Tour de France Femmes 2026, Elisa Longo Borghini

Podio strappato con unghie e cervello: Longo Borghini racconta

13.08.2026
7 min
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«Essere dietro per essere dietro – ragiona Elisa Longo Borghini – fare quarta, decima, quindicesima a me non cambiava niente, perché tanto non mi interessava. E’ stato diverso. Ho corso come un gatto che gratta la porta per rosicchiare secondi. Ho interpretato ogni tappa come se fosse corsa di un giorno, a parte quella del Mont Ventoux dove abbiamo seguito ciascuna il suo ritmo. Forse col senno di poi potevo andare un pelo più forte, però è stato giusto così».

La piemontese, che ha chiuso il Tour de France Femmes al terzo posto dopo una risalita cocciuta e potente, è a casa per recuperare le forze e aspettare che suo marito Jacopo parta per la Vuelta. E’ il tempo giusto per tirare il fiato e sentir crescere la voglia di ricominciare, per un seguito di stagione che vede ancora obiettivi corposi come mondiali ed europei. Ma il focus oggi resta sul Tour, corso inseguendo, anziché imponendo il ritmo.

Elisa è arrivata al Tour con una punta di cautela, non avendolo concluso nelle ultime tre stagioni
Elisa Longo Borghini è arrivata al Tour con una punta di cautela, non avendolo concluso nelle ultime tre stagioni
Elisa è arrivata al Tour con una punta di cautela, non avendolo concluso nelle ultime tre stagioni
Elisa Longo Borghini è arrivata al Tour con una punta di cautela, non avendolo concluso nelle ultime tre stagioni

«Nella tappa sei ad esempio – ride Longo Borghini – mi sono divertita veramente. Invece di guardare quelle di classifica e le altre che andavano in fuga, ho attaccato io. E’ vero, ho speso tante energie, però chi se ne frega?! Intanto 25 secondi li ho presi. Tutti mi ridevano dietro, però poi a Nizza ho riso io. Perché i 25 secondi sono diventati un minuto e il minuto è diventato due minuti. E alla fine è arrivato il podio, che magari non è quello che speravo, ma che mi rende orgogliosa».

E allora mettiamo le carte sul tavolo: qual era l’obiettivo di Longo Borghini alla partenza del Tour?

Fare il massimo risultato possibile: che fosse la vittoria o il podio, volevo dare tutto quello che avevo dentro. I numeri mi dicevano che ero quella di sempre e avevo recuperato bene. Ho ritrovato le sensazioni di sempre appena dopo il Giro. Al Passo San Pellegrino sono sempre stata molto bene, ho fatto dei buoni allenamenti. In quei pochi giorni che sono stata a casa, mi sentivo in forma, per questo eravamo tutti ottimisti.

Diciamo che finora non era mancata la sfortuna…

Sicuramente ero un po’ prevenuta, mi è andata male per tre anni di fila e mi sono chiesta cosa sarebbe successo quest’anno. Intendiamoci, non sono state sfortune legate al Tour. Mi sono ritirata perché stavo male. Quando non ho preso il via, ero caduta. Anche questa volta gli episodi non sono mancati, ma sono riuscita ad arrivare in fondo.

Il Tour di Longo Borghini ha preso la piega meno auspicata con il problema meccanico nella crono che le è costato 1'03" di ritardo
Il Tour di Longo Borghini ha preso la piega meno auspicata con il problema meccanico nella crono che le è costato 1’03” di ritardo
Il Tour di Longo Borghini ha preso la piega meno auspicata con il problema meccanico nella crono che le è costato 1'03" di ritardo
Il Tour di Longo Borghini ha preso la piega meno auspicata con il problema meccanico nella crono che le è costato 1’03” di ritardo
Perché questa volta è stato diverso?

Perché non avevo altra scelta, nel senso che certe cose succedono e non puoi farci niente. Mi è caduta la catena nella cronometro, praticamente in discesa e a 60 all’ora. Ho dovuto fare un cambio bici e ho perso veramente tanto tempo. Non era colpa mia, avevo la monocorona: non ho fatto una cambiata strana. E’ successo e non potevo piangermi addosso. Ho cambiato la bici, sono ripartita e ho fatto quello che meglio ho potuto.

Quell’incidente meccanico è stato la svolta del Tour? 

Ho capito che ormai si rincorreva. La tappa successiva, la quinta, è stata difficile perché dopo la crono, non ho dormito granché e ho avuto una giornata così. Quel giorno a Belleville en Beaujolais ho capito che il podio sarebbe stato duro. Invece ho reagito abbastanza bene: mi sono detta di prenderla giorno per giorno anche a costo di buttare via energie, pur di rosicchiare secondi.

Hai parlato del pacing sul Ventoux: avevi 2’28” di ritardo, poteva essere un giorno per riaprire la corsa?

Quel giorno Niewiadoma era un gradino sopra tutti. Nonostante le varie interviste che ho letto, sia Vollering che Reusser erano al gancio, non si stavano dando la manina quando erano là davanti. Dietro salivamo forte e avevamo sempre lo stesso distacco, quindi non si stavano guardando in faccia. Niewiadoma ha fatto veramente un grande numero e io mi sono messa a seguire in maniera precisa il pacing, perché fino a questo Tour non ho mai avuto delle sensazioni bellissime in salita.

