Lorenzo Germani

Germani e il primo Tour. Arrivare a Parigi, una lotta da duri

05.08.2026
7 min
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Lo abbiamo visto sventolare, come si dice in gergo, in coda al gruppo. Soffrire. Spingere. Andare in fuga… ma soprattutto lo abbiamo visto arrivare a Parigi. E la cosa non è stata da poco per chi, come Lorenzo Germani, era al debutto al Tour de France.

Il laziale della Groupama-FDJ ci racconta il suo debutto alla Grande Boucle. Un debutto che non è stato facile, ma che in chiave futura può portare qualcosa di buono e di costruttivo. In questi giorni sta recuperando, ma dopo un po’ di mare sulla costa salernitana è pronto a tornare in sella. I postumi del Tour non sono così facili da smaltire.

Lorenzo Germani, Tour 2026
Lorenzo Germani (classe 2002) era al suo quinto Grande Giro e al debutto al Tour (foto Instagram)
Lorenzo Germani, Tour 2026
Lorenzo Germani (classe 2002) era al suo quinto Grande Giro e al debutto al Tour (foto Instagram)
E allora Lorenzo, che ci dici del Tour, cosa ti è sembrato?

Mi è sembrato un’azienda.

Un’azienda… questa non l’avevamo mai sentita. Definisci bene azienda allora?

Sì, il Tour mi è sembrato un’azienda. Sembra strano da dire, ma in realtà è così. Ci sono talmente tante cose intorno che in alcuni momenti la corsa passa anche in un secondo piano e, se non lo vivi, se non sei mai andato a vederlo, non te ne rendi neanche conto.

Noi abbiamo capito quello che intendi, avendo frequentato il Tour, tanto più che tu militi in una squadra francese. Ma facci un esempio concreto di ciò che hai detto…

Un’ovvietà: sotto i pullman tutte le squadre hanno quei nastri per delimitare un po’ la zona. In molte corse non serve questa cosa. Oppure il fatto che, per fare 200 metri e andare alla presentazione, ti metti il casco perché c’è talmente tanta gente che hai paura di sbattere contro qualcuno e cadere. Ci sono le migliaia di persone presenti al villaggio di partenza, che è praticamente cinque volte quello del Giro d’Italia. E una carovana pubblicitaria che è immensa. E’ tutto raddoppiato, triplicato rispetto a qualsiasi altra corsa, dalle piccole cose alle grandi.

Quando dici azienda, magari anche voi atleti, tanto più che militi in un team francese, avete avuto più impegni paralleli con i vostri sponsor, ospiti, cose del genere?

Sì, anche perché magari su altre corse ci sono degli invitati, dei nostri sponsor, abbiamo un numero di posti assegnati per gli ospiti. In alcune corse ci sono, in altre no. Invece al Tour erano presenti tutti i giorni, molte persone invitate dagli sponsor della nostra hospitality. Per fortuna ci sono due-tre persone che si occupano soltanto di loro e gestiscono molto bene la cosa, quindi non incide troppo per noi corridori… ma c’è. E lo vedi.

Lorenzo Germani, Tour 2026
Germani ha cercato più volte la fuga in questo Tour. Quella buona l’ha pizzicata nella tappa verso Belfort. Ma da quella sera sono anche iniziati i problemi di salute
Lorenzo Germani, Tour 2026
Germani ha cercato più volte la fuga in questo Tour. Quella buona l’ha pizzicata nella tappa verso Belfort. Ma da quella sera sono anche iniziati i problemi di salute
Invece il Tour da dentro al gruppo, Lorenzo, cosa ti è sembrata questa Grande Boucle?

Da dentro al gruppo invece sei impressionato sempre dalla quantità di persone. Penso che sia la cosa che ti impressiona di più, almeno per me è stato così. Quando sei in gruppo e vai a 50-60 all’ora, sei in fila sul ciglio della strada in alcuni momenti hai paura della tanta folla presente. Perché certe volte veramente non c’era un metro senza uno spettatore. Poi c’è lo stress che si respira proprio in gruppo. Senti quella tensione che nella maggior parte delle corse magari, soprattutto in alcuni momenti, non hai. C’è una fame di risultati incredibile. Tutto è più avanzato, tutto è più stressante, più teso e, di conseguenza, più veloce.

E tu come l’hai vissuto? Nei primi giorni ti abbiamo visto andare in fuga…

Sono arrivato a Barcellona che stavo molto bene. In ritiro abbiamo lavorato con solidità. Venivo da un bel Tour de Suisse. Ammetto che al via ero molto emozionato. Con la squadra ho fatto un buon lavoro, sia nella crono sia nella tappa del giorno dopo. In quel caso ho aiutato Romain Gregoire dandogli la bicicletta quando ha forato. Non dico che è grazie a me se si è piazzato… ma ero lì. Tra l’altro ha finito la corsa con la mia bici! Poi ci ho provato anche in altre tappe, non solo in quella in cui sono riuscito a prenderla. Tuttavia, a parte le due occasioni in cui è arrivata, a un certo punto capivi che la fuga non sarebbe andata in porto.

Perché?

Perché c’era talmente tanto controllo da parte delle squadre, tipo UAE Emirates e Visma | Lease a Bike, che si capiva che non non avrebbero lasciato spazio. Tanto che a un certo punto ti dicevi: okay, vado in fuga, ma per fare cosa?

Poi come sono proseguite le cose per te?

