo accettano. E’ normale che ci sia chi lo vede come personaggio, chi ha un po’ di ambizioni contro, ma è un equilibrio normalissimo in una squadra.


Questa leadership si vede anche con gli avversari, mentre corre in gruppo?
Sì, spesso è un po’ l’uomo faro. Si è visto anche al Paganessi, quando si muove, è l’uomo di riferimento per il gruppo, come anche Pezzo Rosola, oppure il campione italiano Balliana. Sono quei 4-5 corridori che si muovono un po’ meglio degli altri.
Lo vedi affaticato rispetto all’inizio della stagione?
No, perché un mese fa abbiamo scaricato, ha fatto un po’ di giorni in altura, ultimamente non abbiamo corso molto. Ora l’aspetta il Lunigiana e poi c’è questo obiettivo mondiale. Magari ad inizio anno in pochi avrebbero pensato che su un percorso tosto come quello canadese Fedrizzi potesse essere della partita, ma vincendo le prime gare in Belgio, davvero impegnative, ha preso sicurezza. Sicuramente il mondiale è un percorso esigente, ma lui è motivato, è giusto che provi a dare tutto con la testa e con le gambe, perché insomma, quest’anno ha dimostrato che sulle grandi gare c’è.


Dove deve crescere?
In tutto, ci mancherebbe, parliamo sempre di un diciottenne. Come mentalità, come approccio alle grandi corse. E’ normale che a 18 anni anche lui sbagli, deve essere così. Dovrà crescere un gradino alla volta in tutto e penso che la Lotto l’abbia già capito. Devono ancora decidere se metterlo nel devo team o farlo passare subito, io gli ho consigliato di fare almeno un anno nella categoria, perché potrà fare le piccole e le grandi corse, tanto la squadra maggiore lo coopterà spesso.
Nell’entrare nel mondo dei professionisti lo vedi come un corridore con un ruolo importante o anche lui diventerà uno che lavorerà per gli altri?
E’ il corridore che può vincere le corse, quindi lo metteranno come leader, ma saprà adattarsi anche a lavorare. Ma non dimentichiamo che è un vincente di testa, se matura un po’ lo metteranno a un ruolo tipo Magagnotti quest’anno. L’importante è che continui a crescere e rimanga se stesso.