Il Velo Club Mendrisio in questa stagione sta festeggiando un traguardo storico e per nulla scontato: i 125 anni di attività (in apertura la maglia per celebrare questo traguardo, foto Camilla Santaromita). Un risultato che rende la realtà ciclistica di confine tra Italia e Svizzera una della più longeve e radicate in gruppo. La squadra di club ha affiliazione svizzera, ma da sempre ha forte legame con il nostro Paese, spesso la vediamo protagonista sulle nostre strade. Cosa che accadrà anche il prossimo 30 agosto con la partecipazione alla Freccia dei Vini, gara riservata alla categoria elite e under 23.
Nell’organico del Velo Club Mendrisio è entrato, a partire dall’inizio di questa stagione, Filippo Vanoni, il quale fino al 2025 era in bicicletta a lottare in mezzo al gruppo e ora ricopre il ruolo di general manager. Un lavoro complicato e differente, che però regala comunque grandi soddisfazioni. Non si lotta più per alzare le braccia al cielo sotto la linea d’arrivo, ma si lavora per far sì che tutto funzioni al meglio per coloro che fino a pochi mesi fa erano compagni di squadra. Dalle parole di Filippo Vanoni si capisce che lo sono ancora, con un senso differente, più profondo forse.


Tra Italia e Svizzera
Il calendario del Velo Club Mendrisio prevede ancora qualche impegno da qui a fine stagione, tutte gare che verranno corse in Italia. Il nostro Paese per la formazione elvetica è una seconda casa, sia per motivi geografici che sportivi.
«Da qui alla fine della stagione abbiamo ancora una quindicina di giorni di corsa in programma – ci racconta Filippo Vanoni – tutti in Italia, considerando anche la partecipazione al Giro del Friuli. Il nostro calendario in totale prevede circa sessantacinque giorni di gara, divisi tra Italia e Svizzera. Anche se le corse di casa sono tutte in primavera, ne abbiamo una decina all’anno e la Federazione Svizzera ci tiene che la nostra squadra partecipi».


Che tipo di corse sono?
Meno importanti in termini di prestigio, ma lo sono per la Federazione e il movimento ciclistico svizzero. Sono tutte corse nazionali, solo che in Svizzera al via trovi tutte le categorie dai 19 anni in sù. Per cui ci troviamo a gareggiare contro elite, amatori ed ex professionisti. Le squadre di riferimento sono la Tudor (il devo team della formazione professional) e l’Elite Fondations Cycling Team, una formazione continental che corre spesso all’estero. Diciamo che sono queste due realtà che spesso dettano legge.
Anche voi vi difendente bene…
Come squadra di club riusciamo ad avere un’attività interessante e di alto livello, un gradino sotto le continental ma comunque importante. Questo anche grazie al fatto di correre spesso in Italia, ogni anno riusciamo a partecipare a una ventina di gare UCI. Ad esempio quest’anno siamo tornati a correre al Giro della Val d’Aosta dopo cinque anni di assenza.


Tra Svizzera e Italia il ciclismo cambia tanto?
In termini di attività, quindi di gare, direi di sì. In Svizzera si corre singolarmente, gli atleti guardano alla propria prestazione senza grandi tatticismi di squadra. Per questo i ragazzi della categoria juniores vogliono correre in Italia, per imparare la tattica e il modo di correre che si trova lì. Ogni anno come Velo Club Mendrisio abbiamo tantissime richieste, visto il calendario che offriamo tanti ragazzi vorrebbero venire da noi a correre. Quest’anno abbiamo avuto quasi duecento richieste.
Siete sul confine ma comunque avete affiliazione estera, si sente la differenza nel venire in Italia a correre?
Tanto passa dai risultati che riusciamo a ottenere. Ad esempio quest’anno abbiamo Melk Zumstein che sta raccogliendo diversi piazzamenti di rilievo, ha vinto il GP San Giuseppe a inizio anno, una corsa nazionale italiana. Poi ha ottenuto piazzamenti importanti alla Zanè-Monte Cengio e alla Pessano-Roncola, senza dimenticare il terzo posto al campionato nazionale svizzero elite. Si è messo alle spalle anche un corridore come Marc Hirschi.


In che modo lavorate per comporre l’organico del team?
La Federazione Svizzera ha un legge che prevede di avere in squadra il 50 per cento più uno di corridori svizzeri. Il resto possono essere stranieri. Noi abbiamo un totale di quindici corridori, otto sono svizzeri, mentre i posti riservati agli stranieri li dedichiamo ai ragazzi italiani. Negli anni abbiamo avuto corridori interessanti, l’ultimo ad esempio è Mattia Gaffuri che ha iniziato con noi nella categoria under 23.
Il traguardo dei 125 anni non è affatto banale, segno che la squadra funziona…
Fino a giugno 2025 la squadra era gestita dal presidente Alfredo Maranesi, che è stato importantissimo per noi. Purtroppo è venuto a mancare proprio l’anno scorso, ora al suo posto c’è Livio Ferretti nel ruolo di presidente.


Come si organizza tutta l’attività?
Il Velo Club Mendrisio ha due sbocchi principali, uno sportivo con la squadra di ciclismo under 23, mentre l’altro è dedicato agli eventi. Diciamo che il secondo è direttamente collegato con il primo. L’organizzazione e la realizzazione di eventi permette di raccogliere fondi per permettere alla squadra di fare l’attività che vedete. Uno dei principali eventi è la Fiera di San Martino, a Mendrisio che quest’anno si terrà dall’11 al 15 novembre. Si tratta di una fiera enogastronomica dove si realizzano dei capannoni e chi li gestisce cura l’organizzazione della cucina e dei tavoli. Fino ad adesso è sempre bastata per coprire i costi di gestione, anche se ora abbiamo una novità.
Quale?
Dal 19 agosto abbiamo aperto un crowdfunding con l’obiettivo di raccogliere 15.000 franchi e comprare un nuovo furgone. Lo facciamo attraverso la piattaforma svizzera I Believe in You, dove abbiamo aperto il nostro progetto e chi vuole può contribuire. Si tratta di un modo per sostenerci e per noi è importante visto che abbiamo un solo grande sponsor che è Assos, per il resto lavoriamo con quanto riusciamo a raccogliere. Il crowdfunding sarà aperto fino a novembre, quando inizierà la Fiera di San Martino.