Un rifugio incastonato tra le montagne più belle del mondo. Una veduta tra baite, fiori, prati e guglie rocciose che sa di fiaba. Eppure quella fiaba è anche la palestra dei campioni. Tanti campioni e tante campionesse. E’ il Flora Alpina, sul Passo San Pellegrino (in apertura foto Flora Alpina).
Lassù c’è un uomo che ci è stato e continua a starci più di tutti i campioni che vi ha portato. E’ coach Paolo Slongo. E sì, perché se gli atleti con gli anni passano, lui è sempre lì, pronto ad allenarne di nuovi e nuove. Da Vincenzo Nibali a Elisa Longo Borghini, quanti successi sono nati al Flora Alpina.


Dunque Paolo, al Flora Alpina sei il padrone di casa. E’ così?
Direi di sì, e lo sono dal 2008! Va detto però che prima si andava a San Pellegrino più che al Flora Alpina. Nel 2010 nacque lassù la vittoria del Giro d’Italia di Ivan Basso e, qualche mese dopo, la vittoria del primo Grande Giro di Nibali: la Vuelta.
Come ci sei arrivato al Flora Alpina e al San Pellegrino?
Accadde questo. In Liquigas c’era una sponsorizzazione con il marketing del turismo del Passo San Pellegrino e ci andammo in un primo ritiro a dicembre, uno di quelli per i primi appuntamenti, per le visite, conoscersi, stilare i programmi e fare gruppo. Prima però non si andava al Flora Alpina, ma all’Hotel Monzoni e successivamente all’Hotel Cima Uomo. D’inverno, però, il Cima Uomo era chiuso e lo gestivamo con la squadra. Avevamo il nostro cuoco, i nostri inservienti. Un anno Basso stava preparando la doppietta Giro-Tour. Per il Giro andò sul Teide, ma per il Tour, con il caldo che ormai c’era, non voleva più andare tanto lontano e soprattutto voleva con sé la famiglia. Lo disse a quelli dell’ente turistico del San Pellegrino, che lo mandarono al Flora Alpina. Lui dunque era lì con la sua famiglia, mentre il resto della squadra, tra cui Nibali, Pellizotti… era ancora al Monzoni. Un giorno andammo a pranzo da Basso e ci innamorammo del posto. Così, la volta successiva, chiedemmo al marketing del San Pellegrino se fosse possibile andare anche noi lì.
Pensa che storia. Un pranzo fu fatale…
Più o meno andò così! Poi, quando finì la sponsorizzazione con Liquigas e tutti noi iniziammo percorsi con altre squadre, decisi di tornare lassù con Astana, Bahrain, Trek e ora UAE ADQ. Anche per i ciclisti diventa una seconda casa.




E perché proprio lì?
Perché lo ritengo un posto ideale per il periodo. In inverno e nella prima parte della primavera lì c’è la neve, quindi si va sul Teide, ma quando inizia l’estate al San Pellegrino ti crei la tua palestra perfetta. Ormai io e i ragazzi abbiamo la nostra sfera, fra tempistiche post-allenamento e allenamenti. Nei vari percorsi abbiamo i nostri giri, i nostri tempi, i dati del lattato, i wattaggi… E credo che gli ottimi risultati di chi è stato lassù lo dimostrino.
Perché ci sei ritornato? Magari potevi scegliere altre location…
Ci sono ritornato perché ritengo che il Flora Alpina sia uno dei posti migliori per preparare un Grande Giro. E lo è sia a livello fisiologico sia logistico, come dicevo. Facemmo dei test con il dottor Corsetti che proprio in quel posto davano un ritorno leggermente più alto rispetto ad altri luoghi. Altre località, anche sopra i 2.000 metri, erano meno efficienti ai fini degli effetti dell’altura. Non è solo una questione di quota, ma anche di pressione e umidità. E notammo questa efficacia.
Come è cambiato il Flora Alpina in questi anni?
E’ un ambiente che ho visto crescere. Hanno rifatto le camere e oggi c’è anche la palestra, al chiuso, con dei macchinari ad hoc per i ciclisti, come la pressa. I gestori stessi mi chiesero dei consigli appositi per attrezzarla. E’ diventato forse meno rifugio e più hotel: con la sauna, l’idromassaggio… Insomma, è un luogo davvero ben attrezzato in tutto e per tutto. E poi c’è ancora un altro punto di forza che fa la differenza.
Quale?
Il cibo e la cucina. Nonostante la sua crescita, il Flora Alpina è ancora a gestione familiare. Ancora puoi trovare marmellate, torte, pasta fatte in casa. E la qualità è altissima. Non solo, ma nel nostro caso, quando si fa la distanza e si torna alle 16, non tutti gli hotel sono propensi a farti da mangiare a quell’ora. Al Flora Alpina, invece, se hai bisogno di un risotto o di un piatto di pasta sul momento te lo fanno. E questo aumenta la qualità del ritiro e del recupero. Elementi fondamentali per un training camp in quota.