Col passare dei giorni cominciavo un po’ a sentirmi tappato a livello respiratorio. Avevo un po’ di tosse. Dal giorno dopo la tappa in cui sono stato all’attacco, ho cominciato a sentirmi un po’ male. In albergo ho misurato la febbre e avevo 38,5°. E me la sono portata dietro un po’. Visto il forte caldo, facevamo i bagni freddi: una decina di minuti tra 11 e 13 gradi e, nonostante ciò, sempre 38,5 avevo. Il giorno dopo c’era la tappa di Le Markstein e mi sono detto: vabbè, oggi è finita per me. Invece sono riuscito a passare quel weekend, c’è stato il giorno di riposo e un po’ mi sono ripreso. Ma da lì in poi, in pratica, l’ultima settimana è stata pura sopravvivenza, pura voglia di arrivare a Parigi.

Lorenzo Germani, Tour 2026
La crono ha aperto una terza settimana di Tour che Germani ricorderà a lungo a suo dire
Lorenzo Germani, Tour 2026
La crono ha aperto una terza settimana di Tour che Germani ricorderà a lungo a suo dire
Un calvario, insomma…

Pura sofferenza. Ho inseguito e basta. Ed è stato un peccato perché, per come stavo all’inizio, mi dispiace. Per carità, anche se fossi stato meglio, vista come è andata la settimana finale non sarebbe cambiato niente ai fini del risultato, però un’altra condizione mi avrebbe permesso di finirlo contento, di godermi tappe come l’Alpe d’Huez. Sarei partito con la serenità di affrontare un tappone del Tour, insomma, piuttosto che soffrire come un cane dal primo all’ultimo metro.

Che poi siete andati sempre forte. E anche nella tappa dell’Alpe quella partenza da Gap era micidiale. Noi facemmo quel tratto al contrario la sera prima per tornare in hotel e la salita tirava eccome…

Sono state delle tappe terribili. E avevo paura di finire fuori tempo massimo. Arrivare per me, tutti i giorni, voleva dire raggiungere un traguardo nel vero senso della parola.

Sofferenza, ma anche insegnamento però…

Prima di tutto ce l’ho fatta. Sono arrivato a Parigi e non era una cosa semplice. Seconda cosa, lo sforzo, la fatica, la sofferenza prolungata di quella terza settimana spero mi aiuteranno nel momento in cui magari starò bene e sarò in lotta per un risultato. Il pensiero di quello che ho passato, in quei frangenti, mi può aiutare anche nei momenti in cui invece sarò davanti. Sicuramente ci ripenserò, perché è stata veramente la settimana più dura della mia vita ciclistica.

Prima, Lorenzo, hai detto che dietro tante volte le squadre controllavano. Ma in gruppo davvero si sapeva quando Pogacar voleva vincere? O meglio, è vera questa cosa che ha raccontato Tobias Johannessen: un giorno il norvegese gli chiese se facesse bene ad andare in fuga e Tadej gli rispose che non è una giornata ideale…

Sì, ma si vedeva, e si vede in generale, non solo in quest’ultimo Tour quando lui o altri big hanno certe intenzioni. Lo capisci subito quando una squadra vuole controllare o meno. E lo capisci prima del chilometro zero, osservando, in questo caso, i compagni di Pogacar, che già erano nelle prime posizioni e nei primi scatti non lasciavano gruppi troppo numerosi.

Lorenzo Germani, Tour 2026
Lorenzo Germani (il primo da destra) con i suoi compagni della Groupama-FDJ a Parigi (foto Instagram)
Lorenzo Germani, Tour 2026
Lorenzo Germani (il primo da destra) con i suoi compagni della Groupama-FDJ a Parigi (foto Instagram)
Posto che hanno vinto pochissime squadre e pochi campioni, vi aspettavate un pochino di più come squadra voi della Groupama-FDJ?

Questa è una bella domanda. Mi sono ritrovato pure qualche commento su Strava o su Instagram… commento a volte non amichevole. Io penso che possiamo essere soddisfatti di quello che abbiamo fatto. In ogni fuga eravamo presenti. Abbiamo raccolto parecchie top ten, con Gregoire e con Clément Russo nelle volate. Braz Afonso nella settimana finale è entrato in tutti gli attacchi. E anche nella cronosquadre abbiamo iniziato subito bene: nonostante una caduta, siamo arrivati a ridosso delle prime cinque. Possiamo essere soddisfatti e fieri di noi, perché comunque abbiamo sempre dato il massimo in ogni situazione.

Adesso ti stai riposando un po’, poi cosa prevede il tuo menù, Lorenzo?

Ancora non sto proprio al top, perché ho ancora un po’ di tosse, quindi non so ancora se sarò presente e, soprattutto, performante al Renewi Tour. Poi dovrei fare Plouay e le corse italiane a settembre.

Quindi niente Vuelta?

No, no… Vi racconto questa: eravamo ancora nel ritiro a Sierra Nevada e Romain (Gregoire, ndr) a un certo punto mi fa: «Stando qui avrei quasi voglia di fare la Vuelta, sai?». Mi fa prendere l’iPad e iniziamo a vedere un po’ il percorso. Apriamo VeloViewer. Ci mettiamo a vedere la prima tappa: dura. La seconda tappa: dura… Non siamo arrivati neanche alla fine della prima settimana che ci siamo guardati e abbiamo detto: «lasciamo perdere!».