Ghiaccio, sempre più protagonista silenzioso del ciclismo

04.08.2026
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L’enorme ondata di caldo estremo che sta attraversando l’Europa ormai da mesi si riflette anche sullo sport e il ghiaccio diventa protagonista. Alcune amichevoli di calcio, per esempio, sono state suddivise in tre tempi da mezz’ora per consentire ai calciatori di idratarsi. E anche il nostro ciclismo ne ha risentito. In particolare abbiamo visto persino il Tour de France ridurre, per la prima volta nella sua storia, una tappa per il grande caldo. Questo ha implicato delle contromisure anche da parte dei team e degli organizzatori.

In alcune frazioni sono state tolte le limitazioni dei rifornimenti a terra al fine di far passare più acqua e più ghiaccio. Ed è proprio il ghiaccio la parola chiave di questo articolo. Se dalla tv vedevamo tutti con la gobbetta dietro al collo, il pezzo di collant tagliato e riempito della preziosa materia appunto, e la cosa finiva lì, per le squadre il tema ghiaccio ha inciso moltissimo.

Una logistica folle

Ha inciso moltissimo sul piano logistico e persino su quello dei costi. Quasi tutte le squadre hanno convocato una o due persone in più del dovuto e le hanno trasformate in addetti al ghiaccio, per così dire. Massaggiatori, aiutanti, meccanici che altrimenti sarebbero rimasti in sede erano adibiti al reperimento del ghiaccio e dell’acqua.

Di solito partivano prima della tappa e, un po’ come facevano un tempo i gregari che si precipitavano su bar e fontane, andavano all’assalto dei centri commerciali lungo il percorso per acquistare il ghiaccio. E quanto ne hanno comprato: si parlava anche di 120 chili in una sola giornata.

Partivano con un’auto o un pulmino e lo riempivano con questa ambita materia. Che poi, a sua volta, veniva smistata al volo quando passavano le ammiraglie oppure loro stessi preparavano le ormai note calzette. O ancora lo immettevano nelle borracce. Yankee Germano, per esempio, della Soudal-Quick Step, ci ha raccontato che ogni giorno tra acqua e ghiaccio caricava oltre 150 chili di materiale.

Macchine del ghiaccio e frigoriferi

Un altro degli infiniti orpelli che oggi prevede una squadra di ciclismo: ecco che sono comparse le macchine del ghiaccio. Si trattava di scatole alte poco più di mezzo metro e larghe circa 30 centimetri che, introducendo l’acqua, lo producevano. E queste ormai erano presenti nelle ammiraglie, con spinotti collegati direttamente alla batteria dell’auto. Contavano quasi più queste che le ruote di scorta.

Nel giorno di riposo, nell’hotel della Red Bull-Bora, abbiamo notato enormi frigoriferi, sia portatili sia posizionati nel piazzale. Probabilmente questi due frigoriferi standard sarebbero poi rientrati alla base, visto che si andava verso l’ultima settimana, che tra le tre del Tour è stata la più fresca. Fresca in senso relativo.

Sta di fatto che la produzione del ghiaccio ha creato parecchio lavoro in più e ha complicato le logistiche. Non solo, ma in qualche caso questo mezzo aggiuntivo ha avuto anche problemi di accredito. Infatti diversi team avevano raggiunto il numero massimo di veicoli autorizzati con l’adesivo della corsa. E parliamo anche di squadre molto importanti. Proprio perché, come dicevamo, il ghiaccio ha indotto i team ad ampliare l’organico.

Di fatto, se si affacciavano sul percorso, era perché erano brandizzati con i colori del team e perché chi vi lavorava aveva esperienza di corse e trasferte. Ma che fatica!

Ghiaccio e prestazione

Mediamente si consumavano tra borracce e calzette circa 80 chili di ghiaccio al giorno per squadra. Le calzette venivano preparate sia al mattino sia alla sera. Senza contare i cubetti per i giubbini specifici. Un lavoro ad hoc vero e proprio.

Molte borracce, quelle che sarebbero state usate specialmente nella seconda metà della tappa, erano per due terzi riempite di granita. E tantissime altre erano destinate al refrigerio, quindi se le sarebbero gettate addosso, e non al bere.

E a proposito di granita, i team producevano dei ghiaccioli energetici che gli atleti assumevano prima del via. Da quando si è visto che abbassare la temperatura corporea contribuisce moltissimo al mantenimento della prestazione e a un’idratazione più stabile, il ghiaccio ha assunto un ruolo determinante.

«L’aumento anche di mezzo grado della temperatura corporea centrale – ci aveva detto Gorka, nutrizionista della UAE Emirates proprio alla vigilia del Tour, nei giorni torridi di Barcellona – riduce la contrazione muscolare».

Insomma, il muscolo rende meno e si rischiano anche i crampi. Mentre ogni grado di temperatura ambientale oltre i 30 gradi centigradi può ridurre la prestazione anche del 2 per cento. Figuriamoci se il ciclismo dei marginal gains non avrebbe combattuto questo limite…

Questi parametri scientifici non si discutono, ma quel che abbiamo notato è stato soprattutto il comportamento degli atleti: cercavano il ghiaccio con una bramosia incredibile. Sembravano quasi spaventati quando non lo avevano a disposizione.