In effetti ci sono tutti i comfort e le Dolomiti intorno. E anche la meta ne risente…
Assolutamente. E poi, ragazzi, siamo nel cuore delle Dolomiti, le montagne più belle del mondo. E anche questo conta.
Passiamo poi ai percorsi. Lo hai detto tu Paolo, siete nel cuore delle Dolomiti. Ci sono tante salite?
Vero, ma io ho scelto questo luogo anche per i tracciati per la cronometro. Scendendo dal San Pellegrino e proseguendo lungo la Val di Fiemme si entra in Val di Cembra, a quote più basse e con percorsi più pianeggianti. Lì, con i ragazzi, ho la possibilità di lavorare bene a cronometro e fare anche dietro moto con lo scooter.
E le salite?
Per le salite non c’è che l’imbarazzo della scelta. Il San Pellegrino stesso è un’ottima salita, ma poi abbiamo vicino il giro del Sellaronda con Pordoi, Gardena, Campolongo e Sella. C’è il Fedaia. Dall’altra parte il Lavazè e il Costalunga. E ancora il Rolle, il Valles…
E chissà che storie con tutti i campioni che hai portato lassù…
Chiaramente abbiamo anche dei percorsi test. Ai tempi di Nibali e Scarponi facevamo delle simulazioni di gara con la moto. Partivamo dal San Pellegrino, scendevamo verso Canazei e da lì imboccavamo il Sella, quindi Gardena e Valparola. Dal Valparola, salita lunga e impegnativa, iniziavamo ad andare forte. Scesi, rientravamo dal Pordoi, lato Arabba. Lo facevamo davvero forte. Una lunga progressione, ma partendo già da ritmi alti.


Quanti successi hai costruito su quell’anello?
Parecchi. Un giorno proprio su quel giro Scarponi ci fa: «Provo a starvi dietro». Perché poi certe simulazioni a ritmo gara le faceva solo Nibali. A quei tempi avevamo studiato Froome e ricreavamo le sue frullate per durata e intensità. Quindi sul Valparola ritmo alto, che diventava altissimo sul Pordoi, con finale a tutta. Al limite, fuori soglia. Scarponi e Nibali iniziano una guerra. Solo alla fine Michele mollò. In cima, di fatto, l’allenamento finiva. Io avevo la telecamera a quei tempi sulla moto. Michele andò lì e fece una sorta di auto-intervista dicendo: «Nibali va molto forte, ma lo avrei battuto!». Io non me ne accorsi. Vidi solo più tardi in hotel quel filmato. Un bel ricordo, che dice anche lo spirito che c’era tra i due.
Come abbiamo detto prima, sono storie. Se mischi salite e campioni non può che essere così…
Un altro giro che facevamo spesso era quello con i passi Costalunga, Lavazè e San Pellegrino. Sul Lavazè più di qualche volta si facevano la guerra Nibali e Sagan. Entrambi volevano arrivare prima. Così Nibali, da scalatore, lo attaccava da lontano. E Sagan, al contrario, cercava di non farsi staccare per batterlo allo sprint. Uscivano delle sedute di qualità eccelsa. Perché è vero che si divertivano, ma erano anche sfide super allenanti.
Oggi al Flora Alpina non c’è un re, ma una regina: Elisa Longo Borghini. Tu stesso qualche tempo fa hai pubblicato una sua foto mentre pedala sotto l’acqua. Come mai?
E’ successo tante volte di prendere la pioggia lassù. Il meteo si guarda sempre e ci si regola benone, ma l’acquazzone estivo è sempre dietro l’angolo. E tutto sommato ha quasi il suo fascino. Quella foto l’ho fatta perché è l’emblema del sacrificio che si fa per raggiungere gli obiettivi. Alla TV tutto sembra facile, ma vi assicuro che non lo è.