L'arrivo di Longo Borghini sul Ventoux: ripresa e staccata Marlene Reusser
L’arrivo di Longo Borghini sul Ventoux: ripresa e staccata Marlene Reusser
L'arrivo di Longo Borghini sul Ventoux: ripresa e staccata Marlene Reusser
L’arrivo di Longo Borghini sul Ventoux: ripresa e staccata Marlene Reusser
Potevi fare di più?

Non ho osato perché anche al Giro ho sempre inseguito. Magari avrei potuto fare qualche watt in più, però secondo me è andata bene così. Sono orgogliosa di come ho scalato il Mont Ventoux e della condizione costruita con i miei coach. Sono arrivata in cima che ancora spingevo e ho visto delle facce stravolte. Non voglio dire di essere arrivata fresca, ma ero meno devastata rispetto alle altre. Ho fatto un finale in progressione e sono contenta.

Torniamo indietro per un attimo: perché non hai dormito la notte dopo la crono?

Per il nervoso, da quel giorno ho dormito veramente poco. Mi addormentavo, ma mi svegliavo ogni volta verso le 3 e iniziavo a pensare alla catena. Al fatto che avrei potuto fare meglio la quinta tappa e che magari avrei potuto prendere un gel in più. Sono una persona abbastanza precisa e quando ho in testa qualcosa, mi rimane il chiodo fisso e inizio a pensare a qualsiasi cosa da migliorare o da sistemare. Coi giorni è diventata anche una gara di nervi contro me stessa.

Si parla tanto di livello del Tour altissimo: è davvero così?

Sono discorsi che mi fanno sorridere, perché alla fine sembra che al Tour vadano tutti come degli aerei. In realtà sono numeri che sono stati fatti anche al Giro, nella tappa del Monte Nerone, ad esempio. Solamente al Tour è sempre tutto più grande. Il livello è altissimo, non solo al Tour, è altissimo in generale.

La conquista del podio è stata per Elisa Longo Borghini un traguardo insperato, ma inferiore alle sue attese
La conquista del podio è stata per Elisa Longo Borghini un traguardo insperato, ma inferiore alle sue attese
La conquista del podio è stata per Elisa Longo Borghini un traguardo insperato, ma inferiore alle sue attese
La conquista del podio è stata per Elisa Longo Borghini un traguardo insperato, ma inferiore alle sue attese
Hai vinto due Giri e tante classiche: essere sul podio del Tour è una conquista o un rimpianto?

Devo dire la verità? Sono contenta (sorride ammettendo che le sarebbe piaciuto qualcosa di più, ndr) perché è un terzo posto pesante e importante, per come sono andate le cose. Però è chiaro che a me piace vincere e mi piacerebbe che un giorno andasse tutto per il verso giusto e potessi battermi ad armi pari. Più di così non potevo fare: attacca una volta, attacca due, attacca tre e alla fine a Nizza anche io ero un po’ cotta. Questo è stato il massimo che ho potuto raggiungere, l’anno prossimo ne riparliamo.

Quando hai bucato nell’ultima tappa hai pensato all’ennesima iella della Longo e che stavi rischiando il podio?

Mi è venuto il panico, ma era un panico assurdo perché in quel momento di caos e delirio, nessuno ha pensato alla regola dei tre chilometri. Stupidamente, tra l’altro. Solo che sei talmente preso che il meccanico che mi ha spinto ha avuto una scarica di adrenalina e poi è caduto a terra perché non si è più sentito le gambe. Persino Slongo si è un po’ agitato, lui che di solito è sempre placido e tranquillo.

Che cosa ha fatto Slongo?

Alla radio mi ha detto di andare a blocco e ho perso veramente poco, perché sono rientrata come un aereo, sentendomi gli spilli nelle braccia. Pensavo a tutta la fatica per staccare la Reusser e davvero non volevo perdere il terzo posto della Niedermeier…

La rincorsa spasmodica dopo la fortatura di Nizza, senza aver considerato la regola degli ultimi 3 chilometri
La rincorsa spasmodica della Longo dopo la foratura di Nizza, senza aver considerato la regola degli ultimi 3 chilometri
La rincorsa spasmodica dopo la fortatura di Nizza, senza aver considerato la regola degli ultimi 3 chilometri
La rincorsa spasmodica della Longo dopo la foratura di Nizza, senza aver considerato la regola degli ultimi 3 chilometri
A parte le polemiche con Niewiadoma, credi che Vollering abbia meritato di vincere?

Credo di sì, per il semplice fatto che ha dimostrato superiorità nell’ultima tappa, quando Kasia non è riuscita a darmi i cambi. Conosco molto bene Niewiadoma, quel giorno non riusciva neanche a passarmi. Lei è una persona che se ha un briciolo di energia, ti dà un cambio, soprattutto perché aveva la maglia gialla e non la voleva lasciare. Ma lei quel giorno proprio non riusciva a passarmi. Nelle polemiche non voglio entrarci, riguarda loro e sono ben contenta di starne alla larga.

Perché invece a un certo punto sono cominciate polemiche sul fatto che la squadra non fosse unita?

Perché semplicemente l’avete fatto voi dei media. E’ chiaro che partire con tre punte è sempre un rischio, però è anche un’opportunità. Alla fine abbiamo gestito tutto in maniera professionale e si è visto che siamo anche riusciti ad andare d’accordo. Non è sicuramente semplice, però io mi reputo una professionista nel mio sport e riesco a gestire anche queste cose. E alla fine questo podio premia il lavoro e la correttezza di tutti.