Alla fine spunta colei che forse meno ci si attendeva. Kasia Niewiadoma mette tutte in fila sul Mont Ventoux. Distrugge le avversarie, a partire dalla reginetta e attesissima Demi Vollering e da Marlen Reusser. La corsa è tesissima e il Ventoux si conferma giudice spietato. E gli equilibri di cui avevamo parlato l’altro giorno riemergono pari, pari.
Ma la notizia più bella per noi è il finale di Elisa Longo Borghini. Un finale di sostanza, che dà speranza. Sotto al pennone del Gigante di Provenza Elisa transita terza e balza al quarto posto nella generale. Proviamo dunque a rivivere la scalata del Ventoux dal punto di vista delle prime tre della classifica di tappa.


Tappa e maglia a Niewiadoma
Ad aprire le danze degli attacchi è Demi Vollering. A 11 chilometri dal traguardo, su un ripido curvone verso destra, l’olandese affonda il colpo. Parte con una potenza importante, utilizzando un rapporto lungo, e il gap si apre immediatamente. Davanti restano in tre: le prime tre della classifica, Reusser, Vollering e Niewiadoma. Ma la polacca non si limita a seguire. Circa 500 metri dopo, rilancia con decisione e Vollering non risponde. Lo stesso fa Reusser. E da qui inizia un altro Tour Femmes.
Si capisce subito che Kasia Niewiadoma può andare a vincere. Pedala da vera scalatrice, frequenze alte e un rapporto non troppo corto. Va molto forte. E’ aggiornata sui distacchi e ben presto le spunta dietro l’ammiraglia. Un passaggio che anche lei, nel dopo tappa, definirà chiave. Con quella macchina alle spalle è come se Kasia si fosse chiusa in una bolla tutta sua. L’ammiraglia era una porta chiusa tra lei e le altre e, dall’altra parte, aveva iniziato una sfida tra se stessa e le avversarie, da una parte, e la montagna dall’altra.
«È difficile da descrivere ciò che provo – ha detto Niewiadoma – sono ancora senza parole. Questa vittoria è per tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo lungo percorso senza grandi successi. Sento di dover ringraziare tutti.
«Quando abbiamo iniziato il Ventoux, ho guardato a destra e ho visto i miei genitori: è stata una vera sorpresa. Ho visto mio padre piangere e volevo renderli orgogliosi. Questa vittoria è per la mia famiglia, i miei amici, mio marito Taylor (Phinney, l’ex pro’, ndr), la mia squadra e il mio allenatore».
Oltre alle emozioni, Niewiadoma entra poi anche nel tecnico: «Una volta che sono partita avevo come primo obiettivo Chalet Reynard, un punto strategico del Ventoux, in pratica dove inizia il tratto scoperto. Da lì c’erano altri sei chilometri e sarei dovuta e voluta essere da sola, perché con il vento contro chi era alla mia ruota avrebbe avuto dei vantaggi. Fortunatamente ero già da sola».
Niewiadoma va molto forte fino a due chilometri dal traguardo, quando il vento contrario inizia a diventare veramente forte. Lei è da sola già da parecchio tempo e lo sa. Per la prima volta cerca anche di abbassarsi, prendendo la sua Canyon in presa bassa. Ma l’impresa ormai è fatta. Arriva a guadagnare quasi due minuti. Il Tour Femmes sembra riprendere la via dell’atleta della Canyon//Sram.






Vollering spavalda
Già, sembra riprendere quella via. Ma non del tutto. Perché se è vero che Kasia Niewiadoma è in maglia gialla, è anche vero che il distacco su Demi Vollering è di soli 15 secondi. Tra l’altro viene quasi da sorridere. E’ come se per Vollering il Ventoux non avesse cambiato poi così tanto le cose. Stamattina aveva 12 secondi di ritardo, ma da Reusser. In realtà la classifica è sconvolta.
Demi pedala a lungo con Reusser, a tratti buona collaboratrice. Ma anche furba. Nei momenti di vento contrario e laterale, la svizzera si sposta del tutto sul ciglio della strada, ponendo Vollering allo scoperto. E forse è anche questo che ha infastidito l’olandese, che in quelle pedalate finali forse ci ha messo un pizzico di cattiveria in più.
Demi, appunto, è autrice di un finale clamoroso. Negli ultimi 800 metri riesce a liberarsi di Reusser e recupera rapidamente terreno sulla svizzera, arrivando seconda sul traguardo e rosicchiando secondi, una trentina, pesantissimi se non decisivi in chiave generale a Niewiadoma. Viene da chiedersi perché non abbia scaricato prima tutta questa forza sui pedali.
«E’ stata un’ottima giornata», ha detto laconica Vollering all’arrivo. E tutto sommato ha ragione. Questo Tour Femmes è ancora decisamente alla sua portata, ma i piani erano ben diversi. Questa mattina, alla partenza da La Voulte-sur-Rhone, aveva detto sfggiando un gran sorriso che non avrebbe svelato le proprie intenzioni, ma che lei e la squadra erano pronte ad affrontare il Ventoux. E infatti le sue compagne non erano state da meno: «Demi ha già fatto vedere quanto è forte in questo Tour Femmes. Oggi ci aspettiamo un grande spettacolo». Un atteggiamento spavaldo che non era passato inosservato ai più.


Applausi per Elisa
E qualcosa di simile lo ha combinato anche Elisa Longo Borghini. Non nell’atteggiamento spavaldo, sia chiaro. Ma con Longo Borghini di mezzo neanche bisogna specificarlo. Parliamo della rimonta finale. A lungo la campionessa della UAE Adq è stata a 15-20 secondi dal duo Reusser-Vollering. Con lei anche la compagna Paula Blasi, Cedrine Kerbaol e Antonia Niedermaier. Ha tirato quasi sempre lei. Le vedeva.
Il Ventoux, nei chilometri finali, ha pochissime curve e a quella velocità 15 secondi significano 100 metri, forse anche meno. Vederle e non prenderle. Puntarle e non toccarle. Deve essere stato frustrante. E lì serve una testa mostruosa. E infatti, quando poi ha visto Vollering piantare in asso Reusser, non ci ha pensato due volte ed è emerso il DNA della campionessa qual è.
Assieme a Vollering, anche il suo è un finale da urlo. Sfreccia terza sul traguardo, rintuzzando la svizzera, e ora è quarta nella generale. Il podio è lontano 2’20”, ma la prestazione sul Ventoux cambia la prospettiva con cui guardare alle ultime giornate.
«Elisa ha fatto un lavoro eccezionale», ha detto Paula Blasi. Mentre Elisa ha ringraziato la squadra per l’ottimo lavoro svolto. Si aspettavano una giornata difficile come poi di fatto è stata, ma ha aggiunto: «Sono sicuramente molto felice. Ora guardiamo già alla tappa di domani».
E adesso, da qui a Nizza, su chi fare la corsa riguardo alle tre davanti? Al momento chi sembra soffrire di più è Marlen Reusser. Però è anche vero che quelle del Col d’Eze di domenica sono pendenze più congeniali alle caratteristiche di Marlen. E’ dura, ma anche Elisa lo è. Quel che fa riflettere è che tutti si aspettavano che il Tour Femmes finisse qui e invece il Ventoux non ha chiuso i giochi ma li ha riaperti.